Eccomi ritornato amici, dopo aver fatto un'esperienza indimenticabile
con Don Maurizio e la sua Parrocchia di Quinto di Valpantena (VR).
Esperienza fantastica di tre giornate tra il Santuario dell'Amore
Misericordioso a Collevalenza (PG), Monastero caustrale delle suore
Agostiniane di Santa Chiara della Croce, poi quello di Santa Maria
del Paradiso a Montefalco (PG) e per finire visita della Basilica di
Santa Cristina, detta del Miracolo Eucaristico a Bolsena (VT).
Sono stati tre giorni intensi di preghiera, conoscenze di nuovi
luoghi di culto, amicizie nuove, fraternità, condivisione ed anche
una sana allegria.
Ringrazio Don Maurizio che mi ha dato l'opportunità attraverso
questo pellegrinaggio, di trovare nuove amicizie con persone
fantastiche, ed anche Franco ed Annalisa per la loro disponibilità.
Ringrazio il Signore e la Beata Madre speranza per averli messi
sulla mia strada.
Spero vivamente di ritrovarmi ancora con loro a condividere un
ulteriore pellegrinaggio, per approfondire ulteriormente il carisma
dell'Amore e della Misericordia del Signore.
Un abbraccio a tutti i componenti della compagnia, ancora un saluto
ed una preghiera, in modo particolare alla coppia di sposi che Lunedì
25 Aprile in Quel di Bolsena ha festeggiato il loro anniversario di
matrimonio, con tanto affetto tanta Pace, Serenità, salute e gioia
a tutti voi e alle vostre famiglie con tanto affetto da Fausto e Bertilla.
PS: Eccovi alcune foto scattate in questi giorni.
martedì 26 aprile 2016
venerdì 22 aprile 2016
Pellegrinaggio al Santuario dell'Amore Misericordioso.
Ecco amici, per non perdere l'abitudine domattina
riparto una volta ancora, direzione Collevalenza (PG)
Santuario dell'Amore Misericordioso.
Sicuramente sarà un'altra esperienza fantastica come
quella di 15 giorno fa, questa volta sono tutte persone
che vengono al Santuario per la prima volta, per me è
una bella scommessa, ho il compito di fargli conoscere
il Dio di Gesù, pieno di amore, tenerezza e misericordia,
spero che quando ritorneremo a casa, possano essere
tutte piene di gioia sentendosi veramente amati e coccolati
dall'amore del Signore, ma la cosa bella è anche che farò
sicuramente ancora tanti nuove amicizie.
Ringraziando il Signore per questa opportunità, voglio
dirvi che vi porto tutti nel cuore e pregherò per tutti
voi nel suo Santuario, buona notte e arrivederci a Martedì
26 Aprile, Fausto.
riparto una volta ancora, direzione Collevalenza (PG)
Santuario dell'Amore Misericordioso.
Sicuramente sarà un'altra esperienza fantastica come
quella di 15 giorno fa, questa volta sono tutte persone
che vengono al Santuario per la prima volta, per me è
una bella scommessa, ho il compito di fargli conoscere
il Dio di Gesù, pieno di amore, tenerezza e misericordia,
spero che quando ritorneremo a casa, possano essere
tutte piene di gioia sentendosi veramente amati e coccolati
dall'amore del Signore, ma la cosa bella è anche che farò
sicuramente ancora tanti nuove amicizie.
Ringraziando il Signore per questa opportunità, voglio
dirvi che vi porto tutti nel cuore e pregherò per tutti
voi nel suo Santuario, buona notte e arrivederci a Martedì
26 Aprile, Fausto.
mercoledì 20 aprile 2016
Udienza di Papa Francesco del Mercoledì 20 Aprile 2016
“…tante volte cadiamo nella tentazione dell’ipocrisia,
di crederci migliori degli altri e diciamo: “Guarda
il tuo peccato…”.
Le lacrime della peccatrice ottengono il perdono (Lc 7,36-50)
Oggi-ha
detto Papa Francesco in apertura della catechesi
del
mercoledì-vogliamo soffermarci su un aspetto della
misericordia
ben rappresentato dal brano del Vangelo
di Luca
ch’è stato appena proclamato dal lettore.
