sabato 23 dicembre 2017

Felice Natale amici a tutti voi.

A
chi
ama
dormire
ma si sveglia
sempre di buon
umore, a chi saluta
ancora con un bacio, a
chi lavora molto e si diverte di
più, a chi va in fretta in auto ma
non suona ai semafori, a chi arriva
in ritardo ma non cerca scuse, a chi spegne
la televisione per fare due chiacchere, a chi è
felice il doppio quando fa a metà, a chi si alza presto
per aiutare un amico, a chi vede nero solo quando è buio.
A chi non aspetta Natale
per essere migliore.


BUON NATALE.

venerdì 8 dicembre 2017

Maria l'Immacolata Concezione.

Vigilare; l`esempio di Maria di Nazareth.
Oggi è una buona occasione per riflettere sull'esempio di Maria,
prima tra i credenti.
Ci sono dei personaggi chiave all'interno del nostro cammino di fede e-tra
questi-Maria è il modello di ogni cristiano.
Ma mi rendo conto che Maria può diventare quasi un ostacolo per chi si sta
avvicinando alla fede; la devozione popolare ha talmente arricchito l'immagine
della Madre, da renderla distante, eccessiva; cos'ha a che vedere con le mie
fragilità, i miei problemi questa donna fuori dall'ordinario?
Bisogna, allora, trovare il coraggio di tornare al Vangelo, di ripercorrere
l'esperienza di Maria così come ci viene proposta dai Vangeli, andare all'origine
e alla causa dell'amore nei confronti di questa acerba adolescente di Nazareth.
Maria emerge dai racconti di Luca e degli altri evangelisti come una ragazza
di grande equilibrio, con un'esperienza di vita che assomiglia alla nostra.
Dicevamo, domenica scorsa, della necessità di svegliarci, del grosso rischio
che corriamo di vivere un pò “addormentati”, fuori dalla vera vita; tutti
indaffarati a trovare degli spazi per riposarci, dimenticando l'essenziale.
Anche Maria, giovane credente, si ritrova nel tran-tran famigliare; lavoro
(che per l'epoca era casalingo), amicizie, tempo libero.
Ed è in questo contesto che avviene l'inaudito; a Maria viene chiesto di
diventare la porta d'ingresso di Dio nel mondo.
Facile, no?
E se fosse successo a noi, se Dio ci avesse detto: “Senti, ho bisogno di una
mano per salvare il mondo”, cosa avremmo risposto?
Maria tentenna, fatica; come è possibile tutto questo?
Ma l'angelo le ricorda che non bisogna mettere ostacoli a Dio; lui sa
quello che fa!
E Maria crede.
Si resta increduli, stupiti dalla semplicità di questa risposta: “Eccomi”.
Quante conseguenze avrà questa disponibilità!
Che razza di radicale cambiamento porterà questo “sì” a Maria!
Problemi con la sua situazione famigliare, con un fidanzato che si vede Dio
come concorrente in amore.
Problemi con questo bambino che dovrà essere continuamente guardato
come un Mistero.
Problemi con questo Rabbì tutto preso nell'annuncio che si dimenticherà
della propria famiglia per aprirsi ad una famiglia più ampia.
Sofferenza nel vedere un figlio innocente condannato a morte.
Maria si fida, crede nel Dio dell'impossibile.
Sua cugina Elisabetta, da lì a qualche settimana, le dirà: “Ma come hai fatto,
Maria, a credere a una cosa del genere?”.
Sì; se leggiamo il Vangelo senza pregiudizi, con cuore puro, restiamo allibiti;
come hai fatto, Maria, a credere?
Sì, capiamo perché la Chiesa ha sempre additato la madre come la prima tra
i credenti, la prima cristiana, la discepola per definizione, capiamo perché
questa piccola adolescente, di cui sappiamo poco, è diventata il gigante della
fede: per la sua audacia, la sua savia incoscienza,
Maria ha dato al mondo il Salvatore.
Ecco un modo concreto di svegliarsi; fidarsi di Dio, metterci a sua disposizione,
accogliere il suo progetto (anche se folle).
Siamo disposti a fidarci di Dio?
Oppure, ancora una volta, detteremo a Dio le nostre condizioni, gli
spiegheremo cosa deve fare per esistere?
Siamo seri! Siamo realisti!
Maria è la donna concreta, che sa quanto Dio può abitare una vita.
Perciò, dobbiamo essere realisti.
Chiediamo l'impossibile.
La dimensione del profondo dentro di noi è l'unica che può colmare il nostro
cuore; dare spazio a Dio, è l'unica cosa che veramente ci può far acquistare
uno sguardo di realismo sulle cose.
Due, quindi, sono gli atteggiamenti che la festa di oggi ci suggerisce: il primo
è quello di acquistare consapevolezza del fatto che il Signore si manifesta
nella quotidianità, non nelle occasioni strepitose, particolari, eccezionali.
Dio si manifesta nel vivere settimanale, nelle vicende piccole e grandi di
tutti i giorni.
E il secondo aspetto è quello della fede, della risposta che possiamo dare
a questa chiamata.
Pensateci un pò; e se Maria avesse detto: “Ho preso troppo sole, vedo gli angeli”.
O se si fosse confrontata con un amico che gli avesse suggerito una buona
visita neurologica?
O se, più semplicemente avesse detto: “Forse, Signore, ti sei sbagliato; non
ho tempo, non sono capace, non me la sento?”.
Non sono queste le nostre reazioni?
I muri che innalziamo davanti alla proposta di grazia del Signore?
È Lui che prende l'iniziativa, Lui che vuole salvarci, Lui che ci viene incontro,
Lui che fa grazia.
Non chiudiamo il nostro cuore!
Che Maria, prima tra i discepoli, ci insegni ancora una volta a fidarci
del Dio dell'impossibile.
Santa festa dell’Immacolata a tutti voi Fausto


