domenica 31 maggio 2015
lunedì 25 maggio 2015
Messaggio da Medjugorje
Messaggio 25 Maggio 2015
Messaggio dato dalla Madonna a Marija.
"Cari figli! Anche oggi sono con voi e con gioia
"Cari figli! Anche oggi sono con voi e con gioia
vi invito tutti: pregate e credete nella forza
della preghiera.
Aprite i vostri cuori, figlioli, affinché Dio vi colmi
con il suo amore e voi sarete gioia per gli altri.
La vostra testimonianza sarà forte e tutto ciò che
fate sarà intrecciato della tenerezza di Dio.
Io sono con voi e prego per voi e per la vostra
conversione fino a quando non metterete Dio
al primo posto.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
domenica 24 maggio 2015
Messaggio da Medjugorje.
Messaggio del 22 maggio al Veggente Ivan:
"Cari Figli, oggi vi vedo anche felici, desidero
che siate felici perché io vi porto la gioia.
Portate questa gioia agli altri, io vi porto anche
la pace, siate apostolo miei della pace, in questo
mondo inquieto.
Vivete voi stessi questa pace per poter testimoniare
ed essere un riflesso della Pace agli altri.
Cari figli desidero che ognuno di voi sia un mio
segno, il segno della mia presenza; perciò vi invito
siate perseveranti, siate pazienti, pregate, pregate
intensamente.
La Madre prega insieme a voi e intercede presso suo
figlio per ciascuno di voi.
Grazie cari figli, perché anche oggi avete risposto
alla mia chiamata."
venerdì 15 maggio 2015
Domenica del'Ascensione del Signore 17 Maggio 2015
Ascendere.
Diciamocelo chiaramente: non poteva restare?
Ormai risorto, non poteva assicurare la sua presenza
fisica concreta, reale, anche in mezzo a noi oggi?
Non sarebbe stato più bello, in un momento di crisi,
come quello che stiamo vivendo, prenotare un
appuntamento con Lui, realmente, concretamente,
come lo facciamo con un avvocato o un medico?
Non puzza di inganno questa assenza, non sembra
una magra consolazione per ripiombarci nella fragile
dimensione della fede?
Eppure, quella di oggi è una festa, credetemi: oggi non
prevale la tristezza per la sua scomparsa ma la gioia
della sua permanenza in un altra dimensione.
La festa dell'Ascensione è la festa della presenza eterna
di Cristo in mezzo a noi per sempre!
Per essere definitivamente presente Gesù aveva bisogno
di non avere più limiti di tempo, di spazio.
Eterno Egli dimora in seno al Padre e in questa eternità
ha un corpo di uomo.
Se Gesù è asceso al Padre, se dimora in Lui, è raggiungibile
per sempre da ciascuno di noi qui e ora, può essere qui
e adesso, comunque e dovunque perché non ha più il
tempo che lo limita, lo spazio che lo inghiotte.
Oggi è la festa della moltiplicazione e della estensione
dell'amore di Cristo per cui ognuno può dire, nella fede,
a ragione: io ho incontrato Cristo.
Lo stesso Cristo che ha camminato con i piedi impolverati
duemila anni fa, lo stesso Cristo riconosciuto presente
nelle comunità primitiva.
Ora in Dio c'e un uomo.
In questa pienezza di assoluto che non riusciamo a
raffigurare c'è il volto ben definito di un uomo:
Gesù di Nazareth.
Non ci sentite più a nostro agio?
Lo sguardo di Dio è lo sguardo penetrante e tenero di
un uomo straordinario come era Gesù di Nazareth.
Ma questo significa che da oggi, a ragione, con assoluta
ragione, nessuno potrà più dire: “Dio non conosce la
mia sofferenza”, oppure: “Che c'entra Dio con la mia vita”.
Conosciamo la fatica del lavoro? Anche Dio.
Conosciamo la gioia della festa? Anche Dio.
Conosciamo il conforto dell'amicizia? Anche Dio.
Conosciamo il giudizio tagliente e inumano? Anche Dio.
E, infine, l'inimmaginabile.
