giovedì 1 ottobre 2020

S. Teresina e Madre Speranza di Gesù.

 


Oggi festa di S. Teresina di Gesù .                     

Questa santa ebbe una grande importanza nella vita della B.M.Speranza.

Non poteva averla conosciuta perché la B.M.Speranza è nata nel 1893,

S. Teresina è morta nel 1897, quindi aveva appena 4 anni.

Ospite nella casa del parroco, ancora piccolina, le apparve S Teresina, sotto

forma di una suora, dicendole: tu devi portare a compimento l'opera iniziata

da me.......La M Speranza ha avuto sempre una grande devozione per

questa santa. Grazie Gesù.

lunedì 28 settembre 2020

Santuario dell'Amore Misericordioso a Collevalenza (PG)

Non tutti giorni sono uguali,ma abbiamo la certezza che sopra le nostre
difficoltà risplende sempre il "sole" dell'Amore Misericordioso :" Può una
mamma dimenticare il proprio bambino ?" Grazie Signore!


mercoledì 2 settembre 2020

Ed eccoci amici in una notte dove il sonno non arriva, sono qui davanti al computer con i miei pensieri tristi a causa dei problemi di salute di mia moglie, ed allora mi sono messo un'altra volta a rileggere il Vangelo di oggi, a chiedermi ancora e ancora, cosa vuole dirmi il Signore attraverso questo brano, ed allora eccomi a dialogare con il mio amico Pietro, anche lui, come me, con tanti problemi di fede, proprio come il sottoscritto.


