mercoledì 23 marzo 2016

Il ritorno dall'esperienza di Medjugorje

Sommacampagna 23 Aprile 2016.
Siamo ritornati solo lunedì sera da Medjugorje e già
se ne sente la mancanza; certamente la colpa è senz'altro
della spiritualità che si vive in quel posto benedetto, ma
anche della bella amicizia che si è formata nel nostro
gruppo, è stata come un'euforia contagiosa che ci ha
accompagnati in quelle bellissime sei giornate.
Abbiamo pregato, abbiamo condiviso la fatica,
la sofferenza, la speranza ma anche la gioia di sentirsi
amati.
Ringrazio di cuore quelle persone che mi hanno aperto
il loro cuore e mi hanno confidato i loro problemi,
le loro paure e le loro sofferenze, persone che solo
prima di partire, neanche conoscevo.
Ora che abbiamo fatto amicizia voglio dirvi che
sarete sempre nel mio cuore e nelle mie pregheire.
Ed ora augurandovi una serena Santa Pasqua di
Risurrezione, vi abbraccio tutti con affetto Fausto.
PS. eccovi le foto che avevo scattato.

















martedì 22 marzo 2016

Messaggio straordinario da Medjugorje

Messaggio straordinario della Madonna a Mirjana
da Medjugorje 18 marzo 2016
"Cari figli, con cuore materno e pieno d’amore verso ognuno
di voi, desidero impegnarvi in un abbandono completo
a Dio Padre.
Io desidero che voi impariate, guardandovi e ascoltandovi
dentro, come seguire la volontà di Dio.
Desidero che voi impariate come avere fiducia nella sua
grazia e nel suo amore, come anche io avevo sempre fiducia
completa in Dio.
Per questo, cari figli, purificate i vostri cuori, liberatevi
da tutto quello che è terreno e permettete di essere pieni
di quello che è da Dio.
Permettete che tutto quello che viene da Dio possa, con la
preghiera e con il sacrificio, formare la vostra vita, così che
nei vostri cuori possa essere il Regno di Dio; così potete
iniziare a vivere cominciando da Dio Padre.
Provate a camminare sempre con mio Figlio.
E per tutto questo, cari figli, dovete essere puri nello spirito,
pieni di amore e di misericordia.
Dovete avere cuori puri e semplici e dovete essere sempre
disposti a servire.
Cari figli, ascoltatemi, io dico tutto questo per la vostra

salvezza. Vi ringrazio."

