lunedì 8 gennaio 2018

Una frase al giorno, toglie l'ansia di torno.

"Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre
richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da
ringraziamenti a Dio. (Filippesi 4,6)
Vi auguro un Anno senza ansietà.  
Un nuovo anno è iniziato.
Che cosa ci aspetterà in questi trecentosessantasei giorni?
Non lo sappiamo, e grazie al Signore per questo.
Solo Dio può conoscere quello che accadrà nei prossimi dodici mesi.
Le preoccupazioni e le ansie possono assalirci, ma sicuramente non
cambieranno il futuro.
Non riusciremo a cambiare le situazioni, ne tutto quello che Dio ha
già stabilito che accadrà.
Non sto parlando di predestinazione ma solo del piano di Dio per il suo popolo.
Dio ha stabilito attraverso gli eventi cose buone per noi; in cui rivelerà
sempre il Suo amore.
Questo deve essere il punto fermo per ciascun credente!
Egli vuole il nostro bene in ogni cosa.
È scritto che tutto coopera al bene di quelli che amano il Signore (Romani 8:28).
Quello che avverrà in quest'anno non lo conosciamo e nemmeno lo
desideriamo sapere.
Una cosa è certa; che Dio sarà con noi tutti i giorni della nostra vita, anche
quando noi saremo lontani da Lui, anche quando noi avremo deciso che
Dio non farà parte della nostra esistenza, Egli ci ama.
Crediamo in un anno all'insegna delle benedizioni del Signore!  



venerdì 5 gennaio 2018

Ecco amici che arrivano i Magi. e portano doni a Gesù Bambino.