Conosciamo la morte? Anche Dio.
Nulla, solo il peccato, che è l'anti-umanità, è ormai
estraneo a Dio.
L’ Ascensione è come una cerniera nella storia di Gesù
e degli apostoli: segna il passaggio da un prima a un
dopo a cui gli apostoli dovranno abituarsi, proprio come
i discepoli di Emmaus che abbiamo seguito in questi
giorni di Pasqua: Gesù scompare alla loro vista sensibile,
torna al Padre pur promettendo una presenza reale.
Gli apostoli, è comprensibile, faticheranno ad abituarsi
a questa nuova situazione.
Gli apostoli sono invitati, dopo avere seguito Gesù nella
crocifissione e nella resurrezione, a seguirlo anche
nell’ascensione.
Che significa essere “ascesi” con Cristo?
Significa anzitutto seguire l’invito di Gesù a predicare
il Vangelo fino ai confini della terra.
Gesù è presente per sempre in mezzo a noi, a noi, ora,
di riconoscerlo presente nel mondo.
Uno sguardo da “asceso” riconosce i prodigi di Dio
nelle culture e nelle situazioni, abbatte gli steccati,
riconosce una presenza salvifica in ogni tentativo
dell’uomo nel riconoscere i segni della presenza di Dio.
Esiste un modo di avvicinare la realtà e di interpretarla
usando categorie economiche (oggi molto in voga),
sociali, politiche.
Il cristiano avvicina la realtà da un punto di vista
spirituale, leggendo dentro le esperienze
degli uomini il dispiegamento della potenza di Dio.
Infine vivere da “ascesi” significa renderci conto che la
nostra meta è una pienezza che trascende, che supera
(e di molto) la nostra attuale esperienza di vita.
Essere orientati a un destino più grande, che va oltre,
che ci attende, significa leggere con molto realismo
la nostra quotidianità come un “già e non ancora”: sin
d’ora viviamo la presenza di Dio, ma aspettiamo che
questa presenza fiorisca nel nostro cuore.
Ma come è possibile incontrare Gesù presente?
Il racconto di Marco è esplicito: riconosciamo Gesù
nei prodigi, nei gesti, che accompagnano la predicazione
degli apostoli.
Come a dire: “Io sono presente, per sempre.
Leggi i segni della mia presenza, interpretali, guarda con
lo sguardo interiore e riconoscimi nelle cose, negli
avvenimenti, nella storia della tua vita”.
L’ascensione segna l’inizio della Chiesa, la nascita della
comunità come luogo dove dimora il risorto.
È vero: è molto più evidente notare l’assenza del Maestro
nei nostri gesti piuttosto che la presenza ma mi fido.
Mi fido: vedendo la tenerezza e l’amore di una catechista,
la generosità di un educatore, la presenza discreta accanto
al letto di un ammalato io vedo Gesù Risorto asceso, e ne
invoco il ritorno, ne accelero la venuta.
Dio è presente, per sempre, è il nostro sguardo a dover
guarire, a doversi–finalmente–convertire alla gioia.
Perciò, ora, necessitiamo del dono dello Spirito: per vedere.
Santa festa dell’Ascensione, Fausto.
Diciamocelo chiaramente: non poteva restare?
Ormai risorto, non poteva assicurare la sua presenza
fisica concreta, reale, anche in mezzo a noi oggi?
Non sarebbe stato più bello, in un momento di crisi,
come quello che stiamo vivendo, prenotare un
appuntamento con Lui, realmente, concretamente,
come lo facciamo con un avvocato o un medico?
Non puzza di inganno questa assenza, non sembra
una magra consolazione per ripiombarci nella fragile
dimensione della fede?
Eppure, quella di oggi è una festa, credetemi: oggi non
prevale la tristezza per la sua scomparsa ma la gioia
della sua permanenza in un altra dimensione.
La festa dell'Ascensione è la festa della presenza eterna
di Cristo in mezzo a noi per sempre!
Per essere definitivamente presente Gesù aveva bisogno
di non avere più limiti di tempo, di spazio.
