giovedì 18 dicembre 2014

Zaccaria

Noi e l’amico Zaccaria.
Amici, avete mai avuto nella vostra vita crisi di fede,
ripensamenti, indecisioni riguardo a Dio?
Per dirla breve; dei tentennamenti riguardo alla fede?
Vi siete mai chiesti se quello che state vivendo, tra alti
e bassi, sia tutto vero, oppure se invece è tutta una fregatura?
Io si amici, tante volte, e sempre più spesso, e tante volte
non riesco a darmi una ragione.
Mi faccio tante domande, ma nessuna risposta, sembra che
Dio sia muto, o che non gli interessi darmi una spiegazione.
Oggi però, sono contento, perché leggendo il Vangelo ho scoperto
che anche Zaccaria si era trovato nelle mie stesse condizioni.
Anche lui avrà fatto tante domande a Dio senza
mai ricevere risposta.
Ma accade, anche se con tanto ritardo, ormai, lui e la moglie
erano avanti negli anni, sembra proprio che Dio non
misuri il tempo come noi.
Io credo che come me e Zaccaria, ci siano vite segnate dal dolore,
misteriosamente perse, incomprensibilmente compromesse.
Persone normali, che come me e Zaccaria sognano una vita
normale, che ci aspettiamo una vita normale e che, invece,
ci ritroviamo davanti ad un dolore difficile da gestire, come
quello di non poter diventare genitori.
Elisabetta e Zaccaria, sono alla fine della loro vita segnata
dalla sterilità, un evento che, all’epoca, comprometteva
profondamente le coppie.
In una cultura segnata dalla fecondità, l’esperienza della sterilità
era vissuta come una maledizione divina, come una colpa da espiare.
Eppure, tu Zaccaria, non perdi la fede in Dio, magari avrai
chiesto tante volte a Dio perché, avrai chiesto la grazia di un figlio,
senza ricevere risposta, ma che comunque, alzi le braccia
verso il cielo in attesa di redenzione.
Redenzione che arriva proprio durante il silenzio e la
preghiera, durante il servizio al tempio.
Il figlio tanto atteso arriverà e sarà un figlio straordinario.
Ma l’abitudine al dolore è difficile da superare, vero Zaccaria!
Tu, Zaccaria, tentenni e non osi credere, come sinceramente
avrei fatto anch’io; perciò siamo in due!
E per questo l’angelo si spazientisce, perché Zaccaria non
da la sua risposta immediatamente; sti angeli, neanche
un attimo di riflessione ci permettono.
E Zaccaria, rimane muto fino alla nascita di Giovanni!
Non fa niente Zaccaria, tanto nove mesi passano in fretta,
l’importante è che noi, attraverso questo tuo gesto, siamo
riusciti a comprendere che con Dio dobbiamo essere
pronti nelle risposte.
Ti ringrazio amico mio, e ti auguro che con la tua sposa
Elisabetta, di goderti la gioia di un figlio.
Così, anche per voi, è arrivato il Natale.
Facciamo silenzio amici, aspettando il Natale.




