lunedì 17 giugno 2019

Ecco la dolcezza dell'amore.


La Madonna gioiosa di Benois, un dipinto di Leonardo.
È la prima volta che vedo questo bellissimo dipinto e, sono rimasto
estasiato dalla dolcezza dei personaggi raffigurati, un mix di amore,
di stupore, di intensa gioia, una madre innamorata della sua dolce
creatura, che la contempla estasiata.
Su questo dipinto, vediamo una mamma con il figlio neonato nella
penombra di una stanza.
Lei sorride e regge con la mano un piccolo fiore, Lui lo osserva tutto
concentrato, lo studia fiero di questa scoperta.
A guardare la Madonna di Benois, viene da stare in silenzio per non
disturbare quella che è a tutti gli effetti una scena familiare.
Ecco il vero volto di Maria, alla Vergine non piace stare seduta sul trono,
Lei, preferisce sedersi su una panca, magari in una casa abitata da una
famiglia con dei bambini.
Vediamo una giovane madre adolescente, che gioca con il figlio, persa in
un momento di gioioso abbandono, e con gioia immensa, contempla il suo
bambino sorridente.
È uno sguardo che ogni madre ha, o dovrebbe avere, nello scrutare il
capolavoro che è riuscita a fare.
E rallegrandosi con orgoglio, osserva consapevolmente un progresso che
il figlio sta facendo.
È una mamma innamorata della sua creatura, l’adolescente Maria di
Nazareth e, con Lui gioca con amore e stupore materno.
Perciò, immaginiamola così, Maria, dolce adolescente, che ama la gioia,
che ama giocare anche con noi, nella nostra quotidianità, ama sedersi alla
nostra mensa, condividere con noi quel poco che abbiamo da offrirgli,
e lo preferisce di gran lunga, al trono su cui l’abbiamo relegata.
Vieni dolce Madre adolescente, riempi di gioia e di amore le nostre stanche
famiglie, insegnaci a stupirci ancora delle piccole cose che ci circondano,
aiutaci a ritornare bambini per assaporare con gioia l’amore materno che
hai per tutti noi, Fausto.


giovedì 13 giugno 2019

Ho ricevuto un messaggio che ha fatto piangere il mio cuore.


