sabato 20 dicembre 2014

Maria la Bella

Un’idea sbalorditiva di Dio (e di Maria)
Anche ieri abbiamo parlato di questa parabola.
E’ dunque così importante questa pagina scarna, che ha
scatenato la fantasia e l’estro di generazioni di pittori?
E’ così centrale la presenza di questa acerba adolescente di
Nazareth propostaci come modello dell’accoglienza?
Sì, certo, lo è.
Ci viene chiesto di vegliare, per non abituarci allo stupore
del Natale, per non asfaltare il nostro cuore col demone
dell’abitudine, per non cedere al Natale tarocco: non siamo
qui a far finta che poi Gesù nasce, no.
Gesù è già nato nella storia e tornerà nella gloria.
A noi, qui e ora, di aspettarlo, di lasciarlo nascere nel cuore
perché possiamo “fare” i cristiani per tutta la vita senza
incontrare mai il Dio di Gesù.
Natale è un dramma, una sfida: Dio viene ma non trova
accoglienza, pochi lo riconoscono.
Tra questi pochi Maria di Nazareth e Giovanni il battezzatore,
che abbiamo incontrato domenica scorsa.
Giovanni il sincero, che dice il vero di sé, che non si prende per Dio
e che ci invita a prepararci al Natale con disarmante sincerità.
Oggi rileggiamo l’incontro di questo misterioso e garbato angelo
(uno dei principi degli angeli), che parla alla pari con questa
ragazzina di Nazareth e scopriamo la grandezza del pensiero di Dio.
Perché è in quella minuscola casa di quel minuscolo paese addossato
ad un declivio roccioso, da cui la gente aveva ricavato nelle grotte
naturali delle abitazioni fresche ed asciutte, che avviene l’assurdo di Dio.
Protagonisti una quindicenne senza troppa cultura di un paese occupato
da una potenza straniera, ai confini del mondo, fuori dalle rotte
commerciali che da Damasco portavano a Cesarea.
Nessun satellite, nessuna diretta televisiva, nessun network a riportarci
l’accaduto, nella minuscola Nazareth che diventa ombelico del mondo,
centro assoluto della storia.
Dio, stanco di essere incompreso decide di venire a raccontarsi, poiché
la pur lunga storia di amicizia e di affetto col popolo di Israele non è
stata sufficiente per spiegarsi, Dio sceglie di farsi uomo, parole, lacrime,
sorriso, emozione, sentimento, tono di voce, sudore e necessita di un
corpo, ha bisogna di una madre.
Non la moglie dell’imperatore, o il premio Nobel per la medicina, non
una donna manager dinamica dei nostri giorni, macché, la piccola
adolescente Maria (la bella) Dio sceglie e a lei chiede di diventare
la porta d’ingresso per Dio nel mondo, tutto lì.
Cosa direste se domattina vi arrivasse una figlia o una nipote
adolescente dicendo: Dio mi ha chiesto di aiutarlo a salvare
il mondo? Appunto.
Invece Maria ci sta, ci crede e tutti noi non sappiamo se ridere o scuotere
la testa davanti a tanta splendida incoscienza, tutti restiamo senza parole,
davanti alla sconcertante semplicità di questo dialogo, di un ragazzina che
parla alla pari con l’Assoluto, che gli chiede spiegazioni e chiarimenti.
Dio sceglie Nazareth e, a Nazareth, sceglie Maria.
E a Nazareth, per trent’anni, Dio si nasconde nella quotidianità più
semplice: bambino, adolescente, giovane falegname, come suo padre.
Durante quei trent’anni, milioni di persone gridavano la loro pena
a Dio, giorno e notte, e Dio che faceva?
Sgabelli.
Quanto parla questo assordante silenzio! Quanto dice
di Dio questa sua scelta!
A noi che sempre cerchiamo il plauso e la visibilità, l’efficienza e la
produttività, Dio propone una logica diversa.
Scegliere Nazareth, un paese occupato dall’Impero romano, ai confini
della storia, ai margini della geografia del tempo, in un’epoca
sprovvista di mezzi di comunicazioni, ci rivela ancora una volta la
logica di Dio, logica basata sull’essenziale, sul mistero, sulla profezia,
sulla verità di sé, sui risultati imprevisti (e sconcertanti).
Animo, Amici!
Quando pensiamo di avere sbagliato tutto nella vita, di non avere avuto
sufficienti opportunità, quando non siamo soddisfatti dei nostri risultati
o siamo travolti dall’assordante incitamento di chi ci grida: “devi riuscire”,
pensiamo a Nazareth, a questo modo di operare che ci
sbalordisce e ci incanta.
Cinque giorni ci separano dal Natale e dal mare di banalità e di sofferenza
che porterà ad alcuni.
Andiamo a Betlemme, amici, così come siamo: con le nostre mani vuote,
anche noi ci sentiremo rispondere: “lasciati fare, non preoccuparti di come
hai preparato il tuo avvento, sono io che ti vengo incontro”.
Che volete, così è il nostro Dio, e mentre aspettiamo il Natale,
nel silenzio, lasciamoci incontrare! Buon incontro, Fausto.