Si
tratta di un fatto accaduto a Gesù mentre era ospite
di un
fariseo di nome Simone.
Questi
aveva voluto invitare Gesù… e mentre si trovano
seduti a
pranzo, entra una donna conosciuta da tutti
in città
come una peccatrice.
Questa,
senza dire una parola, si mette ai piedi di Gesù
e
scoppia in pianto; le sue lacrime bagnano i piedi di Gesù
e lei li
asciuga con i suoi capelli, poi li bacia e li unge con
un olio
profumato che ha portato con sé.
Risalta
il confronto tra le due figure: quella di Simone,
lo
zelante servitore della legge, e quella dell’anonima
donna
peccatrice.
Simone,
pur avendo invitato Gesù, non vuole compromettersi
né
coinvolgere la sua vita con il Maestro; la donna, al contrario,
si
affida pienamente a Lui con amore e con venerazione…
Il
fariseo non concepisce che Gesù si lasci
“contaminare”
dai
peccatori.
Egli
pensa che se fosse realmente un profeta dovrebbe
riconoscerli
e tenerli lontani per non esserne macchiato,
come se
fossero lebbrosi.
Gesù,
libero da pregiudizi che impediscono alla misericordia
di
esprimersi, la lascia fare.
Lui, il
Santo di Dio, si lascia toccare da lei senza temere
di
esserne contaminato.
Gesù è
libero–ha spiegato Papa Francesco-perché vicino
a Dio
che è Padre misericordioso.
E questa
vicinanza a Dio, Padre misericordioso, dà a
Gesù la
libertà.
Anzi,
entrando in relazione con la peccatrice, Gesù pone
fine a
quella condizione di isolamento a cui il giudizio
impietoso
del fariseo e dei suoi concittadini-i quali la
sfruttavano-la
condannava: «I tuoi peccati sono perdonati»(v. 48).
Il
Signore ha visto la sincerità della sua fede e della sua
conversione;
perciò davanti a tutti proclama: «La tua fede
ti ha
salvata» (v. 50).
Da una
parte quell’ipocrisia del dottore della legge, dall’altra
parte la
sincerità, l’umiltà e la fede della donna.
Tutti
noi siamo peccatori, ma tante volte cadiamo nella
tentazione
dell’ipocrisia, di crederci migliori degli altri e
diciamo:
“Guarda il tuo peccato…”.
Tutti
noi dobbiamo invece guardare il nostro peccato,
le
nostre cadute, i nostri sbagli e guardare al Signore.
Questa è
la linea di salvezza: il rapporto tra “io” peccatore
e il
Signore.
A questo
punto, uno stupore ancora più grande assale tutti
i
commensali: «Chi è costui che perdona anche i peccati?»(v. 49).
Gesù non
dà una esplicita risposta, ma la conversione della
peccatrice
è davanti agli occhi di tutti e dimostra che in
Lui
risplende la potenza della misericordia di Dio, capace
di
trasformare i cuori.
La donna
peccatrice–ha sottolineato il Papa-ci insegna
il
legame tra fede, amore e riconoscenza.
Le sono
stati perdonati «molti peccati» e per questo
ama
molto; «invece colui al quale si perdona poco,
ama
poco»(v. 47).
Dio ha
racchiuso tutti nello stesso mistero di misericordia;
e da
questo amore, che sempre ci precede, tutti noi
impariamo
ad amare.
Come
ricorda san Paolo: «In Cristo, mediante il suo
sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo
la ricchezza della sua grazia.
Egli
l’ha riversata in abbondanza su di noi”(Ef 1,7-8).
Così,
nell’amore riconoscente che riversiamo a nostra
volta
sui nostri fratelli, nelle nostre case, in famiglia,
nella
società si comunica a tutti la misericordia del Signore.
sabato 16 aprile 2016
Siamo tutti delle pecore abbiamo bisogno di un Pastore.
Dal Vangelo secondo Giovanni
(10,27-30) anno C.
In quel tempo, Gesù disse: «Le
mie pecore ascoltano la
mia voce e io le conosco ed
esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e
non andranno perdute in eterno
e nessuno le strapperà dalla
mia mano.
Il Padre mio, che me le ha
date, è più grande di tutti e
nessuno può strapparle dalla
mano del Padre.
