sabato 10 settembre 2016

Parabola del Figliol prodigo

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32) anno C.
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i
peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie
i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento
pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto
e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?
Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a
casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me,
perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”.
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che
si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno
bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non
accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente
finché non la trova?
E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice:
“Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.
Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo
peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse
al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”.
Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose,
partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo
in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande
carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella
regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci;
ma nessuno gli dava nulla.
Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno
pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il
Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione,
gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te;
non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”.
Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello
e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,
perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto
ed è stato ritrovato”.
E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò
uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.
Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto
ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”.
Egli si indignò, e non voleva entrare.
Suo padre allora uscì a supplicarlo.
Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non
ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato
un capretto per far festa con i miei amici.
Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue
sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.
Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che
è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo
fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il Padre innamorato dei suoi figli.
Quando siamo nel nostro deserto per vari motivi, con l’aiuto della
preghiera, possiamo trovare un Dio che è un padre affettuoso che
ci ama e ci rispetta.
Luca costruisce il suo vangelo intorno a tre parabole.
Concentra in questi tre capolavori la sintesi del
suo annuncio, la logica stringente della sua vita.
Una di queste parabole, forse la più conosciuta del Vangelo,
è quella erroneamente chiamata del “figliol prodigo”.
I due figli protagonisti della parabola hanno
una pessima idea di Dio. Entrambi.
Il primo figlio, scapestrato, pensa che Dio sia un concorrente,
un avversario: se c’è io non posso realizzarmi.
Dio è un censore, un preside severo, uno che non mi aiuta.
Gli chiedo il mio, quello che mi deve (e da quando un padre “deve”
l’eredità?), quello che mi spetta.
Chiedere l’eredità significa augurare la morte.
E il figlio va e conosce la vita.
Ha molti amici, sperpera tutto il patrimonio.
Quando finiscono i soldi gli amici se ne vanno, ovvio.
È tutta qui la vita?
In pochi mesi ha già conosciuto tutto, bruciato tutto?
Si ritrova a pascolare i porci.
I porci: l’animale impuro per eccellenza.
E patisce la fame.
Rientra in sé stesso e ragiona: “Sono un idiota.
In casa di mio padre anche il più umile dei servi ha pane
in abbondanza!
Ora torno e mi trovo una scusa”.
Sì, avete letto bene: contesto radicalmente
l’interpretazione buonista del brano.
Il figlio non è affatto pentito: è affamato e ancora
pensa che il padre sia un tontolone da manipolare.
L’altro figlio torna dal lavoro stanco e si offende della
festa che il padre ha fatto in onore del figlio minore.
Come dargli torto?
Il suo cuore è piccolo ma la sua giustizia grande: sì, è vero,
il Padre si comporta ingiustamente nei suoi confronti.
Giusto: lui lavora da anni e non ha mai osato chiedere nulla.
Il figlio maggiore pensa che Dio sia uno da tenere buono, che
ora fatichiamo ed obbediamo ma che, alla fine, avremo il premio,
ci verrà riconosciuta la fatica che abbiamo vissuto e tutte le
messe che ci siamo sciroppate.
Lui è uno mortificato, senza grilli per la testa, lui è il bravo figlio
che tutti vorrebbero: perché il padre si comporta in quel modo?
Bene, fermatevi qui, ora.
Niente bei finali, Luca si stoppa.
Non dice se il primo figlio apprezzò il gesto
del Padre e, finalmente, cambiò idea.
Né dice se il fratello, inteneritosi, entrò a far festa.
No: la parabola finisce aperta, senza scontate soluzioni,
senza facili moralismi e finali da Principe Azzurro.
Puoi stare col Padre senza vederlo, puoi lavorare con lui senza
gioirne, puoi lasciare che la tua fede diventi ossequio rispettoso
senza che ti faccia esplodere il cuore di gioia.
Il vangelo ci dice ancora una volta che Dio ci considera adulti, che
affida alle nostre mani le decisioni, che non si sostituisce
alle nostre scelte.
E ora, per favore, smettetela di guardare questi due
idioti, così simili a noi.
Piccoli e meschini, come noi.
E guardate al Padre, per favore.
Io vedo un Padre che lascia andare il figlio anche se
sa che si farà del male (l’avreste lasciato andare? Non lo so).
Vedo un Padre che scruta l’orizzonte ogni giorno.
Vedo un Padre che non rinfaccia né chiede ragione dei soldi
spesi (“te l’avevo detto io!”), che non accusa, che
abbraccia, che smorza le scuse (e non le vuole), che
restituisce dignità, che fa festa.
Vedo un Padre ingiusto, esagerato, che ama un figlio che
gli augurava la morte (“dammi l’eredità!”) che vaneggiava
nel delirio (“mi spetta!”), un Padre che sa che questo figlio
ancora non è guarito dentro ma pazienta e fa già festa.
Vedo un Padre che esce a pregare lo stizzito fratello maggiore,
che tenta di giustificarsi, di spiegare le sue buone ragioni.
Ecco: vedo questo Padre che accetta la libertà dei figli, che pazienta,
che indica, che stimola.
Lo vedo e impallidisco.
Dunque: Dio è così? Fino a qui? Così tanto?
Sì, amici. Dio è questo e non altro.
Dio è così e non diversamente.
E il Dio in cui credo è finalmente questo?
Gesù sta per morire per affermare questa verità,
è disposto a farsi scannare pur di non rinnegare
questa inattesa rivelazione.
Dio è prodigo, anche a costo di gettare al vento le sue
fortune, non il figlio.
Perché di esagerato, di eccessivo, in questa storia,
c’è solo l’Amore e la Misericordia di Dio.
Ed io amici, ci credo, perché ci sono passato da questa storia.