giovedì 18 dicembre 2014

Zaccaria

Noi e l’amico Zaccaria.
Amici, avete mai avuto nella vostra vita crisi di fede,
ripensamenti, indecisioni riguardo a Dio?
Per dirla breve; dei tentennamenti riguardo alla fede?
Vi siete mai chiesti se quello che state vivendo, tra alti
e bassi, sia tutto vero, oppure se invece è tutta una fregatura?
Io si amici, tante volte, e sempre più spesso, e tante volte
non riesco a darmi una ragione.
Mi faccio tante domande, ma nessuna risposta, sembra che
Dio sia muto, o che non gli interessi darmi una spiegazione.
Oggi però, sono contento, perché leggendo il Vangelo ho scoperto
che anche Zaccaria si era trovato nelle mie stesse condizioni.
Anche lui avrà fatto tante domande a Dio senza
mai ricevere risposta.
Ma accade, anche se con tanto ritardo, ormai, lui e la moglie
erano avanti negli anni, sembra proprio che Dio non
misuri il tempo come noi.
Io credo che come me e Zaccaria, ci siano vite segnate dal dolore,
misteriosamente perse, incomprensibilmente compromesse.
Persone normali, che come me e Zaccaria sognano una vita
normale, che ci aspettiamo una vita normale e che, invece,
ci ritroviamo davanti ad un dolore difficile da gestire, come
quello di non poter diventare genitori.
Elisabetta e Zaccaria, sono alla fine della loro vita segnata
dalla sterilità, un evento che, all’epoca, comprometteva
profondamente le coppie.
In una cultura segnata dalla fecondità, l’esperienza della sterilità
era vissuta come una maledizione divina, come una colpa da espiare.
Eppure, tu Zaccaria, non perdi la fede in Dio, magari avrai
chiesto tante volte a Dio perché, avrai chiesto la grazia di un figlio,
senza ricevere risposta, ma che comunque, alzi le braccia
verso il cielo in attesa di redenzione.
Redenzione che arriva proprio durante il silenzio e la
preghiera, durante il servizio al tempio.
Il figlio tanto atteso arriverà e sarà un figlio straordinario.
Ma l’abitudine al dolore è difficile da superare, vero Zaccaria!
Tu, Zaccaria, tentenni e non osi credere, come sinceramente
avrei fatto anch’io; perciò siamo in due!
E per questo l’angelo si spazientisce, perché Zaccaria non
da la sua risposta immediatamente; sti angeli, neanche
un attimo di riflessione ci permettono.
E Zaccaria, rimane muto fino alla nascita di Giovanni!
Non fa niente Zaccaria, tanto nove mesi passano in fretta,
l’importante è che noi, attraverso questo tuo gesto, siamo
riusciti a comprendere che con Dio dobbiamo essere
pronti nelle risposte.
Ti ringrazio amico mio, e ti auguro che con la tua sposa
Elisabetta, di goderti la gioia di un figlio.
Così, anche per voi, è arrivato il Natale.
Facciamo silenzio amici, aspettando il Natale.