mercoledì 17 dicembre 2014

Il falegname Giuseppe

Giuseppe il grande,
il giusto e il sognatore.
Parliamo un po’, amici, del mio amico Giuseppe
uomo giusto, visto che ne parliamo sempre troppo poco.
Colui che ha saputo donarci una grande pagina
poetica di fiducia e abbandono nel Signore.
Giuseppe sta organizzando casa per accogliere Maria.
È un bravo ragazzo, un onesto lavoratore ed è
sufficientemente devoto, insomma: un buon partito.
È contento di accogliere Maria, che è una ragazza timida
ma decisa, gentile e di bell’aspetto: molti lo considerano
fortunato di avere in sposa la piccola adolescente di Nazareth.
In questo clima di festa matrimoniale, arriva la doccia fredda.
Matteo, tutela della privacy, non ci spiega come Giuseppe
sia venuto a conoscenza della gravidanza di Maria.
Dubito che si siano incontrati, forse è stata la madre
Anna a comunicargli la notizia, chissà.
Possiamo, però immaginare la notte insonne di Giuseppe,
la peggiore della sua vita.
Ma come? Maria?
La mia piccola Maria?
E chi sarà il padre?
Io che pensavo fosse una così brava ragazza!
Che stupido sono stato!
Ma ci sarà una ragione, qualcuno avrà abusato
della sua gentilezza…!
Giuseppe non riesce a prendere sonno, si gira e si rigira
sul giaciglio, come fa la porta sui cardini.
Ma, oltre alla profonda ferita di un amore tradito,
Giuseppe deve affrontare l’incubo del futuro.
Cosa deve fare?
A norma di legge (Dt 22,21), Giuseppe deve svegliarsi e
radunare altri uomini della comunità dicendo che quel
bambino non è suo, e subito Maria sarà lapidata a morte.
Per essere un buon credente e un devoto, deve
uccidere Maria.
(Non è folle che, a volte, gli uomini compiano cose
orribili in nome di Dio?).
Giuseppe deve informare il rabbino del fattaccio e
Ripudiare la futura sposa, che rimarrà a casa dei propri
genitori piena di vergogna, segnata per tutta la vita.
E, a questo punto, succede l’incredibile.
Giuseppe, che è un giusto, trova una soluzione.
Mentirà. Il mentitore giusto.
Dirà che si è stancato di Maria, la ripudierà,
salvandole l’onore.
Certo, nessuno prenderà più in sposa una donna che ha
avuto un figlio da un altro uomo, ma, almeno, girerà a
testa alta nelle strade di Nazareth.
Giuseppe è grandioso: non rispetta la Legge attribuita
a Dio e decide di mentire.
Matteo ci dice che Giuseppe è giusto.
A volte la legge di Dio, quella autentica, passa attraverso la
trasgressione della legge degli uomini, quella attribuita a Dio.
Giusto è un titolo straordinario, in Israele.
È, forse, il più bel complimento che si possa fare ad un ebreo.
Giuseppe è giusto come Dio è giusto, perché non giudica
secondo le apparenze, perché si sacrifica, supera il suo
orgoglio di maschio ferito, e salva Maria e Dio.
Immenso Giuseppe, falegname abituato a riconoscere
l’essenza di un legno, a piallare un asse, non ad inseguire
fini ragionamenti che lo mettono in crisi!
Ha deciso, anche se continua a non prendere sonno.
E, proprio quando ha scelto di salvare Maria, quando
si è dato pace, quando ha superato il proprio orgoglio,
arriva, in sogno, un angelo che lo rassicura.
Va tutto bene, gli dice l’angelo, hai a che fare col mistero.
Fai bene a fidarti di Maria, è prodigioso ciò che le è
capitato, colui che porta in grembo non è il figlio di
un altro uomo, ma di Dio stesso.
Caspita, mica una barzelletta!
Maria lo partorirà e tu, Giuseppe, gli darai il nome,
cioè l’identità, il carattere, l’educazione.
A Maria l’angelo chiede di collaborare.
A Giuseppe l’angelo chiede di insegnare a Dio a diventare uomo.
Anche lui, Giuseppe, deve cambiare la sua vita, i suoi desideri,
le sue scelte, adeguarli all’evento improvviso di un Dio
che decide di diventare uomo.
Giuseppe obbedisce; è grande!
Si sveglia e prende con sé Maria.
Leggo e rileggo questa conclusione sconcertante.
Si alza e obbedisce; fantastico!
Non fa commenti, non approfondisce ulteriormente,
si fida e basta, accetta, accoglie, l’ho sempre detto io,
per imparare non dobbiamo andare dai sapienti,
ma dagli umili giusti.
La sua vita, ora, è radicalmente cambiata, ma va bene
Così; ha a che fare con il mistero di Dio.
Grandioso Giuseppe; uomo giusto, e noi?
Speriamo, la speranza non deve mai mancare.
Impariamo da Giuseppe a fidarci; ad avere fiducia
in Dio, a credere che Lui è venuto a farsi uomo,
perché tutti noi imparassimo ad essere uomini.
Fidiamoci ciecamente, come ha fatto Giuseppe,
magari non riceveremo da custodire suo Figlio,
ma di farlo conoscere ed amare, quello sì.
Rimango in attesa, allora, come spero tutti voi amici,
Fausto.