Eterno Egli dimora in seno al Padre e in questa eternità
ha un corpo di uomo.
Se Gesù è asceso al Padre, se dimora in Lui, è raggiungibile
per sempre da ciascuno di noi qui e ora, può essere qui
e adesso, comunque e dovunque perché non ha più il
tempo che lo limita, lo spazio che lo inghiotte.
Oggi è la festa della moltiplicazione e della estensione
dell'amore di Cristo per cui ognuno può dire, nella fede,
a ragione: io ho incontrato Cristo.
Lo stesso Cristo che ha camminato con i piedi impolverati
duemila anni fa, lo stesso Cristo riconosciuto presente
nelle comunità primitiva.
Ora in Dio c'e un uomo.
In questa pienezza di assoluto che non riusciamo a
raffigurare c'è il volto ben definito di un uomo:
Gesù di Nazareth.
Non ci sentite più a nostro agio?
Lo sguardo di Dio è lo sguardo penetrante e tenero di
un uomo straordinario come era Gesù di Nazareth.
Ma questo significa che da oggi, a ragione, con assoluta
ragione, nessuno potrà più dire: “Dio non conosce la
mia sofferenza”, oppure: “Che c'entra Dio con la mia vita”.
Conosciamo la fatica del lavoro? Anche Dio.
Conosciamo la gioia della festa? Anche Dio.
Conosciamo il conforto dell'amicizia? Anche Dio.
Conosciamo il giudizio tagliente e inumano? Anche Dio.
E, infine, l'inimmaginabile.
Conosciamo la morte? Anche Dio.
Nulla, solo il peccato, che è l'anti-umanità, è ormai
estraneo a Dio.
L’ Ascensione è come una cerniera nella storia di Gesù
e degli apostoli: segna il passaggio da un prima a un
dopo a cui gli apostoli dovranno abituarsi, proprio come
i discepoli di Emmaus che abbiamo seguito in questi
giorni di Pasqua: Gesù scompare alla loro vista sensibile,
torna al Padre pur promettendo una presenza reale.
Gli apostoli, è comprensibile, faticheranno ad abituarsi
a questa nuova situazione.
Gli apostoli sono invitati, dopo avere seguito Gesù nella
crocifissione e nella resurrezione, a seguirlo anche
nell’ascensione.
Che significa essere “ascesi” con Cristo?
Significa anzitutto seguire l’invito di Gesù a predicare
il Vangelo fino ai confini della terra.
Gesù è presente per sempre in mezzo a noi, a noi, ora,
di riconoscerlo presente nel mondo.
Uno sguardo da “asceso” riconosce i prodigi di Dio
nelle culture e nelle situazioni, abbatte gli steccati,
riconosce una presenza salvifica in ogni tentativo
dell’uomo nel riconoscere i segni della presenza di Dio.
Esiste un modo di avvicinare la realtà e di interpretarla
usando categorie economiche (oggi molto in voga),
sociali, politiche.
Il cristiano avvicina la realtà da un punto di vista
spirituale, leggendo dentro le esperienze
degli uomini il dispiegamento della potenza di Dio.
Infine vivere da “ascesi” significa renderci conto che la
nostra meta è una pienezza che trascende, che supera
(e di molto) la nostra attuale esperienza di vita.
Essere orientati a un destino più grande, che va oltre,
che ci attende, significa leggere con molto realismo
la nostra quotidianità come un “già e non ancora”: sin
d’ora viviamo la presenza di Dio, ma aspettiamo che
questa presenza fiorisca nel nostro cuore.
Ma come è possibile incontrare Gesù presente?
Il racconto di Marco è esplicito: riconosciamo Gesù
nei prodigi, nei gesti, che accompagnano la predicazione
degli apostoli.
Come a dire: “Io sono presente, per sempre.
Leggi i segni della mia presenza, interpretali, guarda con
lo sguardo interiore e riconoscimi nelle cose, negli
avvenimenti, nella storia della tua vita”.
L’ascensione segna l’inizio della Chiesa, la nascita della
comunità come luogo dove dimora il risorto.
