venerdì 1 maggio 2020

Oggi amici inizia il mese di Maggio, siamo segregati in casa e non possiamo riunirci con i nostri amici per recitare il S. Rosario, come eravamo abituati a fare, ed allora voglio aiutarvi ed essere virtualmente assieme a voi e recitarlo in compagnia, siamo in tanti da quello che vedo, in comunione di preghiera, perciò continuiamo a farlo anche con questo mese dedicato a Maria, buona preghiera.


LA VERGINE SI CHIAMAVA MARIA (Luca 1,27)
Ecco una persona vera.
Una persona come me e come te, come tutti noi, eppure così im­portante per Dio.
Una persona che non si può non conoscere, se si vive in Gesù Cristo.
E di lei tutto quello che sappiamo è un nome: si chiamava Maria.
Viveva a Nazareth, ecco la seconda notizia; poi silenzio.
Famiglia, situazione sociale, padre e madre, giorni, date; di tutto questo il Vangelo
non fa parola; nessuna biografia è possibile.
Bisogna riconoscere che per noi, assetati d’informazione, questo procedimento
è sconcertante; ancor più perché qui si tratta d’un personaggio di primissimo
piano; è di questi appun­to che noi cerchiamo notizie, volendone sapere «tutto»
ad ogni costo; il nostro piccolo tutto, che spesso è quasi niente e si riem­pie
rapidamente di chiacchiera.
Di Maria ci è dato il nome; tanto per saperci orientare con un minimo riferimento
quando ne parliamo.
Sembra paradosso, ep­pure in questo paradosso, che cioè la donna più nominata ed
ama­ta del mondo sia tanto sconosciuta, c’è l'insegnamento di base; nella realtà
d’una persona, nella sua vita e nel suo essere non con­ta molto chi essa è, come è
o quando è o dove è, conta ciò che Dio opera in lei,  e ciò che essa consente che
Egli operi in lei.
Questo vale subito per me, per te e per tutti noi.
Lasciamo pure che l’anagrafe ci descriva per nome e cognome, lasciamo che familiari,
amici, colleghi ci conoscano a modo loro, ci definiscano e pensino d’avere di noi la
giusta valutazione; resta immutato che quel che conta di noi è la misura dell’opera
di Dio e del nostro consenso all’opera di Dio.
Una prima grande lezione di vita che Maria ci dà senza neanche avvedersene.
Diciamo pure che al nostro bisogno di essere qualcuno questa prima lezione è dura;
anche di più in un mondo dove contare niente, essere messi da parte, starsene dimenticati
è esperienza ben diffusa e mortificante, malgrado tante dichiarazioni di solidarietà.
Ma la lezione di Maria non va nella direzione di annullarci, bensì in quella, del tutto
opposta, di esaltarci; perché se è vero che troppo spesso gli uomini ci disfano con la
loro prepotenza e non­curanza, è ancor più vero che Dio ci ricrea con il suo amore fede­le.
Essere persone la cui identità sta proprio in quel che Dio fa in loro, ossia essere delle
amate, delle santificate, delle «condotte per mano» da Lui, qualsiasi altra cosa si faccia
poi nella vita, è la carta d’identità giusta.
E a questo punto, tanto per essere indicabili, ba­sta avere un nome.
La vergine si chiamava Maria.
Dietro il nome infatti si apre l’abisso delle opere di Dio, co­mincia la verità,
si mette a correre la vita.
Si capisce perché Paolo VI disse nell’Esortazione apostolica al culto mariano;
«La Vergine Maria è stata sempre proposta dalla Chiesa alla imitazione dei fe­deli
non precisamente  per il tipo di vita che condusse e, tanto me­no, per l'ambiente
socioculturale in cui essa si svolse,  ormai quasi dappertutto superato, ma perché,
nel concreto della sua vita, Ella aderì, totalmente e responsabilmente, alla
volontà di Dio»
Non importa il tipo di ali; importa il volo.
Nulla di tutto ciò che siamo, abbiamo, possiamo, e sappiamo aggiunge alcunché
a ciò che riusciamo a fare se amiamo Dio.
E così, nella semplicità, si apre il mistero del chi siamo davanti a Dio: questa è la
nostra faccia giusta, l’unica che non sia maschera e provvisorietà.
Proviamo allora a domandarci chi siamo noi.
Quello che noi stessi pensiamo di noi.
Oppure ciò che gli altri pensano di noi.
Facilmente troveremo nel nostro giudizio la mescolanza dell’una e dell’altra cosa.
Ebbene, ci pare che basti?
È certo più utile avere l’abitudine di considerarci uno in cui Dio opera, e uno che
sta consentendo all’opera di Dio, chiun­que noi siamo, giovane, vecchio, sano, malato,
ricco, povero, istruito o ignorante.
E se ci accorgiamo che non siamo abituati a giudicarci così, al­lora possiamo
concludere che è giunto il tempo di farlo, ossia di con­vertire la nostra intelligenza
e il nostro cuore alla verità.
E intanto potremo dire alla Vergine Maria: «Aiutaci, Maria. Tu che non avesti in
terra altro nome, eppure sei diventata nella gloria Compiacimento di Dio, facci
sapienti ed insegnaci a capire quanto poco vale essere questo o quello quaggiù
se non vogliamo specchiarci nel gusto di Dio.
Aiutaci, Maria, a prepa­rare in noi, vivendo come te, il nome di gloria».
Santo Rosario nei Misteri del Dolore.