mercoledì 6 dicembre 2017

14 26 Febbraio 1928. 
Questa notte il Buon Gesù mi ha ripetuto nuovamente che devo
distaccarmi totalmente dalle creature per unirmi completamente a Lui.                                       
Padre, non so dov'è questo attaccamento per tagliarlo completamente.
La prego, mi aiuti a farlo.                                                                                               
Mi ha anche detto desidera raddoppi l’impegno per progredire nella santità; però
facendo attenzione, perché tale desiderio non sia precipitoso né febbrile e, 
meno ancora, presuntuoso.                                                                                                      
Egli infatti dice che gli sforzi violenti non sono duraturi; che i presuntuosi sempre
si scoraggiano ai primi insuccessi, che nel corso della mia vita e nel lavoro che
sono chiamata a svolgere mi troverò con l’impressione di riportare grandi insuccessi
(talvolta anche reali).                                                                      
Cosa vorrà Gesù, Padre mio?
Che lavoro mi attende?
Ho paura, molta paura, non del Buon Gesù, ma di non dargli quanto mi chiede
e quindi di dargli molti dispiaceri.                                             
Il Buon Gesù sa bene, come anche lei, che da molto tempo sono spinta ad amarlo
fortemente e, mossa dalla forza di tale amore, voglio abbracciare la croce che
più gli piace.

Ma con tutto ciò si vede che non deve essere così.                                                                                    Padre, preghi perché il mio amore a Gesù non sia teorico, ma reale.