Barche e una strana pesca.
Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11) anno pari.
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio,
Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda.
I pescatori erano scesi e lavavano le reti.
Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra.
Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre
reti per la pesca».
Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso
nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.
Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli.
Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore,
allontànati da me, perché sono un peccatore».
Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca
che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano
soci di Simone.
Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ciao Pietro, non posso lasciarti solo neanche un momento, che vai subito in tilt.
Scherzo naturalmente, questa volta hai fatto la cosa più bella della tua esistenza,
hai seguito quello strampalato falegname, magari incavolato, ma l’hai seguito e
Lui ti ha premiato, hai visto quanti pesci?
E scusa, ma poi lo hai ringraziato almeno?
Grande Pietro, e ancora di più Gesù.
Pietro non si aspettava certo di finire in quel modo strampalato quella notte in
cui tutto era andato storto.
E invece, a riva, lo aspettava un’insolita ressa, la calca di gente che ascoltava
quello strano falegname, Gesù figlio di Giuseppe, quel Maestro che correva
dietro alle nuvole e alle profezie, e che lo ha invitato a interrompere il lavoro
di riassetto delle reti e di imprestargli la barca.
Chissà; forse per educazione o per non sfigurare davanti a tanta folla, Pietro
ha accettato, perplesso e scocciato, ascoltando quel buontempone che aveva
così tanto tempo da perdere.
Poi, d’improvviso, la richiesta di prendere il largo, di calare le reti, di tornare a pescare.
Luca, gentile, ci dona una versione politicamente corretta del dialogo.
In realtà, con modo brusco e sbrigativo, Pietro ha detto al falegname di pensare al
suo mestiere, senza insegnargli a fare il pescatore dopo tanti anni.
E-chissà come-alla fine si è lasciato convincere il generoso Pietro, e ha fatto
la pesca più sbalorditiva della sua vita.
Da quel giorno tutto è cambiato, e Pietro ha avuto per un momento la percezione
della potenza di Dio, dell’immensa distanza tra la sua fragile vita e la serena
presenza dell’Assoluto di Dio racchiuso dietro lo sguardo tagliente e sorridente
di quel Nazareno.
Così inizia l’avventura di Pietro. E la nostra quando inizia?
Sì perché, amici, dopo avere accolto la buona notizia dell’oggi di Dio, avviene
qualcosa di inatteso; Dio mi chiede, ci chiede di collaborare, di metterci in gioco,
di aiutarlo, insomma; prende a prestito la nostra barca.
Sì amici, Dio vuole salire sulla nostra barca, la barca della nostra vita, ha bisogno
di me, di te e di tutti noi per potere raccontare il Vangelo, ha bisogno della nostra
disponibilità per raccontarsi.
E questo avviene alla fine di una giornata da schifo, di un periodo nero.
E questo avviene non per merito; Pietro si accorge dell’immensa distanza tra
lui e il Rabbì, e quando finalmente apre il suo cuore all’assoluto di Dio, sente
la fragilità del suo limite, la pesantezza del peccato.
Ma neppure questo è sufficiente a fermare Dio, neppure il nostro peccato è
sufficiente a bloccare la chiamata di Dio.
Siamo onesti; pensiamo sempre che la “vocazione” riguardi qualche prete o