mercoledì 17 dicembre 2014

Il falegname Giuseppe

Giuseppe il grande,
il giusto e il sognatore.
Parliamo un po’, amici, del mio amico Giuseppe
uomo giusto, visto che ne parliamo sempre troppo poco.
Colui che ha saputo donarci una grande pagina
poetica di fiducia e abbandono nel Signore.
Giuseppe sta organizzando casa per accogliere Maria.
È un bravo ragazzo, un onesto lavoratore ed è
sufficientemente devoto, insomma: un buon partito.
È contento di accogliere Maria, che è una ragazza timida
ma decisa, gentile e di bell’aspetto: molti lo considerano
fortunato di avere in sposa la piccola adolescente di Nazareth.
In questo clima di festa matrimoniale, arriva la doccia fredda.
Matteo, tutela della privacy, non ci spiega come Giuseppe
sia venuto a conoscenza della gravidanza di Maria.
Dubito che si siano incontrati, forse è stata la madre
Anna a comunicargli la notizia, chissà.
Possiamo, però immaginare la notte insonne di Giuseppe,
la peggiore della sua vita.
Ma come? Maria?
La mia piccola Maria?
E chi sarà il padre?
Io che pensavo fosse una così brava ragazza!
Che stupido sono stato!
Ma ci sarà una ragione, qualcuno avrà abusato
della sua gentilezza…!
Giuseppe non riesce a prendere sonno, si gira e si rigira
sul giaciglio, come fa la porta sui cardini.
Ma, oltre alla profonda ferita di un amore tradito,
Giuseppe deve affrontare l’incubo del futuro.
Cosa deve fare?
A norma di legge (Dt 22,21), Giuseppe deve svegliarsi e
radunare altri uomini della comunità dicendo che quel
bambino non è suo, e subito Maria sarà lapidata a morte.
Per essere un buon credente e un devoto, deve
uccidere Maria.
(Non è folle che, a volte, gli uomini compiano cose
orribili in nome di Dio?).
Giuseppe deve informare il rabbino del fattaccio e
Ripudiare la futura sposa, che rimarrà a casa dei propri
genitori piena di vergogna, segnata per tutta la vita.
E, a questo punto, succede l’incredibile.
Giuseppe, che è un giusto, trova una soluzione.
Mentirà. Il mentitore giusto.
Dirà che si è stancato di Maria, la ripudierà,
salvandole l’onore.
Certo, nessuno prenderà più in sposa una donna che ha
avuto un figlio da un altro uomo, ma, almeno, girerà a
testa alta nelle strade di Nazareth.
Giuseppe è grandioso: non rispetta la Legge attribuita
a Dio e decide di mentire.
Matteo ci dice che Giuseppe è giusto.
A volte la legge di Dio, quella autentica, passa attraverso la
trasgressione della legge degli uomini, quella attribuita a Dio.
Giusto è un titolo straordinario, in Israele.
È, forse, il più bel complimento che si possa fare ad un ebreo.
Giuseppe è giusto come Dio è giusto, perché non giudica
secondo le apparenze, perché si sacrifica, supera il suo
orgoglio di maschio ferito, e salva Maria e Dio.
Immenso Giuseppe, falegname abituato a riconoscere
l’essenza di un legno, a piallare un asse, non ad inseguire
fini ragionamenti che lo mettono in crisi!
Ha deciso, anche se continua a non prendere sonno.
E, proprio quando ha scelto di salvare Maria, quando
si è dato pace, quando ha superato il proprio orgoglio,
arriva, in sogno, un angelo che lo rassicura.
Va tutto bene, gli dice l’angelo, hai a che fare col mistero.
Fai bene a fidarti di Maria, è prodigioso ciò che le è
capitato, colui che porta in grembo non è il figlio di
un altro uomo, ma di Dio stesso.
Caspita, mica una barzelletta!
Maria lo partorirà e tu, Giuseppe, gli darai il nome,
cioè l’identità, il carattere, l’educazione.
A Maria l’angelo chiede di collaborare.
A Giuseppe l’angelo chiede di insegnare a Dio a diventare uomo.
Anche lui, Giuseppe, deve cambiare la sua vita, i suoi desideri,
le sue scelte, adeguarli all’evento improvviso di un Dio
che decide di diventare uomo.
Giuseppe obbedisce; è grande!
Si sveglia e prende con sé Maria.
Leggo e rileggo questa conclusione sconcertante.
Si alza e obbedisce; fantastico!
Non fa commenti, non approfondisce ulteriormente,
si fida e basta, accetta, accoglie, l’ho sempre detto io,
per imparare non dobbiamo andare dai sapienti,
ma dagli umili giusti.
La sua vita, ora, è radicalmente cambiata, ma va bene
Così; ha a che fare con il mistero di Dio.
Grandioso Giuseppe; uomo giusto, e noi?
Speriamo, la speranza non deve mai mancare.
Impariamo da Giuseppe a fidarci; ad avere fiducia
in Dio, a credere che Lui è venuto a farsi uomo,
perché tutti noi imparassimo ad essere uomini.
Fidiamoci ciecamente, come ha fatto Giuseppe,
magari non riceveremo da custodire suo Figlio,
ma di farlo conoscere ed amare, quello sì.
Rimango in attesa, allora, come spero tutti voi amici,
Fausto.