È vero: è molto più evidente notare l’assenza del Maestro
nei nostri gesti piuttosto che la presenza ma mi fido.
Mi fido: vedendo la tenerezza e l’amore di una catechista,
la generosità di un educatore, la presenza discreta accanto
al letto di un ammalato io vedo Gesù Risorto asceso, e ne
invoco il ritorno, ne accelero la venuta.
Dio è presente, per sempre, è il nostro sguardo a dover
guarire, a doversi–finalmente–convertire alla gioia.
Perciò, ora, necessitiamo del dono dello Spirito: per vedere.
Santa festa dell’Ascensione, Fausto.
sabato 2 maggio 2015
Messaggio da Medjugorje
Messaggio del 2
Maggio 2015 dato dalla
Madonna a Mirjana a
Medugorje.
"Cari figli, aprite i vostri cuori e provate a
sentire quanto
Vi amo e quanto desidero che
amiate Mio Figlio.
Desidero che Lo conosciate di più
perché è impossibile
conoscerLo e non amarLo, perché
Lui è l’Amore.
Figli miei, Io Vi conosco:
conosco i vostri dolori e le vostre
sofferenze perché le ho vissute.
Gioisco con voi nelle vostre gioie.
Gioisco con voi nelle vostre gioie.
Piango con voi nei vostri dolori.
Non vi abbandonerò mai.
Vi parlerò sempre con mitezza Materna e, come Madre,
Non vi abbandonerò mai.
Vi parlerò sempre con mitezza Materna e, come Madre,
ho
bisogno dei vostri cuori aperti, affinché con la sapienza
e
la semplicità diffondiate l’Amore di Mio Figlio.
Ho
bisogno di voi aperti e sensibili verso il bene e la misericordia.
Ho
bisogno della vostra unione con Mio Figlio, perché
desidero
che siate felici e Lo aiutiate a portare la felicità
a
tutti i miei figli.
Apostoli
miei, ho bisogno di voi, affinché mostriate a tutti la
verità
divina, affinché il Mio Cuore, che ha sofferto e soffre
anche
oggi immensamente, possa nell’Amore trionfare.
Pregate per la santità dei vostri pastori, affinché nel nome
Pregate per la santità dei vostri pastori, affinché nel nome
di
Mio Figlio, possano operare miracoli, perché la santità
opera
miracoli. Vi ringrazio."
sabato 25 aprile 2015
Messaggio da Medjugorje
Messaggio della Madonna a Marija
del 25 Aprile 2015
"Cari
figli!
Sono con voi anche oggi per guidarvi alla salvezza.
La vostra anima è inquieta perché lo spirito è
Sono con voi anche oggi per guidarvi alla salvezza.
La vostra anima è inquieta perché lo spirito è
debole
e stanco da tutte le cose terrene.
Voi figlioli, pregate lo Spirito Santo perché vi
Voi figlioli, pregate lo Spirito Santo perché vi
trasformi
e vi riempia con la sua forza di fede e
di
speranza, perché possiate essere fermi in questa
lotta
contro il male.
Io
sono con voi e intercedo per voi presso mio Figlio Gesù.
Grazie
per aver risposto alla mia chiamata.”
giovedì 23 aprile 2015
ATTENZIONE AI SEGRETI DI MEDJUGORJE
Non credete a quello che scrivo perché
sono
un povero ignorante.
Ma per chi crede nei misteri di
Medjugorje e
nei messaggi che la Madonna affida ai
veggenti,
sa che ci saranno anche i famosi segreti,
che
saranno svelati a tempo debito.
Chi viene a Medjugorje con noi è da
alcuni anni
che mi sentono dire; che forse i segreti
si stanno
svelando da soli, basta guardare tutte le
disgrazie
e le atrocità che stanno succedendo nel
mondo e
questo scritto qui sotto ne è la
conferma.
KENYA: NUOVI MARTIRI NEL
FIRMAMENTO DELLA CHIESA.
Esiste una guerra di religione contro
Gesù Cristo e
contro la sua Chiesa combattuta in nome
del Corano
che dice: ''Uccidete gli infedeli ovunque
li incontriate''
di Roberto De Mattei.