qualche suora, e anche noi, come Pietro, assistiamo perplessi a questo mondo
di devoti che ci sembra lontano dalla fatica del quotidiano.
E invece no; Dio ha bisogno proprio di me, di te, di noi e ci chiede di mettergli
a disposizione la barca.
Non ci chiede di fare i predicatori o i guaritori, no.
Ci chiede di accoglierlo, di credergli, di fidarci.
Fidiamoci, amici, fidiamoci, affidiamoci, confidiamo.
È Dio che ci chiama, non siamo noi che lo troviamo.
È paradossale ma è così; noi cerchiamo colui che ci cerca.
È una specie di gioco che coinvolge la nostra libertà e ci spinge al vero dentro di noi.
Dio desidera incontrarci, ma noi fatichiamo, scappiamo, siamo indifferenti e indaffarati.
La storia dell’umanità si gioca tutta dietro questa cifra di doppia ricerca; Dio
da una parte e l’uomo dall’altra.
Diverse sono le strade attraverso cui lasciarci raggiungere da Dio; io ne conosco
Due molto efficaci; il silenzio e la preghiera.
Dimensione trascurata, il silenzio manca alle nostre giornate piene di rumore.
Attenzione, però, qui non parliamo del silenzio angosciante e vuoto della solitudine,
ma di quello gravido e teso della preghiera.
Ci ricordiamo di Paolo; spero di si, lui invece, è chiamato da Dio attraverso la
testimonianza della comunità.
Notiamo; la stessa comunità che Paolo perseguita, la stessa.
Non è così anche per noi?
Parlare di Chiesa ci fa rabbrividire, ci scoccia, ognuno è disposto a dire ogni
male della Chiesa, là dove per “Chiesa” intendiamo una specie di struttura rigida
e ostile fatta di privilegi e cose assurde, (già; ma esiste questa “Chiesa”?
Gesù parla di una comunità di fratelli che realizzano il Regno).
Così Paolo; anzi, lui passa dalle parole ai fatti; questa “Chiesa” va eliminata.
Ma, sulla strada di Damasco Paolo dovrà cambiare giudizio, sarà atterrato
e accecato e dovrà fidarsi per vederci chiaro.
Dopo molti anni Paolo il grande riguarda la sua esperienza e vede luce, vede
che Dio l’ha raggiunto proprio attraverso la testimonianza di quei fratelli
che Paolo voleva distruggere!
Pietro, Paolo e noi, sperimentiamo questa immensa verità; Dio ci viene incontro,
ha bisogno di noi, del nostro tempo, della nostre energie, delle nostre risorse.
Poco importa se ne siamo degni, poco importa se siamo poco devoti o ci sentiamo distanti.
Il Signore vuole farci diventare dei pescatori di uomini. Bellissimo!
Pescatori di uomini, cioè capaci di far uscire umanità dal nostro cuore e dal
cuore delle tante persone che incontriamo.
Pescatori di uomini, capaci di raccogliere intorno al Maestro dei discepoli che,
vivendo il Vangelo, diventano più uomini.
Pescatori, non agricoltori.
Perché il Signore ha scelto dei pescatori?
L’agricoltore deve dissodare il terreno e seminarlo, irrigarlo e accudirlo, vero.
Ma il terreno è immobile, fermo.
Il pesce no, è il pescatore che si deve muovere.
Forse il Signore voleva dirci che la Chiesa, comunità di coloro che si sono fidati,
non si può fermare, non si può arenare, non può (mai e mai) diventare statica.
Animo, fratelli, facciamo i matti, un volta tanto, smettiamola di calcolare, di pensare,
di progettare, di valutare e doniamo il nostro cuore e la nostra vita al Regno!
Ed allora facciamo come quel matto del mio amico Pietro, lui si è fidato, ed io
amici ho imparato da lui e ne sono contento.
E voi che fate?
Fidatevi amici ne vale la pena e fate in fretta, perché vedo che Gesù è sempre
di corsa e non ha tanto tempo per aspettare.