O DIO VIENI A SALVARMI
SIGNORE VIENI PRESTO IN MIO AIUTO
NEI MISTERI DEL DOLORE                                          
GESÙ MUORE PER SALVARCI
O Maria, Tu che hai seguito Gesù sulla via della passione guidaci alla
contemplazione dei misteri dolorosi della nostra salvezza.
GLORIA al Padre al Figlio e allo Spirito Santo…..
Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo
tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
PRIMO MISTERO DEL DOLORE                                           
L’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi.
Giunto sul luogo disse loro: “Pregate per non entrare in tentazione”.
Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e inginocchiatosi pregava: “Padre,
se vuoi, allontana da me questo calice!
Tuttavia non sia fatta la mia, ma la Tua volontà”.
Prega per noi, Vergine Santa, perché abbiamo sempre la forza di compiere
la volontà di Dio a prezzo di qualunque sacrificio. 
PADRE, 10 AVE, GLORIA.
Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo
tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
SECONDO MISTERO DEL DOLORE                                            
La flagellazione di Gesù.
Pilato volendo dare soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba
e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Prega per noi, Vergine Santa, perché sappiamo continuare a credere che Dio
ci ama, anche quando i colpi della sofferenza si abbattono su di noi.
PADRE, 10 AVE, GLORIA.
Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo
tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
TERZO MISTERO DEL DOLORE                                            
La coronazione di spine di Gesù.
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile….lo rivestirono di porpora e,
dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo.
Cominciarono poi a salutarlo: “Salve Re dei Giudei!”
Prega per noi, o Maria, perché quando qualcuno circonda di spine il nostro cuore,
sappiamo rendere bene per male. 
PADRE, 10 AVE, GLORIA.
Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo
tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
QUARTO MISTERO DEL DOLORE.                                           
Gesù sale al Calvario, caricato della Croce.
Pilato lo consegnò loro.
Essi allora presero Gesù, ed Egli portando la croce si avviò verso il Golgota.
Prega per noi, o Madre, perché come discepoli fedeli sappiamo seguire il Maestro,
con la certezza che la via della Croce è la via della salvezza.
PADRE, 10 AVE, GLORIA.
Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo
tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
QUINTO MISTERO DEL DOLORE                                           
La Crocifissione di Gesù.
Giunti al Calvario lo Crocifissero!
Presso la Croce di Gesù, c’era sua Madre….!
Dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse “Tutto è compiuto!”
E chinato il capo spirò.
Prega per noi, Madre Addolorata, perché amiamo con tutto il cuore Gesù
morto per noi, ed amiamo il prossimo come Lui lo ha amato.
PADRE, 10 AVE, GLORIA.
Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo
tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
PREGHIAMO
O Dio, Trinità d’Amore, Tu vedi di quanta potenza d’amore hanno bisogno
l’uomo odierno e il mondo; di quanta potenza dell’Amore Misericordioso!
Ti preghiamo non venire meno; sii infaticabile; sii costantemente più grande
di ogni male che è cresciuto nel nostro secolo e nelle nostra generazione;
sii più potente con la forza del Re Crocifisso.
Per Cristo nostro Signore.  AMEN.
Che la Benedizione di Dio Onnipotente e Misericordioso, scenda su di noi,
sulle nostre famiglie, sui nostri cari e sulla nostra Nazione martoriata,
per Cristo nostro Signore, Amen.
La Pace sia con tutti noi. 

sabato 25 aprile 2020

Il Massaggio del 25 Aprile 2020 della Madonna a Marija.


Messaggio di Medjugorje del 25 Aprile 2020 a Marija
Cari figli! Questo tempo sia per voi un’esortazione alla conversione personale.
Figlioli, pregate nella solitudine lo Spirito Santo affinché vi rafforzi nella
fede e nella fiducia in Dio per poter essere i degni testimoni dell’amore che
Dio vi regala attraverso la mia presenza.
Figlioli, non permettete che le prove vi induriscano il cuore e che la preghiera
sia come un deserto.
Siate il riflesso dell’amore di Dio e testimoniate Gesù Risorto con le vostre vite.
Io sono con voi e vi amo tutti con il mio amore materno.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.


domenica 19 aprile 2020

Visto che ieri ho preso dello scemo quando ho messo il link dell'intervisata ad un medico di Milano, ora lo metto un'altra volta ma in salsa diversa e con la delibera del governo Conte sulla gazzetta ufficiale di fine Gennaio 2020, vediamo se quella specie di uomo ha ancora il coraggio di insultarmi.


Coronavirus: il governo sapeva tutto già il 31 gennaio
ma ha taciuto devastando l’Italia.
Ecco le prove Pubblicato 4 settimane fa - 24 Marzo 2020
By Redazione Trento.
​Stato di emergenza sanitaria in Italia dal 31 gennaio al 31 luglio.
Ma non ce lo hanno detto.
Quasi un mese prima dell’annuncio ufficiale al popolo italiano, il governo
sapeva, ma non si è ricorsi alle necessarie misure di tutela per la Salute
pubblica, o meglio, lo si è fatto in ritardo.
Anzi, alcuni membri del governo incalzavano i cittadini italiani ad andare
nelle piazze e nei centri storici delle città per farsi un «aperitivo» contro la
paura oppure consigliavano di abbracciare tutti, cinesi compresi.
Lo aveva denunciato l’economista ‘politicamente scorretto‘ Valerio Malvezzi
sul suo taccuino radiofonico online  ‘Malvezzi quotidiani‘, lo ha ribadito poi
anche il filosofo e ideologo di Vox Italia Diego Fusaro lo scorso 19 marzo.
Ora, al netto delle accuse di complottismo generalizzate dalla sedicente stampa
‘politically correct’, i quesiti stanno prendendo piede e la riflessione è d’obbligo.
Entrando nel vivo dell’accusa rivolta al governo Conte sul ritardato annuncio
dello stato di emergenza nazionale per la diffusione del Covid-19, Malvezzi
e Fusaro si chiedono il motivo per il quale tale dichiarazione ufficiale sia stata
prodotta dall’esecutivo già il 31 gennaio 2020, quando il cosiddetto ‘paziente 1’
di Codogno è stato scoperto soltanto il 19 febbraio.
“Sapevano già tutto allora”, e la polemica infuria.
Da Palazzo Chigi in effetti, quello stesso giorno dalla riunione del Consiglio dei
ministri esce il decreto, che il primo febbraio viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Recita il testo, come da immagine sotto riportata: “In considerazione di quanto
esposto in premessa, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 7, comma 1, lettera c),
e dell’articolo 24, comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, e’
dichiarato, per 6 mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza
in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti
da agenti virali trasmissibili”.
“Conte dichiarò l’emergenza il 31 gennaio dunque, ma il governo restò fermo
per giorni lasciando i medici e la popolazione senza protezioni?“.
Si parla di 25 lunghissimi giorni intercorsi tra il decreto pubblicato l’1 febbraio
sulla Gazzetta Ufficiale dove si riferiva di “iniziative di carattere straordinario
e urgente” e il primo provvedimento della Protezione civile per fronteggiare
la pandemia (il 25 febbraio), in cui si permette alla stessa di acquistare con
“priorità assoluta rispetto ad ogni altro ordine” i dispositivi di protezione
individuali indicati dal ministero della salute il 12 febbraio.
Del resto, già il 27 gennaio il presidente del Consiglio, nel corso di un’ospitata
alla trasmissione Otto e Mezzo condotta da Lili Gruber, affermava che il nostro
Paese aveva adottato “misure cautelative all’avanguardia” e tutti “i protocolli
di prevenzione”, senza però scendere in quei particolari che, con il senno di poi,
avrebbero permesso alla popolazione, nonché alle strutture sanitarie, non forse
di risolvere il problema ma di correre ai ripari per ottenere maggiori strumenti
di tutela per la Salute pubblica.
Allora perché le minimizzazioni o per dirla alla Fusaro “perché dichiarare sulla
carta la gravità della situazione in conseguenza del rischio sanitario che si sarebbe
protratta per almeno sei mesi, salvo poi invitarci nello stesso periodo ad
abbracciarci fraternamente e a fare aperitivi corali?“.
Se davvero sapevano di questa emergenza e apertamente in documenti ufficiali
ne davano conto, perché per un periodo così lungo si è fatto finta di nulla
esortando la popolazione non solo a vivere regolarmente ma addirittura a
combattere il razzismo e la diffidenza?
In un girotondo di selfie, brunch, abbracci e pranzi a base di involtini primavera,
dai sindaci locali a personalità come il Sindaco di Milano Sala e il Segretario
del Pd Zingaretti (ironia della sorte colpito dal virus settimane più tardi), le accuse
di razzismo e ‘xenofobia sanitaria’ si sono sprecate, salvo poi dover riconoscere
l’assoluta gravità di una situazione che oramai stava sfuggendo di mano.
Dall’involtino Primavera alla Peste, il passo del Buonista è davvero breve.
Parafrasando le parole di un consigliere bolzanino, si è cavalcato il ‘razzismo’
sottovalutando e mettendo in burletta un problema che un’attenzione seria la
meritava dall’inizio, per non arrivare al catastrofismo di oggi.
Non sapevano, come pure è possibile, o hanno sottovalutato l’emergenza?
Infine, quando è stato comunicato pubblicamente al Paese che ci sarebbero
stati ben sei mesi di emergenza in conseguenza a rischio massimo sanitario
a livello nazionale e internazionale?
Sei mesi.
Non se la sono forse sentita di dover ammettere pubblicamente che l’emergenza
sociale ed economica che seguirà la lotta al virus, rischia di essere per l’Italia
anche peggio della temuta ‘peste’.
Alla luce di quanto sta emergendo, il governo ci dovrebbe ora delle spiegazioni.
Sotto, la versione integrale del decreto emanato dal Consiglio dei ministri
il 31 gennaio 2020 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale i 1° febbraio 2020.
DELIBERA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 31 gennaio 2020 

Dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili. (20A00737) (GU Serie Generale n. 26 del 01-02-2020)

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Nella riunione del 31 gennaio 2020
Visto  il  decreto  legislativo  2  gennaio  2018,  n.  1,  ed   in
particolare l'articolo 7, comma 1, lettera c), e l'articolo 24, comma 1;
Vista la direttiva del Presidente del Consiglio dei  ministri  26
ottobre 2012, concernente gli  indirizzi  per  lo  svolgimento  delle
attivita' propedeutiche alle deliberazioni del Consiglio dei ministri
e per la predisposizione delle ordinanze di cui all'articolo 5  della
legge  24  febbraio  1992,  n.  225  e  successive  modificazioni   e
integrazioni, che, ai sensi dell'articolo 15,  comma  5,  del  citato
decreto legislativo  n.  1  del  2018,  resta  in  vigore  fino  alla
pubblicazione della nuova direttiva in materia;
Vista  la  dichiarazione  di  emergenza  internazionale  di  salute
pubblica per  il  coronavirus  (PHEIC)  dell'Organizzazione  mondiale
della sanita' del 30 gennaio 2020;
Viste  le  raccomandazioni  alla  comunita'  internazionale   della
Organizzazione  mondiale  della  sanita'  circa  la   necessita'   di
applicare misure adeguate;
Considerata l'attuale situazione di  diffusa  crisi  internazionale
determinata dalla insorgenza di rischi  per  la  pubblica  e  privata
incolumita' connessi  ad  agenti  virali  trasmissibili,  che  stanno
interessando anche l'Italia;
Ritenuto che tale contesto di rischio, soprattutto con  riferimento
alla necessita' di realizzare una compiuta  azione  di  previsione  e
prevenzione, impone l'assunzione immediata di iniziative di carattere
straordinario ed urgente, per  fronteggiare  adeguatamente  possibili
situazioni  di  pregiudizio  per  la   collettivita'   presente   sul
territorio nazionale;
Considerata la necessita' di supportare  l'attivita'  in  corso  da
parte del Ministero della salute e del Servizio sanitario  nazionale,
anche attraverso il potenziamento  delle  strutture  sanitarie  e  di
controllo alle frontiere aeree e terrestri;
Vista la nota del 31 gennaio 2020, con cui il Ministro della salute
ha rappresentato la necessita' di procedere alla dichiarazione  dello
stato di emergenza nazionale  di  cui  all'articolo  24  del  decreto
legislativo n. 1 del 2018;
Considerato, altresi', che il Fondo per le emergenze  nazionali  di
cui all'articolo 44, comma 1, del citato decreto legislativo n. 1 del
2018, iscritto nel bilancio autonomo della Presidenza  del  Consiglio
dei ministri, presenta le disponibilita' necessarie  per  far  fronte
agli  interventi  delle  tipologie  di  cui  alle  lettere  a)  e  b)
dell'articolo 25, comma 2, del decreto legislativo  n.  1  del  2018,
nella misura determinata all'esito della valutazione speditiva svolta
dal Dipartimento della protezione civile sulla base dei dati e  delle
informazioni disponibili  ed  in  raccordo  con  il  Ministero  della
salute;
Ritenuto, pertanto, necessario provvedere tempestivamente  a  porre
in essere tutte le iniziative  di  carattere  straordinario  sia  sul
territorio nazionale che internazionale, finalizzate  a  fronteggiare
la grave situazione internazionale determinatasi;
Tenuto conto che detta situazione di emergenza, per  intensita'  ed
estensione, non e' fronteggiabile con mezzi e poteri ordinari;
Ritenuto, quindi, che ricorrano, nella fattispecie,  i  presupposti
previsti dall'articolo 7, comma 1, lettera c),  e  dall'articolo  24,
comma 1, del citato  decreto  legislativo  n.  1  del  2018,  per  la
dichiarazione dello stato di emergenza;
  Su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri;                           
Delibera:
 1) In considerazione di quanto esposto in premessa, ai sensi e  per
gli effetti dell'articolo 7, comma 1, lettera c), e dell'articolo 24,
comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, e' dichiarato,
per 6 mesi  dalla  data  del  presente  provvedimento,  lo  stato  di
emergenza   in   conseguenza   del   rischio    sanitario    connesso
all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili.
  2) Per l'attuazione degli interventi di cui dell'articolo 25, comma
2, lettere a) e b) del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n.  1,  da
effettuare nella vigenza dello stato di emergenza,  si  provvede  con
ordinanze, emanate dal Capo del Dipartimento della protezione  civile
in deroga a ogni disposizione vigente e  nel  rispetto  dei  principi
generali dell'ordinamento giuridico, nei limiti delle risorse di  cui
al comma 3.
3)  Per  l'attuazione  dei  primi  interventi,  nelle  more   della
valutazione dell'effettivo  impatto  dell'evento  in  rassegna,   si
provvede nel limite di euro 5.000.000,00 a valere sul  Fondo  per  le
emergenze nazionali di cui all'articolo  44,  comma  1,  del  decreto
legislativo 2 gennaio 2018, n. 1.
La presente delibera sara' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
 Roma, 31 gennaio 2020
Il Presidente del Consiglio dei ministri  
                                                     Conte           










sabato 18 aprile 2020

Virus, medico del San Carlo di Milano: "Il governo ha negato l'emergenza per non dare ragione a Salvini e Meloni".


Aprile 17, 2020 Cronaca Commenti disabilitatisu Virus,
medico del San Carlo: “Il governo ha negato l’emergenza
per non dare ragione a Salvini e Meloni”
Di Simone Moroni – Milano, 17 Aprile 2020.
Il Covid-19 continua a causare morti e sofferenze.
In una crisi contrassegnata da confusione disinformazione è sempre bene
ascoltare le parole di chi sta fronteggiando l’emergenza in prima linea.
Carlo Serini, medico anestesista da quasi vent’anni, lavora all’Ospedale
San Carlo di Milano; oltre all’impegno in ospedale ha partecipato a molte
missioni come Protezione Civile nazionale ed internazionale, missioni
con l’Esercito in scenari di guerra quali Afghanistan e Libia e con diverse
organizzazioni in Ghana e Burundi.
Serini è anche consigliere municipale nella zona 5 di Milano.
All’Ospedale Sacco di Milano, in cui è presente un’eccellente unità operativa
di malattie infettive, c’è stato il primo ricovero per Coronavirus, com’è stato
l’impatto con questa emergenza?
Il Sacco, assieme allo Spallanzani di Roma, è uno dei due ospedali di eccellenza
e riferimento per malattie infettive note e non note sul territorio nazionale.
In questo contesto di assoluta eccellenza a livello internazionale, una Prof.ssa
proprio dell’Ospedale Sacco inizialmente declinava la questione come poco
più di influenza; dato che ogni giorno il numero di ricoveri aumentava a dismisura,
e contemporaneamente vedevo che iniziavano i lavori di demolizione e riallestimento
nel mio ospedale (il San Carlo Borromeo di Milani, ndr) di un nuovo reparto
di rianimazione, ero rimasto molto perplesso: perché per una “banale influenza”
si costruiscono tempo zero nuovi reparti, si sovverte l’organizzazione sanitaria,
si sospendono le sale operatorie elettive?
La risposta non può essere che-forse-la banalizzazione e derubricazione del
morbo a “banale influenza” sono state quanto meno improvvide se non
francamente sbagliate, Dio non voglia magari per convinzioni personali
o ancora peggio per visione politica.
Lavorativamente parlando, com’è cambiata la sua vita?
La vita lavorativa è stata stravolta completamente, tutti coloro che avevano
possibilità di condurre attività clinica in terapia intensiva sono stati recuperati
prontamente.
L’Italia è l’unica nazione al mondo dove un’anestesista è anche rianimatore,
per cui fermando le sale operatorie si sarebbero recuperate forze per gli
ampliamenti realizzati.
In questa emergenza i posti letto-quanto meno nel mio Ospedale-sono stati
quadruplicati, è quindi dovuto diventare altrettanto il personale.
Nell’ospedale dove lavoro le sale operatorie, l’unità coronarica e le terapie
intensive sono state trasformate in terapie intensive COVID passando
da 8 a 31 posti.
Nel periodo di metà marzo, fino alla fine del mese, i turni venivano-peraltro
comprensibilmente comunicati-di giorno in giorno, vista la velocissima
evoluzione del contagio e dell’impatto di questo sul sistema sanitario.
Un esempio sul cambiamento della vita che mi ha toccato personalmente,
è che per un mese non sono tornato a casa.
I miei genitori erano già da inizio febbraio in Friuli, così per 4 settimane
sono stato a casa loro per evitare contatti con la mia compagna e le mie figlie.
Anche la sua attività di Consigliere Municipale a Milano è cambiata?
Purtroppo sì, sono state sospese le sedute di Consiglio e le Commissioni
Istruttorie sono state praticamente azzerate, salvo le urgenze.
Il Municipio 5 si è attivato, nei limiti delle possibilità umane, per garantire
la massima prossimità alle persone e alle attività del territorio, anche distribuendo
direttamente mascherine frutto di una donazione proprio al Municipio 5.
Ciò che mi ha lasciato stupefatto è stata la decisione (del Sindaco Sala?) di
mettere la gran parte della Polizia in ferie proprio all’inizio dell’emergenza, quando
sarebbero serviti molto i posti di blocco per verificare chi andava in giro e perché.
Molti italiani stanno dando un aiuto alla Sanità, per esempio con donazioni
di sangue ed iscrivendosi come volontari temporanei della Croce Rossa,
quanto e come influisce sulle strutture ospedaliere?
Un effetto positivo del Covid-19 è un senso di amalgama e solidarietà che si
vede sia all’interno dell’ospedale che fuori dalle strutture ospedaliere.
All’interno non c’è figura che non abbia fatto qualcosa in più oltre la propria
dimensione lavorativa e personale.
Non ho mai visto tanta disponibilità umana, tanto impegno, tanta voglia di
fare, tanta abnegazione da parte di tutti.
Questa cosa si è vista anche fuori con donazioni di sangue, donazioni di soldi
agli ospedali; mi ha colpito particolarmente che il supermercato vicino
all’ospedale dove lavoro abbia chiesto ed ottenuto di mettere all’interno
della struttura un frigorifero industriale che viene riempito, totalmente
gratuitamente, dei prodotti vicini alla scadenza in modo che chiunque
può usufruirne.
Il senso di solidarietà italiano è molto sentito anche al di fuori dall’ambito ospedaliero.
La vicina dei miei genitori, ad esempio, si era data disponibile per farle la spesa.
Si è sviluppata una solidarietà che forse prima non c’era.
Come vede le scelte fatte dall’attuale Governo, sul territorio nazionale e lombardo?
Credo che nessuno abbia mai invidiato Conte nel suo compito istituzionale
che ora si trova ad affrontare il più difficile momento post guerra.
Il Governo ha dovuto fare scelte epocali sulla tutela della salute pubblica
e sulla tutela dell’economia.
I fatti, però, sono questi: a fine gennaio il Ministero della Salute avvisa che
esiste un’emergenza, a febbraio non si è fatto nulla di concreto, l’8 marzo
qualcuno anticipa che si chiude tutto e c’è il fuggi fuggi dal nord verso il sud Italia.
La gestione è stata contraddittoria e raffazzonata, cosa che ci ha fatto pagare
uno scotto davvero grande.
In seguito tutte le vicende si sono indirizzate in un modo più coerente tra un
procedimento e l’altro.
Ma credo che l’incertezza e la confusione governativa iniziale si siano
verificate perché si è ritenuto che interpretare in maniera corretta i segnali
che già c’erano sarebbe stato di vantaggio per Salvini e Meloni.
Per evitare di fornirglielo, allora, l’attuale Governo ha voluto negare
l’esistenza di una situazione emergenziale; anche a livello locale, come
dimenticare l’epic fail del Sindaco Beppe Sala con #Milanononsiferma?
C’è stata invece una disponibilità politica per esempio da parte della Meloni
che ha sempre anteposto l’interesse nazionale alle beghe di quartiere,
cercando di non avversare strumentalmente il Governo ove possibile per
creare una radice comune dinnanzi a questa tragedia.
Il risultato è stato che la destra ha dimostrato una maturità fuori degli schemi
ideologici, la sinistra si è nascosta dietro di essi.
Quando c’è una pestilenza hai solo due scelte: o eviti che arrivi nei tuoi
confini, o a contagio avvenuto fermi tutto (Codogno docet).
Di Simone Moroni.
PS; sopra ho messo la foto dei nostri pagliacci, quelli che dovrebbero 
governare l'Italia e, invece, la stanno distruggendo.
Questi personaggi hanno una fortuna, che sono in Italia, se fossero in Francia 
forse sarebbero già stati scaricati in un letamaio, che forse è il loro posto naturale, 
mi fermo quì, altrimenti escono parole che non dovrei dire.

martedì 7 aprile 2020

Dedicato a mia moglie Bertilla per il suo compleanno.


A mia moglie Bertilla, l’amore della mia vita.
Oggi per te amore mio è il giorno del tuo compleanno, purtroppo per
colpa di questo virus, non possiamo festeggiarlo con tutta la nostra
famiglia, ma saremo io e te soli, ma non per questo non festeggeremo,
lo faremo più intimamente, ricordando il nostro cammino di sposi,
il nostro amore che ci ha aiutato e ci sta aiutando ad essere sereni
anche se ci sono problemi di salute.
Buon compleanno amore mio, per tutta la vita.