lunedì 15 dicembre 2014

La rimpatriata dei pellegrini

Comunità Madonna di Lourdes Cerea (VR)
14 Dicembre 2014.
Carissimi amici pellegrini, grazie per la vostra
presenza alla nostra festa di Natale che abbiamo
celebrato ieri 14 Dicembre presso la
Comunità Madonna di Lourdes a Cerea.
Eravamo veramente tanti, non credevo di poter
riunire più di cento persone.
Questa festa è stata voluta per ritrovarci ancora
una volta, per stare assieme, per condividere le
nostre esperienze, le nostre fatiche, i nostri
pesi ma anche le nostre gioie.
Come avevo accennato Sabato, erano presenti
anche Marco e Beatrice con la Regina della festa;
la piccola Mariaclara, è stata una gioia sentire la loro
testimonianza che credo abbia toccato più di qualche
cuore per il modo in cui si è sviluppata questa nascita,
li ringrazio ancora per averci resi partecipi di questo evento.
Ma un pensiero anche a quelle persone che sono nella
sofferenza, ma che hanno voluto comunque essere
presenti, sicuramente le vostre sofferenze sono
condivise da tutti noi.
Voglio ringraziare anche tutte quelle persone che
ci hanno aiutato per la riuscita della festa.
Un grazie particolare a Don Gianluca per la Santa Messa
che ha celebrato per tutti noi, un grazie a tutta la sua
Comunità per il pranzo che ci hanno offerto, veramente
squisito, ed un grazie anche alla Rosa per la sua
disponibilità ed accoglienza.
Ringrazio in particolar modo, Giovanni e la Paola,
che come me hanno creduto in questa festa.
Alla fine ringraziamo il Signore e la Madonna per il
loro aiuto, perché se la festa è riuscita bene, è perché
anche loro l’hanno voluta.
Voglio rinnovare a tutti voi i più cari e sinceri Auguri
per un Santo Natale ed un felice Anno Nuovo,
con affetto Fausto e Bertilla.
Al momento ho solo queste foto,

se ne arrivano delle altre le metto.    
