venerdì 21 agosto 2020

Salvaci o Signore.


"Creati per la gloria del tuo nome,
redenti dal tuo sangue sulla croce,
segnati dal sigillo del tuo Spirito,
noi t'invochiamo: salvaci ,o Signore"


domenica 7 giugno 2020

Da un ragazzo mi è stato chiesto; che cos'è il matrimonio, perchè, vorremmo sposarci, ma mi fa paura la vita insieme, paura che escano col tempo le vecchie storie che lei aveva avuto primo che la incontrassi e me ne innamorassi.


SPOSARE UNA PERSONA SIGNIFICA ACCOGLIERE IL SUO
PASSATO, IL SUO PRESENTE E IL SUO FUTURO.
Il matrimonio è una relazione così profonda che nulla va escluso dell’altro; non
è facile, ma è il solo modo autentico di vivere in pienezza il rapporto d’amore
Il matrimonio è una relazione così profonda che nulla va escluso dell'altro/a.
Sposare una persona significa accogliere anche il suo tempo.
Significa accogliere il suo passato, il suo presente e il suo futuro.
Cosa significa concretamente?
1) ACCOGLIERE IL SUO PASSATO
Accogliere il suo passato è accogliere la sua storia, le sue esperienze, le sue ferite.
Abbiamo sposato una persona che per diversi anni ha camminato senza averci
al suo fianco.
Lui/lei ha un cuore pieno di ferite, ha probabilmente fatto scelte sbagliate che
hanno portato sofferenze e problematiche.
Ognuno di noi ne ha.
Spesso queste situazioni si verificano anche in ambito sessuale dove esiste una
sofferenza sommersa e nascosta.
Accogliere il suo passato significa capire che se lui/lei si comporta in determinato
modo non è per cattiva volontà, ma perché molte volte non riesce ad amare e a donarsi.
Proprio per il suo passato.
Accogliere il suo passato significa avere pazienza e aiutarlo/la a guarire dalle ferite
con il nostro amore.
Significa sostenerlo sempre senza giudicarlo/la.
Anche perché dobbiamo pensare che proprio il suo passato ha modellato la sua
persona anche negli aspetti più positivi, quelli che ci hanno fatto innamorare.
2) ACCOGLIERE IL SUO PRESENTE
Accogliere il suo presente è accoglierlo/la per come è e non per tutte le
aspettative che abbiamo su di lui/lei.
C'è un momento in cui ogni coniuge deve lasciar cadere, deve liberarsi del
sogno che aveva dentro di sé dell’altra persona.
Questo è un momento che appartiene alla storia reale di ogni coppia.
Lasciar cadere il sogno e accogliere in noi la verità dell’altro.
Chiamarlo finalmente per nome.
Chiamarlo in senso biblico.
Accogliere e riconoscere con il nome tutta la persona che abbiamo di fronte.
Questo processo può essere anche un duro colpo.
Tante aspettative e tanti progetti.
Tanti desideri che l’altra persona avrebbe dovuto incarnare e realizzare.
Non è così.
Spesso la persona che abbiamo sposato non è quella che pensavamo di aver sposato.
Spesso l’idea che ci costruiamo è idealizzata e non è reale.
Vogliamo che l’altro/a sia ciò che non è.
È importante superare questo momento cruciale.
Momento che può giungere per alcuni prima e per altri dopo, per alcuni in modo
repentino e per altri in modo graduale, ma arriva per tutti.
Tranquilli che arriva.
È importante saperlo e riuscire a superarlo.
È importante disinnescare il pericolo che si cela dietro.
Il pericolo di pensare che lui non sia quello giusto, che lei non sia quella giusta,
e quindi provare con qualcun’altro/a.
L'amore chiede invece questo salto di qualità.
Saper riconoscere e accogliere l’altro per quello che è.
Solo così l’amore diventa maturo.
Quando ci si rende conto della caduta del sogno si sperimenta davvero
di perdere la vita.
Solo facendo questa esperienza che è un’esperienza di crisi, di smarrimento,
di solitudine, magari di sofferenza e dolore.
Solo passando attraverso questa morte possiamo essere finalmente pronti a
farci dono all’altro senza pretendere nulla.
Solo morendo possiamo risorgere in una nuova relazione questa volta fondata
sulla verità e non su un desiderio idealizzato che non esiste.
La famiglia del mulino bianco lasciamola alla pubblicità.
La nostra non è così, ma se riusciamo a fare questo salto di qualità, se riusciamo ad
uccidere il sogno che abbiamo in testa, beh la nostra famiglia può essere anche più
bella di quella del mulino bianco, con tutto il casino e l’imperfezione da cui è abitata.
3) ACCOGLIERE IL SUO FUTURO
Infine accogliere il suo futuro.
Amarlo/la qualsiasi cosa accada.
Amarlo/la sempre e comunque, senza condizioni, anche nel caso estremo che
lui/lei dovesse smettere di amarci.
Amare così non è facile, ma è il solo modo autentico di donare la nostra vita
perché dia frutto.
È il solo modo di vivere in pienezza l’opportunità più grande che Dio ci ha dato
per diventare Santi, per vivere davvero e non solo per sopravvivere.
È il solo modo per vivere in pienezza il nostro matrimonio.
Eccoti amico mio, la spiegazione dell’essere coppia, per poi diventare famiglia,
spero possa servirti questa spiegazione, se hai ancora dei dubbi, scrivimi pure,
magari vedrò di essere più esplicito.
Spero che, tolti certi tuoi dubbi, possiate essere felici insieme per tutta la vita.