lunedì 15 dicembre 2014

La rimpatriata dei pellegrini

Comunità Madonna di Lourdes Cerea (VR)
14 Dicembre 2014.
Carissimi amici pellegrini, grazie per la vostra
presenza alla nostra festa di Natale che abbiamo
celebrato ieri 14 Dicembre presso la
Comunità Madonna di Lourdes a Cerea.
Eravamo veramente tanti, non credevo di poter
riunire più di cento persone.
Questa festa è stata voluta per ritrovarci ancora
una volta, per stare assieme, per condividere le
nostre esperienze, le nostre fatiche, i nostri
pesi ma anche le nostre gioie.
Come avevo accennato Sabato, erano presenti
anche Marco e Beatrice con la Regina della festa;
la piccola Mariaclara, è stata una gioia sentire la loro
testimonianza che credo abbia toccato più di qualche
cuore per il modo in cui si è sviluppata questa nascita,
li ringrazio ancora per averci resi partecipi di questo evento.
Ma un pensiero anche a quelle persone che sono nella
sofferenza, ma che hanno voluto comunque essere
presenti, sicuramente le vostre sofferenze sono
condivise da tutti noi.
Voglio ringraziare anche tutte quelle persone che
ci hanno aiutato per la riuscita della festa.
Un grazie particolare a Don Gianluca per la Santa Messa
che ha celebrato per tutti noi, un grazie a tutta la sua
Comunità per il pranzo che ci hanno offerto, veramente
squisito, ed un grazie anche alla Rosa per la sua
disponibilità ed accoglienza.
Ringrazio in particolar modo, Giovanni e la Paola,
che come me hanno creduto in questa festa.
Alla fine ringraziamo il Signore e la Madonna per il
loro aiuto, perché se la festa è riuscita bene, è perché
anche loro l’hanno voluta.
Voglio rinnovare a tutti voi i più cari e sinceri Auguri
per un Santo Natale ed un felice Anno Nuovo,
con affetto Fausto e Bertilla.
Al momento ho solo queste foto,

se ne arrivano delle altre le metto.    
















domenica 7 dicembre 2014

Questioni di Angeli

Maria l’Immacolata!
La Solennità di Maria Immacolata è' una buona
occasione per riflettere sull'esempio di Maria,
prima tra i credenti.
Ci sono dei personaggi chiave all'interno del nostro
cammino di fede e-tra questi-Maria è il modello
di ogni cristiano.
Ma mi rendo conto che Maria può diventare quasi
un ostacolo per chi si sta avvicinando alla fede; la
devozione popolare ha talmente arricchito l'immagine
della Madre, da renderla distante, eccessiva: cos'ha a
che vedere con le mie fragilità, i miei problemi questa
donna fuori dall'ordinario?
Bisogna, allora, trovare il coraggio di tornare al Vangelo,
di ripercorrere l'esperienza di Maria così come ci viene
proposta dai Vangeli, andare all'origine e alla causa dell'amore
nei confronti di questa acerba adolescente di Nazareth.
Maria emerge dai racconti di Luca e degli altri evangelisti
come una ragazza di grande equilibrio, con un'esperienza
di vita che assomiglia alla nostra.
Dicevamo, l’altra domenica, della necessità di svegliarci,
del grosso rischio che corriamo di vivere un po “addormentati”,
fuori dalla vera vita; tutti indaffarati a trovare degli spazi
per riposarci, dimenticando l'essenziale.
Anche Maria, giovane credente, si ritrova nel tran tran famigliare:
lavoro (che per l'epoca era casalingo), amicizie, tempo libero...!
Ed è in questo contesto che avviene l'inaudito: a Maria viene