Io e il Padre siamo una cosa
sola».
Parola del Signore.
Lo so, lo so, non è facile convertirsi alla gioia.
D’altronde, scusate, se hanno tribolato gli apostoli
possiamo
tribolare anche noi, o no?
Convertirsi alla gioia, smettere di cercare un crocefisso,
uno che è morto in mezzo ai vivi, uscire dal dolore, non
restare
parcheggiati al venerdì santo come molti (troppi) ancora
fanno.
La gioia cristiana è una tristezza superata, e non c’è che
un
modo per superare il dolore: non amarlo.
Tommaso resta sconvolto dal vedere il “suo” Gesù che
è oltre, altrove, Pietro e gli altri riprendono il largo e
pescano,
malgrado la tristezza che oscura il loro fragile cuore.
E, oggi, un’altra ragione per gioire, il motivo per continuare
E, oggi, un’altra ragione per gioire, il motivo per continuare
nel (lungo) cammino della conversione alla gioia, ce la
suggerisce Gesù, con passione e trasporto: nessuno ci rapirà
dalla mano del Padre, siamo nel palmo della mano di Dio;
Isaia dice che Dio scrive il nostro nome (Per Israele il
nome
è sinonimo dell’interezza della persona) sul palmo della
mano,
come fanno i ragazzi delle medie per annotarsi il telefono
di una ragazzina carina…
Siamo nel palmo della mano di Dio, amici.
Siamo nel palmo della mano di Dio, amici.
No, non è rancido spiritualismo, ma sconcertante verità,
promessa realizzata, ascoltiamo la Parola che il Maestro ci
dice.
Sia chiaro, amici, al discepolo non è risparmiata la
sofferenza,
la vita non è semplificata, né accorciata.
La vita è semplicemente illuminata, trasfigurata, diversa.
Altro è sbattersi tutta la vita chiedendosi qual’è la
misteriosa
ragione del nostro passaggio in questa valle di lacrime.
Altro scoprire che siamo inseriti nell’immenso progetto
d’amore che Dio ha sull’umanità.
E di cui possiamo far parte.
Qual è il nostro destino, amici?
Qual è il nostro destino, amici?
Abbiamo scoperto qual è il tesoro nascosto nel nostro campo?
Abbiamo capito per quale ragione siamo stati tratti
all’esistenza?
Spero di sì, e che questo sogno sia lo stesso che Dio ha su
di noi.
Allora potremmo essere davvero in cammino, in strada.
Allora potremmo essere davvero in cammino, in strada.
Non importa se diventeremo un premio Nobel o il sommo
manager o chissà che.
Scoprendoci nel cuore di Dio, nel suo pensiero, nella sua
mano,
smetteremo di restare ripiegati sulle nostre piccole paure,
finiremo con il dimenticare le nostre fragili frustrazioni
per amare, infine.
Scoprire qual’è il progetto che Dio ha su di noi significa
Scoprire qual’è il progetto che Dio ha su di noi significa
scoprire la propria vocazione, la propria chiamata
all’amore.
In questa domenica nella Chiesa si prega, in particolare,
per quella esaltante e destabilizzante vocazione che è
l’annuncio
del Vangelo, di quei fratelli, che dedicano la loro vita a
costruire comunità.
Poveri preti, categoria in via di estinzione!
Poveri preti, categoria in via di estinzione!
E' così difficile parlare del “prete” (sarà che il prete non
mercoledì 13 aprile 2016
L'udienza di Papa Francesco di Mercoledì 13 Aprile 2016
Il Papa: “sedere a tavola con Gesù
significa essere
da Lui trasformati e salvati”.
Misericordia io voglio e non sacrifici
(Mt 9,13).
Abbiamo ascoltato il Vangelo della
chiamata di Matteo ha
detto Papa Francesco introducendo la
catechesi di oggi.
Matteo era un “pubblicano”, cioè un
esattore delle imposte
per conto dell’impero romano, e per
questo considerato
pubblico peccatore.
Ma Gesù lo chiama a seguirlo e a
diventare suo discepolo.
Matteo accetta, e lo invita a cena a casa
sua insieme
con i discepoli.
Allora sorge una discussione tra i
farisei e i discepoli di
Gesù per il fatto che questi condividono
la mensa con i
pubblicani e i peccatori.