venerdì 5 giugno 2020

Il Coronavirus è stata una rivoluzione, cioè, un attacco alla libertà.


IL CORONAVIRUS E' STATA UNA RIVOLUZIONE,
CIOE' UN ATTACCO ALLA LIBERTA'.
Della rivoluzione ci sono tutti gli ingredienti: un ideale supremo (la salute),
la limitazione della libertà, la forza per imporre dall'alto le decisioni, la
propaganda che inganna il popolo, le limitazioni alla Chiesa, i segni di
sottomissione (la mascherina), gli utili idioti e i delatori di Aldo Maria Valli.
Non so se e quanto ce ne siamo resi conto, ma noi, con questa vicenda del
coronavirus, siamo nel bel mezzo di una rivoluzione.
Della rivoluzione abbiamo infatti tutti gli ingredienti, nessuno escluso.
Prima di tutto abbiamo l'ideale supremo, trasformato in un assoluto rispetto
al quale tutto il resto è sacrificabile: la Salute.
E che cos'è che ogni rivoluzione chiede di sacrificare in nome di un ideale supremo?
La libertà, ovviamente.
E che cos'è che ogni rivoluzione utilizza per imporsi e fare piazza pulita dei dissenzienti?
Il terrore, ovviamente.
Vedete che non ci manca nulla.
L'ideale supremo l'abbiamo, il valore da sacrificare l'abbiamo, lo strumento l'abbiamo.
Quello che cambia è il quadro storico, ma nella sostanza gli ingredienti sono classici.
Andiamo avanti.
Ogni rivoluzione ha bisogno di una narrativa, il cui scopo principale è quello di
esaltare il valore supremo, legittimare la rinuncia alla libertà, denigrare i nemici
e alimentare il terrore.
Proprio ciò che sta facendo la narrativa dominante in questo momento, grazie
all'opera instancabile della maggior parte dei mass media.
Nel nostro caso, insieme alle libertà e ai diritti, l'altra grande vittima di questa
rivoluzione è lo Stato.
In realtà lo Stato già da molto tempo era un morto che camminava, ma a questo
punto la sua liquidazione è completa.
Se ancora formalmente esiste, è solo perché possa essere l'esecutore locale
di decisioni prese altrove.
E qui veniamo a un altro ingrediente fondamentale: i rivoluzionari.
Che nel nostro caso sono i grandi organismi internazionali e sovranazionali.
Primo fra tutti l'Oms, quell'Organizzazione mondiale della sanità che assomiglia
sempre di più a un governo mondiale, con il suo organo decisionale (l'Assemblea
mondiale della sanità) e con le sue direttive in grado di incidere ovunque, saltando
ogni potere decisionale intermedio, proprio grazie al suo marchio di fabbrica,
ovvero la Salute, diventato il grande totem globale, appunto l'idolo supremo.
L'IDOLO RICHIEDE SACRIFICI
Proseguiamo.
In ogni rivoluzione l'idolo non è veramente tale se non richiede sacrifici.
E il sacrificio che ora è chiesto a tutti non è solo quello di rinunciare a porzioni
crescenti di libertà e diritti, ma anche quello di diventare più poveri, di perdere
il lavoro o di avere un lavoro più precario.
Se lo richiede il grande totem, non si discute.
E anche sotto questo profilo siamo nel classico quadro rivoluzionario.
Tutte le rivoluzioni (pensiamo alla Cina maoista, alla Russia sovietica), nell'attesa
della palingenesi rivoluzionaria, garantiscono una sola cosa: crescente povertà,
tanto che possiamo ben dire che la povertà è un sigillo della rivoluzione.
E lo è in particolare l'impoverimento della classe media: se il ceto medio si
impoverisce, potete star certi che una rivoluzione è in corso.
Come in tutte le rivoluzioni, anche in questa che stiamo vivendo ci sono poi
i guardiani, chiamati a controllare, e direi che nel nostro caso i guardiani
proprio non mancano.
La rivoluzione, per meglio esercitare il controllo e la repressione del dissenso,
ha bisogno di introdurre segni di riconoscimento, e nel nostro caso tale segno
è la famigerata mascherina.
Chi la indossa è accettato e può far parte del sistema, chi non la indossa, o la
indossa di meno, è il controrivoluzionario, il reazionario, dunque il nemico.
In questi primi giorni di post-quarantena ho notato che molte persone indossano la
mascherina anche quando sono sole, ben a distanza le une dalle altre, in luoghi aperti.
La indossano persino quando sono da sole in automobile.
Significa che la mascherina è diventata il contrassegno del conformismo rivoluzionario.
Viene indossata non tanto e non solo per la sua funzione (che resta comunque dubbia),
ma in quanto simbolo di appartenenza.
Come la giacca di Sun Yat-sen ai tempi del maoismo.
Come in tutte le rivoluzioni, oltre ai guardiani non possono mancare i delatori,
e infatti ne abbiamo.
Ne sanno qualcosa i parroci che si sono visti piombare in chiesa le forze dell'ordine
perché qualcuno aveva segnalato che era in corso una Messa alla presenza dei fedeli.
Conformismo e delazione sono in funzione della coesione rivoluzionaria fondata sul terrore.
E ogni vero rivoluzionario sa di essere, in fondo, nient'altro che un organizzatore del
terrore, come spiegò chiaramente Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij, primo direttore della
Čeka, la polizia segreta sovietica, quando disse: "Noi siamo per il terrore organizzato".
Prima ho parlato dei sacrifici richiesti dal totem globale della Salute, ma non bisogna
pensare che il rivoluzionario li viva in quanto tali.
No, il rivoluzionario li considera omaggi, ed è pronto a tutto, anche a lasciarsi tracciare,
anche a non essere più libero, pur di vedere garantito ed esaltato il valore, in questo
caso la Salute, che la rivoluzione ha deciso di mettere in cima a tutto e che l'ideologia
trasforma in un assoluto.
LA PROPAGANDA
Inutile dire poi che la rivoluzione ha bisogno dei suoi cronisti e dei suoi cantori,
e noi li abbiamo.
Plotoni di giornalisti e intellettuali sono impegnati da settimane a dipingere il quadro
del terrore, a rafforzare la narrativa voluta dalla rivoluzione e a presentare i dissenzienti
come pericolosi nemici, i quali, come tali, possono solo meritare disprezzo e vanno
esclusi dal consesso sociale.
Tutte le vere rivoluzioni poi mettono nel loro mirino la Chiesa e la sua libertà,
e l'attuale rivoluzione, come ben sappiamo, è stata particolarmente solerte sotto
questo profilo.
La novità sta nel fatto che la Chiesa stessa, tranne rare eccezioni, ha collaborato con
i rivoluzionari ed anzi ha dimostrato di voler essere più realista del re.
Ma potevamo aspettarcelo: poiché da tempo ha sostituito Dio con l'uomo, e la legge
divina con la volontà umana, era fatale che la Chiesa si piegasse ai rivoluzionari
di turno, magari con la speranza di poterne ottenere qualche beneficio.
E qui, a proposito di quelli che invece di difendere la libertà si mettono con i
rivoluzionari, non possiamo dimenticare la categoria degli utili idioti, altro
elemento caratteristico di ogni vera rivoluzione.
Lo dico a beneficio dei più giovani: utile idiota (espressione attribuita a Lenin)
era chi in Occidente anziché denunciare le atrocità del socialismo reale e mettere
in guardia dall'abbracciare l'orso sovietico, lavorava incessantemente perché le nostre
democrazie prendessero esempio dalla rivoluzione e si convertissero.
E oggi noi vediamo che gli utili idioti pullulano.
Avrebbero tutte le carte in regola per smascherare (è il caso di dirlo) la rivoluzione
in corso, e invece, obnubilati dall'ideologia, fanno a gara per rafforzare il clima
di terrore e gridare "al lupo, al lupo!".
Mi fermo qui.
Ma non prima di avervi proposto un piccolo quiz.
Come si chiamava l'organo di governo messo in piedi dai rivoluzionari francesi
il 17 germinale dell'anno I (ovvero il 6 aprile 1793)?
Bravi, avete indovinato: Comitato di salute pubblica.
E ricordate anche i suoi poteri?
Eh, sì: doveva sorvegliare ed era autorizzato a prendere decisioni mediante decreti,
in circostanze ritenute di particolare urgenza e necessità.
Vi ricorda qualcosa? Nihil sub sole novum [Niente di nuovo sotto il sole]!
Poiché la rivoluzione divora sempre i suoi figli, potremmo anche finire con una
nota di speranza e dire che, in fondo, si tratta solo di aspettare che i Robespierre
di turno finiscano ghigliottinati.
Ma, nel nostro caso, non è così semplice.
I nostri Robespierre si sono fatti furbi e lavorano nell'ombra.
E questa volta non hanno messo nel loro mirino solo una nazione e un popolo,
ma il mondo intero.
PS. Vado ad aiutare in Chiesa, come tanti di voi sanno, quando è arrivato il via
libera per celebrare la Santa Messa, parlavano che il sacerdote e i suoi aiutanti,
per distribuire l’Eucaristia dovevano mettere i guanti in lattice, io sono stato
chiaro con il mio parroco, se è così, mi dispiace ma non contate su di me, ritornerò
quando si potrà farla senza guanti, poi il tutto è rientrato e si fa senza guanti.
Ma alla prima Santa Messa dopo più di due mesi senza, il parroco mi elenca le
disposizioni e, mi dice, sai non siamo in tanti in Chiesa a causa del distanziamento
possiamo far entrare solo 80 persone, su una capienza della nostra Chiesa, di 500
persone; gli ho risposto, ma perché hanno fermato le celebrazioni, per poi mettere
queste disposizioni?
Potevamo farlo anche prima senza fermare l’Eucaristia?
Mi ha risposto; gli ordini dall’alto non si discutono; no mi dispiace, non sono ordini,
sono imposizioni assurde, che è tutta un’altra cosa!!!!!! 