sabato 12 marzo 2016

Siamo solo capaci di giudicare

La settimana scorsa, parlavamo dell’immagine di Dio nella
sconcertante parabola del Padre prodigo.
Non è questa immagine la questione fondamentale del
nostro cammino di quaresima?
Non ci è stato dato questo tempo proprio per chiederci:
“in quale Dio credo?”.
A volte il Vangelo è troppo forte per essere veramente accolto
e, istintivamente, tendiamo a porre qualche tranello, per
attenuarne la forza dirompente.
Ma, per ribadire il concetto, la liturgia di oggi spinge il piede
sull’acceleratore con una pagina di Giovanni il poeta.
Una donna colta in flagrante adulterio (già, e l’uomo
che era con lei?
Mistero del maschilismo religioso!) portata davanti a Gesù
per essere giudicata.
Una trappola dei farisei (i benpensanti?) ben congeniata,
per cercare di mettere in crisi Gesù!
Oserà contestare Mosé?
Dove andremo a finire!
Senza regole come può esserci religione!
E se la giudica, se la lascia lapidare che ne è dell’immagine
del Padre che scruta l’orizzonte aspettando il figlio?
Non c’è che dire: trappola splendida, pronta a scattare,
a ricondurre a normalità (la nostra) l’eccesso (di Dio).
Piovono pietre su questa donna.
Non ha un nome, né un volto: è una peccatrice.
Non ha dignità, né ragioni: è una peccatrice.
Va punita, ha trasgredito la legge.
Piovono pietre nelle nostre parole: sempre indulgenti a
giustificare noi stessi, impietosi nel giudicare i
comportamenti degli altri.
E il nostro tempo lo sa quanto le parole feriscono ed uccidono.
Giudizi, silenzi, smorfie, tutti a dimostrare che c’è qualcosa
di strano nell’altro, che comunque io sono, se non migliore,
almeno non peggiore.
L’altro è avversario perché diverso, non rientra nello schema
che mi sono costruito.
Diverso per razza, per storia, per sensibilità politica.
Alzo i toni, urlo, critico, magari finisco anche sui giornali.
L’altro è diverso: un muro divide le generazioni, i popoli, i pensieri.
Su Gesù, dì la tua: questa donna ha sbagliato, è chiaro,
è evidente, bisogna fare qualcosa.
E Dio tace.
Tace perché conosce, tace scrivendo in terra (cosa? I peccati
dei presenti, chiosa quella linguaccia di san Girolamo!),
tace sconfortato dalla durezza del cuore dell’uomo.
In cosa ha sbagliato Dio?
Davvero la libertà dell’uomo può ridursi a questo?
Un Dio libero e vero, un Dio tenero e adulto che vede
l’umanità ridotta a chiassosa classe di adolescenti che si
accusano l’un l’altro.
Che tristezza nel cuore di Dio! Che tenacia!
E scrive, e riflette. Che dire?
Come portare questa gente (e noi) altrove?
Nel modo di vedere di Dio, nei lidi pieni di luce di Dio?
Sì, è peccatrice, ha sbagliato.
E allora? Chi non sbaglia? Chi è senza colpa?
Gesù non giustifica, né condanna, invita ad alzare lo sguardo,
ad andare oltre, a guardare col cuore la fragilità dell’altro
riscoprirvi–riflessa–la propria.
No, Dio non giudica.
Ci giudicano la vita, la società, il datore di lavoro, noi stessi.
Tutti ci giudicano, Dio no. Dio ama, e basta.
E questa donna viene liberata.
Salvata dalla lapidazione viene ora salvata dalla sua
fragilità. “Non peccare più” ammonisce Gesù.
Anche lei viene invitata a guardare oltre ciò che pensava
essere la soluzione ai suoi problemi.
Credo che questo Vangelo sia il Vangelo della verità di Dio,
della freschezza della chiesa.
Chiesa, fatta da perdonati, non da giusti.
Chiesa fatta di gente che sa perdonare perché perdonata,
che giudica con amore, senza ferire, guardando avanti,
che indica una strada, non un tribunale.
Quando vivremo di questo perdono che ci riempie il cuore
saremo trasparenza di Dio per l’uomo contemporaneo
che cerca, nel suo profondo, amore e luce in una società
che ama solo i bravi e i giusti e dimentica la verità della
nostra fragilità.
E’ un fiume in piena l’incontro con Dio, che fa guardare
avanti, come profetizza il profeta Isaia.
Senza guardare indietro, i deportati di Babilonia sono
invitati a guardare avanti.
Profezia per la Chiesa ripiegata su sé stessa, intenta a
difendere privilegi e posizioni, a lasciarsi scuotere dallo Spirito.
Profezia per l’uomo che cerca e che è ferito dalla vita, per
una vita diversa, come la povera donna adultera.
Tutto il resto, provoca Paolo, è spazzatura, perdita,
di fronte alla conoscenza di Cristo.
E se avesse ragione?
Non per niente, Papa Francesco ha voluto indire il Giubileo
della Misericordia, ma perché possiamo capire che per vivere
la gioia del Signore, bisogna perdonare.