Ho ricevuto un messaggio che mi ha scosso profondamente.
In quel messaggio c’era uno sfogo, ma anche una richiesta di aiuto.
Il messaggio diceva: “Non ce la faccio più; mia moglie è ammalata e non riesce
a soddisfare le mie esigenze, mi sono trovato una ragazza che frequento dopo il
lavoro, ma lei vuole di più, mi ha chiesto di lasciare mia moglie per andare
a vivere assieme”.
Sono nel caos più totale, ti prego aiutami.
Eccoti allora, quello che ne è uscito da un incontro che avevo fatto con degli
amici che avevano dei problemi simili, spero con tutto il cuore che tu riesca
a capire ed a comportarti di conseguenza.
Che Cos’è l’amore.
Mi sono trovato con alcune persone per fare una chiacchierata in amicizia,
ci siamo scambiati le nostre impressioni, i nostri dubbi, le preoccupazioni,
le nostre idee e i nostri valori, naturalmente essendo quasi tutti sposati o
fidanzati, si è toccato anche l’argomento dell’unione di coppia, del suo
insieme a 360 gradi.
Questa volta, non ho avuto come di solito, nessun tipo di attacchi da parte
loro, devo dire che è stata una bellissima serata, fino a quando la conversazione
si è diretta all’innamoramento, e qui sono iniziati i dolori, perché, perché
purtroppo ho intuito che la maggior parte delle coppie, almeno per quelli
con cui stavo conversando, vive l’amore in un modo sbagliato.
Mi spiego; per loro, l’amore è il momento dello scambio delle effusione,
per poi sfociare nello sfogo fisico nella coppia, finito il quale, si ritorna al
solito tran tran quotidiano tra alti e bassi, magari più bassi che alti, alcuni si
lamentavano che la loro partner è sempre stanca, con mille problemi, con
qualche acciacco, qualcun altro disse; è normale, altrimenti che senso
ha lo stare assieme se non c’è il rapporto.
No, mi dispiace per voi, non sapete ancora cosa vuol dire veramente amare.
Amore è, donarsi totalmente all’altro nel vero senso della parola, anche
quando ci sono problemi come malattie, difficoltà, dolori e stanchezza,
e non è possibile avere dei rapporti.
Amore è guardarsi negli occhi con tenerezza, anche quando gli occhi sono
stanchi, anche quando piangono, anche quando sono disperati, ricordiamoci
che un sorriso fatto con dolcezza anche dopo una giornata tremenda di super
lavoro o di sofferenza, è far capire alla nostra compagna o compagno, che
va bene così, non ci sono problemi, io ti amo così come sei, ti amo nei tuoi
momenti critici, magari nei momenti di stanchezza, di sofferenza o malattia.
Ti amo perché ti ho scelta, non solo per avere rapporti, e quella scelta che
ho fatto io la rispetto sempre con amore.
Non voglio farvi la morale perché sono meglio di voi, quando siamo sulla
barca della famiglia siamo tutti uguali, ma questa è la mia scelta di vita logica,
diversamente non mi sentirei cristiano.
La serata finisce con qualche mugugno, qualche rimpropero, ma tutto nella
norma, anzi ci siamo ripromessi di ritrovarci, dopo averci ragionato su un
pochino, è già una bella scommessa.
Pensate sia finito lì, impossibile, quando c’è di mezzo Dio, non puoi
stare tranquillo.
Nel ritorno a casa in macchina da solo, mi sono chiesto; ho parlato
dell’amore, ma io so veramente cosa vuol dire amare?
Mi stavo arrovellando il cervello, quando Dio, birichino, mi accende la luce,
non quella della macchina quella era già accesa, ma quella del cervello.
Gesù e la Croce, ecco il vero amore.
Noi lo abbiamo scaraventato in quel turbine di sofferenza che avrebbe
schiantato chiunque, lo abbiamo appiccicato al legno del patibolo e
consegnato alla morte, e Lui che fa?
Ci spiazza con una delle sue inspiegabili azioni; vi amo, ci dice dalla Croce,
siete la linfa del mio corpo, corpo sofferente per l’eccessivo amore.
Gesù in quelle condizioni di dolore, non ha pensato a sé, ma ha pensato
a noi: “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno!”.
Gesù non guarda se siamo stanchi, ammalati, sofferenti o arrabbiati,
Lui ci ama e basta.
Ecco il vero amore, il vero amore sei tu non la tua persona, brutta o bella che
sia, e questo mi basta.
E allora ho capito cos’è la preghiera, tante volte noiosa diciamo noi.
Ho scoperto che la preghiera è un bacio al mio amore, uno scambio di tenerezza
con il mio Dio che è amore, ma anche attraverso Dio un bacio alla persona della
mia vita anche se ammalata o sofferente.
Coraggio, allora, innamorati da strapazzo, mettiamoci in coda, Dio si lascia
baciare da tutti, tranquilli, non lascia a piedi nessuno.
Questo deve essere il nostro insegnamento e, forse vivremo meglio anche il
nostro essere coppia, la nostra unione e la nostra famiglia.
Un abbraccio a tutti voi, amici innamorati, Fausto.


martedì 11 giugno 2019

Contempliamo la Vergine Maria nella sua bellezza.