“Ma tu non puoi andare a casa di questa
gente!”,
dicevano loro.
Gesù, infatti, non li allontana, anzi
frequenta le loro case
e siede accanto a loro; questo significa
che anche loro
possono diventare suoi discepoli…
Chiamando Matteo, Gesù mostra ai
peccatori che non guarda
al loro passato … ma piuttosto apre loro
un futuro nuovo.
Una volta–ha detto il Papa-ho sentito un
detto bello: “Non
c’è santo senza passato e non c’è
peccatore senza futuro”.
Questo è quello che fa Gesù.
Non c’è santo senza passato né peccatore
senza futuro …
La Chiesa non è una comunità di perfetti,
ma di discepoli
in cammino, che seguono il Signore perché
si riconoscono
peccatori e bisognosi del suo perdono.
La vita cristiana quindi è scuola di
umiltà che ci apre alla grazia…
La superbia e l’orgoglio sono un muro che
impediscono
il rapporto con Dio…
Gesù si presenta come un buon medico!
Egli annuncia il Regno di Dio, e i segni
della sua venuta
sono evidenti: Egli risana dalle
malattie, libera dalla paura,
dalla morte e dal demonio.
Innanzi a Gesù nessun peccatore va
escluso–nessun peccatore
va escluso!-perché il potere risanante di
Dio non conosce infermità
che non possano essere curate; e questo
ci deve dare fiducia
e aprire il nostro cuore al Signore
perché venga e ci risani.
Chiamando i peccatori alla sua mensa,
Egli li risana ristabilendoli
in quella vocazione che essi credevano
perduta e che i farisei
hanno dimenticato: quella di invitati al
banchetto di Dio…
Se i farisei vedono negli invitati solo
dei peccatori e rifiutano
di sedersi con loro, Gesù al contrario
ricorda loro che anch’essi
sono commensali di Dio.
In questo modo, sedere a tavola con Gesù
significa essere
da Lui trasformati e salvati.
Nella comunità cristiana la mensa di Gesù
è duplice: c’è la mensa
della Parola e c’è la mensa
dell’Eucaristia (cfr Dei Verbum, 21).
Sono questi i farmaci con cui il Medico
Divino ci risana e ci nutre.
Con il primo–la Parola–Egli si rivela e
ci invita a un dialogo
fra amici.
Gesù non aveva paura di dialogare con i
peccatori, i pubblicani,
le prostitute…
No, lui non aveva paura: amava tutti!
La sua Parola penetra in noi e, come un
bisturi, opera in
profondità per liberarci dal male che si
annida nella nostra vita…
L’Eucaristia, da parte sua, ci nutre
della stessa vita di Gesù e,
come un potentissimo rimedio, in modo
misterioso rinnova
continuamente la grazia del nostro
Battesimo.
Accostandoci all’Eucaristia noi ci
nutriamo del Corpo e Sangue
di Gesù, eppure, venendo in noi, è Gesù
che ci unisce al suo Corpo!
Concludendo quel dialogo coi farisei–ha
sottolineato il
Papa-Gesù ricorda loro una parola del
profeta Osea (6,6):
«Andate e imparate che cosa vuol dire:
misericordia io voglio
e non sacrificio» (Mt 9,13).
Rivolgendosi al popolo di Israele il
profeta lo rimproverava
perché le preghiere che innalzava erano
parole vuote e incoerenti.
Nonostante l’alleanza di Dio e la
misericordia, il popolo viveva
spesso con una religiosità “di facciata”,
senza vivere in profondità
il comando del Signore…
Facciamo nostro l’invito–ha esortato il
Papa- a sederci accanto
a Lui insieme ai suoi discepoli…
Siamo tutti discepoli che hanno bisogno
di sperimentare e
vivere la parola consolatrice di Gesù.
Abbiamo tutti bisogno di nutrirci della
misericordia di Dio,
perché è da questa fonte che scaturisce
la nostra salvezza.
venerdì 8 aprile 2016
Catechesi del Papa all'udienza Generale di Mercoledì 6 Aprile 2016
Il Papa: Sì, il Vangelo è davvero il “Vangelo della
Misericordia”, perché Gesù è la Misericordia!