domenica 3 dicembre 2017

Dagli scritti della beata Madre Speranza

L’Incarnazione di Gesù
La misericordia di Dio decise l’Incarnazione del suo Figlio nel momento più
opportuno, dopo una lunga attesa, affinché l’uomo impelagato nel peccato,
si rendesse conto della necessità della salvezza e fosse grato a Dio,
aspettando con umiltà e pazienza la realizzazione della promessa.
Nell’Annunciazione è la stessa Santissima Trinità che, mossa dal desiderio
del bene Dell’uomo, invia un angelo alla Vergine Maria, una creatura umile,
semplice, sposa di un falegname, che Viene preferita a tutto ciò che
umanamente è appariscente.
Il messaggero di questo annuncio è l’angelo Gabriele, che vuol dire fortezza,
il quale la saluta con riverenza e con gioia la chiama: “Piena di grazia”,
cioè piena di doni, di virtù, di amore, di buoni desideri e le assicura
l’assistenza di Dio dicendole: “il Signore è con te”.
Nella risposta della Vergine: “Si faccia di me secondo la tua volontà;
io sono la serva del Signore”, si manifesta sia l’umiltà di Maria, la quale
si mette nel posto più basso, che per Dio è il più alto, sia la sua obbedienza
a Dio e all’angelo che le parla in suo nome.
È così che Gesù prende un corpo reale e vero, non apparente, e prende
un’anima razionale e perfetta, dotata di intelligenza, volontà e memoria.
Tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio sono presenti nella sua
divina Persona.
Le festività natalizie ci ricordano che il Verbo di Dio si è rivestito della
nostra carne mortale ed è venuto ad abitare in mezzo agli uomini con tutto
1'incanto e la fragilità di un bambino.
Apriamogli le porte del nostro cuore perché regni in esso come signore
e padrone e ci renda partecipi della sua grazia e delle sue virtù.
Come i Santi Re Magi offriamogli l’oro dell’amore, l’incenso dell’orazione
e la mirra della mortificazione.
(Dagli scritti di Madre Speranza)



sabato 2 dicembre 2017

Il Vangelo della 1° Domenica di Avvento 3 Dicembre 2017

Dal Vangelo secondo Marco (13,33-37) anno B.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate,
perché non sapete quando è il momento.
È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere
ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla
sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che,
giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Parola del Signore.
Buon anno! Passato bene la fine dello scorso anno? Salutato Matteo?
No, non sto sclerando, ma è che proprio abbiamo iniziato l’anno nuovo,
quello liturgico intendo.
Da dicembre a dicembre, da Avvento ad Avvento, camminiamo lungo la
storia (la mia e del cosmo) nutrendoci alla parola e Marco ci accompagna
quest’anno, lui che ha scritto il suo Vangelo per i cristiani di Roma, dietro
suggerimento e supervisione di Pietro, ci avvicinerà in modo schietto e diretto,
senza troppe elucubrazioni, alla travolgente esperienza del pescatore diventato Papa.
Oggi inizia l’Avvento; quattro settimane “per la verità sono 3 e mezza giornata”,
di preparazione al Natale.
D'altra parte il Natale già si sente nell'aria; le vetrine si addobbano, si installano
le luminarie nelle vie del centro, panettoni in tv.
Eppure attenti; se ci prepariamo è proprio perché il rischio più grosso che
corriamo è quello di celebrare il solito Natale, pieno di bontà, di luci, di presepi,
ma che, comunque, non cambia le nostre scelte, non incide nella nostra vita,
se non con qualche lieve incrinatura delle nostre emozioni.
In questi ultimi decenni abbiamo assistito alla nascita del non-Natale, che
non fa nascere nulla e niente, che si contenta di diventare un sacrificio al
moloch dell’economia e della stucchevolezza, dei buoni (insopportabili) sentimenti.
Come cristiano, fremo vedendo Dio che si fa uomo ridotto a celebrazione stanca
e piena di tristezza per chi soffre, mi indigno quando vedo il vecchiardo
Babbo Natale (brava persona, per carità, buone origini–San Nikolaus–rovinato
dalla TV!) corrompere i bambini con regali per far loro dimenticare il piccolo
bambinello di Nazareth.
Riusciremo a sopravvivere alla melassa dei buoni sentimenti, a lasciarci
percuotere come un pugno sulla testa dalla venuta di Dio?
Si romperà la crosta che ci si forma nell’anima a causa dell’abitudine per
stupirci davanti alla provocazione del Dio assoluto e immenso vagire nudo in
braccio a una ragazzina di quindici anni?
Il Natale 2017 ci aiuterà–ancora e ancora–a svegliarci?
E proprio di sbadigli si parla nel primo Vangelo di quest'anno liturgico.
La prima cosa che Marco di dice, in preparazione al Natale è proprio quella
di stare attenti a non addormentarci, a vigilare, a stare svegli, perché il
Signore sta per tornare.
Che storia è mai questa? Quando mai ronfiamo?
La nostra vita travolta dal lavoro, altro che dormire! Appunto.
Due le venute del Signore che aspettiamo; quella definitiva, nella pienezza
dei tempi, del Cristo glorioso, e quella nella storia di ciascuno di noi.
Aspettiamo che torni, dunque, che concluda questa storia, come abbiamo
celebrato domenica scorsa nella solennità di Cristo Re.
Ma davvero lo aspettiamo?
L'altra venuta del Signore che celebriamo è quella che ciascuno attende
nella propria vita.
La fede, lo dico spesso, è incontro personale con il Signore Gesù.
Attenderlo significa percepire le sue molteplici presenze sul nostro cammino,
ma il rischio è quello di addormentarsi; e in questo, amici, il nostro tempo
è un gigantesco sonnifero; corriamo il rischio di vivere tutta la nostra vita
nella dimenticanza, nella superficialità, nella fretta, ansiosi di trovare un po
di tempo per riposarci e ripartire.
Il paradosso è di fare i cristiani tutta la vita senza mai incontrare la presenza di Dio!
Ecco allora il tema della veglia, dello stare desti, dell'aderire alla realtà,
dell'accogliere la venuta.
Potremmo chiamarlo in altro modo questo atteggiamento; autocoscienza,
per usare una categoria del profondo, o illuminazione, per attingere ad
altre esperienze di Dio.
Ma la sostanza è la stessa; non farsi ingannare, non farsi intorpidire dalle
cose intorno a noi che ci distolgono dall'essenziale, per andare in profondità
dentro noi stessi.
Lasciamoci aiutare dalla preghiera che celebriamo nel giorno del Signore,
per vivere sempre più coscientemente la nostra vita, senza lasciarci vivere.
Che ciascuno di noi si prepari al Natale, pur nella “notte”, simbolo di fatica,
di sofferenza, di incoerenza, con l'atteggiamento di chi è pronto ad accogliere
la venuta del Signore.
Buon Avvento a tutti voi amici, Fausto.