Maria la bella di Nazareth.
È vero. Il Vangelo non ci dice nulla del volto di Maria.
Come, del resto, non ci dice nulla del volto di Gesù.
Forse è meglio.
Così a nessuno di noi viene tolta la speranza di sentirsi dire un giorno,
magari da un arcangelo di passaggio: «Lo sai che a tua madre e a tuo
fratello rassomigli tanto?».
Maria, comunque, doveva essere bellissima.
Non parlo solo della sua anima.
La quale, senza neppure l'ombra del peccato, era limpida a tal punto che
Dio vi si specchiava dentro.
Come le montagne eterne che, sulle Alpi, si riflettono nella immobile
trasparenza dei laghi.
Parlo, anche, del suo corpo di donna.
La teologia, quando arriva a questo punto, sembra sorvolare sulla bellezza
fisica di Lei.
La lascia celebrare ai poeti: «Vergine bella, che di sol vestita, coronata di stelle».
La affida alle canzoni degli umili: «Mira il tuo popolo, o bella Signora».
O agli appassionati ritornelli della gente: «Dell'aurora tu sorgi più bella, non vi
è stella più bella di te».
O alle allusioni liturgiche del Tota pulchra.
Tutta bella sei, o Maria.
Sei splendida, cioè, nell' anima e nel corpo!
Essa però, la teologia, non va oltre.
Non si sbilancia.
Tace sulla bellezza umana di Maria.
Forse per pudore.
Forse perché paga di aver speso tutto speculando sul fascino soprannaturale di lei.
Forse perché debitrice a diffidenze non ancora superate circa la funzione
salvifica del corpo.
Forse perché preoccupata di ridurre l'incanto di lei a dimensioni naturalistiche,
o timorosa di dover pagare il dazio ai miti dell'eterno femminile.
Eppure, non dovrebbe essere difficile trovare nel Vangelo la spia rivelatrice
della bellezza corporea di Maria.
C'è una parola greca molto importante, carica di significati misteriosi che non
sono stati ancora per intero esplicitati.
Questa parola, che fonda sostanzialmente tutta la serie dei privilegi soprannaturali
della fanciulla di Nazareth, risuona nel saluto dell'angelo: «Kecharitomène».
Viene tradotta con l'espressione «Piena di grazia».
Ma non potrebbe trovare il suo equivalente in “graziosissima”, con allusioni
evidenti anche all’incantevole splendore del volto umano di lei?
Credo proprio di sì. E senza forzature.
Così come senza forzature Paolo VI, in un celebre discorso del 1975, ha avuto
l’ardire di parlare per la prima volta di Maria come «la donna vestita di sole,
nella quale i raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli
sovrumani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale».
Santa Maria, donna bellissima, attraverso te vogliamo ringraziare il Signore
per il mistero della bellezza.
Egli l’ha disseminata qua e là sulla terra, perché, lungo la strada, tenga sveglie,
nel nostro cuore di viandanti, le nostalgie insopprimibili del cielo.
La fa risplendere nella maestà delle vette innevate, nell'assorto silenzio dei boschi,
nella forza furente del mare, nel brivido profumato dell' erba, nella pace della sera.
Ed è un dono che ci inebria di felicità perché, sia pure per un attimo appena,
ci concede di mettere lo sguardo nelle feritoie fugaci che danno sull’eterno.
La fa rifulgere nelle lacrime di un bambino, nell' armonia del corpo di una
donna, nell'incanto degli occhi suoi ridenti e fuggitivi, nel bianco tremore
dei vegliardi, nella tacita apparizione di una canoa che scivola sul fiume,
nel fremito delle magliette colorate dei corridori che passano veloci
in un’alba di maggio.
Ed è un dono che ci dispera perché, come ha detto qualcuno, questa ricchezza
si gioca e si perde al tavolo verde del tempo.
Santa Maria, donna bellissima, splendida come un plenilunio di primavera,
riconciliaci con la bellezza.
Tu lo sai che dura poco nelle nostre mani rapaci.
Sfiorisce subito sotto i nostri ingordi contatti.
Si dissecca improvvisamente al soffio maligno delle nostre roventi cupidigie.
Si contamina presto all’urto delle nostre latenti lussurie.
Non la sappiamo trattare, insomma.
E lo scavo struggente che ci produce nell’anima, invece che avvertirlo come
anfora di felicità che ci fa cantare di gioia, lo avvertiamo come ferita inguaribile
che ci fa gridare di dolore.
Aiutaci, ti preghiamo, a superare le ambiguità della carne.
Liberaci dal nostro spirito rozzo.
Donaci un cuore puro come il tuo.
Restituiscici ad ansie di incontaminate trasparenze.
E toglici la tristezza di dover distogliere gli occhi dalle cose belle della vita,
per timore che il fascino dell’effimero ci faccia depistare i passi dai sentieri
che portano alle soglie dell' eterno.
Santa Maria, donna bellissima, facci comprendere che sarà la bellezza
a salvare il mondo.
Non lo preserveranno dalla catastrofe planetaria né la forza del diritto, né la
sapienza dei dotti, né la sagacia delle diplomazie.
Oggi, purtroppo, nella deriva dei valori, stanno affondando anche le antiche
boe che un tempo offrivano ancoraggi stabili alle imbarcazioni in pericolo.
Viviamo stagioni crepuscolari.
Però, in questa camera oscura della ragione c'è ancora una luce che potrà
impressionare la pellicola del buon senso; è la luce della bellezza.
È per questo, santa Vergine Maria, che vogliamo sentire il fascino, sempre
benefico, anche del tuo umano splendore, così come sentiamo la lusinga,
talvolta ingannatrice, delle creature terrene.
Perché la contemplazione della tua santità sovrumana ci aiuta già tanto a
preservarci dalla palude.
Ma sapere che tu sei bellissima nel corpo, oltre che nell' anima, è per tutti
noi motivo di incredibile speranza.
E ci fa intuire che ogni bellezza della terra è appena un ruvido seme destinato
a fiorire nelle serre di lassù.
Contempliamo la bellezza di Maria e facciamoci contagiare, Fausto.


