martedì 2 febbraio 2016

Messaggio da Medjugorje del 2 Febbraio 2016

Messaggio della Madonna a Mirjana.
"Cari figli, vi ho chiamati e nuovamente vi chiamo a
conoscere mio Figlio, a conoscere la Verità.
Io sono con voi e prego affinché ci riusciate. 
Figli miei dovete pregare molto per poter avere sempre
più amore e pazienza. 
Per poter sopportare il sacrificio e per poter essere
poveri nello spirito.
Mio Figlio è sempre con voi per mezzo dello Spirito Santo.
La Sua Chiesa nasce in ogni cuore che lo conosce.
Pregate per poter conoscere mio Figlio.
Pregate affinché la vostra anima sia un tutt’uno con Lui.
Questo è la preghiera!
Questo è l’amore che attira gli altri e vi rende miei apostoli. 
Vi guardo con amore, con amore materno. Vi invito.
Conosco i vostri dolori e le vostre sofferenze perché
anche io ho sofferto nel silenzio.
La mia fede mi dava l’amore e la speranza.
Ripeto: la Resurrezione di mio Figlio e la Mia assunzione
in cielo sono per voi speranza e amore.
Perciò, Figli miei, pregate per poter conoscere la verità,
per poter avere una fede forte la quale condurrà il vostro
cuore e saprà trasformare i vostri dolori e le vostre

sofferenze nell’amore e nella speranza. Vi ringrazio".“


lunedì 1 febbraio 2016

Misericordia missionaria

Misericordia e Missione spiegate
da Papa Francesco il 30 Gennaio 2016.
Si è tenuta Sabato la prima udienza giubilare del sabato di
questo Anno Santo: Papa Francesco, nel corso della propria
catechesi, ha spiegato la stretta interconnessione tra
misericordia e missione.
Ciascun cristiano è missionario per il semplice fatto che è
naturale, quando si vive una bella esperienza, volerla
condividere con gli altri: così quando incontriamo Gesù
è naturale volerlo condividere con gli altri, diventando
missionari, diventando portatori di Cristo.
“Come cristiani abbiamo la responsabilità di essere
missionari del Vangelo.
Quando riceviamo una bella notizia, o quando viviamo
una bella esperienza, è naturale che sentiamo l’esigenza
di parteciparla anche agli altri, –ha infatti spiegato il
Santo Padre –Sentiamo dentro noi che non possiamo
trattenere la gioia che ci è stata donata: vogliamo estenderla.
La gioia suscitata è tale che ci spinge a comunicarla“.
Questa normale esperienza sociale che tutti viviamo ci fa
comprendere cosa succede quando “incontriamo il Signore:
la gioia di questo incontro, della sua misericordia, comunicare
la misericordia del Signore,–ha ulteriormente spiegato Bergoglio–anzi,
il segno concreto che abbiamo davvero incontrato Gesù
è la gioia che proviamo nel comunicarlo anche agli altri.
E questo non è “fare proselitismo”, questo è fare un dono:
io ti do quello che mi dà gioia“.
Se osserviamo il racconto dei primi Apostoli, ha ulteriormente
sottolineato il Vescovo di Roma, “dopo il primo incontro con
Gesù, Andrea andò a dirlo subito a suo fratello Pietro (cfr Gv 1,40-42),
e la stessa cosa fece Filippo con Natanaele (cfr Gv 1,45-46)“.
Essi ci dicono che “incontrare Gesù equivale a incontrarsi con
il suo amore”, ha aggiunto Francesco, “questo amore ci trasforma
e ci rende capaci di trasmettere ad altri la forza che ci dona“.
È sotto questo aspetto che comprendiamo la stretta interconnessione
tra misericordia e missionarietà: “la misericordia che riceviamo
dal Padre non ci è data come una consolazione privata, ma ci
rende strumenti affinché anche altri possano ricevere lo stesso
dono, –ha concluso Papa Francesco–c’è una stupenda circolarità
tra la misericordia e la missione.
Vivere di misericordia ci rende missionari della misericordia,
ed essere missionari ci permette di crescere sempre più

nella misericordia di Dio”.

