giovedì 8 dicembre 2016

La festa di Maria Immacolata Concezione

Il Vangelo del 8 Dicembre 2012 Immacolata Concezione.
Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38) anno C.
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una
città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa
sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse
un tale saluto.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà
il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe
e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà
la sua ombra la potenza dell'Altissimo.
Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito
un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile:
nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore,
avvenga di me quello che hai detto».
E l'angelo partì da lei.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo dell’Immacolata.
Per preparare sul serio il nostro cammino di Natale, per fare in modo che
Dio nasca ancora nei nostri cuori, per sopravvivere al natale tarocco,
la liturgia ci presenta alcune figure importanti nel nostro cammino di
Avvento; il Battista, Giuseppe e, oggi, Maria di Nazareth.
Maria emerge dai racconti di Luca e degli altri evangelisti come
una ragazza di grande equilibrio, con un’esperienza di vita che
assomiglia alla nostra.
Adolescente cresciuta in un piccolo paese di una nazione occupata,
Maria orienta il suo percorso all’interiorità, alla spiritualità, come
molte donne in Israele, in attesa spasmodica della venuta del Messia.
Dicevamo, domenica scorsa, della necessità di svegliarci, dal grosso
rischio che corriamo di vivere un pò “addormentati”, fuori dalla
vera vita; tutti indaffarati a trovare degli spazi per riposarci e travolti
dalla vita, dimentichiamo l’essenziale.
Anche Maria, giovane credente, si ritrova nel tran tran familiare;
lavoro (che per l’epoca era casalingo), amicizie, tempo libero…!
Ed è in questo contesto che avviene l’inaudito; a Maria viene
chiesto di diventare la porta d’ingresso di Dio nel mondo.
È accaduto, amici, anche se rischiamo di leggere il racconto di Luca
come se si trattasse di una bella favoletta edificante.
Davvero Dio ha deciso di venire a raccontarsi, a dirsi, a manifestarsi,
e ha avuto bisogno di un corpo e di una madre.
Sul serio un angelo è apparso a una ragazza quattordicenne di
Nazareth e le ha chiesto la disponibilità a ospitare nel suo acerbo
seno l’Assoluto di Dio.
Facile, no? 
E se fosse successo a noi, se Dio ci avesse detto: “Senti, ho bisogno
di una mano per salvare il mondo”, cosa avremmo risposto?
Non so voi; io avrei chiesto tempo, mi sarei consultato con il mio
confessore, avrei anche fatto una visita dal medico (e se si trattasse
di un’allucinazione?), o non ne avrei parlato con nessuno, per non
essere scambiato per un pazzo furioso…!
Anche Maria tentenna, fatica; come è possibile tutto questo?
Guardiamo, amici, quest’adolescente che discute con gli angeli,
che s’informa, che chiede spiegazioni.
Guardiamo la sua fermezza, la sua grandezza interiore, la sua maturità.
Maria chiede, vuole sapere di più.
Sa che la sua vita, nel caso accettasse, cambierebbe definitivamente.
L’immagine è di un grandissimo silenzio, calato dopo l’invito dell’angelo.
Un silenzio pesante in cui tutto il creato, tutta la storia, l’intera umanità
del passato e quella del futuro guarda col fiato sospeso la piccola Maria.
E se Maria avesse detto: “Fammi riflettere”, “Ne riparliamo”,
“Ripassa domani?”.
Non saremmo qui a parlare del Maestro, saremmo ancora in attesa
di un Salvatore.
Maria accetta, Maria crede, Maria accoglie la follia di Dio.
(Ci voleva la follia gioiosa di un’adolescente per contenere la follia di Dio).
Si resta increduli, stupiti dalla complicità della risposta: “Eccomi”.
Quante conseguenze avrà questa disponibilità!
Che razza di radicale cambiamento porterà questo “sì” a Maria!
Accettare il disegno di Dio le porterà problemi con la sua situazione
familiare, con un fidanzato che vedrà Dio come concorrente in amore,
problemi a causa di questo bambino che dovrà essere continuamente
guardato come un Mistero, problemi col Rabbì tutto preso nell’annuncio
che si dimenticherà della propria famiglia per aprirsi a una famiglia più
ampia, sofferenza nel vedere un figlio innocente condannato a morte.
Non importa; Maria si fida, crede nel Dio dell’impossibile.
E noi siamo salvi.
Maria ci insegna a credere nel Dio dell’impossibile, a gettare il cuore
oltre l’ostacolo, a prestare la nostra vita, anche se la pensiamo piccola
e inutile, all’ingegno di Dio.
Dio è così; non fa da solo, allaccia relazione con noi uomini,
vuole condividere sogni e progetti.
Dio verrà, diventerà volto, sguardo, sorriso, sarà incontrabile e donato.
E chiede a Maria ospitalità; Maria che diventerà, come la venera il popolo
cristiano: “Regina dei cieli”, porta d’ingresso di Dio nel mondo.
Anche noi possiamo diventare questa porta, anche noi possiamo farci
attraversare dalla grazia immensa del Dio che viene; ad aiutare Dio
a salvare il mondo.
Diamo anche noi, come ha fatto Maria, ospitalità nel nostro cuore a Dio,
perché si realizzi la salvezza del mondo.