domenica 6 marzo 2016

La storia dell'olio tunisino è vera

L’eccessiva esaltazione personale unita al disprezzo
verso i cittadini, sono peccati che Dio unisce a
quelli contro lo Spirito Santo.
Tra i tanti impegni di apostolato, oggi ho potuto leggere
un articolo che mi ha ulteriormente amareggiato.
I politici italiani che votano in Europa ma sono autorizzati
dai loro segretari di partito italiano, permettono l’ingresso
dell’olio d’oliva tunisino a dazio zero, colpendo così direttamente
la produzione italiana e gettando nella disperazione migliaia
di proprietari di aziende e agricoltori.
L’articolo lo trascrivo perché è agghiacciante una scelta
del genere contro gli stessi italiani!
«Cecile Kyenge si dice convinta del voto che ha dato in
favore dell'olio tunisino.
L'europarlamento nei giorni scorsi ha votato un decreto
per l'accesso temporaneo sul mercato dell'Ue di 35 mila
tonnellate di olio d'oliva tunisino a dazio zero.
Nel 2016 e 2017, quindi, gli agricoltori italiani avranno
una dura concorrenza, in un settore che certo non vive
un periodo d'oro.
L'europarlamentare Pd, ospite a La Gabbia su La7,
ha provato a difendere la scelta di votare a favore della
legge europea.
“La Tunisia è uno dei nostri partner e così l'Europa ha
deciso di aprirgli le porte del mercato Ue”.
Peccato che sia proprio l'Italia la maggior
produttrice di olio d'oliva.
E così siamo sempre noi a doverci caricare sulle
spalle l'onere di “salvare” il paese africano.
Tanto che in diretta, Gianluigi Paragone fa notare questo
particolare alla Kyenge.
“Però noi a furia di aiutare tutti gli altri, finiamo per
rimanerci sempre imbrogliati”.
“Lei sa bene che in un momento di crisi il consumatore
sceglie quello meno costoso”.
Ovvero quello tunisino ma non si conoscono i prodotti
utilizzati per la crescita e la maturazione.
E così vengono danneggiati gli agricoltori italiani.
Con buona pace della Kyenge».
Mi dispiace dire certe cose come cristiano praticante,
ma non sempre si può tacere.
Sono d’accordo di aiutare le persone in difficoltà che
vengono da altri paesi, ma non sono d’accordo quando
vengono nel nostro paese e vogliono insegnarci come
si fa a vivere.
Non accetto insegnamenti da musulmani, io non vado
nel loro paese ad imporgli il mio modo di vivere.
Poi mi chiedo, perché questi musulmani che sono nelle
file del PD, visto che si ritengono intelligenti, non sono
rimasti nei loro rispettivi paesi d’origine ad aiutare a
sistemare i loro problemi che sono tanti?
Noi in Italia ne abbiamo già anche troppi che vogliono
insegnare a noi come comportarci e tanti di loro sono
i primi a trasgredire le regole, perciò, non abbiamo
bisogno di personaggi strani che vengono a farsi
mantenere, siamo già in difficoltà.
Spero che qualcuno mi sappia dare una risposta, grazie.



