giovedì 2 giugno 2016

Il Messaggio da Medjugorje

Messaggio della Madonna a Mirjana del 2 Giugno 2016.
“Cari figli, come Madre della Chiesa, come vostra Madre,
sorrido guardandovi venire a me, radunarvi attorno
a me e cercarmi.
Le mie venute tra voi sono una prova di quanto il Cielo vi ama.
Esse vi indicano la via verso la vita eterna, verso la salvezza.
Apostoli miei, voi che cercate di avere un cuore puro
e mio Figlio in esso, voi siete sulla buona strada.
Voi che cercate mio Figlio, state cercando la buona strada.
Egli ha lasciato molti segni del suo amore.
Ha lasciato la speranza.
È facile trovarlo, se siete disposti al sacrificio e alla penitenza,
se avrete pazienza, misericordia ed amore per il vostro prossimo.
Molti miei figli non vedono e non sentono, perché non vogliono farlo.
Le mie parole e le mie opere non le accolgono, ma mio Figlio,
 attraverso di me, invita tutti.
Il suo Spirito illumina tutti i miei figli nella luce del Padre Celeste,
nella comunione tra Cielo e terra, nell’amore vicendevole;
perché amore chiama amore e fa sì che le opere siano più
importanti delle parole.
Perciò, apostoli miei, pregate per la vostra Chiesa, amatela
e fate opere d’amore.
Per quanto sia tradita e ferita, essa è qui perché proviene
dal Padre Celeste.
Pregate per i vostri pastori, per vedere in essi la grandezza

dell’amore di mio Figlio. Vi ringrazio.

venerdì 27 maggio 2016

Il ritorno da Medjugorje

Ed eccomi amici ritornato da Medjugorje, per essere sincero
sento già la mancanza; non so se sia per le persone che avevo
assieme, o per la pace oppure per la serenità o magari per il
senso di fede che abbiamo respirato, o magari per tutto l'insieme
di questi ingredienti, credo proprio di si.
Siam partiti lunedì scorso, durante il viaggio abbiamo formato
una vera famiglia, abbiamo pregato assieme, abbiamo condiviso
assieme le nostre storie, le nostre sofferenze e le nostre paure,
ci siamo consultati e consigliati reciprocamente, ci siamo
trasmesso la forza di portare le nostre croci, abbiamo sofferto
e pianto assieme, ma abbiamo anche sorriso e ci siamo
anche divertiti ed abbiamo fatto anche festa.
Non abbiamo visto nessun veggente, non abbiamo visto la
Madonna, ma semplicemente l'abbiamo sentita nel profondo
del nostro cuore, e questa è stata la cosa più importante.
Personalmente ho fatto nuove amicizie, persone stupende
con cui ho condiviso tutto, lacrime e gioie, mi hanno aperto
il loro cuore e per questo le ringrazio.
Non posso non ringraziare anche tutti quegli amici che da tanti
anni mi seguono nei vari pellegrinaggi, sono dei veri affezzionati,
anche loro meritano un ringraziamento per la fiducia e vicinanza,
e non posso dimenticare il mio parroco Don Tarcisio, che con tanto
amore ed impegno ci ha guidati, sostenuti, consigliati e accompagnati
in questo bellissimo pellegrinaggio, grazie di cuore a tutti con
affetto da Fausto e Bertilla.
PS. appena posso metto anche le foto scattate nel pellegrinaggio.