Santa festa dell’Immacolata a tutti da Fausto.    

domenica 27 novembre 2016

Il Messaggio del 25 Novembre 2016 da Medjugorje

Messaggio della Madonna a Marija del 25 novembre 2016.
"Cari figli! Anche oggi vi invito a ritornare alla preghiera.
In questo tempo di grazia, Dio mi ha permesso di guidarvi verso
la santità e verso una vita semplice, affinché nelle piccole cose
possiate scoprire Dio Creatore, innamorarvi di Lui e affinché la
vostra vita sia un ringraziamento all’Altissimo per tutto quello
che Lui vi dona.
Figlioli, la vostra vita sia un dono per gli altri nell’amore e Dio
vi benedirà.
E voi, testimoniate senza interesse, per amore verso Dio.
Io sono con voi e intercedo davanti a mio Figlio per tutti voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

martedì 22 novembre 2016

Capodanno a Medjugorje

MEDJUGORIE

dal 30 dicembre al 3 gennaio 2017


PROGRAMMA:
1° giorno – venerdì 30 dicembre 2016 - MEDJUGORIE
Ritrovo dei partecipanti nei luoghi e orari prestabiliti:
ORE 04.30 COLOGNA VENETA presso il parcheggio Iper Famila.
Possibili altri punti di carico.
Sistemazione in pullman GTe partenza in direzione Trieste, Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina con arrivo a Međugorje. Pranzo libero lungo il percorso.
Arrivo in serata e sistemazione in Hotel.
2° giorno / 4° giorno-da sabato 31 dicembre a lunedì 2 gennaio 2017-MEDJUGORIE
A Međugorje vivremo insieme dei momenti molto importanti come la partecipazione alla
S. Messa, l’Adorazione del Santissimo, la salita alla collina delle Apparizioni o Monte Podbrdo e al Monte Krizevac e varie testimonianze delle comunità.
5° giorno – 3 gennaio 2017 - MEDJUGORIE
Martedì 3 gennaio partenza per il viaggio di rientro. Pranzo in ristorante e arrivo previsto in serata.
 Il programma potrebbe subire eventuali variazioni qualora si rendessero necessarie per un miglior 
svolgimento del viaggio.
DOCUMENTI: è richiesta solo la CARTA D’ IDENTITA’ valida per l espatrio senza timbro 
di rinnovo,  della quale si è pregati fornire una copia al momento della prenotazione. 
Per i minori non accompagnati da un genitore è necessario il modulo di accompagno 
della questura.
 QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE: € 295.00
Supplemento camera singola (salvo disponibilità) € 60.00.
L'acconto previsto all'atto dell'iscrizione è pari a € 145.00
Il saldo è da versare entro il 18 dicembre 2016. In caso di rinuncia al viaggio per qualsiasi motivo
non imputabile all'organizzazione, verrà trattenuto l'acconto versato all'atto dell'iscrizione.
Il viaggio sarà effettuato solo se si raggiungerà il numero minimo di 25 partecipanti.
La quota comprende: viaggio in pullman Gran Turismo, sistemazione in comoda pensione,
trattamento di  pensione completa nei gg di permanenza a Medjugorje (escluso il pranzo
in andata), assicurazione medico - bagaglio.