Arrivano i doni.
Eccoci di nuovo a casa, riprendiamo il nostro cammino, le feste sono finite,
anzi no, ne rimane ancora una, quella del desiderio e dell’incontro.
Il desiderio muove il cuore degli uomini.
I desideri ci fanno credere di poter soddisfare la sete di assoluto che ci
brucia il cuore.
Alcuni sono desideri semplici, alla portate di molti, altri sono desideri
impossibili, che ci fanno cadere nella depressione.
Alla fine di ogni desiderio esaudito, però, sperimentiamo che il nostro cuore
è destinato a ben altro, il nostro cuore è assetato di infinito.
Oggi è la festa del desiderio che non si arrende, la festa che vede protagonisti
alcuni cercatori benestanti che passano il proprio tempo a scoprire nuove teorie
e a verificarle.
Oggi è la festa dell’essenza dell’essere umano che, in fondo, spogliato da
ogni condizionamento, si riscopre, semplicemente, un cercatore.
La Parola insiste, esagera, scardina, scuote; non siamo giudicati dai risultati,
dalla devozione, dalla coerenza, ma dal desiderio di andare oltre.
E, per noi discepoli di lungo corso, che già abbiamo trovato il Signore, questa
festa è un invito a superare le nostre certezze bonsai, per assumere lo sguardo di Dio.
Natale sconcerta, illumina e interroga.
Nonostante lo scempio che ne abbiamo fatto, riducendolo a glicemica fiera
dei buoni sentimenti, il mistero della piccolezza infinita di Dio, che si restringe
nel grembo acerbo di un’adolescente, ci riempie di quieta meraviglia e fa
scaturire dai cuori feriti calde lacrime di fiera consolazione.
Dio è diverso, amici.
Una vergine partorisce, un giovanotto semplice e generoso rinuncia ai suoi
sogni per accudire a una sposa e a un figlio non suoi, Dio nasce viandante,
accolto in una grotta, solo dei personaggi ambigui, i pastori, si accorgono
della sua nascita, due anziani devoti e scoraggiati, Simeone e Anna,
riconoscono nel Tempio la luce delle nazioni e, oggi, sono gli atei i primi
a riconoscere in quel bambino l’Assoluto di Dio.
I Magi, personaggi curiosi e insaziabili, si muovono a cercare il re alla corte
di Erode, l’evento astrale che hanno scoperto indica la Palestina come luogo
della felice nascita.
Ma accade l’imprevisto, i figli di Erode sono già grandi, i figli della sua prima
moglie li ha fatti sgozzare lui, nessun allegro vagito risuona tra le mura dello
spietato e abile sovrano.
I Magi riprendono il cammino, sbalorditi.
Lo stravolgimento del Natale continua; Gesù è riconosciuto da pagani che con
tenacia cercano la verità e viene ignorato dal popolo della Promessa, è il rischio
che anche le nostre comunità cristiane corrono, quello di vedere dei non credenti
incontrare Dio, e noi di restare a guardare.
I Magi sono l’immagine dell’uomo che cerca, indaga, si muove e segue la stella.
La scienza e la fede non si oppongono, entrambe cercando un senso alla loro
ricerca intellettuale, i Magi si trovano di fronte all’Assoluto di Dio, tanto più
sconcertante quanto inatteso.
Non fanno come Erode e i sacerdoti del Tempio che, pur sapendo, restano ai
loro posti.
Per riconoscere Gesù occorre muoversi, indagare, seguire, lasciarsi
provocare, cercare.
Dio si lascia trovare, certo.
Ma da chi lo desidera, non da chi lo ignora.
La fede non è solo sapere (i dottori della legge conoscono la profezia di