Santa Domenica Fausto.

venerdì 2 settembre 2016

Messaggio da Medjugorje del 2 Settembre 2016

Messaggio della Madonna a Mirjana 
"Cari figli, per la volontà di mio Figlio e il mio materno amore,
a voi figli miei, in modo particolare a coloro che non hanno
conosciuto l’amore di mio Figlio, vengo a voi.
Voi che pensate a me, voi che mi invocate. 
Avete cuori puri e aperti?
Vedete i doni, i segni della mia presenza e del mio amore?
Figli miei, in questa vita terrena procedete seguendo il mio esempio. 
La mia vita è stata dolore, silenzio, un’immensa fede e fiducia
nel Padre Celeste. 
Nulla succede per caso, ne il dolore, ne la gioia, ne sofferenza, ne amore. 
Tutto questo sono le grazie che mio Figlio vi dà e che vi guidano
nella vita eterna. 
Mio Figlio chiede da voi l’amore e la preghiera in esso.
Amare e pregare in esso significa: io, come madre, ve lo insegnerò.
Pregate nel silenzio della vostra anima e non solo recitate con le labbra.
Questo è il più piccolo bel gesto che potete compiere in nome di mio Figlio.
Questo, e la pazienza, la misericordia, l’accettazione del dolore
e del sacrificio, compiuto per gli altri. 
Figli miei, mio Figlio vi guarda. 
Pregate per poter anche voi vedere il suo viso, affinchè possa rivelarsi a voi.
Figli miei, a tutti rivelo l’unica vera verità.
Pregate per poterla comprendere e per poter diffondere l’amore e la
speranza, per poter essere apostoli del mio amore. 
In modo particolare il mio cuore materno ama i pastori.
Pregate per le loro mani benedette. Vi ringrazio".

giovedì 25 agosto 2016

Messaggio del 25 Agosto da Medjugorje

Messaggio del 25 Agosto 2016 della Madonna a Marija.
"Cari figli!
Oggi desidero condividere con voi la gioia celeste.
Voi, figlioli, aprite la porta del cuore affinché nel
vostro cuore possa crescere la speranza, la pace
e l’amore che solo Dio dà.
Figlioli, siete troppo attaccati alla terra e alle cose
terrene, perciò Satana vi agita come il vento lo fa
con le onde del mare.
Perciò la catena della vostra vita sia la preghiera
col cuore e l’adorazione a mio Figlio Gesù.
A Lui offrite il vostro futuro per essere in Lui gioia
ed esempio per gli altri con le vostre vite.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

