mercoledì 26 dicembre 2018

Quando non puoi muoverti da casa se non il tempo necessario per la Messa, a causa della moglie malata, trovi il tempo di pensare.


Caro Gesù' Bambino, non ci portare l’amore.
... e nemmeno la misericordia perché ne abbiamo a vagoni, tonda e paffuta,
dolciastra e appiccicosa, ci sprofondiamo dentro fino al ginocchio
Caro Gesù Bambino, non disturbarti, non abbiamo bisogno di nulla.
Non abbiamo bisogno di onestà.
Giudici divorzisti e avvocati divorzisti si guadagnano i loro soldi con onestà
adamantina, impiegando tutta la buona volontà possibile perché diventi fango
ogni molecola di quello che, almeno per un attimo, era stato un amore.
Espertissimi e onestissimi sessuologi insegnano che la sessualità è un bel
giocattolo, uno strofinio da cui si ricavano sensazioni, da vivere senza nessun
senso di colpa, per carità, che se per caso qualcosa scappa, non sia mai, se per
caso un bimbetto comincia a formarsi, un comodo aborto a spese della comunità
rimetterà le cose a posto, spostando il piccolino nel bidone dell'aspiratore o nel
cesto delle garze sporche.
Medici abortisti guadagnano onestamente il loro stipendio, su cui pagano le
tasse fino all'ultimo centesimo ed è questo che conta.
Non abbiamo bisogno di amore.
Per carità, amore basta, ci stiamo sprofondando dentro, una robaccia dolciastra
e molle con fiocchetti e cuoricini.
In nome dell'amore bimbi vengono fabbricati, ovuli vengono ceduti, anzi
venduti, con una temibile e a volte mortale sindrome da iperstimolazione
ovarica, ma che importa?
La gravidanza la porta una donna povera, spesso indiana o indonesiana,
ma anche ucraina, un bimbo ordinato e pagato viene tolto alla donna che lo
ha portato, di cui ha imparato a riconoscere la voce mesi prima di nascere,
perché abbia gli ormoni da stress alti per tutta la vita, ma pare che chi gli ha
fatto questo simpatico scherzo lo ami.
Figuriamoci se lo odiavano.
Altri bambini nascono senza padre, come se il padre e la necessità di averlo
fossero due stantii e insulsi luoghi comuni.
Anche questi li amano; perciò, niente amore grazie, ci stiamo annegando.
Gesù Bambino, non ci portare la misericordia.
Ne abbiamo a vagoni, tonda e paffuta, dolciastra e appiccicosa,
ci sprofondiamo dentro fino al ginocchio.
A me pareva dovessimo essere il sale della terra, non lo zucchero filato.
La nostra vomitevole misericordia.
Siamo misericordiosi con i pretini tanto carini che ci presentano i loro
fidanzatini ancora più carini di loro, siamo misericordiosi con gli spacciatori
nigeriani e senegalesi, badando che possano fare indisturbati il loro lavoro.
La nostra misericordia avvolge sempre Caino, infischiandocene di Abele,
ed è per non offendere, per non essere scortesi che ci siamo tappati le
orecchie e non sentiamo le voci dei cristiani perseguitati e assassinati nelle
terre dell'islam e in quelle del comunismo reale.
Gesù Bambino non ci portare niente.
Torna.
Ormai siamo arrivati a un punto di follia, di negazione della realtà, nessuno
insegna più che gli uomini sono nati per amare le donne, che le donne sono
nate per amare gli uomini e entrambi per amare i bambini che metteranno
al mondo con il loro amore, che proteggeranno stando insieme per tutta la
vita sostenendosi e amandosi.
Solo Tu, tornando, mettendo di nuovo i tuoi passi uno dopo l'altro sulla terra
della Galilea, o dell'Afghanistan, o di Mosul, o della Nigeria puoi salvarci.