Il Vangelo della Misericordia.
Dopo
aver riflettuto sulla misericordia di Dio nell’Antico
Testamento,
oggi iniziamo a meditare su come Gesù stesso
l’ha
portata al suo pieno compimento.
Così
Papa Francesco ha introdotto la catechesi di
Mercoledì
mattina.
Una
misericordia che Egli ha espresso, realizzato e comunicato
sempre,
in ogni momento della sua vita terrena.
Incontrando
le folle, annunciando il Vangelo, guarendo gli
ammalati,
avvicinandosi agli ultimi, perdonando i peccatori,
Gesù
rende visibile un amore aperto a tutti: nessuno escluso!
Aperto a
tutti senza confini. Un amore puro, gratuito, assoluto.
Un amore
che raggiunge il suo culmine nel Sacrificio della croce.
Sì, il
Vangelo è davvero il “Vangelo della Misericordia”, perché
Gesù è
la Misericordia!
Tutti e
quattro i Vangeli attestano che Gesù, prima di intraprendere
il suo
ministero, volle ricevere il battesimo da Giovanni Battista
(Mt
3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22; Gv 1,29-34).
Questo
avvenimento imprime un orientamento decisivo a tutta
la
missione di Cristo…
Come Lui
stesso afferma nella sinagoga di Nazaret identificandosi
con la
profezia di Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me,
per
questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a
portare
ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri
la
liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi,
a
proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19).
Tutto
quanto Gesù ha compiuto dopo il battesimo è stato la
realizzazione
del programma iniziale: portare a tutti l’amore
di Dio
che salva.
Gesù… ci
ha portato l’amore!
Un amore
grande, un cuore aperto per tutti, per tutti noi!
Un amore
che salva! Lui si è fatto prossimo
agli ultimi,
comunicando
loro la misericordia di Dio che è perdono,
gioia e
vita nuova.
Gesù, il
Figlio inviato dal Padre, è realmente l’inizio del
tempo
della misericordia per tutta l’umanità!
Quanti
erano presenti sulla riva del Giordano non capirono
subito
la portata del gesto di Gesù di farsi battezzare.
Lo
stesso Giovanni Battista si stupì della sua decisione (cfr Mt 3,14).
Ma il
Padre celeste no!
Egli
fece udire la sua voce dall’alto: «Tu sei il Figlio mio,
l’amato,
in te mi sono compiaciuto» (Mc 1,11). In tal modo
il Padre
conferma la via che il Figlio ha intrapreso come Messia,
mentre
scende su di Lui come una colomba lo Spirito Santo.
Così il
cuore di Gesù batte, per così dire, all’unisono con il
cuore
del Padre e dello Spirito, mostrando a tutti gli uomini
che la
salvezza è frutto della misericordia di Dio.
Possiamo
contemplare ancora più chiaramente il grande
mistero
di questo amore volgendo lo sguardo a Gesù crocifisso.
Mentre
sta per morire innocente per noi peccatori, Egli supplica
il
Padre: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno»
(Lc
23,34).
E’ sulla
croce che Gesù presenta alla misericordia del Padre
il
peccato del mondo: il peccato di tutti, i miei peccati, i tuoi
peccati,
i vostri peccati.
E lì,
sulla croce, Lui li presenta al Padre …
Non dobbiamo
temere, dunque, di riconoscerci peccatori,
confessarci
peccatori, perché ogni peccato è stato portato
dal
Figlio sulla Croce.
E quando
noi lo confessiamo pentiti affidandoci a Lui, siamo
certi di
essere perdonati.
Il
sacramento della Riconciliazione rende attuale per ognuno
la forza
del perdono che scaturisce dalla Croce e rinnova
nella
nostra vita la grazia della misericordia che Gesù
ci ha
acquistato! …
In
questo Anno Giubilare–Il Papa ha così concluso la
catechesi-chiediamo
a Dio la grazia di fare esperienza
della
potenza del Vangelo: Vangelo della misericordia che
trasforma,
che fa entrare nel cuore di Dio, che ci rende capaci
di
perdonare e guardare il mondo con più bontà.
Se
accogliamo il Vangelo del Crocifisso Risorto, tutta la nostra
vita è
plasmata dalla forza del suo amore che rinnova.
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