martedì 2 agosto 2016

Messaggio da Medjugorje del 2 Agosto 2016

La Madonna ha dato a Mirjana questo messaggio.
Cari figli, sono venuta a voi, in mezzo a voi, affinché mi diate
le vostre preoccupazioni, affinché le porti a mio Figlio ed
interceda presso di Lui per il vostro bene.
So che ognuno di voi ha le sue preoccupazioni, le sue prove,
perciò vi invito maternamente, venite alla mensa di mio Figlio.
Lui, per voi, spezza il pane, dona se stesso, vi dà la speranza.
A voi chiede più fede, più speranza e più solarità.
Cerca la vostra lotta interiore contro l’egoismo, contro il giudizio
e le debolezze umane.
Perciò io, come madre, vi dico pregate, perché la preghiera
vi dà la forza per la lotta interiore.
Mio figlio, da piccolo, spesso diceva che molti mi avrebbero
amata e chiamata madre.
Io, qui in mezzo a voi, sento l’amore. Vi ringrazio.
Per mezzo di questo amore, prego mio Figlio, affinché nessuno
di voi, figli miei, torni a casa così come è venuto, affinché
portiate sempre più speranza, misericordia e amore,
affinché siate apostoli dell’amore, coloro che con la loro vita
testimonieranno che il Padre Celeste è la fonte della vita
e non della morte.
Cari figli, nuovamente e maternamente vi prego, pregate per
i prescelti di mio Figlio, per le loro mani benedette, per i vostri
pastori, affinché possano predicare la parola di mio Figlio
con sempre più amore e così convertire. Vi ringrazio.


martedì 26 luglio 2016

Il Messaggio della Madonna a Marija

Messaggio da Medjugorje del 25 Luglio 2016  
"Cari figli!
Vi guardo e vi vedo persi, e non avete ne la preghiera ne
la gioia nel cuore.
Ritornate, figlioli, alla preghiera e mettete Dio al primo
posto e non l'uomo.
Non perdete la speranza che vi porto.
Figlioli, questo tempo sia per voi ogni giorno cercare Dio
sempre più nel silenzio del vostro cuore e pregate, pregate,
pregate fino a che la preghiera diventi gioia per voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata. "