O se proprio non puoi tornare, dacci le uniche cose di cui abbiamo bisogno,
la giustizia e il coraggio, il coraggio per affermare la giustizia.
Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Per favore, non
festeggiate il Natale" parla provocatoriamente della festa del Natale.
Un articolo da leggere tutto, prima di commentarlo.
Per favore, non festeggiate il Natale.
Voi che siete a favore dell' "amore è amore", delle "nozze" gay, dello
sterminio di decine di milioni di figli nel grembo della propria madre,
non festeggiate il Natale.
Voi che siete obiettori di coscienza al buon senso e non volete che un
bambino cresca con un padre e una madre, non festeggiate il Natale.
Voi che plaudite all'industria dell'uomo in provetta e alle incubatrici
di carne, non festeggiate il Natale.
Voi che vi battete per divorzi sempre più brevi e di vite sempre più
brevi con l'eutanasia, non festeggiate il Natale.
Voi sposi che amoreggiate con la contraccezione e voi uomini che
amoreggiate con l'amante, a volte resa presentabile in società come
nuova moglie, non festeggiate il Natale.
Voi che non mettete mai piede in una chiesa e che irridete i sacramenti
perché riti magici, non festeggiate il Natale.
Voi che dite di credere a modo vostro e non al modo di Dio e che pensate
che quello che dice la Chiesa siano tutte fesserie, non festeggiate il Natale.
Siate coerenti almeno una volta all'anno.
Non potete, ahivoi, festeggiarlo perché non siete cristiani.
Perché il credente è colui che crede in ciò che Dio ha comandato di
credere e tenta con tutto se stesso di metterlo in pratica.
Ma prima di agire bene occorre pensare bene.
Dirsi cristiano ed essere a favore di divorzio e omosessualità, è come
dirsi ambientalista ed essere a favore del riscaldamento globale
e della desertificazione.
Il Natale non è vostro, ma dei cristiani.
Si fa festa a Natale per un unico motivo; nasce Colui che ci dà una
chance di non finire all'Inferno.
Ora alzi la mano chi crede nell'Inferno.
Solo quelli possono festeggiare il Natale.
Gli altri non ne hanno motivo.
Senza un motivo per essere felici è da stupidi essere felici.
Quindi per favore, niente abeti, niente presepi, niente luminarie,
niente regali, niente auguri, niente di niente.
Martedì 25 come ogni altro giorno incolonnatevi sulla statale in auto o
pressatevi negli scompartimenti di un treno per andare a lavorare.
Lasciate che l'intima gioia del Natale sia un delirio di pochi.
Ci avete emarginato in tutto, nella politica, nei media, nell'istruzione, nell'arte.
I credenti sono gli intoccabili esclusi dalla vita pubblica.
E dunque anche in questo caso siate coerenti; emarginateci e lasciateci
in pace, lasciate il Natale a noi.
Voi continuate nel vostro sabba secolare, gaudenti e nevrotici come sempre.
Non vi disturberemo.
Tenetevi pure l'inclusività, la responsabilità e solidarietà e lasciate a noi
la redenzione, il merito e la carità.
Giù le mani dal Natale che è stato acquistato a caro prezzo da Cristo e
non comprato a buon mercato su Amazon nel black Friday.
E non veniteci a dire che il Natale ormai è la festa dei buoni sentimenti
ricchi di glucosio.
Lo sanno tutti che, grattando, dietro i buoni sentimenti si nasconde il business.
Il Natale è solo l'occasione più propizia durante l'anno per dar la stura al
nostro desiderio di possedere.
Il Natale è stato da tempo sequestrato dall'anonima atea, è stato espropriato
dalle mani dei credenti per utilità commerciale pubblica.