martedì 17 maggio 2016

Perchè andare a Medjugorje

Sicuramente, nell’andare a Medjugorje,
rinnoviamo l'amore per Gesù nei nostri cuori!
Queste parole ci fanno capire davvero che cosa
sia centrale e cosa oc­corra fare.
È con amore rinnovato in Gesù che dobbiamo, pregare
assieme a Lui nella sua sofferenza, trovare l'unione con Lui e
quindi scoprire il suo amore profondo e incondizionato per noi.
Quest'amore rinnovato per Gesù diventerà la chiave per
una vita rinno­vata in Dio.
Quando, come san Francesco, cominceremo a piangere e a
sentire che l'amore non è riamato, diventeremo persone nuove
nei con­fronti di noi stessi, del nostro prossimo, della natura
e di Dio e saremo allo­ra in grado di assumere la vita con maggior
consapevolezza e di cercare la via della pace.
L'amore rinnovato in Gesù è semplicemente la soluzione a tutti
i nostri problemi!
Mi torna in mente l'esperienza di una donna pro­strata dal dolore
e in ribellione contro Dio perché i suoi due figli erano malati.
La domanda che l'assillava era: "Perché io?".
Dopo l'incontro rinnovato con "l'uomo sulla croce", come
chiama Gesù, e dopo aver ricevuto il dono di capire almeno
una parte della Sua sofferen­za, la sua domanda è cambiata
e ha assunto un significato totalmente diverso e consolatore:
"Perché non io?".
Allora, tutto è improvvisamente cambiato.
È diventata una persona to­talmente diversa e, secondo la sua
testimonianza, i suoi figli sono diventati per lei una benedizione.
Quest'esperienza appartiene al tempo di grazia.
Maria, la Regina della Pace, vuole sicuramente che incontriamo
il Gesù sofferente e Lo ringraziamo per il Suo amore e che
rinnoviamo il nostro amore per Lui.

lunedì 16 maggio 2016

Una riflessione avvicinandoci alla partenza per Medjugorje

Il Messaggio della Madonna da Medjugorje?
È, vivere la Passione di Gesù nella preghiera
e nell’unione con Lui!
Maria ci invita a vivere la sofferenza di suo Figlio
e del Nostro Salvatore.
In questo invito a "vivere la Passione di Gesù" emergono
molte domande.
Ad esempio, cosa significa questo invito in termini cristiani?
Significa forse che dovremmo partecipare a qualcosa di speciale?
In risposta a que­sta chiamata, dovremmo forse essere
tristi e piangere?
Cosa significa que­sto per Gesù, che nella sua Santità si trova
in Paradiso?
Che cosa significa questo per noi mortali che ci troviamo nel
mezzo di problemi, difficoltà e pene personali, familiari,
nazionali e mondiali?
Che cosa dovrebbero fare gli ammalati di questo messaggio?
Come deve comportarsi invece chi è in salute?
E soprattutto; cosa dobbiamo fare noi?
E potrebbero aggiungersi altre domande ancora.
Qui non c'è però lo spazio né per discussioni o filosofie di
grande respiro né per riflessioni teologiche, perché è Maria,
come Madre addolorata, che ci chie­de di restare accanto
a suo Figlio.
Con quest'affermazione ci chiede semplicemente d'immergerci
con tutta la nostra vita, con tutto il nostro cuore e la nostra
anima nel mistero della sua sofferenza.
Lo scopo di tutto questo è semplicemente quello di comprendere
l'amo­re incommensurabile di Gesù e di farci per lo meno una
vaga idea di tale immensità.
Anche in questo troviamo lo scopo più profondo.
Nell'immergerci nella preghiera, in unione con Lui e nella
sua sofferenza, siamo in grado di por­tare meglio la nostra
sofferenza e di trasformarla in bene.
Perché, il dolore nel mon­do e di tutto il mondo resta in fin
dei conti un grande segreto.
Non c'è rispo­sta ai "perché" e ai "a quale scopo?".