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI: DANIA: 339/1329935  Fausto 349-1009626           



KIRIBATI VIAGGI DI FERRO PATRIZIA CON SEDE IN CORSO GUA’ N° 38  COLOGNA VENETA (VR) Tel 0442411829 – 0442419399 Fax 0442412672
P. IVA 02978980239 - AUTORIZZAZIONE N° 44/99 DEL 23/11/1999 E SUCCESSIVA INTEGRAZIONE DEL 07/12/2005 EMESSA DALL’ AMM.PROVINCIALE DI VERONA
POLIZZA ASSICURAZIONE EUROP ASSISTANCE N. 8461129
PROGRAMMA SOTTOPOSTO ALL’ OSSERVANZA DELLA L. N° 1084 NONCHE’ DAL C.D.C. DI CUI AL D. LGS 79/2011
COMUNICATO ALLA PROVINCIA IN DATA 03/10/2016
SI RACCOMANDA LA VISIONE COMPLETA DELLE CONDIZIONI GENERALI DI CONTRATTO PRESSO L’ AGENZIA KIRIBATI   

Comunicazione obbligatoria ai sensi dell’articolo 16 della legge * 3 Agosto 1998** 269. La legge italiana punisce con la pena della reclusione i reati inerenti alla prostituzione e alla pornografia minorile, anche se gli stessi sono commessi all’estero

mercoledì 2 novembre 2016

Messaggio da Medjugorje del 2 Novembre 2016

Messaggio della Madonna a Mirjana del 2 Novembre 2016.
“Figli miei, venire a voi e rivelarmi a voi è grande gioia
per il mio Cuore Materno.
Questo è dono del mio Figlio per voi e per gli altri che verranno.
Come Madre vi invito, amate mio Figlio al di sopra di tutto.
Per poter amarlo con tutto il cuore dovete conoscerLo.
Lo conoscerete con la preghiera.
Pregate con il cuore e con sentimento.
Pregare significa pensare al Suo Amore e al Suo Sacrificio.
Pregare significa amare, dare, soffrire ed offrire.
A voi figli miei invito ad essere apostoli della preghiera e dell’amore.
Figli miei, questo è tempo d’attesa.
In questa attesa vi invito all’amore, alla preghiera e alla fiducia.
Mentre mio Figlio guarderà nei vostri cuori, il Mio Cuore Materno
desidera che Lui in essi veda una incondizionata fiducia ed amore.
L’amore unito dei miei apostoli, vivrà, vincerà e scoprirà il male.
Figli miei, Io fui Calice dell’Uomo Dio, fui Strumento di Dio,
perciò a voi miei apostoli, vi invito ad essere Calice dell’amore
puro e sincero di Mio Figlio.
Vi invito ad essere strumento attraverso il quale tutti coloro che
non hanno conosciuto l’Amore di Dio, coloro che non hanno mai
amato, scopriranno, accetteranno e si salveranno.