Il problema della corruzione

Peccatori si, corrotti mai;
la differenza tra peccato e corruzione.
Santa Marta, 29 Gennaio 2016.
Papa Francesco durante l’omelia del 29 Gennaio 2016 nella
chiesa di Santa Marta ha affrontato il tema della distinzione
tra peccato e corruzione, tra peccatore e corrotto: il corrotto
è colui che vivendo nel peccato si abitua in un certo qual modo
a questo e perde il bisogno di chiedere perdono perché, appunto,
non percepisce più le sue azioni come peccato.
Per questo è importante pregare affinché il nostro cuore rimanga
sempre sveglio e sappia riconoscere quando cadiamo in peccato,
per non diventare dei corrotti.
Prendendo spunto dalla Prima Lettura del giorno
(2 Sam 11,1-4.5-10.13-17) che narra di come il Re Davide si
macchiò del peccato di adulterio, innamorandosi di Betsabea,
che era sposata con Uria, e di come, per nascondere l’adulterio,
si macchiò poi del peccato di omicidio, Francesco ha ribadito che
“questo è un momento nella vita di Davide che ci fa vedere un
momento per il quale tutti noi possiamo andare nella nostra vita:
è il passaggio dal peccato alla corruzione“.
Quando succede questo?, si è dunque chiesto il Santo Padre.
Quando pensiamo di poter fare a meno di Dio, facendo affidamento
solo su noi stessi, sulle nostre sicurezze. 
“Qui Davide incomincia, fa il primo passo verso la corruzione.
Ha il potere, ha la forza,–ha sottolineato il pontefice–e per questo
la corruzione è un peccato più facile per tutti noi che abbiamo
qualche potere, sia potere ecclesiastico, religioso, economico, politico…
Perché il diavolo ci fa sentire sicuri: ‘Ce la faccio io’“.
E una volta imboccata la strada della corruzione è difficile tornare
indietro, perché “il corrotto non ha bisogno di chiedere perdono,
non se la sente…“.
In questo modo chi è corrotto si auto – esclude la perdono di Dio,
perché se sa un lato è vero che “il Signore sempre perdona“,
dall’altro lato è altrettanto vero che bisogna riconoscere il
proprio sbaglio e saper chiedere perdono a Dio.
“Facciamo oggi una preghiera per la Chiesa, incominciando da
noi, per il Papa, per i vescovi, per i sacerdoti, per i consacrati,
per i fedeli laici–ha dunque concluso Papa Francesco–‘ma, Signore,
salvaci; salvaci dalla corruzione.
Peccatori sì, Signore, siamo tutti, ma corrotti mai!’.
Chiediamo questa grazia”.


venerdì 29 gennaio 2016

Madre Speranza ci insegna ad essere umili.