Ci hanno rubato il Natale e manco ce ne siamo accorti.
Ma a noi in fondo non importa.
Importa stare a casa con  ferie retribuite.
E a questo proposito, dove sono ora i sindacati, le Bonino e le Boldrini
a rivendicare la laicità dello Stato, a berciare che non si può festeggiare
pubblicamente per una solennità che è invece squisitamente ed
esclusivamente cristiana?
Perché ora non valgono quei principi laicissimi per i quali dovremmo
spogliare ogni edificio pubblico dei crocefissi?
Perché la croce no e la mangiatoia sì?
Perché il Natale dovrebbe manifestare valori condivisi anche dai non
credenti e non il crocefisso?
Siate coerenti; chi non è cristiano vada a lavorare il 25, a Pasqua e nelle
altre feste cattoliche, domenica compresa.
Noi volentieri salteremo a piè pari la festa del 1° maggio.
E poi, a ben vedere, il Natale è una ricorrenza drammatica, altro che
magia natalizia.
Si festeggia la volontà di Gesù di sottomettersi alle frustate, agli insulti,
agli sputi, alle botte e al supplizio della croce per noi.
Sotto il tetto della capanna sono tre gli animali; il bue, l'asinello
e l'Agnello sacrificale.
Festeggia invece:
- chi tradisce il coniuge, ma sente un macigno sul cuore;
- chi ruba non facendo il proprio lavoro, ma si vede come un infame;
- chi lotta, piange e si dispera perché non si sente uomo o donna sino in fondo;
- chi ha ucciso il proprio figlio prima di vederlo in volto perché le tenebre
fitte in cui era avvolto il suo cuore non le ha permesso di prendere in mano
la lanterna della verità ed ora si sente il ventre vuoto e il cuore gonfio
di disperazione;
- chi prova un fitta nell'anima nell'ascoltare il proprio figlio dire "mamma
e papà non stanno più insieme perché non si vogliono più bene";
- chi ha steso matasse di filo spinato tra sé e il figlio, la madre, la suocera,
lo zio, ma poi è rimasto impigliato lui stesso tra le spine e si è ferito;
- chi ha giocato la propria vita sulla roulette russa e ha capito che, ad ogni
gettone ingoiato da quelle macchinette, veniva ingoiata anche una quota
della sua umanità;
- chi non riesce proprio a dirsi credente perché c'è il male nel mondo, perché
i fedeli si comportano da infedeli, perché il suo dolore gli pare un disabile
gravissimo tanto è cieco e sordo, ma non smette di credere che una risposta
ci deve essere e forse la risposta giusta è proprio nel suo dolore;
- chi non ammazza, né ruba ma annega nella mediocrità del quotidiano;
eppure in lui palpita ancora un vago desiderio di infinito;
- chi vive per sé perché vuole essere indipendente e libero, ma si è accorto
che la solitudine è un vestito troppo stretto per muoversi liberamente;
- chi pensa che ha fallito, che ha mancato il bersaglio una volta per sempre
con l'ultima freccia che aveva nella faretra, ma a guardar il presepe si accorge
di tornare bambino, un bambino capace ancora di sognare;
- chi insomma compie il male, ma sente la nostalgia del tepore del bene.
Festeggino tutti costoro, perché tutta questa zavorra è già il preludio di un futuro
riscatto, a patto che costoro abbiano l'umiltà e la speranza di mettersi in fila
insieme ai Re Magi e porgerla come dono a Bambino Gesù.
Lì c'è la risposta a tanta inquietudine, a tanto non senso, a tanta noia, a tanta
sofferenza, a tanta disperazione.
Festeggiamo tutti noi, ammassati come pecore sotto il tetto di quella capanna
in cui il Dio bambino ci ha promesso che un giorno Lui asciugherà ogni
lacrima da tutti i nostri volti.