venerdì 31 maggio 2019

venerdì 24 maggio 2019

Con questa preghiera, chiediamo aiuto a Maria.


A TE, MARIA 
A te, Maria, fonte della vita, si accosta la nostra anima assetata.
A te, tesoro di misericordia, ricorre con fiducia la nostra miseria.
Come sei vicina, anzi intima al Signore!
Egli abita in te e tu in Lui.
Nella tua luce, possiamo contemplare la luce di Gesù, sole di giustizia.
Santa Madre di Dio, noi confidiamo nel tuo tenerissimo e purissimo affetto.
Sii per noi mediatrice di grazia presso Gesù, nostro Salvatore.
Egli ti ha amata sopra tutte le creature, e ti ha rivestito di
Gloria e di bellezza.
Vieni in aiuto a noi che siamo poveri e fa che possiamo attingere
alla tua anfora traboccante di grazia.


mercoledì 22 maggio 2019

Maria, sii vicino a tutta quelle persone che sono nella sofferenza.


VERGINE DELLA NOTTE
Santa Maria, Vergine della notte, noi t’imploriamo di starci vicino 
quando incombe il dolore, irrompe la prova, sibila il vento della
disperazione, o il freddo delle delusioni o l’ala severa della morte. 
Liberaci dai brividi delle tenebre. 
Nell’ora del nostro calvario, Tu, che hai sperimentato l’eclissi del sole, 
stendi il tuo manto su di noi, perché, fasciati dal tuo respiro, 
ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà. 
Alleggerisci con carezze di Madre la sofferenza dei malati. 
Riempi di presenze amiche e discrete il tempo amaro di chi è solo. 
Preserva da ogni male i nostri cari che faticano in terre lontane e
conforta, col baleno struggente degli occhi, chi ha perso la
fiducia nella vita. 
Ripeti ancora oggi la canzone del Magnificat, e annuncia straripamenti
di giustizia a tutti gli oppressi della terra. 
Se nei momenti dell’oscurità ti metterai vicino a noi le sorgenti del pianto
si disseccheranno sul nostro volto.
E sveglieremo insieme l’aurora. 
Così sia.


domenica 19 maggio 2019

Oggi il Vangelo ci dice: "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato", io lo voglio dire come lo fanno i giovani.


Io ti lovvo, (ti amo).
Chissà se Gesù avrebbe usato questa espressione adolescenziale per
parlare ai ragazzi e agli adulti di oggi?
Forse sì, capace com’era di mettersi nei panni degli altri senza fare il
piacione e senza cercare consensi a basso costo.
Ma una battuta come incipit sì, penso che l’avrebbe fatta.
Perché Gesù ha parlato spesso d’amore, senza fare tante distinzioni (quelle le
abbiamo fatte noi dopo, non sempre azzeccandole secondo il mio modesto parere).
E trovo magnifico che lo abbia fatto in un contesto di fede, di religiosità,
addirittura di norma e comando (come se si potesse comandare di amare).
La cosa per me interessante è il fatto che Gesù, rispondendo alla domanda
su quale sia il più importante dei comandamenti, dica alcune cose che riguardano
tutti, anche chi non crede.
Perché tutti ne facciamo esperienza, se amare è quanto di più desiderabile
e bello ci possa capitare, tale desiderio fatica a realizzarsi, non è immune
da storture e paradossi, non sempre riesce a fuggire l’ombra che accompagna
ogni realtà umana.
Ammetterlo sarebbe già un primo passo in questo mondo confuso che idolatra
l’amore creando grandi attese e devastanti delusioni.
Riflettendo in questa notte, dove non riesco ad avere sonno, forse per i tanti
problemi, i più problematici sono quelli della salute di mia moglie; ed allora
eccomi a leggere e rileggere, prendere appunti e, mi sembra di avere trovato
nel Vangelo alcune sfumature interessanti che voglio condividere con voi.
Gesù dà per scontato che l’amore provenga da Dio, che abbia a che fare con Lui.
Insinua che, addirittura, sia Dio l’origine dell’Amore che possiamo condividere, contraccambiandolo, condividendolo con altre persone, usandolo per rileggere
la nostra identità profonda.
Come a dire; sono capace di amare anche chi non mi ama dell’amore con
cui sono amato da Dio, non perché sono figo.
Posso amare me stesso senza diventare narcisista o senza scivolare nella
disistima perché scopro di essere amato da Dio e di essere in grado di amare se
lascio la scintilla che egli ha seminato nel mio cuore, e la mia anima, fiorire.
L’amore coinvolge non soltanto le emozioni (il cuore), ma anche l’intelligenza
(la mente) e la volontà (la forza).
Amare seguendo le proprie emozioni è istintivo e molto diffuso ma richiede
un coinvolgimento complessivo del nostro essere.
Ti amo in maniera intelligente (senza manipolarti, senza idealizzarti, senza
idolatrarti, senza caricarti di mille attese) e ti amo facendo delle scelte che
manifestino questo amore, riconoscendo anche il mio istinto predatorio,
negativo, che tenta di soverchiarti e agendo contro di esso.
Nel cammino di coppia, quando ci si incontra e ci si innamora attraversando
diverse fasi, dall’emozione alla consapevolezza, ho scoperto esistere una
grande verità; o l’anima di ogni singolo cresce o l’amore muore.
Se la vita è un cammino di consapevolezza per imparare ad amare, per scoprire
chi siamo veramente, parte di un gigantesco progetto di bene e di salvezza,
per far fiorire la nostra dimensione più vera, l’anima, allora il cammino di
coppia è un grandioso aiuto che Dio ci offre.
Non per caricare l’altro di compiti impossibili (come quello di risolvere i miei
conflitti e i miei sensi di colpa) ma per gioire di condividere uno stesso percorso,
facendo esperienza della bellezza di Dio riflessa nell’altro, nella gioia del
camminare anche quando l’altro, facendoti da specchio, rivela quanto
cammino ancora tu debba fare.
Ci sono momenti di crescita molto dolorosi in una coppia, ma non legati alla
delusione (benedetta de-lusione, che significa smettere di giocare!) ma piuttosto
alla tentazione di stare fermi dove si è per non crescere.
Amare significa entrare nella logica di dono-di-sé affatto devota e melensa,
ma intensa e urticante.
E accettare di dover ancora cambiare, di non avere ancora capito in fondo,
di accogliere e superare le proprie ombre, non è facile.
Significa spogliarsi di un “me” che conosco per un “me” ancora tutto ipotetico.
Ecco, alcuni pensieri da notte fonda.
Pensieri scaturiti dall’affermazione di Gesù, dalla sua richiesta di entrare
nella logica dell’amore dalla sua prospettiva.
Fatemelo dire; io lovvo (amo) Gesù.


venerdì 17 maggio 2019

Parliamo un po amici della preghiera e, a cosa serve


Anch’io amici, mi sono chiesto tante volte;
perché pregare, a cosa serve pregare?
Anche Gesù sentiva il bisogno di pregare.
Dopo una giornata a dir poco frenetica, Gesù si ritira a pregare e, per farlo,
ritaglia una parte della notte, rinunciando al sonno.
Desta una grande impressione questo Gesù che si ritira a pregare; tutti gli
evangelisti lo annotano con stupore.
Perché mai Gesù pregava?
Aveva bisogno di chiedere qualcosa?
Che senso ha Gesù in preghiera?
Certo; se la preghiera è, così come spesse volte pensiamo, un chiedere,
un elemosinare, non ha nessun senso che Gesù preghi.
Ma se la preghiera è invece un dimorare nel cuore di Dio, un aprire la
propria vita e lasciarla abitare dalla sua presenza, allora ha senso pregare.
E Gesù è Maestro nella preghiera.
Ci immaginiamo questa intimità profonda che Gesù ha col Padre.
E un pò la invidiamo.
Cos’é per noi la preghiera? Cose ne pensiamo? Come la viviamo?
Nel linguaggio corrente “preghiera” è addirittura sinonimo di “chiedere”.
E in effetti gran parte della nostra preghiera è dedicata al chiedere.
Mi ricordo quella simpatica richiesta di san Filippo Neri: “Sia fatta la volontà
di Dio soprattutto se assomiglia alla mia”!
Non è forse così?
In fondo in fondo non pensiamo che sappiamo noi cosa è bene per noi e
cerchiamo di convincere Dio ad esaudirci?
Gesù vive la preghiera come un cercare la volontà del Padre, perché sa che
nella volontà del Padre è la sua felicità.
Perciò la sua preghiera è così straordinaria; perché vera.
Qualcuno penserà: “cosa è mai la preghiera?”.
La preghiera, lo vediamo, è questo motore che muove l’azione di Gesù.
È così anche per noi?
L’azione scaturisce dalla preghiera, questo è il messaggio di questa pagina.
L’equilibrio tra preghiera e azione è fondamentale nella nostra vita interiore;
l’una scaturisce dall’altra.
Ma il paradosso è che rischiamo di vivere la vita per Cristo senza incontrare Cristo.
Di dedicare le nostre risorse e le nostre energie a Lui senza più avere il tempo
di incontrarlo; paradossale, ma è così.
La buona notizia che Gesù ci viene a portare è che possiamo avere un colloquio
intimo con Dio e che questo può riempire il nostro cuore.
E questo colloquio è la preghiera.
Ecco amici, perché, ogni giorno dopo il commento del Vangelo, vi chiedo di
pregare, per riuscire ad avere un colloquio faccia a faccia con il Signore,
attraverso la sua Parola, aiutandoci con la preghiera.