domenica 31 maggio 2020

Terminiamo amici, la chiusura del mese di Maggio dedicato alla preghiera mariana, affidando a lei tutti i nostri timori, le nostre paura, le nostre difficoltà e quelle del popolo Italiano.


Domenica 31 Maggio 2020.
Santo Rosario.
Riflessione su Maria.
“Nella tua volontà, o Dio, è la mia gioia”, ci dicono le parole di un salmo.
Quando nella preghiera chiediamo a Maria di aiutarci a comprendere la
volontà di Dio su di noi, in fondo quello che stiamo cercando è la gioia;
esprimiamo il desiderio di felicità che da sempre portiamo dentro,
la cui origine crediamo risalga direttamente dal cuore divino.
E il Signore ci parla ogni giorno in mille modi, soprattutto attraverso il Vangelo.
Maria, instancabile, continua a ripeterci con premura e tenerezza materna: “Fate
quello che Egli vi dirà”, non lasciate cadere il seme della sua Parola sulla strada,
sui sassi, sulle spine ma in terra buona, dove possa crescere e portare frutto.
Solo un cuore bello e buono, dice Gesù, può accogliere la lieta notizia.
In Maria abbiamo l’esempio e il modello per iniziare un nuovo cammino
nella pace e nella gioia tanto ricercata.
Ma c’è bisogno di silenzio, di ascolto, di uscire dai propri schemi e dalla
propria autosufficienza.
La nostra vita fiorirà se sarà questa terra aperta e accogliente, diventerà
sempre più generosa e capace di dono.
O Dio vieni a salvarci.
Signore vieni presto in mio aiuto.
Nei Misteri della Gloria, Gesù Risorge per donarci
la certezza della salvezza.
Vergine Immacolata, Regina e Madre nostra, cui Dio volle affidare l’opera
della nostra santificazione, accogli questa mia preghiera.
Ti offro tutto il mio essere e tutta la mia vita, tutto ciò che ho, tutto ciò che
sono: il mio corpo, il mio cuore,  la mia anima.
Fammi comprendere la volontà di Dio su di me.
Concedimi di riscoprire la mia vocazione cristiana e di vedere l’immensa sua bellezza.
Concedimi di conoscerti sempre più profondamente, di intuire i segreti del
tuo amore e di essere un docile strumento nelle tue mani, per condurre tutti
i miei fratelli a Dio per mezzo del tuo Cuore immacolato e addolorato.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo….
Gesù perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in
cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
1° Mistero della Gloria.
La Risurrezione di Gesù.
L’angelo disse alle donne: “Voi non abbiate paura!
So che cercate Gesù, il crocifisso.
Non è qui. È Risorto.
Accettiamo che Gesù risorto entri nella nostra vita, accogliamolo come
amico, con fiducia; Lui è la vita!
Se fino ad ora siamo stati lontani da Lui, facciamo un piccolo passo;
ci accoglierà a braccia aperte.
Se siamo indifferenti, accettiamo di rischiare; non saremo delusi.
Se ci sembra difficile seguirlo, non dobbiamo avere paura, affidiamoci a Lui,
stiamo sicuri che Lui ci è vicino, è con noi e ci darà la pace che cerchiamo
e la forza per vivere come Lui vuole.
Padre, 10 Ave, Gloria.
Gesù perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in
cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
2° Mistero della Gloria.
L’ascensione di Gesù.
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette
alla destra di Dio.
Quante volte abbiamo bisogno che l’Amore ci dica; perché cercate tra
i morti colui che è vivo?
I problemi, le preoccupazioni di tutti i giorni tendono a farci chiudere
in noi stessi, nella tristezza, nell’amarezza e, lì sta la morte.