Possiamo immaginarci un mondo senza dolore e augurarcelo.
Nemmeno la sofferenza di Gesù può fornirci la
risposta al nostro "perché si soffre?".
Lui stesso, nell'orto del Getsemani, chiese al Padre
di allontana­re da Lui il calice della sofferenza.
Questo non ci porta alla grande doman­da dell'uomo:
"Perché, o mio Dio! Perché questo soffrire?".
Ma la sofferenza di Gesù ci indica come possiamo soffrire
e come la sof­ferenza può, attraverso la grazia e l'amore di Dio,
trasformarsi in bene.
Dio non vuole che soffriamo, ma vuole che la nostra sofferenza,
proprio come quella di suo Figlio Gesù, si trasformi nella
vittoria finale sul dolore, il peccato e la morte.
In ogni caso, Dio vuole che maturiamo attraverso la nostra
sofferenza nell'amore e nella fede in Lui.
Dopo tutto, è stato l'amore con cui Gesù ha sofferto e non la
sua soffe­renza che è divenuta la ragione della nostra Salvezza.
Come ci dice san Paolo, lo stesso Gesù, in quanto Sommo
Sacerdote, ha dovuto soffrire e sperimentare la sofferenza
per comprendere i suoi fratelli.
Ed è esattamente di questo tipo di Sacerdote
che abbiamo bisogno.
Se Gesù ha imparato nella e attraverso la sofferenza, allora
anche noi possia­mo imparare facendo in modo che la nostra
sofferenza diventi una scuola di vita per noi.
Soffrendo assieme a Lui, in unione d'amore con Lui, ci verrà
insegnato nel modo più certo come vivere, come ricevere
la vita e viverla al massimo.
San Paolo parla di una sofferenza che dobbiamo provare per
contribuire al completamento della salvezza.
Parla della sofferenza di tutto il creato che, sospirando,
attende la Trasfigurazione e la Glorificazione del Figlio di Dio.
Ho sentito speso, Marija Pavlovic dire che ad un certo punto lei
e gli altri veggenti hanno detto alla Madonna che non riuscivano
più a sopportare le pressioni, che erano troppo per loro.
In risposta alla loro impazienza, essi non vennero
rimproverati, ma hanno invece ricevuto la grazia
di vedere il volto sofferen­te del Signore.
Quella è stata la migliore risposta, a proposito della quale,
in seguito, Marija ha affermato: "Mai più abbiamo detto
che non potevamo andare avanti".
Quell'esperienza fornisce anche una risposta alla domanda
di prima: "Perché, e a che scopo, è bene vivere la sofferenza
di Gesù?".
Proprio per tale ragione, è importante che una persona che
capisce che qualcuno ha sofferto veramente a causa sua,
abbia poi la possibilità di guardare alla vita nel verso giusto,
autentico e sano.
La vita è sempre sofferenza, ma quella sofferenza cambia
completamen­te quando guardiamo alla sofferenza di Gesù.
Anche Vicka lvankovic dice di aver visto il Signore
sofferente, un venerdì.
Chi conosce e ha sentito parlare Vicka sa certamente come
parla della sofferenza.
Proprio dalla sua bocca sentiamo che la sofferenza è un dono
e dev'essere ricevuto dalla mano di Dio.
All'orecchio umano queste parole destano sospetto-sembrano
maso­chiste o eretiche-o forse l'idea di un abbandono
fatalistico a Dio.
Ma chi conosce i veggenti, proprio su questo punto può sentire
che essi sono gui­dati da una mano sicura, coraggiosa e gentile.
A Vicka in particolare piace parlare e lo fa spesso.
Parla della volontà di Dio che si può e si deve accet­tare con
gioia e, d'altra parte, non si stanca mai di parlare e pregare
per gli ammalati e i sofferenti.
Chiede a Dio la guarigione ma insegna senza tre­gua ai sofferenti
che possono e devono anzitutto accettare la volontà di Dio.
Maria, a Medjugorje, ha parlato spesso con noi dei pro­getti
di Dio che le sono stati affidati