martedì 25 dicembre 2018

Messaggio della Madonna a Jakov per il suo compleanno 25 Dicembre 2018


Medjugorje 25 Dicembre 2018.
Messaggio annuale della Madonna attraverso il veggente Jakov
" Cari figli; In questo giorno pieno di grazia in modo particolare vi invito all'amore.
Figlioli, Dio Vi ama con un amore immenso e perciò figlioli pieni di fiducia non
guardate indietro ma senza paura donategli i vostri cuori, in modo che Dio li
riempia con il suo Amore.
Non abbiate paura di credere al suo Amore e alla Sua misericordia, perché il
Suo Amore è più forte di ogni vostra debolezza e paura. 
Perciò figli miei pieni d'amore nei vostri cuori abbiate fiducia in Gesù e ditegli il
vostro sì, perché Lui è l'unica via che vi porta all'Eterno Padre."
L'Apparizione ha avuto l'inizio alle 13:38 fino alle 13:47

Messaggio mensile della Madonna del 25 Dicembre a Marija


Il messaggio della Madonna a Marija 25 dicembre 2018
Cari figli!
Vi porto mio Figlio Gesù che è il Re della pace.
Lui vi dona la pace, che questa pace non sia solo per voi, figlioli,
ma portatela agli altri nella gioia e nell’umiltà.
Io sono con voi e prego per voi in questo tempo di grazia che Dio desidera darvi.
La mia presenza è il segno dell’amore, mentre sono qui con voi per proteggervi
e guidarvi verso l’eternità.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

lunedì 24 dicembre 2018

Santo Natale 2018


C’è una mangiatoia, ci dice il nostro angelo custode.
E andiamo, e troviamo Dio che abita una mangiatoia,
come se fosse un trono, e capiamo che anche una mangiatoia
che odora di sterco di pecora può diventare il trono
del Dio degli sconfitti, il nostro trono.
Coraggio amici, anche noi, assomigliamo a Dio.
Sereno Natale, almeno per questo giorno, Fausto.

venerdì 7 dicembre 2018

Sono Gesù, camminiamo insieme, Vuoi?: Il Vangelo del Sabato 8 Dicembre 2018

Sono Gesù, camminiamo insieme, Vuoi?: Il Vangelo del Sabato 8 Dicembre 2018: Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. 1° Lettura dal libro della Gènesi (3,9-15.20) 2° Lettura dalla lettera di san Paolo ...

Le cavolate dei potenti sui cambiamenti climatici.