Nel firmamento della Chiesa brillano le
stelle di
148 nuovi martiri.
I giovani cristiani vittime dell'Islam,
lo scorso Giovedì santo
in Kenya, non devono essere commiserati,
ma invidiati,
perché hanno avuto la grazia immensa del
martirio.
Essi sono martiri perché sono stati
uccisi in quanto
cristiani dai soldati di Allah.
Ciò che rende il martire tale non è la
morte violenta,
ma il fatto che essa sia inflitta in odio
alla fede cristiana.
Non è la morte che fa il martire, dice
sant'Agostino, ma il
fatto che la sua sofferenza e la sua
morte siano ordinate
alla verità.
Non tutte le vittime di una persecuzione
si possono dire
martiri, soltanto quelle che abbiano
ricevuto la morte
per odio alla fede da parte degli
uccisori.
IL PRIMO GENOCIDIO DEI TEMPI
MODERNI.
I martiri del campus universitario di
Garissa, si aggiungono
alla innumerevole legione di testimoni
della fede massacrati
negli ultimi due secoli dai persecutori
della Chiesa.
Il primo genocidio dei tempi moderni è
quello della
Rivoluzione Francese.
Ben 438 religiosi, religiose e semplici
laici sono già venerati
come beati e per altri 591 sono in corsi
i processi per il
riconoscimento del martirio «in odium
fidei».
A questo olocausto si aggiunge quello
della guerra di
Spagna (1936-1939), dove sono 1.512 i
martiri beatificati
e 11 quelli canonizzati, ma il numero
delle vittime di
anarchici e comunisti è di molte decine
di migliaia.
Il 13 ottobre 2013 a Tarragona, in
Catalogna, sono state
beatificate 522 persone uccise in odio
alla fede prima e
durante la guerra religiosa di Spagna.
Si è trattato della cerimonia con il
maggior numero di
Beati, 522, che ha superato quella
svoltasi a Roma,
in piazza San Pietro, il 27 ottobre 2007.
I loro nomi si aggiungono agli
innumerevoli martiri del
comunismo, del laicismo e oggi
dell'Islam, in tutti i
paesi del mondo.
Bisogna avere il coraggio di pronunciare
il nome degli assassini.
Si continua a tacere sul fatto che è in
atto da tempo una
sistematica e planetaria persecuzione
islamica contro i cristiani.
Papa Francesco, dopo i fatti del Kenia,
ha letto questa bella
preghiera: «Nel
Tuo viso schiaffeggiato vediamo il nostro peccato,
in Te vediamo i nostri
fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi
per la loro fede in Te, sotto
i nostri occhi e spesso con il
nostro silenzio complice».
[...]
UNA GUERRA DI RELIGIONE CONTRO
GESÙ CRISTO
E CONTRO LA SUA CHIESA.
Bisogna prendere atto che esiste una
guerra di religione
contro Gesù Cristo e contro la sua Chiesa
combattuta in
nome di quella Sura del Corano che
recita: «Uccidete gli
infedeli ovunque li incontriate.
Questa è la ricompensa dei miscredenti»
(2, 191).
Questa guerra non è stata dichiarata dai
cristiani, ma è stata
intrapresa contro di essi.
Perché i governi dell'Occidente non la
combattono?
La ragione è che l'Occidente condivide il
medesimo odio dei
persecutori contro le proprie radici
cristiane.
Il laicismo occidentale non solo
processa, perseguita,
ridicolizza coloro che difendono l'ordine
naturale e cristiano,
ma pratica anch'esso il genocidio di
massa.
Mons. Luc Ravel, Vescovo delle forze
armate francesi,
ha affermato: «Scopriamo di dover
scegliere in quale campo
collocarci; scopriamo di armarci contro il
male manifesto
senza prender posizione contro quello
subdolo.
Il cristiano si sente preso come in una
tenaglia tra due
ideologie: da una parte, quella che fa la
caricatura di Dio
sino a disprezzare l'uomo; dall'altra,
quella che manipola
l'uomo sino a disprezzare Dio.