Michea), ma muoversi certamente no.
Gerusalemme e Betlemme distano pochi chilometri dai palazzi del potere
religioso e politico, nessuno si prende la briga di andare a verificare la
profezia e quei pochi chilometri diventano una distanza abissale.
I Magi sono l’immagine di quegli uomini che, spinti dal desiderio e dalla sete
della verità, hanno finito con l’incontrare un segno della presenza di Dio; una
testimonianza, un avvenimento, una parola di un cristiano e, seguendolo,
hanno scoperto il volto di Dio.
Se, ahinoi, restiamo seduti sulla poltrona delle nostre incrollabili supposizioni,
finiremo per lasciare la fede dietro di noi, per conoscere il luogo dove Gesù
è nato, come i sacerdoti del Tempio, ma non piegheremo mai le ginocchia,
esterrefatti, davanti al prodigio di un bambino che è Dio.
I Magi questo salto lo fanno, questo capitombolo della fede lo compiono.
Cercatori, ora sono loro a essere trovati.
Vanno oltre, si fidano, e giungono davanti a una giovane e stupita coppia
che accudisce il proprio primogenito.
E offrono oro, incenso e mirra.
Oro, dono destinato ai re, incenso, resina odorosa destinata a Dio e…mirra!
Regalo di pessimo gusto, amici, la mirra è l’unguento usato per imbalsamare
i cadaveri, regalo poco opportuno, non trovate?
Nel bambino i Magi riconoscono il Re, il Dio, il Crocifisso.
Non suscita tenerezza questo bambino, ma conversione e contraddizione.
Così diverso dall’idea di Dio che ci siamo fatti, come accade a Erode,
questo bambino suscita violenza, un Dio così è da eliminare.
Coraggio amici, nel proseguo del nuovo anno, muoviamoci, andiamo a vedere,
per non correre il rischio di rimanere delusi per non aver potuto incontrare
nessuno, lasciamo le nostre poltrone ed usciamo per farci incontrare.
Buona festa dell’Epifania e buon Anno a tutti da Fausto.


mercoledì 3 gennaio 2018

Messaggio del 2 Gennaio 2018 da medjugorje.

Messaggio della Madonna a Mirjana del 2 Gennaio 2018.
"Cari figli, quando sulla terra viene a mancare l'amore, quando non si
trova la via della salvezza, io, la Madre, vengo ad aiutarvi a conoscere
la vera fede, viva e profonda; ad aiutarvi ad amare davvero.
Come Madre, anelo al vostro amore reciproco, alla bontà e alla purezza.
È mio desiderio che siate giusti e che vi amiate.
Figli miei, siate gioiosi nell'animo, siate puri, siate bambini!
Mio Figlio ha detto che ama stare tra i cuori puri, perché i cuori puri
sono sempre giovani e lieti. 
Mio Figlio vi ha detto di perdonare e di amarvi.
So che non è sempre facile: la sofferenza fa sì che cresciate nello spirito.
Per crescere il più possibile spiritualmente, dovete perdonare ed amare
sinceramente e veramente. 
Molti miei figli sulla terra non conoscono mio Figlio, non lo amano.
Ma voi, che amate mio Figlio e lo portate in cuore, pregate, pregate e,
pregando, percepite mio Figlio accanto a voi: la vostra anima respiri
il suo Spirito! 
Io sono in mezzo a voi e parlo di piccole e grandi cose.
Non mi stancherò di parlarvi di mio Figlio, amore vero.
Perciò, figli miei, apritemi i vostri cuori, permettetemi di
guidarvi maternamente.
Siate apostoli dell'amore di mio Figlio e del mio. 
Come Madre vi prego: non dimenticate coloro che mio Figlio ha
chiamato a guidarvi.
Portateli nel cuore e pregate per loro. 
Vi ringrazio!"


domenica 31 dicembre 2017

Buon Anno

Il 2017 se ne sta andando, non so se è stato bello o brutto,
ormai poco importa, quello che mi sta a cuore è che almeno il 2018
sia per voi e per i vostri cari un anno ricolmo di serenità,

di pace e salute per tutti voi con affetto da Fausto.

sabato 30 dicembre 2017

Eccovi amici la vera famiglia; Padre, Madre e Figlio.

Dal Vangelo secondo Luca (2,22-40) anno B.
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la
legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme
per presentarlo al Signore-come è scritto nella legge del Signore: «Ogni
maschio primogenito sarà sacro al Signore»-e per offrire in sacrificio una
coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio,
che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.
Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza
prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il
bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli
lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore,
che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno
visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti
alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la
caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione-e
anche a te una spada trafiggerà l'anima-, affinché siano svelati i pensieri
di molti cuori».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser.
Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo
matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni.
Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni
e preghiere.
Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava
del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero
ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di
Dio era su di lui.
Parola del Signore.

Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Mettiamo insieme i pezzi.
È passata una sola settimana dalla notte di natale e la liturgia ci invita ad
iniziare l’anno civile in compagnia di Maria, madre di Dio.
Una liturgia curiosa, a metà fra la necessità di “battezzare” la pagana festa
del passaggio dell’anno e la voglia di ridire il mistero dell’incarnazione di Dio.
Ecco Dio, dicevamo.
Inatteso, stupefacente, diverso, inquietante, donato nella sua disarmante fragilità.
Ecco Dio, ci ripetiamo da una settimana intera, quasi scrollandoci la sensazione
di intorpidimento che ci ha dato la festa natalizia.
Rimessi negli armadi i panni un pò frusti del vacchiardo Babbo Natale,
digerite le (troppo) luculliane pietanze, superato (spero!) il dolore devastante
di chi vive da solo (e male) ogni Natale, è tempo di lasciare spazio alla teologia;
mettiamo da parte emozioni e tradizione e riappropriamoci della fede.
Natale è uno schiaffo pacifico ai nostri pregiudizi e alle nostre convinzioni,
e, preso sul serio, ci scomoda e ci obbliga a riflettere.
Siamo convinti che Dio non ci sia, che sia il grande assente della nostra modernità;
davanti ai grandi drammi della natura siamo sempre pronti a far salire sul banco
degli imputati Dio e scivoliamo sulle eventuali responsabilità degli uomini
(violenza e guerra sono opera nostra!).
I tragici fatti di queste ultime ore in Terra Santa, ci riportano alla verità e alla
responsabilità dell’uomo, capace di crearsi un inferno in terra, fosse anche
terra benedetta dalla presenza di Dio.
La violenza e l’incomprensione non sono segno dell’indifferenza di Dio, ma
conseguenza del nostro tenerlo fuori dai nostri giochi, lontano dalle nostre
logiche di potere e di dominio.
Natale, invece, dice che non è Dio ad essere assente, ma che è l’uomo il grande
assente della Storia.
Eterno adolescente, come Adamo che si nasconde da Dio che lo cerca, l’uomo
fugge l’inquietudine per non mettersi in gioco; la luce viene nelle tenebre ma
i suoi non l’hanno accolta.
Siamo convinti che Dio c’è ed è strano, inaccessibile, incomprensibile.
Che è meglio tenerselo buono, semmai ne avessimo bisogno e, quando ne
abbiamo bisogno, chiediamo e invochiamo e imploriamo per avere una grazia,
un favore; Lui che è Onnipotente potrebbe (dovrebbe!) ascoltare noi suoi
figli, noi devoti.
Natale, invece, dice che Dio diventa fragile, che chiede, invece di donare, che
elemosina, invece di elargire che, per amore, annienta se stesso, si umilia
abbandonando la sua divinità perché noi possiamo (un poco) sperimentare
la divinità.
Siamo convinti che Dio sia nelle cose del cielo, nei momenti forti, nei luoghi
sacri, nelle lunghe celebrazioni (spesso noiosette), nelle settimane di ritiro,
nelle messe domenicali.
E ci lamentiamo di non potere, di non avere il tempo, di non riuscire, i monaci
loro sì, beati, i santi loro sì, ma noi povericristi.
Natale, invece, ci parla dell’incarnazione di Dio, del fatto che, facendosi uomo,
Dio riempie di santità ogni frammento di vita, dallo straccio per lavare i
pavimenti, alla mano unta del meccanico, allo sforzo ripetitivo dell’operaio
in fabbrica.
Non esistono più luoghi e tempi sacri.
Esiste un luogo e un tempo santo; la mia vita, quella che Dio sceglie di abitare.
Per accorgerci di questa trasfigurazione abbiamo bisogno di silenzio e preghiera
(che serve sempre e soltanto se cambia il mio sguardo sulla vita) come
fa Maria la bella.
Luca dice che Maria serbava nel cuore tutti questi eventi, mettendo insieme i pezzi.
Iniziando questo anno nuovo (mi spiace per gli astrologhi ma sarà molto simile
a quello appena passato!) la liturgia ci dice di imitare Maria, di dedicare del
tempo al “dentro”, di accorgerci di Dio.
Manca un centro nella nostra vita, siamo travolti dalla vita vissuta.
Come il bucato ammucchiato nella bacinella, ci serve un filo a cui appendere
tutte le cose ad asciugare.
Questo centro unificatore che è la fede ci è prezioso, indispensabile.
Perché non assumerci l’impegno in questo anno che inizia, di ripartire da Dio,
di mettere l’ascolto della Parola e la meditazione al centro della nostra giornata?
Solo così ci accorgeremo che Dio ci sorride.
 “Far splendere il volto”, è uno splendida opportunità che indica il sorriso di una
Persona; quando sorridiamo il nostro volto si illumina.
Questo vi auguro, cordialmente, amici, qualunque cosa accada in questi mesi;
che possiate cogliere negli eventi della vostra caotica vita il volto sorridente di Dio.
Dio sorride, ovvio.
Chi ama, anche nelle avversità, sorride.
Il volto di Dio sorridente ci viene svelato dal neonato Gesù.
Dio sorride, non è imbronciato, né impenetrabile, né scostante, né innervosito, macchè.
Dio sorride, sempre.
Il problema, semmai, siamo noi.
Nei momenti di fatica e di dolore non guardiamo verso Dio, siamo travolti
dall’emozione, non riconosciamo in Dio nessun sorriso.
Non aspettatevi che Dio vi risolva i problemi, né che vi appiani la vita
o ve la semplifichi.
La vita è mistero e come tale va accolta e rispettata.
Ma se Dio vi sorride, sempre, significa che esiste un trucco che non vedo,
una ragione che ignoro, e allora mi fido.
Qualunque cosa succeda nella vostra vita, quest’anno, che Dio vi
sorrida, amici, Buon Anno, Fausto.