Riflettiamo sull'Islam

RIFLESSIONI SULL'ATTENTATO E SULL'ATTENTATORE
DI NIZZA CHE HA FATTO STRAGE DI INFEDELI
(SECONDO IL CORANO).
La guerra di religione continua, ma noi non abbiamo ancora
capito che una fortezza assediata si difende soltanto
sollevando il ponte levatoio, non abbassandolo.
Si sta discutendo sulla strana tipologia dell'attentatore.
Alcuni affermano che si tratta di un terrorista sui generis per
il fatto che non si tratterebbe di un islamico vero e proprio
e che non avrebbe mai praticato convintamente l'Islam.
C'è chi dice che fosse dedito all'alcool, che non frequentasse
mai la moschea, ecc...
Può darsi, nel senso che al momento mi sembra non si possa
ancora esser sicuri di nulla.
Ciò che però sfugge è che una simile disamina è relativa.
Potrebbe essere importante se ci si riferisse ad altri contesti
religiosi, ma per quanto riguarda l'Islam è relativa.
E vediamo perché.
L'Islam non si configura come una religione incentrata sul
concetto di vita interiore.
Il che vuol dire che l'Islam, pur permettendo un ascesi, non
ritiene questa come decisiva.
Paradossalmente la pratica religiosa, pur esprimendosi all'interno
di un patrimonio formale e rituale, fa appello anche ad una crescita
interiore, se non altro a livello di coerenza tra convinzioni
religiose e stile di vita.
L'Islam ritiene sì fondamentale la pratica religiosa, ma non
come pratica determinante.
Ciò che conta è fare una scelta, una scelta per Allah e per il
suo maggiore profeta che è Maometto.
Di per sé questo basta.
In un certo senso non c'è religione più semplice (e anche semplicistica)
dell'Islam, almeno nella sua versione sunnita.
Ora, fa specie che l'attentatore di Nizza fosse un violento con
i suoi parenti, un ubriacone, si stava separando, ecc...
Ciò è del tutto irrilevante ai fini dell'atto definitivo, in questo
caso dell'atto del cosiddetto "martirio": immolarsi per la Jihad
uccidendo se stesso per uccidere quanti più "crociati" possibile.
Anzi, proprio perché finora si è vissuti in un certo modo,
cioè in maniera difforme alla legge islamica, una scelta definitiva
per Allah e la Jihad può cancellare tutto e far sì che si diventi
addirittura più "santi" di coloro che invece, pur professando
coerentemente la fede, non riescono a decidersi per atti del genere.
Queste considerazioni ci fanno capire quanto fuorvianti siano
due approcci: quello di valutare questi atti sganciandoli dal
contesto religioso e quindi dalla conoscenza dell'Islam, e quello
di (approccio ancora più ingenuo) considerare l'Islam come
una religione tutto sommato simile al Cristianesimo.
Questo, per quanto riguarda l'attentatore.
Ma per quanto riguarda l'attentato c'è da dire dell'altro.
Solitamente si dice: "nessun Dio può volere e comandare
simili gesti".
Espressione che è vera e falsa nello stesso tempo.
Vera, se ci riferiamo all'unico Vero Dio; falsa se ci riferiamo
alla credenza in un Dio che Vero non è.
Il Cristianesimo e l'Islam sul rapporto Dio-Bontà non
dicono affatto la stessa cosa.
Mentre il Cristianesimo afferma che "Dio è buono", l'Islam
dice che "Dio decide di essere buono"... e la differenza non
è di poco conto.
Dire che "Dio è buono" significa affermare che Dio e Bene
s'identificano e che il Bene è nella natura di Dio e quindi che
Dio stesso non può essere anche Male, ma che quest'ultimo
è una conseguenza dell'esercizio sbagliato della libertà da
parte della creatura intelligente.
Dire, invece, che "Dio decide di essere buono", vuol dire che
la Bontà non è un attributo costitutivo della natura di Dio,
bensì che Dio precede la Bontà stessa; pertanto se Dio avesse
deciso il contrario, cioè che il Bene fosse stato Male e il Male
fosse stato Bene, ciò che adesso riteniamo Bene sarebbe stato
Male e ciò che adesso riteniamo Male sarebbe stato Bene.
Da qui la grande questione del rapporto tra Islam e violenza.
Una questione che attiene non solo al Corano e alcuni suoi
passaggi (problema già di per sé fondamentale e che non può
essere trascurato), ma anche al modo di concepire Dio.
Che è poi il modo che costituisce il fondamento di qualsivoglia religione.
Ha ragione Papa Francesco quando, da oltre un anno, afferma
che è già in corso la "terza guerra mondiale", combattuta "a pezzetti",
ma bisogna aggiungere, che si tratta di una guerra di religione,
perché religiosi sono i moventi di chi l'ha dichiarata, e rituali sono
perfino gli omicidi che in suo nome vengono perpetrati.
Francesco ha definito il massacro di Nizza un atto di "violenza cieca",