Da una parte, avversari dichiarati e
riconosciuti: i terroristi
della bomba, i vendicatori del profeta;
dall'altra, avversari
non dichiarati però ben noti: i
terroristi del pensiero,
promotori della laicità, gli adoratori
della Repubblica.
In quale campo situarsi come cristiani?
Noi non vogliamo essere presi in ostaggio
dagli islamici.
Ma non ci auguriamo nemmeno d'esser presi
in ostaggio
dai benpensanti.
L'ideologia islamica ha fatto 17 vittime
in Francia.
Ma l'ideologia dei benpensanti fa ogni
anno 200 mila vittime
nei grembi delle loro madri.
L'aborto inteso come "diritto"
fondamentale è un'arma
di distruzione di massa».
L'OCCIDENTE ODIA SE STESSO.
L'odio che l'Occidente nutre verso la
Chiesa e la Civiltà
cristiana è l'odio verso la propria anima
e la propria identità.
«Un odio di sé dell'Occidente‒ha scritto Benedetto XVI‒che
si può considerare solo come
qualcosa di patologico»;
l'Occidente si apre pieno di comprensione
ai valori esterni,
«ma non ama più se stesso; della sua
storia vede oramai
soltanto ciò che è deprecabile e
distruttivo, mentre non
è più in grado di percepire ciò che è
grande e puro».
Oggi l'Occidente rifiuta i valori attorno
a cui ha costruito
la sua identità e raccoglie solo
l'eredità distruttiva
dell'illuminismo, del marxismo e del
freudismo.
La teoria del gender rappresenta l'ultimo
passaggio
intellettuale di questa dissociazione
dell'intelligenza dalla
realtà che diventa odio patologico verso
la stessa natura umana.
Il gesto di Andreas Lubitz, che ha voluto
schiantare contro
le Alpi il suo Airbus con 150 passeggeri,
è l'espressione di
questo spirito di autodistruzione.
Il suicidio è un'espressione estrema, ma
coerente, della
depressione occidentale: uno stato
d'animo in cui l'anima
sprofonda nel nulla, dopo aver perso ogni
ragione di vivere.
Quando si professa il relativismo
assoluto ci si realizza
solo nella morte.
L'EQUILIBRIO NEL MONDO SI È
SPEZZATO.
La strage di Gorissa non è una
"brutalità senza senso",
così come il suicidio del pilota tedesco
non è un
atto di pura follia.
Questi gesti, distruttivi o
autodistruttivi, hanno una
loro aberrante logica.
All'esaltazione dei fanatici di Allah
corrisponde la
depressione degli apostati del
Cristianesimo.
L'equilibrio nel mondo si è spezzato,
quando si sono
voltate le spalle ai princìpi cristiani.
E un medesimo impulso preternaturale
muove il furore
omicida dell'Islam e il nichilismo
suicida dell'Occidente.
Il principe delle tenebre, non riuscendo
a farsi Dio,
vuole distruggere tutto ciò che è di Dio
e della Civiltà
cristiana porta l'orma.
Senza quest'infestazione diabolica è
difficile
comprendere quanto sta accadendo nel
mondo.
E senza un intervento angelico è
impossibile combattere
una battaglia che ha il suo primo atto
nel momento
della creazione, quando il fronte degli
Angeli si divise
in due schiere perennemente contrapposte
nella
storia dell'universo creato.
Il messaggio di Fatima vede la Madonna
preceduta e
accompagnata dagli Angeli.
E chi ha letto il Terzo Segreto ricorda
la tragica visione
di una grande croce, ai piedi della quale
anche il Papa
viene ucciso: «Sotto i due bracci della
Croce c'erano
due Angeli ognuno con un innaffiatoio di
cristallo nella
mano, nei quali raccoglievano il sangue
dei Martiri e
con esso irrigavano le anime che si
avvicinavano a Dio».
Come agli inizi del Cristianesimo, il
sangue dei cristiani
è seme di rinascita nella storia e di
vittoria nell'eternità.
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