domenica 7 dicembre 2014

Questioni di Angeli

Maria l’Immacolata!
La Solennità di Maria Immacolata è' una buona
occasione per riflettere sull'esempio di Maria,
prima tra i credenti.
Ci sono dei personaggi chiave all'interno del nostro
cammino di fede e-tra questi-Maria è il modello
di ogni cristiano.
Ma mi rendo conto che Maria può diventare quasi
un ostacolo per chi si sta avvicinando alla fede; la
devozione popolare ha talmente arricchito l'immagine
della Madre, da renderla distante, eccessiva: cos'ha a
che vedere con le mie fragilità, i miei problemi questa
donna fuori dall'ordinario?
Bisogna, allora, trovare il coraggio di tornare al Vangelo,
di ripercorrere l'esperienza di Maria così come ci viene
proposta dai Vangeli, andare all'origine e alla causa dell'amore
nei confronti di questa acerba adolescente di Nazareth.
Maria emerge dai racconti di Luca e degli altri evangelisti
come una ragazza di grande equilibrio, con un'esperienza
di vita che assomiglia alla nostra.
Dicevamo, l’altra domenica, della necessità di svegliarci,
del grosso rischio che corriamo di vivere un po “addormentati”,
fuori dalla vera vita; tutti indaffarati a trovare degli spazi
per riposarci, dimenticando l'essenziale.
Anche Maria, giovane credente, si ritrova nel tran tran famigliare:
lavoro (che per l'epoca era casalingo), amicizie, tempo libero...!
Ed è in questo contesto che avviene l'inaudito: a Maria viene
chiesto di diventare la porta d'ingresso di Dio nel mondo.
Facile, no?
E se fosse successo a noi, se Dio ci avesse detto: “Senti, ho bisogno
di una mano per salvare il mondo”, cosa avremmo risposto?
Maria tentenna, fatica: come è possibile tutto questo?
Ma l'angelo le ricorda che non bisogna mettere ostacoli
a Dio: Lui sa quello che fa!
E Maria crede.
Si resta increduli, stupiti dalla semplicità di
questa risposta: “Eccomi”.
Quante conseguenze avrà questa disponibilità!
Che razza di radicale cambiamento porterà questo “sì” a Maria!
Problemi con la sua situazione famigliare, con un fidanzato
che si vede Dio come concorrente in amore...!
Problemi con questo bambino che dovrà essere continuamente
guardato come un Mistero...!
Problemi con questo Rabbì tutto preso nell'annuncio che
si dimenticherà della propria famiglia per aprirsi ad
una famiglia più ampia...!
Sofferenza nel vedere un figlio innocente condannato a morte...!
Maria si fida, crede nel Dio dell'impossibile.
Sua cugina Elisabetta, da lì a qualche settimana, le dirà: “Ma
come hai fatto, Maria, a credere a una cosa del genere?”.
Sì: se leggiamo il Vangelo senza pregiudizi, con cuore puro,
restiamo allibiti: come hai fatto, Maria, a credere?
Sì, capiamo perché la Chiesa ha sempre indicato la madre
come la prima tra i credenti, la prima cristiana, la discepola
per definizione, capiamo perché questa piccola adolescente,
di cui sappiamo poco, è diventata il gigante della fede:
per la sua audacia, la sua savia incoscienza, Maria ha
dato al mondo il Salvatore.
Ecco un modo concreto di svegliarsi: fidarsi di Dio, mettersi
a sua disposizione, accogliere il suo progetto (anche se folle)…!
Siamo disposti a fidarci di Dio?
Oppure, ancora una volta, detteremo a Dio le nostre
condizioni, gli spiegheremo cosa deve fare per esistere?
Siamo seri! Siamo realisti!
Maria è la donna concreta, che sa quanto Dio può abitare una vita.
Mi viene da ripetere una citazioni profonda:
“Siate realisti. Chiedete l'impossibile”.
La dimensione del profondo dentro di noi è l'unica che può
colmare il nostro cuore; dare spazio a Dio, è l'unica cosa che
veramente ci può far acquistare uno sguardo di realismo sulle cose.
Due, quindi, sono gli atteggiamenti che la festa di oggi ci suggerisce:
il primo è quello di acquistare consapevolezza del fatto che il
Signore si manifesta nella quotidianità, non nelle occasioni
strepitose, particolari o eccezionali.
Dio si manifesta nel vivere settimanale, nelle vicende piccole
e grandi di tutti i giorni.
E il secondo aspetto è quello della fede, della risposta che
possiamo dare a questa chiamata.
Pensateci un po': e se Maria avesse detto “Ho preso troppo sole,
vedo gli angeli”..., o se si fosse confrontata con un amico che
gli avesse suggerito una buona visita neurologica?
O se, più semplicemente avesse detto: “Forse, Signore, ti sei
sbagliato: non ho tempo, non sono capace, non me la sento”?
Non sono queste le nostre reazioni?
I muri che innalziamo davanti alla proposta di grazia del Signore?
E' Lui che prende l'iniziativa, Lui che vuole salvarci, Lui che
ci viene incontro, Lui che fa grazia.
Non chiudiamo il nostro cuore!
Che Maria, prima tra i discepoli, ci insegni ancora una volta
a fidarci del Dio dell'impossibile...!
Santa festa dell’Immacolata, Fausto.