Vi ringrazio figli miei.

lunedì 31 ottobre 2016

Il ritorno dal Santuario dell'Amore Misericordioso

31 Ottobre 2016.
Ieri sera amici, siamo ritornati dal pellegrinaggio al Santuario
dell'Amore Misericordioso a Collevalenza (PG).
Esperienza bellissima anche attraverso l'apprensione per la
forte scossa di terremoto che ci ha fatto capire quanto siamo
deboli ed indifesi.
Perciò non tutto viene per caso, tutto serve per la nostra crescita,
dispiace solo per le popolazioni colpite dal sisma, ma ieri in pulman
le abbiamo affidate al Signore attraverso una preghiera speciale che
Madre Speranza recitava durante le calamità.
Come dicevo, esperienza bellissima, tanti amici vecchi e nuovi ci
siamo trovare a pregare assieme ed a condividere l'esperienza
dell'amore che il Signore a traverso Madre Speranza riversava su
tutti i pellegrini che si portavano al Santuario, sabato pomeriggio
l'esperienza delle immersioni nell'acqua del Santuario, la conoscenza
dei luoghi vissuti dalla Madre, la Via Crucis sabato sera dopo cena,
un momento particolare nella tranquillità ed il silenzio del bosco dove
si trova il viale con la Via Crucis, Domenica mattina dopo la Santa Messa
il passaggio della posta santa della Misericordia.
E per finire abbiamo trovato una coppia di simpatici amici di Prato che
hanno voluto condividere il nostro cammino, li voglio ringraziare per
la loro amicizia, nella speranza di ritrovarci presto, magari proprio al
Santuario.
PS. per chi è abituato a venire a leggere il commento sul Vangelo
del giorno da una settimana non ho potuto metterlo per problemi
di connessione, lo ritrovate da oggi, un abbraccio a tutti Fausto.













 

venerdì 21 ottobre 2016

La Madonna da Medjugorje ci chiede di pregare con il Cuore

Facciamo che la nostra preghiera sia preghiera del Cuore.
Non è la prima volta che la Madonna ci esorta a pregare con il cuore.
La maggior parte dei messaggi contengono l'invito a pregare
e a farlo in modi diversi.
Maria ci ha invitato a pregare costantemente, a pregare
continuamente, ma ci ha anche esortato a farlo con il cuore.
Ma come si fa e cosa significa?
E una domanda di fondamentale importanza, sempre.
Credo che occorra sottolineare che pregare con il cuore
significa prende­re la decisione di pregare e prendere questa
decisione con amore.
Quindi l'amorevole decisione di pregare dovrebbe essere all'origine
della preghiera fatta col cuore.
Pensiamo, ad esempio, ad un bambino che deve andare in prima elementare.
Qual è la cosa più importante per quel bambino?
La cosa più importante è che il bambino desideri andare a scuola
e che lo faccia con amore.
Tutto il resto si impara col tempo.
La decisione di andare a scuola con amore non dovrebbe dipendere
da quello che il bambino conosce o non conosce, sa fare o non sa fare,
ma piuttosto dalla semplice decisione amorevole che è insita nel
suo dire "Ci vado".
Lo stesso vale per la preghiera con il cuore.
Se ci troviamo a Medjugorje e ci rendiamo conto d'un tratto di non
sape­re come pregare bene, oppure di essere distratti, o ancora
di non sapere affatto cosa voglia dire pregare con il cuore, ebbene
nessuna di queste condizioni costituisce un problema quando si
tratta di pregare con il cuore.
Perché se si prende la decisione, con amore, di pregare, allora si è
già cominciato a fare quello che ci chiede Maria.
E sempre un pericolo quando lasciamo che siano i nostri sentimenti
o desideri a guidare la nostra pre­ghiera, come quando diciamo di
avere voglia o di non avere voglia di farlo.
Una volta presa la decisione, dobbiamo restare fermi nel proposito,
senza badare al fatto che ci risulta facile o al contrario estremamente
difficile impegnarci nella preghiera in un determinato momento.
Poi, crescendo, otterremo infine la grazia di pregare con il cuore.
E alla fine, la preghiera con il cuore ci guiderà, indipendentemente
da quello che stiamo facendo, verso il contatto con Dio.
Forse, a volte, può essere utile recitare una preghiera anche se non
si tratta di una preghiera con il cuore.
Si sa che molte persone pregano solo perché è una cosa da fare,
perché andare a messa è un dovere, perché "si deve", perché è un
obbligo cristiano o perché è domenica.
Quelle persone arrivano a messa poco prima che inizi, sono i primi
ad andarsene quando finisce, sono felici quando è corta, quando
l'omelia non è troppo lunga e non badano al fatto che portano
qualcosa con sé per le loro vite: ebbene, quel tipo di messa è una
messa senza cuore, cioè una messa senza amore.
Si può dire anche "confessarsi con il cuore", perché quando vediamo
le cose in questo modo e le viviamo in questo modo, allo­ra lo
facciamo con amore.
Se pensiamo invece che la Confessione sia solo un peso opprimente
od uno strumento per farci provare vergogna per i nostri peccati,
i nostri problemi e le nostre debolezze, saremo sempre ten­tati di
non andarci.
Quando, invece, portiamo tutto questo al nostro sacerdote con amore,
allora ci stiamo confessando con il cuore.
Se lo facciamo senza il cuore, lo facciamo anche senza amore e, credo,
la nostra preghiera con il cuore deve essere anche una preghiera
con amore.
Infine, tutte le esperienze mistiche che ci figuriamo quando sentiamo
parlare di "preghiera con il cuore" arriveranno e a quel punto capiremo
anche quello che Maria vuole da noi. 