sabato 5 marzo 2016

Amore e Misericordia del Padre

Il Padre innamorato dei suoi figli.
Nel deserto della Quaresima diventiamo capaci di accogliere
la novità assoluta del vangelo, del volto di Dio che emerge
dalla rivelazione di Gesù.
Un Dio bellissimo ci attende sul Tabor, quando riusciamo
a lasciare la pianura della quotidianità e della mediocrità.
Un Dio che non manda le disgrazie e che non teniamo
buono sennò chissà che iettura ci colpisce.
Un Dio che è un padre affettuoso che ci ama e ci rispetta.
Luca costruisce il suo vangelo intorno a tre parabole.
Concentra in questi tre capolavori la sintesi del suo annuncio,
la logica stringente della sua vita.
Una di queste parabole, forse la più conosciuta del vangelo,
è quella erroneamente chiamata del “figliol prodigo”.
I due figli protagonisti della parabola hanno una pessima
idea di Dio. Entrambi.
Il primo figlio, scapestrato, pensa che Dio sia un concorrente,
un avversario: se c’è io non posso realizzarmi.
Dio è un censore, un preside severo, uno che non mi aiuta.
Gli chiedo il mio, quello che mi deve (e da quando un
padre “deve” l’eredità?), quello che mi spetta.
Chiedere l’eredità significa augurare la morte.
E il figlio va e conosce la vita.
Ha molti amici, sperpera tutto il patrimonio.
Quando finiscono i soldi gli amici se ne vanno, ovvio.
È tutta qui la vita?
In pochi mesi ha già conosciuto tutto, bruciato tutto?
Si ritrova a pascolare i porci.
I porci: l’animale impuro per eccellenza.
E patisce la fame.
Rientra in sé stesso e ragiona: “Sono un idiota.
In casa di mio padre anche il più umile dei servi ha pane
in abbondanza!
Ora torno e mi trovo una scusa”.
Sì, avete letto bene: contesto radicalmente l’interpretazione
buonista del brano.
Il figlio non è affatto pentito: è affamato e ancora pensa
che il padre sia un tontolone da manipolare.
L’altro figlio torna dal lavoro stanco e si offende della festa
che il padre ha fatto in onore del figlio minore.
Come dargli torto?
Il suo cuore è piccolo ma la sua giustizia grande: sì, è vero,
il Padre si comporta ingiustamente nei suoi confronti.
Giusto: lui lavora da anni e non ha mai osato chiedere nulla.
Il figlio maggiore pensa che Dio sia uno da tenere buono,
che ora fatichiamo ed obbediamo ma che, alla fine, avremo
il premio, ci verrà riconosciuta la fatica che abbiamo vissuto
e tutte le messe che ci siamo sciroppate.
Lui è uno mortificato, senza grilli per la testa, lui è il bravo figlio
che tutti vorrebbero: perché il padre si comporta in quel modo?
Bene, fermatevi qui, ora.
Niente bei finali, Luca si stoppa.
Non dice se il primo figlio apprezzò il gesto del Padre e,
finalmente, cambiò idea.
Né dice se il fratello, inteneritosi, entrò a far festa.
No: la parabola finisce aperta, senza scontate soluzioni,
senza facili moralismi e finali da Principe Azzurro.
Puoi stare col Padre senza vederlo, puoi lavorare con lui
senza gioirne, puoi lasciare che la tua fede diventi ossequio
rispettoso senza che ti faccia esplodere il cuore di gioia.
Il vangelo ci dice ancora una volta che Dio ci considera
adulti, che affida alle nostre mani le decisioni, che non
si sostituisce alle nostre scelte.
E ora, per favore, smettetela di guardare questi due idioti,
così simili a noi.
Piccoli e meschini, come noi.
E guardate al Padre, per favore.
Io vedo un Padre che lascia andare il figlio anche se sa che
si farà del male (l’avreste lasciato andare?).
Vedo un Padre che scruta l’orizzonte ogni giorno.
Vedo un Padre che non rinfaccia né chiede ragione dei
soldi spesi (“te l’avevo detto io!”), che non accusa, che
abbraccia, che smorza le scuse (e non le vuole), che
restituisce dignità, che fa festa.
Vedo un Padre ingiusto, esagerato, che ama un figlio che
gli augurava la morte (“dammi l’eredità!”) che vaneggiava
nel delirio (“mi spetta!”), un Padre che sa che questo figlio
ancora non è guarito dentro ma pazienta e fa già festa.
Vedo un Padre che esce a pregare lo stizzito fratello maggiore,
che tenta di giustificarsi, di spiegare le sue buone ragioni.
Ecco: vedo questo Padre che accetta la libertà dei figli,
che pazienta, che indica, che stimola.
Lo vedo e impallidisco.
Dunque: Dio è così? Fino a qui? Così tanto?
Sì, amici. Dio è questo e non altro.
Dio è così e non diversamente.
E il Dio in cui credo è finalmente questo?
Gesù sta per morire per affermare questa verità, è disposto
a farsi scannare pur di non rinnegare questa inattesa rivelazione.
Dio è prodigo, anche a costo di gettare al vento le sue
fortune, non il figlio.
Perché di esagerato, di eccessivo, in questa storia,
c’è solo l’amore e la Misericordia di Dio.