ma la furia omicida che ha spinto il conducente del Tir a seminare
la morte sul Lungomare di Nizza, non è un atto irrazionale di follia:
nasce da una religione che incita all'odio e istiga alla violenza.
Gli stessi moventi religiosi hanno provocato i massacri del
Bataclan di Parigi, degli aeroporti di Bruxelles e di Istanbul
e del ristorante di Dacca.
Tutti questi gesti, per quanto barbari, non sono "ciechi",
ma fanno parte di un piano lucidamente esposto dall'Isis
nei suoi documenti.
Il portavoce dell'Isis Abu al-Adnani, con un audio diffuso
a fine maggio su Twitter ha invitato ad uccidere in Europa
in nome di Allah con queste parole: "Spaccagli la testa con
una pietra, macellalo con un coltello, investilo con l'auto,
gettalo da un luogo elevato, soffocalo o avvelenalo".
Non diversamente si esprime il Corano nei confronti
degli infedeli.
Continuare a ignorarlo è segno, questo sì, di cieca follia.
Ci si illude che la guerra in corso non sia quella dichiarata
dall'Islam all'Occidente, ma una guerra che si combatte
all'interno del mondo musulmano e che l'unico modo per
salvarsi sia di aiutare l'Islam moderato a sconfiggere l'Islam
fondamentalista.
Ma l'Islam moderato è una contraddizione perché nella
misura in cui i musulmani si secolarizzano e si integrano
nella società occidentale, cessano di essere musulmani,
o diventano dei musulmani non osservanti,
dei cattivi musulmani.
Un vero musulmano può rinunciare, per motivi di opportunità,
alla violenza, ma la considera sempre legittima nei confronti
dell'infedele, perché così insegna Maometto.
La guerra in corso è una guerra contro l'Occidente, ma è anche
una guerra contro il Cristianesimo, perché l'Islam vuole sostituire
la religione di Maometto a quella di Cristo.
Per questo l'obiettivo finale della conquista non è Parigi
o New York, ma la città di Roma, centro dell'unica religione che,
fin dalla sua nascita, l'Islam vuole annientare.
La guerra a Roma risale alla nascita stessa dell'Islam, nell'VIII secolo.
Hanno come obiettivo Roma gli arabi che nell'830 e nel 846
occupano, saccheggiano e poi sono costretti ad abbandonare,
la Città Eterna.
Hanno di mira Roma i musulmani che decapitano gli 800 cristiani
di Otranto nel 1480 e quelli che sgozzano i nostri connazionali
a Dacca nel 2016.
Si tratta di una guerra religiosa che l'Isis ha dichiarato contro
l'irreligione dell'Occidente, e contro la sua religione, che è
il Cristianesimo.
Ma nella misura in cui il Cristianesimo si secolarizza spiana
la strada al suo avversario, che può essere vinto solo da una
società dall'identità religiosa e culturale forte.
Come osserva lo storico inglese Christopher Dawson, è l'impulso
religioso che fornisce la forza di coesione a una società e a una cultura.
"Le grandi civiltà non esprimono dal loro seno le grandi religioni
come una specie di sottoprodotto culturale; le grandi religioni sono
la base su cui poggiano le grandi civiltà.
Una società che ha perduto la sua religione è destinata presto
o tardi a perdere la sua cultura."
Questa guerra religiosa è ormai una guerra civile europea,
perché si combatte all'interno delle nazioni e delle città di un
continente invaso da milioni di migranti.
Si sente ripetere che di fronte all'invasione dobbiamo costruire
ponti anziché erigere muri, ma una fortezza assediata si difende
soltanto sollevando il ponte levatoio e non abbassandolo.
Qualcuno comincia a capirlo.
Il governo francese ha previsto l'esplosione di una guerra civile
destinata a svolgersi soprattutto all'interno dei grandi centri
urbani, dove la multiculturalità ha imposto l'impossibile convivenza
di gruppi etnici e religiosi diversi.
Il 1 giugno 2016 un comunicato dello Stato maggiore ha
ufficialmente ha annunciato la creazione di una forza convenzionale
dell'esercito: «il Comando di Terra per il territorio nazionale" (COM TN)»,
destinata a combattere la jihad sul territorio francese.
Il nuovo modello strategico, battezzato "Au contact", comprende
due divisioni, sotto un comando unico, per un totale di circa 77.000
uomini destinati a fronteggiare la minaccia di una insurrezione islamica.
Contro questa minaccia occorrono le armi materiali, che si usano
in ogni conflitto per annientare il nemico, ma servono soprattutto
le armi culturali e morali, che consistono nella consapevolezza di
essere gli eredi di una grande Civiltà che proprio combattendo contro
l'Islam ha definito nel corso dei secoli la sua identità.
Chiediamo rispettosamente e urgentemente a Papa Francesco,
Vicario di Cristo, di essere la voce della nostra storia e della nostra