Il Messaggio da Medjugorje del 2 Dicembre 2017

Messaggio della Madonna a Mirjana del 2 Dicembre 2017.
"Cari figli, vi parlo come vostra madre, madre dei giusti, madre di coloro
che amano e sopportano, madre dei santi.
Figli miei anche voi potete essere santi, ciò dipende da voi.
Santi sono coloro che smisuratamente amano il Padre Celeste, coloro che
lo amano sopra ogni cosa.
Perciò figli miei, cercate sempre di migliorare.
Se provate a essere buoni potete essere santi, anche se non pensate questo di voi.
Se pensate di essere bravi non siete umili e la superbia vi allontana dalla santità.
In questo mondo inquieto e pieno di pericoli, le vostre mani, apostoli del
mio amore, dovrebbero essere tese in preghiera e misericordia. 
A me, figli miei, regalate un roseto.
Rose che amo così tanto.
Le mie rose sono le vostre preghiere dette col cuore e non solo recitate
con le labbra.
Le mie rose sono le vostre opere di preghiera, di fede e di amore.
Quando era piccolo, mio Figlio mi diceva che saranno tanti i miei figli e che
mi porteranno molte rose.
Non lo comprendevo.
Adesso so che siete voi questi figli che mi portano le rose quando sopra a
tutto amate mio Figlio, quando pregate con il cuore, quando aiutate i più poveri.
Queste sono le mie rose.
Questa è la fede che fa in modo che tutto nella vita sia fatto con amore e non
con superbia, che si sia sempre pronti a perdonare e mai a giudicare, e che
ognuno provi sempre a comprendere il proprio fratello. 
Perciò, apostoli del mio amore, pregate per coloro che non sanno amare,
coloro che non vi amano, coloro che vi hanno fatto del male, coloro che non
hanno conosciuto l'amore di mio Figlio.
Figli miei questo è ciò che cerco da voi perché ricordatevi che pregare
significa amare e perdonare. Vi ringrazio."


venerdì 1 dicembre 2017

Dal Diario della Beata Madre Speranza.