sabato 7 maggio 2016

Il Vangelo della Domenica dell'Ascensione

Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53).
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto:
il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno
e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione
e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
Di questo voi siete testimoni.
E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso;
ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse.
Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo.
Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con
grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Parola del Signore.
“È questo il tempo in cui ristabilirai il regno di Israele?”.
La domanda degli apostoli—all’apparenza innocua—formulata
qualche minuto prima dell’ascensione di Gesù, è di quelle
che ammazzerebbero un bisonte!
Mi sarebbe piaciuto essere presente, per vedere l’espressione
di Gesù che scuote la testa sospirando, nel sentirla!
Facciamo allora, il riassunto di quello che ci pareva di aver
capito; Gesù di Nazareth, figlio di Giuseppe, ha percorso le
strade della Palestina per svelare il vero volto di Dio; affascinato,
dodici uomini lo hanno seguito, condividendo tre anni di
emozioni, di fatiche e di entusiasmi; poi la tragedia, le cose
precipitano, Gesù entra in rotta di collisione con il potere
dell’epoca e viene travolto.
Fine, stop, addio.
Confusione e amarezza regnano tra gli apostoli dopo la morte
ignominiosa del Maestro.
Poi l’inaudito; Gesù risorge, appare, spiega, svela chi è veramente,
Egli è più di un Rabbì, più di un profeta, più del Messia,
Gesù è la presenza stessa di Dio venuto a svelare definitivamente
il suo volto.
Bene! Ora sappiamo chi è Dio, cosa vuole, cosa sogna, cosa prova.
Ed è tutto così distante dall’immagine grottesca con cui—troppo
spesso—lo abbiamo dipinto; Dio non è un ragioniere divino,
un corrucciato tutore dell’ordine, un incomprensibile gestore
dei destini dell’uomo da tenere buono, non è un sommo egoista
bastante a se stesso.
Il Dio di Gesù Cristo è un Dio Padre che abbraccia e rende adulti,
che accompagna, presente eppure nascosto, il cammino di
ognuno di noi.
Sembra una splendida fiaba finita bene; Gesù che ora regna,
gli uomini che—finalmente!—comprendono.
Capiamo, ora, la domanda?
Gli apostoli, provati e rinati, prima amareggiati e ora ristabiliti
nella speranza, già si vedono alla destra del Signore, ministri
del nuovo regno di Dio.
Gesù sorride, promette lo Spirito Santo e se ne va.
Finisce il suo tempo, ha compiuto la sua missione, ora sta a
loro, agli apostoli, continuare.
Che fregatura! Gesù se ne va e ci lascia la Chiesa!
Scambio sfavorevole, che dite?
Non siamo tutti, come gli apostoli, un pò delusi da questa scelta?
Ma come, proprio adesso che le cose funzionavano
Gesù ci molla?
Torna al Padre e noi qui a tribolare? Forse è così.
Ma se, invece, Gesù avesse voluto dirci qualcosa di nuovo?
Di inatteso?
Se davvero nei progetti di Dio ci fossimo noi?
Sì, amici, l’Ascensione cambia la nostra idea di Dio.
Non più un Dio “pappa fatta”, che regna sovrano e ripiana
i problemi, supera le difficoltà.
No. Il Dio presente, il Dio in cui crediamo è il Dio che si fida,
che accompagna, ma affida il cammino del vangelo alla fragilità
della sua Chiesa.
Il Regno sperato dagli apostoli occorre costruirlo.
La nuova dimensione voluta dal Signore non è magica,
ma pazientemente intessuta da ognuno di noi e in ognuno
di noi.
L’Ascensione segna la fine di un momento, il momento della
disperata ricerca di Dio, con la rassicurazione, da parte di Dio
stesso, della sua bontà e della sua vicinanza.
Ora è il tempo del costruire relazioni e rapporti a partire dal
sogno di Dio che è la Chiesa; comunità di fratelli e sorelle
radunati nella tenerezza e nella franchezza del vangelo.
Accogliamo allora l’invito degli angeli, smettiamola di guardare
tra le nuvole cercando il barlume della gloria di Dio
e—piuttosto—vediamo questa gloria disseminata nella
quotidianità di ciò che siamo e viviamo.
Il Signore ci dice che è possibile qui e ora costruire il suo Regno.
L’Ascensione segna l’inizio della Chiesa, l’avvio di una nuova
avventura che vede noi protagonisti.
Staremo ancora a naso in su a scrutare gli astri?
A implorare un intervento divino?
O non vedremo—piuttosto—questa presenza segnata nella
fatica dell’accoglienza, nella vita di fede, nel desiderio di
un mondo più solidale da costruire giorno per giorno?
Coraggio, allora, Gesù non ci lascia soli, dobbiamo avere solo
un pò di pazienza, poi arriva lo Spirito!

Santa Domenica dell’Ascensione, Fausto.