tradizione cristiana, di fronte al pericolo che ci minaccia.

giovedì 7 luglio 2016

In Pellegrinaggio da S. Pio a S. Giovanni Rotondo il 30 Agosto 2016

L’Agenzia EssenzialmenteViaggiatori di Verona Organizza in collaborazione 
con Fausto e Bertilla Bronzati del gruppo NoifiglidimadreSperanza Verona un
pellegrinaggio a LANCIANO–S. GIOVANNI ROTONDO–MONTE S’ANGELO-LORETO dal 30 agosto al 2 settembre 2016
1° giorno:  Verona- Lanciano - S. Giovanni Rotondo
Partenza da Verona e arrivo a Lanciano. Pranzo in ristorante.
Nel pomeriggio visita alla chiesa di San Francesco o santuario del Miracolo Eucaristico,
annessa all'omonimo convento dei frati Minori Conventuali.
Al suo interno, essa contiene le famose reliquie del
Miracolo eucaristico di Lanciano.
Terminata la visita alla chiesa partenza per S. Giovanni Rotondo. Cena e pernottamento.
2° giorno:  Monte Sant’angelo
Colazione. In mattinata partenza per Monte Sant’angelo.
Visita del centro storico e del Santuario di San Michele.
Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio rientro a S. Giovanni Rotondo e visita della città.
Tra i luoghi d’interesse principali troviamo: Chiesa di San pio, Convento Santa Maria
delle Grazie, Via Crucis Monumentale, Cripta di Padre Pio, Casa Sollievo della Sofferenza.
Cena e pernottamento in hotel.
3° giorno: S. Giovanni Rotondo
Prosecuzione della visita di San Giovanni Rotondo. Pranzo in ristorante.
Nel pomeriggio visita al centro di S. Marco in Lamis.
Fra gli edifici di maggiore interesse vi sono la Cattedrale, il Palazzo Badiale,
il Santuario di San Matteo e il Santuario della Madonna di Stignano.
Terminata la visita partenza per Loreto. Cena e pernottamento.
4° giorno:  Loreto- Verona
Colazione. Visita della Basilica di Loreto. All'interno della basilica, i cattolici
rendono culto di devozione verso i resti della Santa Casa di Nazareth,
dove visse Gesù.
A questo famoso santuario è collegata la devozione per Maria madre di Gesù
che ha l'iconografia cultuale e storica della Vergine Lauretana, patrona dell'aviazione.
È tra i più importanti e visitati santuari mariani del mondo cattolico; numerosi
personaggi e santi vi hanno fatto visita, tra questi santa Camilla Battista da Varano
santa Teresa di Lisieux, santa Gianna Beretta; tra i papi che hanno visitato
Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio rientro a Verona.
Quota di partecipazione € 370,00
(quota minimo 20 partecipanti) Supplemento singola € 90.00
La quota comprende
Pullman Gran turismo  per tutta la durata del viaggio, sistemazione in istituti
religiosi o pensioni  in camere doppie con servizi privati, pensione completa
dal pranzo del primo giorno al pranzo dell’ultimo giorno, visita dei luoghi di
San Giovanni Rotondo, Monte sant’Angelo e Loreto, accompagnatore,
assicurazione medica bagaglio.
La quota non comprende  tutto quanto non indicato nella quota comprende.
Cancellazioni e penali in caso di recesso: Dall’iscrizione a 30 giorni prima della partenza penale del 10%.
Da 29 a 15 giorni prima della partenza 30% Da 14 giorni a 7 giorni prima della partenza il 75% da 6 giorni
al giorno della partenza 100%
AGENZIA ORGANIZZATRICE: EssenzialmenteViaggiatori di Viaggi Pianeta Verde Srl – Via Locatelli,
13-37122Verona – tel. 0458030951 fax 0458011226 mail: info@essenzialmenteviaggi.com RCD (polizza
assicurativa) Unipol 1/72929/319/107323286 Licenza esercizio nr. 247 Rilasciata in data 14/07/14.
Programma comunicato alla provincia di Verona in data14 /06/2016. Il Programma è sottoposto a Condizioni
Generali previsti da Decreto Legislativo nr.206 del 06/09/05 di cui si prega la presa visione presso l’agenzia.
Comunicazione obbligatoria ai sensi dell’art. 16 della 1.269/98. La legge italiana punisce con la pena della
reclusione i reati inerenti alla prostituzione e alla pornografia minorile anche se gli stessi sono commessi all’estero.
Viaggi Pianeta Verde S.r.l.–Sede Legale Via Antonio Locatelli, 13-37122 Verona Sede Operativa:
Via Antonio Locatelli, 13–Tel 045/8030951 –  Fax 0458011226  Codice Fiscale
e Partita Iva 04249720238 IBAN IT95F0200811725000103149124