Scema, ma non troppo.
Il vescovo claretiano di Pasto, 
in Colombia, aveva fatto
pubblicare nel bollettino della sua 
diocesi un fatto sensazionale.
Gli si era presentata in bilocazione 
una religiosa spagnola, di nome 
Speranza, dandogli urgenti avvisi 
da parte di Dio.
Sparsasi la straordinaria notizia, dall’America venivano al convento per conoscere e consultare la suora che
faceva miracoli, (in spagnolo; milagrera).
Quando Padre Antonio venne a sapere che il giorno
dopo, la sua penitente avrebbe ricevuto il governatore
di Pasto, di passaggio per Madrid insieme alla prima
dama e all’illustre seguito di gente altolocata, ebbe
una “geniale idea” per potarle la vanagloria.
Lei stessa racconta, con raffinato umorismo, come
si svolse la storica visita.
“Allora, mia cara sorella, domani arriveranno gli
illustri personaggi per visitarla…”.
“Se lei è d’accordo, padre, io fuggo da Madrid, vado
a Vicàlvaro o a Tremp, o dove lei desidera…”.
“No, figlia, no!
Io desidero che ti vedano, ma tu dovrai fare la parte
della scema”.
“Ok, padre, per fare questa parte bisogna essere o molto
artisti o veramente tonti, altrimenti la commedia non
riesce bene…e io non so fare questa parte…”.
“Sì, sì, figlia.
Il Signore ti aiuterà!
Quando arriveranno i visitatori, una suora aprirà loro
la porta e tu ti farai trovare seduta, mordicchiando un
tozzo di pane secco, tutta smollicata e sbavata…”.
Per concludere il racconto della storica esperienza,
la Madre aggiunse col suo abituale umorismo: “Quando,
finalmente, arrivò quella gente importante che non mi
conosceva ancora, vide “l’ecce homo” di suor Speranza
ridotta in quel miserabile modo.
Io cercai di fare la mia parte il meglio possibile ma,
penso, nessuno credette che ero veramente scema…!”.
La Serva di Dio ci ha lasciato questi “meravigliosi
racconti” per invogliarci a percorrere il cammino della
santità evangelica, seguendo Gesù in contromano
rispetto alla mentalità di questo mondo e passando
con Lui per la “porta stretta” che conduce alla vita.
Il suo padre spirituale che, oltre ad essere un santo era
anche un “santero” (artista che scolpisce le statue
dei santi), l’aiutò assai nella santificazione e nello sforzo
ascetico, sottoponendola a prove eroiche, come abbiamo
potuto costatare, affinchè acquistasse, a duro costo, le
preziose virtù della pazienza, dell’umiltà e dell’obbedienza.
Lei stessa, ripensando all’epoca della sua gioventù,
anni più tardi confesserà: “Avevo un “caratterino” duro
e ribelle, così difficile da disciplinare…!”.
Ed allora, preghiamo con Madre Speranza.
“O mio Gesù, con la tua grazia, sono disposta a soffrire
con gioia tutto ciò che desideri mandarmi e permetterai
che mi facciano.
Concedimi molta carità e aiutami a piegare

la mia superbia: Amen”. 

lunedì 25 gennaio 2016

Messaggio da Medjugorje della Madonna a Marija

Messaggio, 25. gennaio 2016
"Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera.
Senza preghiera non potete vivere perché la preghiera
è la catena che vi avvicina a Dio.
Perciò, figlioli, nell’umiltà del cuore ritornate a Dio e ai
Suoi comandamenti per poter dire con tutto il cuore:
come in cielo così sia fatto anche sulla terra. Figlioli,
voi siete liberi di decidervi nella libertà per Dio o
contro di Lui.
Vedete come satana vuole trarvi nel peccato e nella schiavitù.
Perciò, figlioli, ritornate al Mio Cuore perché Io possa
guidarvi a Mio Figlio Gesù che è Via, Verità e Vita.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

domenica 24 gennaio 2016

A cosa serve il look? A niente.

Portinaia al cioccolato.
Questo episodio è avvenuto nella casa madrilena
di Vicàlvaro.
Speranza ci teneva alle scarpe lucide e a indossare con
cura l’abito religioso, il velo la pettina bianca ben inamidata,
che incorniciava il volto delle religiose claretiane.
Un giorno, però, le venne un dubbio: “Il Signore sarà
contento di questo o non sarà piuttosto una eccessiva
preoccupazione mia per l’estetica?”.
Andò a togliere i suoi dubbi dal direttore spirituale che
le domandò: “Ma non c’è una suora incaricata di stirare
tutti gli abiti e le pettine?”.
“Sì, padre, ma lo fa così male e con poco gusto…”.
Padre Antonio, apparentemente le diede ragione, ma
dopo aver consultato la superiora, le impose
un “esemplare” castigo pubblico.
“Guarda, sorella, per un mese farai tu la portinaia
del collegio.
Però devi presentarti con la pettina bianca sporca
di cioccolata.
Hai capito?”.
Io la sporcai un po’, ma lui, il giorno dopo, passando in
portineria mi vide e mi disse: “No, no; sporcala di più,
molto di più!”.
“Dovetti fare la portinaia un mese intero in quelle
pietose condizioni…”.
Concluse la narrazione di questo “esemplare fioretto”,
con un commento finale: “Così mi sono scomparse tutte
le voglie di perdere il tempo in una eccessiva cura
delle apparenze!”.
E noi che ci teniamo tanto al “look di facciata”.