UN ANTIDOTO AL CATASTROFISMO DI CHI CREDE
ANCORA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
La Conferenza sul clima apertasi ieri a Katowice (Polonia) si scontra con la
realtà (alcuni scienziati italiani scrivono un libro che smonta la teoria del
riscaldamento globale per colpa dell'uomo) di Riccardo Cascioli
E anche quest'anno è l'ultima chiamata per salvare il pianeta.
È ormai un copione scontato quello che si recita a ogni Conferenza annuale
sul clima sotto l'egida dell'Onu, e l'appuntamento di quest'anno a Katowice,
in Polonia, apertosi ieri, non fa eccezione.
Basta dare un'occhiata ai giornali e ai notiziari di questi giorni, pieni di allarmi
e rapporti che raccontano di un mondo in agonia a causa del riscaldamento
globale provocato dall'uomo; e di date limite per evitare la catastrofe finale che,
come succede per la fine del mondo prevista dai Testimoni di Geova, si sposta
sempre un po' più in là.
Quella di Katowice è la Cop24, ovvero la 24esima Conferenza delle parti che
hanno aderito alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti
climatici (Unfccc) entrata in vigore nel 1994.
Al centro dell'incontro, che durerà due settimane, è la verifica degli accordi di
Parigi (2015), che prevedono l'impegno a mettere in atto politiche per contenere
entro la fine del secolo l'aumento delle temperature entro i 2°C (meglio se 1.5)
rispetto ai livelli pre-industriali (da allora, quindi in 200 anni circa, c'è stato
un aumento di 0.9°C).
LE PREVISIONI DELLE CATASTROFI SONO FALSE
Quest'anno i dati più gettonati riguardano la previsione che la soglia psicologica
degli 1.5°C possa essere superata già tra il 2030 e il 2050, e l'aumento della
concentrazione di CO2 nell'atmosfera arrivata alla cifra record di 405.5 ppm (parti
per milione), livello mai raggiunto-dicono-negli ultimi 3-5 milioni di anni.
Le previsioni di catastrofi si accompagnano inevitabilmente alle lamentele
e alle pressioni sui politici, incapaci di prendere decisioni drastiche adeguate
alla minaccia che incombe sull'umanità.
E ti credo, le misure politiche ed economiche richieste per "fermare il clima" sono
draconiane: stop alle emissioni di CO2 da subito per poter arrivare a emissioni 0
nel 2050; riconversione urgente delle fonti di energia che devono essere tutte
rinnovabili nel giro di venti anni; la riscoperta del legno come materiale di
costruzione (e le foreste?), e così via.
Chi è quel politico sano di mente che investirebbe buona parte del bilancio
statale per riportare il suo popolo all'epoca precedente la Rivoluzione industriale
(perché di questo si tratta)? Oltretutto in base a teorie scientifiche ancora tutte
da dimostrare malgrado si voglia far credere il contrario.
E allora in questi giorni in cui saremo avvelenati e angosciati da previsioni
catastrofiche che colpevolizzano i singoli cittadini, può valere la pena assumere
un antidoto: un libro scritto da un gruppo di scienziati italiani che già da tempo
si oppongono a questa isteria collettiva riguardo il clima, e invitano tutti a usare
la ragione.
Il libro è uscito proprio in questi giorni e si intitola "Clima, basta catastrofismi",
editrice 21mo Secolo.
LA FAMIGERATA CO2
Riprendo qualche pillola, solo per aiutare il processo di disintossicazione da
previsioni catastrofiche.
Cominciamo dall'anidride carbonica, la famigerata CO2: oggi la concentrazione
nell'atmosfera è appena sopra le 400 parti per milione (ppm), prima della
rivoluzione industriale era circa 300.
L'aumento in questi anni è stato perciò di 100 ppm, che si vorrebbe tutti
imputati alle attività umane.
Ma mentre la concentrazione di CO2  è aumentata in modo lineare, il grande
salto nell'uso dei combustibili fossili avviene dopo la Seconda guerra mondiale,
e la temperatura ha avuto molti alti e bassi.
Basti ricordare che negli anni '70 gli allarmi sul clima riguardavano una prossima
era glaciale e non il riscaldamento.
Rimanendo però alla concentrazione, davvero queste 400 ppm sono tantissime?
E lo scarto di 100ppm dall'inizio della Rivoluzione industriale?
Riporto questo paragone: «Il tinello di casa vostra sarà 100 metri cubi, cioè 100
mila litri: 100 ppm fanno 10 litri.
Ma 10 litri di gas alle ordinarie condizioni di pressioni e temperatura consistono
in meno di una mezza mole di gas.
Nel caso della CO2 mezza mole di carbonio significa sei grammi di carbonio,
che è il carbonio contenuto in una candelina da torta di compleanno.
RIASSUMIAMO
Tutte le attività dell'intera umanità degli ultimi 160 anni hanno comportato nel
tinello di casa vostra un aumento di CO2 pari a quello che si ottiene bruciando
una candelina.
Questa è la consistenza del fenomeno di cui tanto si parla….».
Aggiungiamo qualche altro dato: non è vero che a causa del riscaldamento
globale sono aumentati gli eventi estremi (uragani, precipitazioni violente, ecc.);
«non bisogna confondere l'inquinamento con il riscaldamento globale»; non è vero
che il 97% degli scienziati di clima condivide l'attribuzione all'uomo della causa
del riscaldamento globale registrato dal 1850 ad oggi; la storia del clima ci dice
che ci sono stati altri periodi di riscaldamento, come ad esempio durante l'Impero
romano e nel Medioevo; che guarda caso gli scienziati chiamano "optimum" «perché
favorevoli alla vita umana e all'agricoltura; «la previsione del clima futuro tramite
l'applicazione di modelli matematici di tipo GCM non è tuttora praticabile con livelli
di accuratezza sufficiente a giustificare scelte operative».
C'è ovviamente molto di più, ma ci sarà tempo in queste due settimane di leggere
altre pagine di questo volume, per evitare l'avvelenamento da catastrofismo.
Vi terremo informati.