giovedì 3 marzo 2016

Catechesi di Papa Francesco di Mercoledì

Udienza Generale di Papa Francesco del  2- 3- 2016.
“Dove c’è rifiuto di Dio non c’è più vita possibile,
l’esistenza perde le sue radici, tutto appare pervertito”.
Misericordia e correzione.
Parlando della misericordia divina, abbiamo più volte
evocato la figura del padre di famiglia, che ama i suoi figli,
li aiuta, se ne prende cura, li perdona.
È così che viene presentato Dio nel primo capitolo del
profeta Isaia, in cui il Signore, come padre affettuoso ma
anche attento e severo, si rivolge ad Israele accusandolo
di infedeltà e corruzione, per riportarlo sulla via della giustizia.
Dio, mediante il profeta, parla al popolo con l’amarezza
di un padre deluso: ha fatto crescere i suoi figli, ed ora loro
si sono ribellati contro di Lui.
Lo ha detto Papa Francesco questa mattina in apertura
della catechesi del mercoledì.
Pur ferito–ha poi soggiunto-Dio lascia parlare l’amore,
e si appella alla coscienza di questi figli degeneri perché
si ravvedano e si lascino di nuovo amare.
La relazione padre-figlio, a cui spesso i profeti fanno
riferimento per parlare del rapporto di alleanza tra Dio
e il suo popolo, si è snaturata.
La missione educativa dei genitori mira a farli crescere
nella libertà, a renderli responsabili, capaci di compiere
opere di bene per sé e per gli altri.
Invece, a causa del peccato, la libertà diventa pretesa di
autonomia, pretesa di orgoglio, e l’orgoglio porta alla
contrapposizione e all’illusione di autosufficienza.
Ecco allora che Dio richiama il suo popolo: “Avete
sbagliato strada”.
Affettuosamente e amaramente dice il “mio” popolo.
Dio mai rinnega noi; noi siamo il suo popolo, il più cattivo
degli uomini, la più cattiva delle donne, i più cattivi dei
popoli sono suoi figli.
Dove c’è rifiuto di Dio, della sua paternità, non c’è più vita
possibile, l’esistenza perde le sue radici, tutto appare
pervertito e annientato.
La sofferenza, conseguenza inevitabile di una decisione
autodistruttiva, deve far riflettere il peccatore per aprirlo
alla conversione e al perdono.
E questo è il cammino della misericordia divina: Dio non
ci tratta secondo le nostre colpe (cfr Sal 103,10).
Si comprende così che Dio perdona il suo popolo, fa grazia
e non distrugge tutto, ma lascia aperta sempre la porta
alla speranza.
Il Signore, quindi, nella sua misericordia, indica una strada
che non è quella dei sacrifici rituali, ma piuttosto della giustizia.
Dio, dice il profeta Isaia, non gradisce il sangue di tori e
di agnelli (v. 11), soprattutto se l’offerta è fatta con mani
sporche del sangue dei fratelli (v. 15).
Il popolo di Dio, cioè la Chiesa, non ha bisogno di soldi sporchi,
ha bisogno di cuori aperti alla misericordia di Dio.
È necessario avvicinarsi a Dio–ha esortato il Papa- con mani
purificate, evitando il male e praticando il bene e la giustizia.
Allora, dice il Signore, i peccati, anche se fossero scarlatti,
diventeranno bianchi come la neve, e candidi come la lana,
e il popolo potrà nutrirsi dei beni della terra e vivere
nella pace (v. 19).
È questo il miracolo del perdono che Dio; il perdono che
Dio come Padre, vuole donare al suo popolo.
La misericordia di Dio–ha concluso  Papa Francesco-è
offerta a tutti, e queste parole del profeta valgono anche
oggi per tutti noi, chiamati a vivere come figli di Dio.




mercoledì 2 marzo 2016

Messaggio da Medjugorje del 2 Marzo

Messaggio della Madonna a Mirjana del 2.03.2016
"Cari Figli, il mio arrivo in mezzo a voi è un dono del
Padre celeste per voi.
Con il suo amore io vengo per aiutarvi a trovare la strada
verso la verità, per trovare la strada verso mio Figlio. 
Io vengo per confermare la Verità.
Desidero ricordarvi le parole di mio Figlio.
Lui ha detto parole di salvezza per tutta l’umanità,
per tutto il mondo.
Le parole d’amore per tutti. L’amore che Lui ci ha fatto
vedere con il suo sacrificio. 
Ma anche oggi tanti miei figli non lo conoscono e non
desiderano conoscerlo.
Loro sono indifferenti. 
Per la loro indifferenza il mio cuore soffre. 
Mio Figlio è sempre stato nel Padre, con la sua nascita ci
ha portato il divino ma la parte umana l’ha ricevuta da me. 
Con Lui è venuta la Parola, con Lui è venuta la luce del
mondo che viene nei cuori e li illumina e li riempie con
l’amore della consolazione. 
Miei figli, mio Figlio può essere visto da tutti quelli che
lo amano perché il suo volto si vede nelle anime che
sono riempite del suo amore. 
Perciò, miei figli, miei apostoli, ascoltatemi: lasciate le
cose vuote, l’egoismo, non vivete per le cose della terra,
per le cose materiali. 
Amate mio Figlio e fate che altri possano vedere il suo

viso nel vostro amore per Lui.