sabato 15 ottobre 2016

Il ritorno da Medjugorje.

Eccoci amici di ritorno da Medjugorje, oggi sento già la mancanza,
mi manca la bellissima compagnia che era con me, le preghiere che
abbiamo fatto assieme, le confidenze ricevute, le chiacchierate fatte
in serenità, mi manca la condivisione dei nostri problemi la quale
ti aiuta a portare il peso della sofferenza ed  anche la serenità.
Ieri sera non ho avuto il tempo di scrivere ma ero anche un po stanco,
pensavo di dormire questa notte, ed invece non ci sono riuscito,
troppo forte il pensiero di questi cinque giorni, nella mia mente sono
passate una per una tutte le persone che erano con me ed hanno
condiviso questa esperienza.
Ho pensato a quelle persone che mi hanno confidato i loro problemi,
le loro ansie, le preoccupazioni ed i loro dispiaceri, spero di essere
stato esauriente nelle mie esternazioni.
Ho pensato se avevo veramente pregato per tutti quegli amici che
mi avevano chiesto una preghiera, se magari mi ero dimenticato
di qualcuno, ho pensato al percorso che abbiamo fatto assieme in
queste 5 giornate, se è stato utile per tutti, se è servito magari a
rinfrescare la fede ed a riprendere nuovo vigore e nuova speranza
per la vita quotidiana.
Chiedo perdono agli amici pellegrini se ho sbagliato qualche cosa,
a volte è possibile, se l'ho fatto, l'ho fatto involontariamente, e ne
chiedo scusa, spero solo di essere stato esauriente con tutti  e di
essere stato una guida umile e discreta nei vostri confronti.
Vi ringrazio ancora una volta per la vostra disponibilità e in particolar
modo per la vostra amicizia, rimarrete sempre nel mio cuore e nelle
mie preghiere.
Un grande abbraccio a tutti voi da Fausto.
PS. a tutte quelle persone che mi hanno chiesto preghiere, stiano
tranquille, non ci siamo dimenticati di nessuno; abbiamo pregato
in pulman, in chiesa anche durante le due adorazioni a cui abbiamo
partecipato, nell'incontro con P. Petar, il frate che dovrà svelare i segreti
quando sarà il momento, abbiamo pregato sulla collina delle apparizioni,
ed abbiamo pregato anche sulla collina della Croce lungo la via Crucis,
vi ho deposto ai piedi di quella Croce affidandovi attraverso l'intercessione
della Madonna, al Signore perchè possa essere ancora di più vicino a voi e
nelle vostre difficoltà.
   