13 19 febbraio 1928. Oggi, la marchesa di Almaguer mi comunica che devono
essere ritirate le immagini dell’Amore Misericordioso da tutte le chiese; i Domenicani
già le hanno tolte; si devono ritirare anche tutte le immagini che girano per le famiglie.                                                                                                                    
Tale notizia ha provocato in me una tristezza tale, da non essere capace di concludere
 nulla per l’intera mattinata.                                                                                                                      
Mi mancavano anche le forze per comunicarle tale situazione, con la scusa che si
sarebbe vergognato e rattristato per avermi chiesto di fare tale lavoro senza rispetto
umano, mi faceva pensare e aumentava la mia tristezza il fatto che lei non ha voluto
che i miei superiori sapessero che lavoravo con P. Arintero                                                                     
Che stupidaggine ho commesso chiedendomi “il Padre ha paura di fare brutta
figura, per questo mi fa lavorare col P. Arintero; ecco la prudenza del mio
padre spirituale”.                                            
Mi perdoni, Padre, e non si stanchi di aiutarmi nonostante la mia malvagità
e sfrontatezza di pensare queste cose nei suoi riguardi ed esiga che assolva
l’incarico impostomi dal Buon Gesù, ossia comunicare a tutti che: “Egli ama
ogni uomo allo stesso modo e se c’è qualche preferenza è per quanti, schiacciati
dai propri difetti, si sforzano e lottano per essere come Lui li vuole; che l’uomo più
perverso, il più abbandonato e bisognoso è amato da Dio con una infinita tenerezza”.                                                                                                                                               Padre, chieda al Buon Gesù che oggi applichi a me tutto questo e dimentichi le mie
ingratitudini, i dispiaceri che gli ho arrecato; mi conceda la grazia di rafforzare il
bisogno di Dio attraverso la conoscenza di me stessa e mi faccia sospirare
ardentemente, notte e giorno, Lui solo e il solo compimento della sua Divina Volontà.
Madre Speranza.

giovedì 30 novembre 2017

Dai Diario della Beata Madre Speranza.

12 Padre, mi perdoni, per non averle detto prima tali cose, poiché temevo che il
mio desiderio non fosse sincero, ma solo opera dell’amor proprio; temevo anche
che mi avrebbe detto bruscamente: “basta, smetti di lavorare con questo padre”,
siccome questo fa piacere al mio orgoglio, specialmente dopo che la Marchesa
di Almaguer mi ha fatto sapere che non avrei più potuto lavorare per la diffusione
della devozione all’Amore Misericordioso, perché è una novità che la chiesa
non approva.
Padre mi perdoni per averle nascosto queste cose tanto a lungo.                                                             Le chedo di non proibirmi di continuare questo lavoro, anche a rischio del fallimento;

stia tranquillo se ciò dovesse accadere mai si saprà chi mi aveva spinta.
Madre Speranza.

mercoledì 29 novembre 2017

Dal Diario della Beata Madre Speranza

10 Da un pò di tempo sono presa dalla preoccupazione del dispiacere per il
fallimento della devozione all’Amore Misericordioso, infatti p. Arintero,
anche se è un grande santo, come uomo ha un modo tutto suo di vedere le
cose e così, molte volte, nei suoi opuscoli sull’Amore Misericordioso, diffonde
idee che, secondo il Buon Gesù, non sono esatte.
11 Gliel’ho fatto notare molte volte, ma vedo che gli costa assai sottostare, in tante
cose, ad una povera religiosa senza cultura e senza tante conoscenze.                                                                
Resami conto di questo con grandissimo sforzo gli riferisco ciò che Gesù mi dice,
ma vedo che non lo pubblica come gli viene riferito.                                                                              
La stessa cosa ha fatto con la novena divulgata in America, Francia e Spagna.
Madre Speranza.


martedì 28 novembre 2017

Il Diario della Beata Madre Speranza

9 7 febbraio 1928. Questa notte il Buon Gesù mi ha detto che lavoro poco per
far conoscere il suo Amore Misericordioso per gli uomini e ciò perché ancora
non compio pienamente la sua volontà, ma al contrario ho perso molto tempo
a fare castelli in aria, da quando ho saputo che fallirà la devozione al suo
Amore Misericordioso.
Presa da ciò che accadrà e da ciò che gli altri diranno di me, sto perdendo
miseramente i giorni e parte delle notti, vergognandomi del fallimento.
Che vergogna ho provato per tale rimprovero paterno, Padre mio!

Mi aiuti ad ottenere, ancora una volta il perdono di Gesù.