domenica 2 dicembre 2018

Messaggio da Medjugorje del 2 Dicembre 2018


Medjugorje: messaggio del 2 dicembre 2018 della Regina della Pace
alla veggente Mirjana.
“Cari figli, quando venite a me con cuori aperti e puri, come madre, sappiate
che vi ascolto, vi incoraggio e soprattutto intercedo per voi presso mio Figlio.
So che desiderate avere una fede forte e dimostrarla nella maniera corretta.
Ciò che mio Figlio vi chiede è una fede sincera, forte e profonda cosicché
qualsiasi modo in cui la dimostrate è corretto.
La fede è un segreto meraviglioso, che si cura del cuore.
Lei è tra il Padre Celeste e tutti i suoi figli.
La si riconosce grazie ai frutti dell’amore che avete verso tutte le creature di Dio.
Apostoli del mio amore, figli miei, abbiate fiducia in mio Figlio, aiutate
affinché tutti i miei figli conoscano il mio amore.
Voi siete la mia speranza, voi che cercate di amare sinceramente mio Figlio.
In nome dell’amore, per la vostra salvezza, secondo la volontà del Padre Celeste,
di mio Figlio, io sono qui, in mezzo a voi.
Apostoli del mio amore, che con la preghiera ed il sacrifico, i vostri cuori
siano illuminati dalla luce e dall’amore di mio Figlio.
Che questa luce e questo amore illuminino tutti coloro che incontrate, che li
riportino verso mio Figlio.
Io sono con voi.
In special modo sono con i vostri pastori.
Con il mio amore materno, vi illumino e vi incoraggio.
Che con le loro mani, benedette da mio Figlio, benedicano tutto il mondo.
Vi ringrazio.