chiesto di diventare la porta d'ingresso di Dio nel mondo.
Facile, no?
E se fosse successo a noi, se Dio ci avesse detto: “Senti, ho bisogno
di una mano per salvare il mondo”, cosa avremmo risposto?
Maria tentenna, fatica: come è possibile tutto questo?
Ma l'angelo le ricorda che non bisogna mettere ostacoli
a Dio: Lui sa quello che fa!
E Maria crede.
Si resta increduli, stupiti dalla semplicità di
questa risposta: “Eccomi”.
Quante conseguenze avrà questa disponibilità!
Che razza di radicale cambiamento porterà questo “sì” a Maria!
Problemi con la sua situazione famigliare, con un fidanzato
che si vede Dio come concorrente in amore...!
Problemi con questo bambino che dovrà essere continuamente
guardato come un Mistero...!
Problemi con questo Rabbì tutto preso nell'annuncio che
si dimenticherà della propria famiglia per aprirsi ad
una famiglia più ampia...!
Sofferenza nel vedere un figlio innocente condannato a morte...!
Maria si fida, crede nel Dio dell'impossibile.
Sua cugina Elisabetta, da lì a qualche settimana, le dirà: “Ma
come hai fatto, Maria, a credere a una cosa del genere?”.
Sì: se leggiamo il Vangelo senza pregiudizi, con cuore puro,
restiamo allibiti: come hai fatto, Maria, a credere?
Sì, capiamo perché la Chiesa ha sempre indicato la madre
come la prima tra i credenti, la prima cristiana, la discepola
per definizione, capiamo perché questa piccola adolescente,
di cui sappiamo poco, è diventata il gigante della fede:
per la sua audacia, la sua savia incoscienza, Maria ha
dato al mondo il Salvatore.
Ecco un modo concreto di svegliarsi: fidarsi di Dio, mettersi
a sua disposizione, accogliere il suo progetto (anche se folle)…!
Siamo disposti a fidarci di Dio?
Oppure, ancora una volta, detteremo a Dio le nostre
condizioni, gli spiegheremo cosa deve fare per esistere?
Siamo seri! Siamo realisti!
Maria è la donna concreta, che sa quanto Dio può abitare una vita.
Mi viene da ripetere una citazioni profonda:
“Siate realisti. Chiedete l'impossibile”.
La dimensione del profondo dentro di noi è l'unica che può
colmare il nostro cuore; dare spazio a Dio, è l'unica cosa che
veramente ci può far acquistare uno sguardo di realismo sulle cose.
Due, quindi, sono gli atteggiamenti che la festa di oggi ci suggerisce:
il primo è quello di acquistare consapevolezza del fatto che il
Signore si manifesta nella quotidianità, non nelle occasioni
strepitose, particolari o eccezionali.
Dio si manifesta nel vivere settimanale, nelle vicende piccole
e grandi di tutti i giorni.
E il secondo aspetto è quello della fede, della risposta che
possiamo dare a questa chiamata.
Pensateci un po': e se Maria avesse detto “Ho preso troppo sole,
vedo gli angeli”..., o se si fosse confrontata con un amico che
gli avesse suggerito una buona visita neurologica?
O se, più semplicemente avesse detto: “Forse, Signore, ti sei
sbagliato: non ho tempo, non sono capace, non me la sento”?
Non sono queste le nostre reazioni?
I muri che innalziamo davanti alla proposta di grazia del Signore?
E' Lui che prende l'iniziativa, Lui che vuole salvarci, Lui che
ci viene incontro, Lui che fa grazia.
Non chiudiamo il nostro cuore!
Che Maria, prima tra i discepoli, ci insegni ancora una volta
a fidarci del Dio dell'impossibile...!
Santa festa dell’Immacolata, Fausto.