venerdì 29 dicembre 2017

Il Natale che vorrei veramente, un Natale per adorare il Bambino Gesù che viene per fare amicizia con noi.

SETTE VERITA' DIMENTICATE SUL NATALE.
Gesù non era un arabo, Maria e Giuseppe erano regolarmente sposati,
non erano profughi, non erano clandestini, non erano senza fissa dimora,
non erano poveri e non disprezzarono i soldi e l'oro dei magi.
1) GESÙ NON ERA UN ARABO
Gesù non era un arabo, come viene sostenuto da più parti, né tanto meno
un "palestinese" ma più semplicemente un ebreo avente, per di più, una
discendenza regale (Re Davide).
2) MARIA E GIUSEPPE ERANO REGOLARMENTE SPOSATI
Maria e Giuseppe erano regolarmente sposati e non una "coppia particolare"
come spesso alcuni riferiscono.
3) NON ERANO PROFUGHI
Maria e Giuseppe non erano profughi in fuga.
Si dovettero spostare da Nazareth a Betlemme (circa 130 km, un po' come
andare da Roma a L'Aquila) per via del censimento indetto dall'imperatore
romano Cesare Augusto.
4) NON ERANO CLANDESTINI
Maria e Giuseppe non erano clandestini ma cittadini dell'Impero Romano.
Anche quando si trasferirono in Egitto per sfuggire alla cattura di Re Erode si
trovarono sempre dentro l'Impero Romano, nel quale la circolazione fra le varie
province era libera.
Un pò come se noi dall'Italia ci trasferissimo per tre anni, all'interno della stessa
Comunità Europea, a Vienna o a Parigi.
5) NON ERANO SENZA FISSA DIMORA
Maria e Giuseppe non erano "senza fissa dimora".
Avevano una casa a Nazareth dove Giuseppe svolgeva un regolare lavoro.
6) NON ERANO POVERI
Giuseppe e Maria non erano poveri.
Giuseppe, carpentiere e uomo saggio, faceva parte, per usare un'espressione
moderna, del ceto medio.
Arrivato con Maria a Betlemme cercò un albergo dove far riposare la sua
sposa avendo con sé il denaro sufficiente per pagarlo.
Purtroppo non vi trovò posto per via della moltitudine di persone che si erano
spostate a causa censimento.
7) MARIA E GIUSEPPE NON DISPREZZARONO I SOLDI E L'ORO
Maria e Giuseppe non schifarono l'oro ritenendolo "sterco del demonio", ma
lo accettarono insieme agli altri preziosissimi doni portati a Betlemme dai
nobili sacerdoti orientali.
Camillo Langone nell'articolo sottostante dal titolo "Da consumista a buonista...
il Natale peggiore" parla del significato del Natale.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Il Giornale il 24 dicembre 2017:
Natale lussuosista o Natale pauperista?
Chiaramente, dovendo scegliere, io opterei per il primo, e pazienza per
l'overdose di traffico e pacchetti: perfino san Francesco, il Povero per eccellenza,
esortava ogni cristiano a essere in questa occasione «largo e munifico», mettendo
in tavola i cibi più preziosi e più rari proprio per solennizzare la nascita del Salvatore.
Del resto i Re Magi portarono in dono al Bambin Gesù oro, incenso e mirra, non
strofinacci equo-solidali...
Il Natale pauperista lo lascio molto volentieri agli emuli di Giuda: guarda caso
è proprio l'apostolo traditore a mettersi a tuonare contro gli sprechi (per chi non
frequenta abitualmente il Vangelo ecco il riferimento: Giovanni 12,4).
E a tutti coloro che si meritano 4 in economia perché ignorano come il lusso
sia un formidabile volano occupazionale: il cosiddetto superfluo è
indispensabile a tanti lavoratori, smettere di regalare cravatte, guanti, orecchini
e borsette significherebbe far crollare comparti produttivi a forte impiego di
manodopera specializzata.
E poi di cosa vivrebbero costoro?
Di prediche moralistiche?
Dunque, dovendo scegliere, preferirei il Natale lussuosista, consumista e
sprecone, ma potendo non scegliere rinuncerei anche a questi aggettivi che in
effetti, deve ammetterlo perfino un collezionista di cravatte come me, un certo
oscuramento del messaggio originale lo segnalano: gli uomini sono fatti così,
il benessere li distrae da Dio a cui invece ritornano nel momento del bisogno.
Un Natale che sia semplicemente natalizio è possibile?
Un Natale senza aggettivi perché Natale è di per sé un aggettivo (il giorno natale,
il giorno della nascita) e qualsiasi parola ulteriore distoglie l'attenzione dal vero
protagonista della festa.
Ebbene sì, sogno un Natale puramente religioso che per qualche giorno faccia
tacere ideologie e polemiche e purtroppo sembra un sogno irrealizzabile perché
a buttarla in politica sono proprio coloro che della religione dovrebbero essere
i custodi: i preti.
Non tutto il clero, ci mancherebbe, ma tutto il clero responsabile dei presepi
tendenziosi e faziosi di cui si parla in questi giorni.
Non c'è scampo nemmeno in provincia, nemmeno lontano dal presepe di piazza
San Pietro in sospetto di omosessualismo: ero dal barbiere a Trani e leggendo
la Gazzetta del Mezzogiorno mi sono imbattuto nel presepe immigrazionista
di Modugno, paesone dell'entroterra barese.
Non ci si può neanche far tagliare i capelli in pace, ho pensato.
Presepi analoghi, dedicati al dio Gommone, spuntano ovunque da Arcore
a Palermo, passando per Castenaso, Bra, Filattiera, Lari...
L'apostasia del clero cattolico è impressionante, l'entusiasmo per un'africanizzazione
che significa islamizzazione ha dell'incredibile, ma almeno fino all'Epifania si

potrebbe adorare esclusivamente un bambino di nome Gesù?

La mia lettera a Gesù per Natale, quello vero, non quello falso dei falsi buonisti.