sabato 6 dicembre 2014

Giovanni il Battezzatore

Consolatori consolati
Sopravvivere al Natale, dicevamo.
Facile a dirsi, meno a farsi; travolti come siamo dalle
cose che incombono, dalle scadenze, dal tempo che non
è mai sufficiente per vivere; ma ci è urgente, necessario,
vitale provare a vivere questo Natale con verità, disfarci
o rendere innocuo il natale tarocco per far diventare la
nostra vita una piccola Betlemme, non per giocare al
bambinello che nasce nella grotta, ma per accendere la
luce disarmante di Dio nel nostro cuore.
Dicevamo di come lo zucchero e la melassa che hanno
reso Natale insopportabile siano, in realtà, un modo per
fuggire l’orribile senso di colpa che ha colpito l’umanità
dopo avere rifiutato Dio.
Non è andata molto bene, la prima volta, con questo Dio
che è venuto in mezzo a noi e noi distratti a lamentarci
della sua assenza…!
Non c’è molto da festeggiare, facendo memoria di
quell’evento, ma di cogliere l’ammonimento a non
perderci Dio, di nuovo.
Il vero volto di Dio.
Natale svela in modo definitivo il vero volto di Dio, così
diverso dal volto corrucciato che ci raffiguriamo, così
diverso dal Dio dell’abitudine che riempie le nostre
lente comunità.
Natale è Dio che, stanco di essere male interpretato,
decide di avere uno sguardo e un volto per potersi
spiegare, raccontare e ci pone dinnanzi all’evidenza
disarmante di Dio.
Dio non è come ce lo immaginavamo, né distante,
né severo, né manipolabile, né folle.
Dio si fa povero per amarci.
Isaia, il profeta dell’Avvento, parla al popolo in esilio
in Babilonia, da decenni.
Si rivolge ad un popolo scoraggiato, molto simile al
popolo di discepoli che incontro attraverso i miei
pellegrinaggi, un popolo che non ha più fiducia, che
constata come le promesse di Dio non si sono realizzate,
che nulla è cambiato nella Storia, malgrado la presenza
del Dio di Israele.
E Isaia profetizza, consola, invita a disegnare una strada
che scavalchi i burroni dell’indifferenza, che spiani le
alture dell’arroganza.
Dio viene, Lui prende l’iniziativa, a noi di accorgercene,
di esserci, di lasciarci consolare.
Natale è la consolazione degli uomini, la nascita della
speranza che Dio, almeno Lui, non si dimentica.
Non si dimentica, ribadisce il rude Pietro, ed esercita
pazienza, ci dona del tempo perché abbiamo la possibilità
di capire e di cambiare.
Capire e cambiare perché Dio ci lascia immensamente
liberi nella scelta, sempre.
Il vero volto di Dio è un Dio che interviene con discrezione,
che ci chiede di accoglierlo, di cambiare idea su di Lui
e su di noi, con calma, diventando, noi discepoli,
la consolazione di Dio agli uomini.
Quante persone vivono Natale con insostenibile disagio!
Isaia ci sprona: noi cercatori di Dio, noi che abbiamo
accolto il vero volto di Dio, siamo chiamati, a nostra volta,
a diventare consolatori dei nostri fratelli.
Diciamolo ai tanti che vivranno la fatica del Natale, che Dio
fa nuove tutte le cose perché si mette dalla parte degli
sconfitti e dei perdenti.
Il vero volto di Dio è Gesù Cristo, incontrare Lui è un nuovo
inizio, una nuova creazione, una nuova genesi.
Marco, discepolo di Pietro, inizia così il suo vangelo: “Inizio
della buona notizia che è Gesù Cristo”.
Pensare che Dio possa essere diverso dall’immagine noiosa
che ce ne siamo fatta, dice Marco, è già l’inizio di un
cambiamento radicale, di una nuova creazione.
Prepararsi al Natale vero significa, allora, riprendere in
mano la buona notizia che è Gesù, farla diventare
concretezza nelle nostre scelte, danza per la nostra vita.
Essere Profeti.
Come Giovanni il battezzatore possiamo diventare profeti
di Dio, aiutarci ed aiutare i fratelli a preparare la strada a Dio.
I profeti non sono coloro che indovinano il futuro, ma
coloro che interpretano il presente, che ci aiutano a leggere
la nostra vita in una luce di fede, a indovinarne la novità,
a capirne il senso.
Non è difficile vivere, è impossibile se non capiamo per
quale strana ragione siamo stati messi al mondo.
Superata la tentazione dei sempre presenti idoli della nostra
vita (immagine di sé, carriera, denaro) che falsamente
pretendono di riempire il senso di infinito che ci abita,
ci resta questo vuoto immenso di senso da colmare,
il bisogno assoluto di capire.
Molti, ahimè, vi hanno rinunciato, hanno abdicato
a pensare, a vivere, travolti dalla quotidianità.
Dio non si scoraggia e li, ci raggiunge proprio nella
quotidianità, diventando uno di noi.
Abbiamo urgenza di profezia, bisogno di persone che
ci scuotano come un pugno nello stomaco.
Buon Dio, di persone che ci manipolano non
sappiamo che farcene.
Ciò di cui abbiamo bisogno è di una Parola che spezzi la
crosta che si è formato intorno al nostro cuore.
Accogliamo la profezia del battezzatore e dei tanti che
camminano mascherati da uomini comuni in mezzo
alle nostre fetide città.
Non lasciamo che la profezia abbandoni la Chiesa,
comunità dei cercatori di Dio, ma che sia sempre
presente, anche quando è scomoda.


Ancora buon cammino di Avvento, Fausto.