sabato 1 dicembre 2018

Il Vangelo di Domenica 2 Dicembre 2018


Della 1° Domenica di Avvento.
1° Lettura dal libro del profeta Geremìa (33,14-16)
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (3,12-4,2)
Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.34-36) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella
luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del
mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di
ciò che dovrà accadere sulla terra.
Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande
potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate
il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in
dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non
vi piombi addosso all'improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà
sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a
tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Cosa ci dirà quest’anno il Natale a tutti noi?
Come sopravviveremo alla retorica buonista dei buoni sentimenti, della festa
rigurgitante famiglie felici (che pochi anno) e splendidi abeti addobbati?
Non c’è che un modo, per salvare il Natale dobbiamo riaprire i vangeli.
Si tratta di passare dal Natale finto, festa di compleanno senza festeggiato,
al Natale vero, attraverso quel gesto destabilizzante che i Vangeli
chiamano conversione.
Coraggio, allora, devo superare il disagio che ogni anno mi provoca il Natale
per cercare, assieme a voi e con voi, qualche scia di luce.
Il primo disagio che provo scaturisce dal fatto che per molti di noi Natale
sarà un bruttissimo giorno, il peggiore dell’anno.
Per chi è rimasto solo, o vive accanto a qualcuno e che comunque è solo,
per chi, anziano, andrà a dormire presto, per i tanti momenti non soddisfatti
dalla vita, Natale è un pugno nello stomaco; dagli schermi televisivi ci invadono
con schiere di famigliole Mulino Bianco intorno all’albero e al panettone.
Il peggior giorno dell’anno. Assurdo.
Questo mi ferisce e ferisce Dio; Natale vero è la notizia di un Dio che si fa
povero, diviene ultimo, che occupa l’ultimo posto perché nessuno possa
dire “Dio non sa”, proprio per riempire di tenerezza ogni ultimo.
E se proprio i poveri hanno una fitta al cuore, amici cattolici, abbiamo–come
minimo–un problema di comunicazione.
Il secondo disagio deriva dalla terribile sensazione di scippo che mi prende
guardandomi attorno.
Occhei; Dio si è fatto dono, perciò ci facciamo dei doni, il buon vecchio
san Nicola, amico dei bambini, dopo avere fatto un restiling ci è stato
riproposto nei panni abbondanti del ciccione Babbo Natale, tutti si scordano
che l’abete, simbolo magico, è stato “battezzato” aggiungendo le palline di
cristallo che ricordano le ostie, la tredicesima è nata apposta per essere spesa,
ma a tutto c’è un limite!
Questo imperante gossip natalizio, questo buonismo di facciata mi
ammazza, credetemi.
Necessitiamo, urgentemente, di riappropriarci del Natale, quello vero.
E questo può avvenire soltanto con l’interiorità e la teologia, con la preghiera
e la meditazione.
Un mese è poco, lo so, ma possiamo farcela.
La missione è una sola, vivere il Natale, finalmente, da cattolici.
Convertirci, a partire da noi stessi.
Non viviamo tempi facili, lo scoraggiamento è alle stelle, la violenza pure.
Tra finanziarie, lavori saltuari e una dilagante povertà, tra affetti frantumati
e paure di amare rischiamo di crollare e di arrenderci.
La paura e l’apatia a volte inquinano le nostre vite e le nostre comunità;
sembra prevalere il forte e l’arrogante, ci sentiamo come pesci fuor d’acqua.
E Gesù (tenero!) ci dice; quando accade tutto questo, alzate lo sguardo.
Le fatiche e le prove della vita, sembra dirci il Signore, sono lì apposta per
farci crescere, possono diventare un trampolino di lancio, devono aiutarci a
conoscere il senso segreto delle cose, il mistero nascosto nei secoli.
Come il grano caduto in terra feconda la terra, così l’Avvento feconda la
nostra vita per sbocciare a Natale in una festa di luce.
Ma occorre vigilare, ammonisce Gesù nel Vangelo di oggi.
Le dissipazioni, le ubriachezze e gli affanni della vita possono impedirci
di vedere, impedirci di vivere.
Le dissipazioni, in un mondo in cui siamo costretti alla frenesia, ritrovare un
ritmo di interiorità richiede una forza di carattere notevole.
Perché non approfittare di questi giorni per riprendere un quotidiano
ritmo di preghiera?
Le ubriachezze, il nostro mondo ci invita a fare esperienza di tutto,
a osare, a sperimentare.
E alla fine ci ritroviamo a pezzi.
Attenti, amici, a non cadere nell’inganno che le sirene del nichilismo
ci propongono, abbiamo bisogno di unità, non di frantumazione.
E questa scelta compiamola non in rispetto ad una ipotetica scelta morale,
ma nella consapevolezza che Dio solo conosce la verità dell’essere.
Gli affanni della vita che esistono e non possiamo eliminare ma solo
controllare mettendo al centro la ricerca di Dio e del nostro vero io.
Possiamo farcela, in questo periodo di Avvento, Dio ci sostiene, buon
percorso di conversione al Natale, senza tralasciare la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona prima Domenica di Avvento, Fausto.

lunedì 26 novembre 2018

Messaggio della Madonna a Marija del 25 Novembre 2018


Messaggio del 25 Novembre 2018
"Cari figli! 
Questo tempo è tempo di grazia e di preghiera, tempo di attesa
e di donazione.
Dio si dona a voi perché lo amiate al di sopra di ogni cosa.
Perciò, figlioli, aprite i vostri cuori e le vostre famiglie affinché
quest'attesa diventi preghiera ed amore e soprattutto donazione. 
Io sono con voi, figlioli e vi esorto a non rinunciare al bene perché
i frutti si vedono, si sentono, arrivano lontano.
Perciò il nemico è arrabbiato e usa tutto per allontanarvi dalla preghiera. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata."