Messaggio della Regina della Pace del 2 Luglio 2019 alla veggente Mirjana:
“Cari figli, secondo il volere del Padre misericordioso, vi ho dato ed ancora
vi darò segni evidenti della mia presenza materna.
Figli miei, essa è per il mio desiderio materno della guarigione delle anime.
Essa è per il desiderio che ogni mio figlio abbia una fede autentica, che viva
esperienze prodigiose bevendo alla sorgente della Parola di mio Figlio,
della Parola di vita.
Figli miei, col suo amore e sacrificio, mio Figlio ha portato nel mondo la luce
della fede e vi ha mostrato la via della fede.
Poiché, figli miei, la fede eleva il dolore e la sofferenza. La fede autentica rende
la preghiera più sensibile, compie opere di misericordia: un dialogo, un’offerta.
Quei miei figli che hanno fede, una fede autentica, sono felici nonostante tutto,
perché vivono sulla terra l’inizio della felicità del Cielo.
Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito a dare esempio di fede autentica,
a portare la luce là dove c’è tenebra, a vivere mio Figlio. Figli miei, come Madre
vi dico: non potete percorrere la via della fede e seguire mio Figlio senza i vostri pastori.
Pregate che abbiano la forza e l’amore per guidarvi.
Le vostre preghiere siano sempre con loro. Vi ringrazio!”
martedì 2 luglio 2019
lunedì 24 giugno 2019
Una dedica all'Amore.
A VOLO D’ANGELO.
Voglio ringraziarti Signore, per
il dono della vita.
Ho letto da qualche parte che gli
uomini sono angeli con un’ala
soltanto; possono volare solo
rimanendo abbracciati, forse è
per questo che hai formato la
famiglia composta da un uomo
e una donna, perché possano
aiutarsi a volare assieme.
Ma a volte nei momenti di
confidenza, oso pensare, Signore,
che Tu abbia un’ala soltanto, o
l’altra la tieni nascosta; forse per
farmi capire che Tu non puoi
volare senza di me.
Per questo mi hai dato la vita;
perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami allora a librarmi con
te.
Perché vivere non è “trascinare
la vita”, “non è strappare la vita”,
“non è rosicchiare la vita”.
Vivere è abbandonarsi, come un
gabbiano all’ebrezza del vento.
Vivere è assaporare l’avventura
della libertà.
Vivere è stendere l’ala, l’unica
ala, con la fiducia di chi sa di avere
nel volo un partner come te!
Ma Tu o Signore, hai voluto
mettermi accanto una moglie, e nel
giorno del giuramento del
matrimonio ci dicesti guardandoci negli
occhi, aiutatevi a volare assieme
per tutta la vita.
Ci saranno burrasche, ci saranno
dolori, ci saranno sofferenze,
ci saranno incomprensioni, ma
unendo le vostre ali riuscirete
a volare aiutandovi a vicenda.
Grazie Signore, ora capisco perché
ci hai dato un’ala soltanto,
perché unendoci per poter volare
dobbiamo guardarci negli
occhi
e scambiarci tenerezza e amore per l’eternità.
venerdì 21 giugno 2019
Pensiero sul corpo di Cristo e dell'uomo
“Questo è il mio corpo”,
dice lei a lui e lui a lei.
E i loro corpi unendosi
diventano fonte di gioia, di unione e di dono.
“Questo è il mio corpo”,
dice lei a lui e lui a lei.
E i loro corpi sono il
segno più grande del loro donarsi, del loro consegnarsi,
del loro fidarsi l’uno
dell’altro, dell’essere veramente vulnerabili, esposti, nudi.
“Questo è il mio corpo”, si
dicono gli amanti quando si vogliono conquistare,
sedurre, attirare e mettono
in luce e in risalto il proprio corpo.
“Questo è il mio corpo”,
dice la madre a suo figlio e gli fa spazio perché si
sviluppi e nasca nel suo
ventre.
“Questo è il mio corpo”,
dice la madre a suo figlio e il suo seno diventa
latte e nutrimento.
“Questo è il mio corpo”, dice l’uomo alla donna e la
abbraccia con le sue mani
forti, per dirle che lì con lui non c’è motivo d’aver
paura.
“Questo è il mio corpo”, dice il bambino malato che
non si spiega perché il
suo corpo sia diverso da quello dei suoi compagni e
perché così giovane
sia già malato.
“Questo è il mio corpo”, dice l’uomo disabile, un
corpo fermo, paralizzato,
che non funziona, ma che è tutto quello che ha, perché
è lui, il suo corpo.
“Questo è il mio corpo”, dice il vecchio che vede un
corpo che non risponde
più ai suoi desideri; è lento, è malato, è acciaccato,
e per fare quello che faceva
ieri, adesso gli serve il triplo del tempo.
“Questo è il mio corpo”, dicono la pioggia, il vento,
la neve, il sole, il seme,
quando incontrano la terra e la nutrono e perdendosi
la rendono vitale e viva.
“Questo è il mio corpo”, dice la persona che ad un
certo punto smette di remare
contro Dio, e non sapendo dove Lui lo porterà si
lascia trasportare, senza porre
resistenze, senza paura, perché Lui è davvero
irresistibile.
E fa della sua vita e del suo corpo il corpo di Dio,
dove Lui può agire e vivere.
“Questo è il mio corpo”, disse Gesù in quella notte,
quando fece della sua vita,
del suo corpo, un dono per tutti noi.
“Questo è il mio corpo” dice il cristiano a Dio, è
malato, sofferente e stanco,
ma te lo offro, così com’è, e Tu fanne quello che
vuoi, perché, non è mai stato
mio, l’ho solo avuto in dono per accudirlo, non so se
l’ho trattato bene, ma ci
ho messo tutta la mia buona volontà, Fausto.
lunedì 17 giugno 2019
Ecco la dolcezza dell'amore.
La Madonna gioiosa di
Benois, un dipinto di Leonardo.
È la prima volta che vedo questo
bellissimo dipinto e, sono rimasto
estasiato dalla dolcezza dei
personaggi raffigurati, un mix di amore,
di stupore, di intensa gioia, una
madre innamorata della sua dolce
creatura, che la contempla
estasiata.
Su questo dipinto, vediamo una
mamma con il figlio neonato nella
penombra di una stanza.
Lei sorride e regge con la mano
un piccolo fiore, Lui lo osserva tutto
concentrato, lo studia fiero di
questa scoperta.
A guardare la Madonna di Benois,
viene da stare in silenzio per non
disturbare quella che è a tutti
gli effetti una scena familiare.
Ecco il vero volto di Maria, alla
Vergine non piace stare seduta sul trono,
Lei, preferisce sedersi su una
panca, magari in una casa abitata da una
famiglia con dei bambini.
Vediamo una giovane madre
adolescente, che gioca con il figlio, persa in
un momento di gioioso abbandono,
e con gioia immensa, contempla il suo
bambino sorridente.
È uno sguardo che ogni madre ha,
o dovrebbe avere, nello scrutare il
capolavoro che è riuscita a fare.
E rallegrandosi con orgoglio,
osserva consapevolmente un progresso che
il figlio sta facendo.
È una mamma innamorata della sua
creatura, l’adolescente Maria di
Nazareth e, con Lui gioca con
amore e stupore materno.
Perciò, immaginiamola così,
Maria, dolce adolescente, che ama la gioia,
che ama giocare anche con noi,
nella nostra quotidianità, ama sedersi alla
nostra mensa, condividere con noi
quel poco che abbiamo da offrirgli,
e lo preferisce di gran lunga, al
trono su cui l’abbiamo relegata.
Vieni dolce Madre adolescente,
riempi di gioia e di amore le nostre stanche
famiglie, insegnaci a stupirci
ancora delle piccole cose che ci circondano,
aiutaci a ritornare bambini per
assaporare con gioia l’amore materno che
hai per tutti noi, Fausto.
giovedì 13 giugno 2019
Ho ricevuto un messaggio che ha fatto piangere il mio cuore.
Ho ricevuto un
messaggio che mi ha scosso profondamente.
In quel messaggio
c’era uno sfogo, ma anche una richiesta di aiuto.
Il messaggio diceva:
“Non ce la faccio più; mia moglie è ammalata e non riesce
a soddisfare le mie
esigenze, mi sono trovato una ragazza che frequento dopo il
lavoro, ma lei vuole
di più, mi ha chiesto di lasciare mia moglie per andare
a vivere assieme”.
Sono nel caos più
totale, ti prego aiutami.
Eccoti allora, quello
che ne è uscito da un incontro che avevo fatto con degli
amici che avevano dei
problemi simili, spero con tutto il cuore che tu riesca
a capire ed a
comportarti di conseguenza.
Che Cos’è l’amore.
Mi sono trovato con alcune
persone per fare una chiacchierata in amicizia,
ci siamo scambiati le nostre
impressioni, i nostri dubbi, le preoccupazioni,
le nostre idee e i nostri valori,
naturalmente essendo quasi tutti sposati o
fidanzati, si è toccato anche
l’argomento dell’unione di coppia, del suo
insieme a 360 gradi.
Questa volta, non ho avuto come
di solito, nessun tipo di attacchi da parte
loro, devo dire che è stata una
bellissima serata, fino a quando la conversazione
si è diretta all’innamoramento, e
qui sono iniziati i dolori, perché, perché
purtroppo ho intuito che la
maggior parte delle coppie, almeno per quelli
con cui stavo conversando, vive
l’amore in un modo sbagliato.
Mi spiego; per loro, l’amore è il
momento dello scambio delle effusione,
per poi sfociare nello sfogo
fisico nella coppia, finito il quale, si ritorna al
solito tran tran quotidiano tra
alti e bassi, magari più bassi che alti, alcuni si
lamentavano che la loro partner è
sempre stanca, con mille problemi, con
qualche acciacco, qualcun altro
disse; è normale, altrimenti che senso
ha lo stare assieme se non c’è il
rapporto.
No, mi dispiace per voi, non
sapete ancora cosa vuol dire veramente amare.
Amore è, donarsi totalmente
all’altro nel vero senso della parola, anche
quando ci sono problemi come
malattie, difficoltà, dolori e stanchezza,
e non è possibile avere dei
rapporti.
Amore è guardarsi negli occhi con
tenerezza, anche quando gli occhi sono
stanchi, anche quando piangono,
anche quando sono disperati, ricordiamoci
che un sorriso fatto con dolcezza
anche dopo una giornata tremenda di super
lavoro o di sofferenza, è far
capire alla nostra compagna o compagno, che
va bene così, non ci sono
problemi, io ti amo così come sei, ti amo nei tuoi
momenti critici, magari nei
momenti di stanchezza, di sofferenza o malattia.
Ti amo perché ti ho scelta, non
solo per avere rapporti, e quella scelta che
ho fatto io la rispetto sempre
con amore.
Non voglio farvi la morale perché
sono meglio di voi, quando siamo sulla
barca della famiglia siamo tutti
uguali, ma questa è la mia scelta di vita logica,
diversamente non mi sentirei
cristiano.
La serata finisce con qualche
mugugno, qualche rimpropero, ma tutto nella
norma, anzi ci siamo ripromessi
di ritrovarci, dopo averci ragionato su un
pochino, è già una bella
scommessa.
Pensate sia finito lì,
impossibile, quando c’è di mezzo Dio, non puoi
stare tranquillo.
Nel ritorno a casa in macchina da
solo, mi sono chiesto; ho parlato
dell’amore, ma io so veramente cosa
vuol dire amare?
Mi stavo arrovellando il
cervello, quando Dio, birichino, mi accende la luce,
non quella della macchina quella
era già accesa, ma quella del cervello.
Gesù e la Croce, ecco il vero
amore.
Noi lo abbiamo scaraventato in
quel turbine di sofferenza che avrebbe
schiantato chiunque, lo abbiamo
appiccicato al legno del patibolo e
consegnato alla morte, e Lui che
fa?
Ci spiazza con una delle sue
inspiegabili azioni; vi amo, ci dice dalla Croce,
siete la linfa del mio corpo,
corpo sofferente per l’eccessivo amore.
Gesù in quelle condizioni di
dolore, non ha pensato a sé, ma ha pensato
a noi: “Padre perdonali perché non
sanno quello che fanno!”.
Gesù non guarda se siamo stanchi,
ammalati, sofferenti o arrabbiati,
Lui ci ama e basta.
Ecco il vero amore, il vero amore
sei tu non la tua persona, brutta o bella che
sia, e questo mi basta.
E allora ho capito cos’è la
preghiera, tante volte noiosa diciamo noi.
Ho scoperto che la preghiera è un
bacio al mio amore, uno scambio di tenerezza
con il mio Dio che è amore, ma anche
attraverso Dio un bacio alla persona della
mia vita anche se ammalata o
sofferente.
Coraggio, allora, innamorati da
strapazzo, mettiamoci in coda, Dio si lascia
baciare da tutti, tranquilli, non
lascia a piedi nessuno.
Questo deve essere il nostro insegnamento
e, forse vivremo meglio anche il
nostro essere coppia, la nostra
unione e la nostra famiglia.
Un abbraccio a tutti
voi, amici innamorati, Fausto.
martedì 11 giugno 2019
Contempliamo la Vergine Maria nella sua bellezza.
Maria la bella di Nazareth.
È vero. Il Vangelo non ci dice nulla del volto
di Maria.
Come, del resto, non ci dice nulla del volto
di Gesù.
Forse è meglio.
Così a nessuno di noi viene tolta la speranza
di sentirsi dire un giorno,
magari da un arcangelo di passaggio: «Lo sai
che a tua madre e a tuo
fratello rassomigli tanto?».
Maria, comunque, doveva essere bellissima.
Non parlo solo della sua anima.
La quale, senza neppure l'ombra del peccato,
era limpida a tal punto che
Dio vi si specchiava dentro.
Come le montagne eterne che, sulle Alpi, si
riflettono nella immobile
trasparenza dei laghi.
Parlo, anche, del suo corpo di donna.
La teologia, quando arriva a questo punto, sembra
sorvolare sulla bellezza
fisica di Lei.
La lascia celebrare ai poeti: «Vergine bella,
che di sol vestita, coronata di stelle».
La affida alle canzoni degli umili: «Mira il
tuo popolo, o bella Signora».
O agli appassionati ritornelli della gente:
«Dell'aurora tu sorgi più bella, non vi
è stella più bella di te».
O alle allusioni liturgiche del Tota pulchra.
Tutta bella sei, o Maria.
Sei splendida, cioè, nell' anima e nel corpo!
Essa però, la teologia, non va oltre.
Non si sbilancia.
Tace sulla bellezza umana di Maria.
Forse per pudore.
Forse perché paga di aver speso tutto
speculando sul fascino soprannaturale di lei.
Forse perché debitrice a diffidenze non ancora
superate circa la funzione
salvifica del corpo.
Forse perché preoccupata di ridurre l'incanto
di lei a dimensioni naturalistiche,
o timorosa di dover pagare il dazio ai miti
dell'eterno femminile.
Eppure, non dovrebbe essere difficile trovare
nel Vangelo la spia rivelatrice
della bellezza corporea di Maria.
C'è una parola greca molto importante, carica
di significati misteriosi che non
sono stati ancora per intero esplicitati.
Questa parola, che fonda sostanzialmente tutta
la serie dei privilegi soprannaturali
della fanciulla di Nazareth, risuona nel
saluto dell'angelo: «Kecharitomène».
Viene tradotta con l'espressione «Piena di
grazia».
Ma non potrebbe trovare il suo equivalente in “graziosissima”,
con allusioni
evidenti anche all’incantevole splendore del
volto umano di lei?
Credo proprio di sì. E senza forzature.
Così come senza forzature Paolo VI, in un
celebre discorso del 1975, ha avuto
l’ardire di parlare per la prima volta di
Maria come «la donna vestita di sole,
nella quale i raggi purissimi della bellezza
umana si incontrano con quelli
sovrumani, ma accessibili, della bellezza
soprannaturale».
Santa Maria, donna bellissima, attraverso te
vogliamo ringraziare il Signore
per il mistero della bellezza.
Egli l’ha disseminata qua e là sulla terra,
perché, lungo la strada, tenga sveglie,
nel nostro cuore di viandanti, le nostalgie
insopprimibili del cielo.
La fa risplendere nella maestà delle vette
innevate, nell'assorto silenzio dei boschi,
nella forza furente del mare, nel brivido
profumato dell' erba, nella pace della sera.
Ed è un dono che ci inebria di felicità
perché, sia pure per un attimo appena,
ci concede di mettere lo sguardo nelle
feritoie fugaci che danno sull’eterno.
La fa rifulgere nelle lacrime di un bambino,
nell' armonia del corpo di una
donna, nell'incanto degli occhi suoi ridenti e
fuggitivi, nel bianco tremore
dei vegliardi, nella tacita apparizione di una
canoa che scivola sul fiume,
nel fremito delle magliette colorate dei
corridori che passano veloci
in un’alba di maggio.
Ed è un dono che ci dispera perché, come ha
detto qualcuno, questa ricchezza
si gioca e si perde al tavolo verde del tempo.
Santa Maria, donna bellissima, splendida come
un plenilunio di primavera,
riconciliaci con la bellezza.
Tu lo sai che dura poco nelle nostre mani
rapaci.
Sfiorisce subito sotto i nostri ingordi
contatti.
Si dissecca improvvisamente al soffio maligno
delle nostre roventi cupidigie.
Si contamina presto all’urto delle nostre
latenti lussurie.
Non la sappiamo trattare, insomma.
E lo scavo struggente che ci produce nell’anima,
invece che avvertirlo come
anfora di felicità che ci fa cantare di gioia,
lo avvertiamo come ferita inguaribile
che ci fa gridare di dolore.
Aiutaci, ti preghiamo, a superare le ambiguità
della carne.
Liberaci dal nostro spirito rozzo.
Donaci un cuore puro come il tuo.
Restituiscici ad ansie di incontaminate
trasparenze.
E toglici la tristezza di dover distogliere
gli occhi dalle cose belle della vita,
per timore che il fascino dell’effimero ci
faccia depistare i passi dai sentieri
che portano alle soglie dell' eterno.
Santa Maria, donna bellissima, facci
comprendere che sarà la bellezza
a salvare il mondo.
Non lo preserveranno dalla catastrofe
planetaria né la forza del diritto, né la
sapienza dei dotti, né la sagacia delle
diplomazie.
Oggi, purtroppo, nella deriva dei valori,
stanno affondando anche le antiche
boe che un tempo offrivano ancoraggi stabili
alle imbarcazioni in pericolo.
Viviamo stagioni crepuscolari.
Però, in questa camera oscura della ragione
c'è ancora una luce che potrà
impressionare la pellicola del buon senso; è
la luce della bellezza.
È per questo, santa Vergine Maria, che
vogliamo sentire il fascino, sempre
benefico, anche del tuo umano splendore, così
come sentiamo la lusinga,
talvolta ingannatrice, delle creature terrene.
Perché la contemplazione della tua santità
sovrumana ci aiuta già tanto a
preservarci dalla palude.
Ma sapere che tu sei bellissima nel corpo,
oltre che nell' anima, è per tutti
noi motivo di incredibile speranza.
E ci fa intuire che ogni bellezza della terra
è appena un ruvido seme destinato
a fiorire nelle serre di lassù.
Contempliamo la bellezza di Maria e facciamoci
contagiare, Fausto.
giovedì 6 giugno 2019
venerdì 31 maggio 2019
Noi figli di madre speranza
Sono Gesù, camminiamo insieme, Vuoi?: Maria ti prego, non lasciarci andare alla deriva.: Quando manca l’attesa. Quando nella nostra famiglia, nella nostra vita e nel nostro quotidiano, cala un velo di tristezza e, non c’è...
venerdì 24 maggio 2019
Con questa preghiera, chiediamo aiuto a Maria.
A TE, MARIA
A
te, Maria, fonte della vita, si accosta la nostra anima assetata.
A te, tesoro di misericordia, ricorre con fiducia la nostra miseria.
Come sei vicina, anzi intima al Signore!
Egli abita in te e tu in Lui.
Nella tua luce, possiamo contemplare la luce di Gesù, sole di giustizia.
Santa Madre di Dio, noi confidiamo nel tuo tenerissimo e purissimo affetto.
Sii per noi mediatrice di grazia presso Gesù, nostro Salvatore.
Egli ti ha amata sopra tutte le creature, e ti ha rivestito di
A te, tesoro di misericordia, ricorre con fiducia la nostra miseria.
Come sei vicina, anzi intima al Signore!
Egli abita in te e tu in Lui.
Nella tua luce, possiamo contemplare la luce di Gesù, sole di giustizia.
Santa Madre di Dio, noi confidiamo nel tuo tenerissimo e purissimo affetto.
Sii per noi mediatrice di grazia presso Gesù, nostro Salvatore.
Egli ti ha amata sopra tutte le creature, e ti ha rivestito di
Gloria
e di bellezza.
Vieni in aiuto a noi che siamo poveri e fa che possiamo attingere
Vieni in aiuto a noi che siamo poveri e fa che possiamo attingere
alla
tua anfora traboccante di grazia.
mercoledì 22 maggio 2019
Maria, sii vicino a tutta quelle persone che sono nella sofferenza.
VERGINE DELLA NOTTE
Santa
Maria, Vergine della notte, noi t’imploriamo di starci vicino
quando
incombe il dolore, irrompe la prova, sibila il vento della
disperazione, o
il freddo delle delusioni o l’ala severa della morte.
Liberaci
dai brividi delle tenebre.
Nell’ora
del nostro calvario, Tu, che hai sperimentato l’eclissi del sole,
stendi
il tuo manto su di noi, perché, fasciati dal tuo respiro,
ci
sia più sopportabile la lunga attesa della libertà.
Alleggerisci
con carezze di Madre la sofferenza dei malati.
Riempi
di presenze amiche e discrete il tempo amaro di chi è solo.
Preserva
da ogni male i nostri cari che faticano in terre lontane e
conforta, col
baleno struggente degli occhi, chi ha perso la
fiducia
nella vita.
Ripeti
ancora oggi la canzone del Magnificat, e annuncia straripamenti
di
giustizia a tutti gli oppressi della terra.
Se
nei momenti dell’oscurità ti metterai vicino a noi le sorgenti del pianto
si
disseccheranno sul nostro volto.
E
sveglieremo insieme l’aurora.
Così
sia.
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