Non cerchiamo lì Colui che è vivo!
Padre, 10 Ave, Gloria.
Gesù perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in
cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
3° Mistero della Gloria.
La discesa dello Spirito Santo.
Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono
su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo.
Maria prega, prega insieme alla comunità dei discepoli, e ci insegna
ad avere piena fiducia in Dio, nella sua misericordia.
Questa è la potenza della preghiera!
Non stanchiamoci di bussare alla porta di Dio.
Portiamo al cuore di Dio, attraverso Maria, tutta la nostra vita, ogni giorno!
Bussiamo allora incessantemente, alla porta del cuore di Dio.
Padre, 10 Ave, Gloria.
Gesù perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in
cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
4° Mistero della Gloria.
L’assunzione di Maria al cielo.
“Grandi cose ha fatto l’Onnipotente e Santo è il suo nome”.
Maria ci accompagna, lotta con noi, sostiene i cristiani nel combattimento
contro le forze del male.
La preghiera con Maria, in particolare il Rosario, ha anche questa dimensione di
lotta, una preghiera che sostiene nella battaglia contro il maligno e i suoi complici.
Anche il Rosario ci sostiene nella battaglia.
Padre, 10 Ave, Gloria.
Gesù perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in
cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
5° Mistero della Gloria.
L’incoronazione di Maria.
Un segno grandioso apparve nel cielo; una donna vestita di sole, con la
luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle.
Dio ci chiede di essergli fedeli, ogni giorno, nelle azioni quotidiane e
aggiunge che, anche se a volte non gli siamo fedeli, Lui è sempre fedele
e con la sua misericordia non si stanca di tenderci la mano per risollevarci,
di incoraggiarci a riprendere il cammino, di ritornare a Lui e dirgli la nostra
debolezza perché ci doni la sua forza.
Padre, 10 Ave, Gloria.
Gesù perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in
cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
Preghiamo.
Dio d'amore, tu riveli la tua presenza quando due persone si accolgono
reciprocamente in un’ospitalità genuina.
Maria ha visitato Elisabetta ed è stata accolta con sincerità, amore ed affetto.
Donaci lo spirito dell'ospitalità genuina per cui ci accogliamo sempre nel
nostro circolo interno e conosciamo la tua presenza nella nostra vita.
Te lo chiediamo per il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Salve Regina.
Che la Benedizione di Dio Onnipotente e Misericordioso, scenda su di noi,
sulle nostre famiglie, sui nostri cari e sulla nostra Nazione martoriata,
per Cristo nostro Signore, Amen.
La Pace sia con tutti noi.

Siamo alla fine del mese di Maggio e, per chi volesse farla, eccovi la
formula per la consacrazione a Maria.
Offriamoci a Maria.
Lei prende tutto di noi, lo arricchisce dei suoi meriti e lo offre al Padre
come fosse suo. Imitare Maria; questo è il primo passo che scaturisce
dalla consacrazione a Lei e che giorno dopo giorno dà spazio in noi al
volto di Cristo e ci rende suoi testimoni.
Offriamo a Maria, la nostra vita, il nostro spirito con le sue aspirazioni; 
la nostra mente con i suoi pensieri, intuizioni, angosce e desideri,
il nostro corpo con tutte le sue facoltà e sofferenze, il nostro cuore con
tutti i suoi affetti, i sentimenti, la capacità di amare e di donare.
Per Cristo nostro Signore, Amen.