CARO GESU' BAMBINO, SCUSA IL RITARDO
Non tener conto di quello che ti ho chiesto fino ad oggi, ma sia fatta
la tua volontà perché tu solo sai quello che è meglio per me.
Caro Gesù Bambino, scusa il ritardo, forse non sono più in tempo, ma, ecco,
volevo dirti, straccia la letterina che ti ho scritto.
Fà finta di niente con quelle richieste, posso sicuramente farne a meno.
Ascolta quello che ti chiedo e lascia stare tutto il resto, sono accessori
(che poi, se ti rimane tra i piedi quella scatola della Apple e non sai che farne,
nulla ti impedisce di darmela comunque lo stesso).
UN'ALTRA DIMENSIONE DEL RAPPORTO CON DIO
A una catechesi ho ascoltato una cosa, e da allora voglio solo quella, e, manco
fosse un iPhoneX, sono disposta a fare la fila tutta la notte in piedi pur di averla.
Padre Emidio diceva che per alcuni che fanno sul serio con Dio, ma davvero
sul serio, che lo convincono sinceramente che lo desiderano, che sono pronti
a giocarsi tutto soprattutto sul piano dell'affettività, il cuore, si può entrare in
un'altra dimensione del rapporto con Dio.
Ci si può sintonizzare con lui, si può davvero essere agganciati, e cominciare
a vivere un'amicizia piena col Creatore.
Allora non staremo più a chiedergli i miracoli, ma sarà lui a tirarceli dietro,
perché l'unica cosa che ci starà davvero a cuore sarà salvare fratelli, che è
esattamente la stessa cosa che sta a cuore a Dio, quindi non ci sarà più bisogno
di chiedergli niente; si diventa una società per azioni con l'Onnipotente (era per
questo che santa Teresa d'Avila diceva che non riusciva a chiedere niente a Dio
perché lui preveniva sempre le sue richieste).
Essere in società col capo del mondo deve essere niente male.
Nulla può farti paura, neanche la morte, perché cominci a vivere già un pò
dell'altra vita, a intuire qualcosa.
La frattura tra questa e l'altra vita ogni tanto cede, e si riesce a buttare l'occhio di là.
COME PUÒ AVVENIRE QUESTO?
Quando arriva il momento opportuno, bisogna stare pronti, essere seri, e dire di sì.
Non avere paura di dare qualcosa di grosso, di coinvolgerci, di perdere il controllo,
di rischiare, anche se Dio, tremendo e fascinoso, fa pure un po' paura (niente di
più lontano da certe immaginette devozionali caramellose...).
Come si fa a fare questo passaggio?
Noi non possiamo creare le occasioni, ma dire di sì quando lui arriva.
Voglio raddrizzare i miei sentieri, e appianare le colline e riempire le valli
per farti passare.
Che vuol dire voglio accogliere le croci perché ho capito che mi sono necessarie.
Voglio accoglierle per cambiare il mio modo di pensare, quello che ho ritenuto
indiscutibile fino a oggi.
Vorrei cominciare a pensare non secondo me, ma secondo Te, Dio.
Voglio cominciare a stare attento a quello che mi sussurri piano piano nelle
giornate, quando impercettibilmente cerchi di portarmi su un altro livello di vita.
Voglio capire che la vita secondo te, la vita secondo il battesimo, è tutta un'altra
cosa, ma lo voglio capire davvero, sperimentandolo concretamente.
Voglio proprio sintonizzarmi su un altro livello di comunicazione con te.
Allora l'unica preghiera che avrò voglia di fare sarà "Signore, cambia la mia testa.
Sia fatta la tua volontà perché Tu solo sai quello che è meglio per me, per i figli,
per le persone a cui tengo.
Voglio entrare in questa nuova relazione con te, che sei un oceano di piacere".
Dio, se è vero quello che ho ascoltato, se è vero che esisti e che è possibile
questa vita in un'altra dimensione già da qui e ora, perché in queste feste non
mi cambi la testa e non me lo fai capire sul serio?
Ripeterò questa preghiera senza sosta come una giaculatoria in questi giorni
di Natale, ti prenderò per sfinimento.
Se non mi ascolti, allora riprendi pure in mano la letterina che ti avevo scritto,
perché alcune cose mi servono davvero, e se tu non mi riempi il cuore mi sa
che ne avrò bisogno.
Comunque, preferisco il paradiso.
Continuiamo a vivere il Natale amici, Fausto