lunedì 3 ottobre 2016

Il Vangelo del buon Samaritano

Dal Vangelo secondo Luca (10, 25-37) anno pari.
In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere alla
prova Gesù: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?».
Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?».
Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua
mente e il prossimo tuo come te stesso».
E Gesù: «Hai risposto bene; fà questo e vivrai».
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è
il mio prossimo?».
Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico
e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi
se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada
e quando lo vide passò oltre dall'altra parte.
Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto
lo vide e n'ebbe compassione.
Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi,
caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si
prese cura di lui.
Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore,
dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo
rifonderò al mio ritorno.
Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è
incappato nei briganti?».
Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui».
Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso».
Parola del Signore.
Conosco diversi modi, tutti validi, per avvicinarsi alla fede.
Uno, in particolare, è un modo ancora molto diffuso,
il modo–cioè–di chi si avvicina alla fede da fuori, di colui
che sa, conosce, condivide, teorizza.
Persone di buon animo, educate alla fede e ancorate alle proprie
convinzioni che con fedeltà cercano di restare fedeli a quanto
è stato loro insegnato senza porsi troppi problemi, attenti,
in particolare, a non fare nulla che vada contro le regole di
vita della propria fede.
Proprio come il simpatico e imbarazzato dottore della legge
di oggi, che gioca a fare il teologo con Dio.
La sua domanda, all’apparenza ingenua e inutile, nasconde,
in realtà, una grossa problematica: i primi dieci comandamenti
di Mosè, al tempo di Gesù erano diventanti oltre seicento,
costringendo il devoto israelita ad un inusitato sforzo di memoria.
La domanda è abbastanza intrigante: cosa vale di più, cosa
è più importante?
Domanda che, francamente, spesso mi viene posta: non tutto
nella fede ha uguale importanza, esiste una gerarchia delle verità,
non bisogna confondere, nella fede, le cose penultime e
conseguenti dalle cose ultime ed essenziali.
La risposta di Gesù si allinea sulle posizioni di alcuni Rabbì della
sua epoca: la fede vissuta come gesto d’amore, come trasporto
passionale verso Dio, verso se stessi e verso il prossimo.
Fine della lezione, il dottore della legge ha fatto sfoggio della sua
cultura, ha dimostrato di conoscere la Torah, amen.
E’ per uscire dall’imbarazzo che l’ignaro fedele si infila in
un vespaio: chi devo amare?
Da per scontato di amare Dio, e forse è vero.
Non si pone neppure il problema di volersi bene, del suo concetto
di autostima, macche, va diritto al cuore: chi devo amare?
Le risposte del tempo non brillavano certo per originalità:
ama i tuoi simili, disprezza i tuoi nemici.
Oggi le cose si complicano, con tutte le immense sfumature
della parola “amore”.
Dobbiamo “amare” come si “fa” l’amore, come si “ama” una
persona o che altro?
Gesù, al solito, risponde alla sua e alla nostra domanda.
La storia del buon samaritano l’abbiamo imparata a memoria
dal tempo del catechismo.
Eppure, a leggerla, si resta ancora inquieti: la strada che, attraverso
il deserto di Giuda, scende fino a Gerico, i briganti, i passanti che
tirano diritto.
Un’usuale resoconto di cronaca relegato nelle pagine interne di un
quotidiano di provincia: chissà dove andremo a finire con questa
violenza; sì mi sarei volentieri fermato ma poi le conseguenze legali;
quel tale sanguinava, ma temevo fosse un regolamento di conti tra
bande rivali, appena arrivato a Gerico ho telefonato ai carabinieri.
Tutto scontato, ovvio, prevedibile.
“Invece, un samaritano”, dice Luca.
Invece: non è ovvio che un samaritano soccorra un ebreo, né che
rinunci al suo viaggio per cercare un caravanserraglio, né che si offra
di pagare il soggiorno del povero malcapitato, né che non abbia
chiamato i giornali per segnalare, modestamente, il gesto di solidarietà.
“Invece” è una scelta, un andare controcorrente, un seguire il cuore
e non l’istinto, un mettersi in gioco, sporcarsi le mani e la tunica
del sangue dello straniero, pensando, semplicemente, che avrei
potuto esserci io al suo posto.
Fine della storia, fine della lezione.
Gesù conclude: chi ha amato?
Chi si è messo in gioco, come ha amato?
Dice al dottore, e a noi: quanto sei disposto a metterti in gioco?
A chi ti sai fare prossimo?
L’amore diventa concreta scelta che supera l’emozione, che supera
il pregiudizio, un occuparsi, un farsi carico, un mettersi da parte.
Ecco, amici, fine della predica.
E non venite a dirmi che vi sentite in colpa perché non fate
volontariato, né che la prossima volta allungherete un euro allo
straniero al semaforo, né che vorreste tanto ma non potete.
Gesù non sta dicendo questo.
Gesù vuole soltanto che ci crediamo capaci di ascoltare, che
sappiamo guardare con tenerezza lo straniero, capendo le sue
ragioni senza cedere ai suoi ricatti emotivi, che ci sbattiamo
nel trovare soluzioni, che–infine–la smettiamo di usare come
foglia di fico il comandamento, per amare con concretezza tutti,
a partire da me stesso.
Perché noi per primi, cercatori di Dio, siamo stati bastonati
dalla vita e Gesù, buon Samaritano, versa sulle nostre ferite l’olio
della consolazione e il vino della speranza e ci porta, caricati