sabato 6 dicembre 2014

Giovanni il Battezzatore

Consolatori consolati
Sopravvivere al Natale, dicevamo.
Facile a dirsi, meno a farsi; travolti come siamo dalle
cose che incombono, dalle scadenze, dal tempo che non
è mai sufficiente per vivere; ma ci è urgente, necessario,
vitale provare a vivere questo Natale con verità, disfarci
o rendere innocuo il natale tarocco per far diventare la
nostra vita una piccola Betlemme, non per giocare al
bambinello che nasce nella grotta, ma per accendere la
luce disarmante di Dio nel nostro cuore.
Dicevamo di come lo zucchero e la melassa che hanno
reso Natale insopportabile siano, in realtà, un modo per
fuggire l’orribile senso di colpa che ha colpito l’umanità
dopo avere rifiutato Dio.
Non è andata molto bene, la prima volta, con questo Dio
che è venuto in mezzo a noi e noi distratti a lamentarci
della sua assenza…!
Non c’è molto da festeggiare, facendo memoria di
quell’evento, ma di cogliere l’ammonimento a non
perderci Dio, di nuovo.
Il vero volto di Dio.
Natale svela in modo definitivo il vero volto di Dio, così
diverso dal volto corrucciato che ci raffiguriamo, così
diverso dal Dio dell’abitudine che riempie le nostre
lente comunità.
Natale è Dio che, stanco di essere male interpretato,
decide di avere uno sguardo e un volto per potersi
spiegare, raccontare e ci pone dinnanzi all’evidenza
disarmante di Dio.
Dio non è come ce lo immaginavamo, né distante,
né severo, né manipolabile, né folle.
Dio si fa povero per amarci.
Isaia, il profeta dell’Avvento, parla al popolo in esilio
in Babilonia, da decenni.
Si rivolge ad un popolo scoraggiato, molto simile al
popolo di discepoli che incontro attraverso i miei
pellegrinaggi, un popolo che non ha più fiducia, che
constata come le promesse di Dio non si sono realizzate,
che nulla è cambiato nella Storia, malgrado la presenza
del Dio di Israele.
E Isaia profetizza, consola, invita a disegnare una strada
che scavalchi i burroni dell’indifferenza, che spiani le
alture dell’arroganza.
Dio viene, Lui prende l’iniziativa, a noi di accorgercene,
di esserci, di lasciarci consolare.
Natale è la consolazione degli uomini, la nascita della
speranza che Dio, almeno Lui, non si dimentica.
Non si dimentica, ribadisce il rude Pietro, ed esercita
pazienza, ci dona del tempo perché abbiamo la possibilità
di capire e di cambiare.
Capire e cambiare perché Dio ci lascia immensamente
liberi nella scelta, sempre.
Il vero volto di Dio è un Dio che interviene con discrezione,
che ci chiede di accoglierlo, di cambiare idea su di Lui
e su di noi, con calma, diventando, noi discepoli,
la consolazione di Dio agli uomini.
Quante persone vivono Natale con insostenibile disagio!
Isaia ci sprona: noi cercatori di Dio, noi che abbiamo
accolto il vero volto di Dio, siamo chiamati, a nostra volta,
a diventare consolatori dei nostri fratelli.
Diciamolo ai tanti che vivranno la fatica del Natale, che Dio
fa nuove tutte le cose perché si mette dalla parte degli
sconfitti e dei perdenti.
Il vero volto di Dio è Gesù Cristo, incontrare Lui è un nuovo
inizio, una nuova creazione, una nuova genesi.
Marco, discepolo di Pietro, inizia così il suo vangelo: “Inizio
della buona notizia che è Gesù Cristo”.
Pensare che Dio possa essere diverso dall’immagine noiosa
che ce ne siamo fatta, dice Marco, è già l’inizio di un
cambiamento radicale, di una nuova creazione.
Prepararsi al Natale vero significa, allora, riprendere in
mano la buona notizia che è Gesù, farla diventare
concretezza nelle nostre scelte, danza per la nostra vita.
Essere Profeti.
Come Giovanni il battezzatore possiamo diventare profeti
di Dio, aiutarci ed aiutare i fratelli a preparare la strada a Dio.
I profeti non sono coloro che indovinano il futuro, ma
coloro che interpretano il presente, che ci aiutano a leggere
la nostra vita in una luce di fede, a indovinarne la novità,
a capirne il senso.
Non è difficile vivere, è impossibile se non capiamo per
quale strana ragione siamo stati messi al mondo.
Superata la tentazione dei sempre presenti idoli della nostra
vita (immagine di sé, carriera, denaro) che falsamente
pretendono di riempire il senso di infinito che ci abita,
ci resta questo vuoto immenso di senso da colmare,
il bisogno assoluto di capire.
Molti, ahimè, vi hanno rinunciato, hanno abdicato
a pensare, a vivere, travolti dalla quotidianità.
Dio non si scoraggia e li, ci raggiunge proprio nella
quotidianità, diventando uno di noi.
Abbiamo urgenza di profezia, bisogno di persone che
ci scuotano come un pugno nello stomaco.
Buon Dio, di persone che ci manipolano non
sappiamo che farcene.
Ciò di cui abbiamo bisogno è di una Parola che spezzi la
crosta che si è formato intorno al nostro cuore.
Accogliamo la profezia del battezzatore e dei tanti che
camminano mascherati da uomini comuni in mezzo
alle nostre fetide città.
Non lasciamo che la profezia abbandoni la Chiesa,
comunità dei cercatori di Dio, ma che sia sempre
presente, anche quando è scomoda.