giovedì 21 gennaio 2016

STORIA DEL POZZO DI MADRE SPERANZA E LE SUE OPERA A CURA DI BENFATTI BRUNO

Speciale MADRE SPERANZA - Parte I - I Luoghi

Il miracolo che ha reso beata Madre Speranza

Altri ricordi della Beata Madre Speranza

L’ombrello rotto e la suora matta.
Questo episodio risale al 1926, quando stava a Madrid.
La Madre lo ricordò alle sue figlie, un pomeriggio.
Entrò nella sala della Casa della Giovane dove le suore
erano intente nel lavoro di maglieria.
Come al solito, andava salutando, sorridendo, avvicinandosi
a una, a un’altra, poi: ”Ave Maria Purissima!
Su, figlie, rompere le file!”.
E divertendosi un mondo, cominciò a lanciare in aria
manciate di caramelle che estraeva dall’ampio grembiule.
Alle suore non sembrava vero.
Tutte scattanti cercavano di prenderle al volo, con abilità,
a volte urtando le “capocce”, o cadendo a terra per
raccogliere quelle cadute sul pavimento.
La Madre godeva vedendole.
L’ambiente vibrava di contagiosa e innocente allegria.
Quando il clima si calmò, suor Candida, volendo
approfittare del tempo della ricreazione, le propose:
“Madre, raccontaci la storia dell’ombrello rotto”.
Tutte le altre, in coro, concordarono all’istante e in un
attimo, si sedettero in cerchio facendo prigioniera la
Fondatrice che si vide obbligata ad arrendersi.
Cominciò così a narrare: <<Ero, allora, una giovane
suora claretiana e ricordo che un giorno, da Vicàlvaro,
venne la madre generale e mi disse: “Suor Speranza,
vada con questa sorella a San Carlos per accompagnarla
dal medico”. “Va bene”.
E siccome pioveva molto, mi diede il suo ombrello.
Quando mi resi conto che l’ombrello era tutto rotto,
le dissi: “Madre, devo andare con questo ombrello?”.
“Se ci sono venuta io, perché tu no?”.
Per evitare una figuraccia, girando per Madrid, preferii
bagnarmi tutta pur di non aprire quell’ombrello così malridotto.
Il giorno dopo venne Padre Antonio Naval, mio direttore
spirituale, e gli raccontai quanto mi era successo.
E lui commentò: “Le pare giusto?
Cosicchè lei si è fatta suora per non obbedire alla
sua superiora?”.
Dopo essersi allontanato, me lo vedo comparire da lì
a poco, con un enorme ombrellone a strisce rosse e verdi,
di quelli che i contadini aprono sopra il carro quando
vanno vendendo il vino.
Mi si avvicina e mi dice: “Speranza, il percorso che hai
fatto ieri con l’ombrello chiuso, lo devi ripetere oggi,
con questo, ma aperto!”.
“Ma con questo sole?”.
“Sì, sì, sorella!”.
“Ma non ho nemmeno la forza di sostenerlo…!”.
“Coraggio, il Signore, te la darà…”.
Figlie mie, dovetti percorrere le vie centrali della capitale,
in un giorno splendido di sole, con quell’ombrellone
aperto, così grande che per sostenerlo lo dovevo
stringere con tutte e due le mani.
La gente mi guardava con compassione, scuotendo il capo.
Deve aver pensato: “È una suora ancora giovane, ma,
purtroppo, non ci sta più con la testa; poveretta.
Lascio a voi immaginare la scena descritta, la forza
comica dell’artista, rivivendo “l’avventura” e le risate
incontenibili delle suore.