sull’asino che è la comunità, alla locanda della vita vera. 

Messaggio da Medjugorje del 2 Ottobre 2016

Il Messaggio della Madonna a Mirjana del 2 Ottobre 2016.
"Cari figli, lo Spirito Santo, per mezzo del Padre Celeste,
mi ha reso Madre: Madre di Gesù e, per ciò stesso,
anche vostra Madre.
Perciò vengo per ascoltarvi, per spalancare a voi le mie
braccia materne, per darvi il mio Cuore e invitarvi a
restare con me, poiché dall’alto della croce mio Figlio
vi ha affidato a me.
Purtroppo molti miei figli non hanno conosciuto l’amore
di mio Figlio, molti non vogliono conoscere Lui. 
Oh figli miei, quanto male fanno coloro che devono vedere
o comprendere per credere! 
Perciò voi, figli miei, apostoli miei, nel silenzio del vostro
cuore ascoltate la voce di mio Figlio, affinché il vostro
cuore sia Sua dimora e non sia tenebroso e triste,
ma illuminato dalla luce di mio Figlio. 
Cercate la speranza con fede, poiché la fede è la vita dell’anima.
Vi invito di nuovo: pregate!
Pregate per vivere la fede in umiltà, nella pace dello
spirito e rischiarati dalla luce. 
Figli miei, non cercate di capire tutto subito, perché anch’io
non ho compreso subito tutto, ma ho amato e creduto
nelle parole divine che mio Figlio diceva, lui che è stato
la prima luce e l’inizio della Redenzione.
Apostoli del mio amore, voi che pregate, vi sacrificate,
amate e non giudicate: voi andate e diffondete la verità,
le parole di mio Figlio, il Vangelo.
Voi, infatti, siete un vangelo vivente, voi siete raggi della
luce di mio Figlio.
Mio Figlio ed io saremo accanto a voi, vi incoraggeremo
e vi metteremo alla prova.
Figli miei, chiedete sempre e soltanto la benedizione di
coloro le cui mani mio Figlio ha benedetto, ossia dei

vostri Pastori. Vi ringrazio!".