Ancora buon cammino di Avvento, Fausto.

giovedì 4 dicembre 2014

Una strana telefonata

Una richiesta di aiuto!
Un amico mi ha telefonato per un saluto, niente
di strano ho tante persone che lo fanno.
Ma durante la conversazione mi ha fatto una
precisa domanda: “Chi è Dio”.
Vado a Messa la Domenica, mi ritengo un cristiano praticante.
Ma mi sono accorto di non conoscere Dio come dovrei;
io lo conosco solo a mio uso e consumo, il dubbio mi è
venuto leggendo quello che scrivi sul tuo blog.
Se puoi ti chiedo di aiutarmi a conoscerlo meglio,
grazie per l’aiuto.
Con piacere amico anonimo, cerco nelle mie possibilità
di farti capire chi è Dio, o quanto meno, di come l’ho conosciuto io.
Dio è un Padre, anzi, un Papà che è più famigliare.
Non dobbiamo pensarlo un personaggio messo la su
un piedistallo inavvicinabile. No!
Dio è in noi, è dentro di noi, solo che non riusciamo a
sentirlo, troppo pieni del nostro io personale.
Dobbiamo aprirci a Lui, accettarlo, invitarlo ad entrare in noi,
aprirgli il nostro cuore, solo così conosceremo Dio, un vero Papà.
A Luca dobbiamo dire grazie per il suo insegnamento
esaltante, una delle più belle parabole, il cuore stesso
del messaggio di Dio Papà.
È la storia di un padre che ha a che fare con due figli idioti.
Quei figli siamo noi.
Vai a leggere la sua Parabola, sul figliol prodigo; Luca (15,11-32).
Leggiamo di due figli, che hanno entrambi una
pessima idea del padre.
Devo andarmene di casa per realizzarmi, pensa il primo.
Mi tocca lavorare tutta la vita facendo il bravo ragazzo
senza una piccola soddisfazione, pensa il secondo.
Quei figli siamo noi che non lo abbiamo ancora conosciuto
per il vero papà che è, ci sembra piuttosto un Dio frustrante,
che ci impedisce di essere liberi.
E allora, cerchiamo di crearcelo a nostra immagine
e somiglianza, secondo il nostro bisogno.
Vediamo il primo figlio, che spende tutto, che si fa dio
di se stesso, che pensa che la vita sia opportunità.
È bella la vita, meglio godercela.
Meglio addentarla, farla bella, visto che è così difficile.
Solo che poi presenta sempre il conto, la verità viene a galla e il
figlio smarrisce nel fango dei maiali il suo delirio di onnipotenza.
Si pente? No!
La fame lo fa tornare a casa, non il rimorso, e allora pensa
di ritornare, cercando di prendere in giro il padre.
Continua a non capire nulla del Padre.
L’altro figlio, che torna dal lavoro stanco e si offende della
festa, ci mancherebbe.
Per lui che non se n’è andato non c’è niente, neanche un
capretto per fare festa con gli amici.
Come possiamo dargli torto.
Però mi chiedo; perché allora resta nella casa del Padre,
anche se non condivide le sue idee?
Per comodità, per paura del futuro.
Anche lui non ha ancora capito nulla del Padre.
Allora lasciamo questi due idioti macerarsi nei loro pensieri.
E guardiamo al Padre-Papà.
Vediamo un Papà che lascia andare il figlio anche se
sa che si farà del male, ecco la libertà; come diceva
Beata Madre Speranza; Dio-Papà, quando vede un figlio
che sta per cadere nel peccato, si gira dall’altra parte per
non essere d’inciampo, lo lascia fare, non si oppone alle
sue idee; per poi farsi mendicante; venire a mendicare
la nostra richiesta di perdono.
Vedo però, un Papà che scruta l’orizzonte ogni giorno,
per cercare di vedere il figlio ritornare.
Vedo un Papà, che corre incontro al figlio che ha speso
la sua eredità e non lo umilia, non gli rinfaccia le sue scelte,
che non accusa, che abbraccia, che restituisce dignità
e che fa festa.
Vedo un Papà che esce a pregare il fratello maggiore,
che tenta di spiegare le sue ragioni.
Un Papà che tenta di convincere il figlio che la misericordia
supera la giustizia, che il perdono cancella il rancore.
Vedo un Papà che accetta la libertà dei figli, che pazienta,
che indica, che stimola, che follemente ama.
Ecco; Dio è così!
È pazzamente innamorato di noi, che si è fatto scannare
per salvarci.
Dio è proprio esagerato.
E di esagerato nella nostra storia, c’è solo l’amore e la
misericordia di Dio-Papà.
Caro amico, scusa se mi sono dilungato, ma quando
tocchiamo questo tasto scatta una molla che mi riempie
del suo amore e non riesco a fare a meno di parlarne.
Spero tu abbia capito ora chi è Dio.
Fra poco è Natale, cerca di accogliere questo Dio che
per trovarti si è fatto neonato, accoglilo con semplicità
ed umiltà, Santo Natale amico da Fausto.