martedì 3 maggio 2016

Messaggio straordinario della Madonna a Ivan

Carissimi, ecco quanto Ivan ha riferito sull’apparizione da lui
avuta, lunedì 2 maggio 2016, sul Podbrdo, alle ore 22:00.
«Anche stasera, come ogni volta, dopo l’incontro con la
Madonna, vorrei avvicinare e descrivere anche a voi
l’incontro di stasera.
Anche stasera la Madonna è venuta a noi gioiosa e felice
e ci ha salutati tutti col suo materno saluto: “Sia lodato
Gesù, cari figli miei!”.
Poi ha pregato su tutti noi qui con le mani distese per lungo
tempo, ha pregato in particolare su voi malati presenti.
Poi la Madonna ha detto: “Cari figli, non lasciate che lo scintillio
di questo mondo vi seduca: il materialismo, l’invidia, la superbia.
Non lasciate che la luce del mondo vi seduca.
Apritevi alla luce dell’Amore Divino, all’Amore di mio Figlio.
Decidetevi per Lui: Egli è l’Amore, Egli è la Verità.
Riportate la preghiera nelle vostre famiglie.
Pregate di più!
Le vostre preghiere mi sono necessarie, affinché possa realizzare
con voi i miei piani. Grazie, cari figli, per esservi decisi
anche oggi per Gesù”.
Poi la Madonna ci ha benedetti tutti con la sua benedizione
materna, ed ha benedetto tutto quello che avete portato
perché venisse benedetto.
Io ho raccomandato tutti voi, i vostri bisogni, le vostre intenzioni,
le vostre famiglie.
Poi la Madonna se n’è andata, se n’è andata nel segno della

luce e della croce col saluto: “Andate in pace, cari figli miei!”».

lunedì 2 maggio 2016

Messaggio da Medjugorje 2 Maggio 2016

Messaggio straordinario della Madonna a Mirjana. 
Figli miei, il mio cuore materno desidera la vostra sincera
conversione e forte fede per poter trasmettere l’amore e la
pace a tutti coloro che vi circondano.
Però figli miei non dimenticate: ognuno di voi è un mondo
unico davanti al Padre Celeste perciò permettete che l’opera
dello Spirito Santo agisca su di voi.
Siate miei figli puri spiritualmente.
Nella spiritualità è la bellezza: tutto ciò che è spirituale
è vivo e così bello.
Non dimenticate che nell’Eucarestia, che è il cuore della fede,
mio Figlio è sempre con voi, viene a voi e spezza il pane con
voi perché, figli miei, è morto per voi, è risuscitato e
viene nuovamente.
Queste mie parole voi le conoscete perché sono la verità e la
verità non cambia, solo che molti miei figli l’hanno dimenticata.
Figli miei, le mie parole non sono né vecchie né nuove, sono eterne.
Perciò vi invito, miei figli, a guardare bene i segni del tempo,
a raccogliere le croci spezzate e ad essere apostoli dell’annunciazione.

Vi ringrazio.

giovedì 28 aprile 2016

Udienza Generale di Papa Francesco del 27 Aprile 2016

Tu puoi diventare prossimo di chiunque
incontri nel bisogno“.
Va e anche tu fa cosi (cfr Lc 10,25-37).
Riflettiamo sulla parabola del buon samaritano (cfr Lc 10,25-37),
ha detto Papa Francesco introducendo la catechesi del
mercoledì nel corso dell’udienza generale.
Un dottore della Legge mette alla prova Gesù con questa
domanda: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare
la vita eterna?» (v. 25).
Gesù gli chiede di dare lui stesso la risposta, e quello la dà
perfettamente: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua
mente, e il tuo prossimo come te stesso» (v. 27).
Gesù allora conclude: «Fa’ questo e vivrai» (v. 28).
Allora quell’uomo pone un’altra domanda, che diventa molto
preziosa per noi: «Chi è mio prossimo?» (v. 29…
Insomma, vuole una regola chiara che gli permetta di classificare
gli altri in “prossimo” e “non-prossimo”…
E Gesù risponde con una parabola, che mette in scena un
sacerdote, un levita e un samaritano.
I primi due sono figure legate al culto del tempio; il terzo
è un ebreo scismatico, considerato come uno straniero,
pagano e impuro....
Sulla strada da Gerusalemme a Gerico il sacerdote e il levita
si imbattono in un uomo moribondo, che i briganti hanno
assalito, derubato e abbandonato.
La Legge del Signore in situazioni simili prevedeva l’obbligo
di soccorrerlo, ma entrambi passano oltre senza fermarsi.
Erano di fretta…
Vanno per un’altra strada e non si avvicinano.
E qui la parabola ci offre un primo insegnamento: non è
automatico che chi frequenta la casa di Dio e conosce la
sua misericordia sappia amare il prossimo.
Non è automatico!
Tu puoi conoscere tutta la Bibbia, tu puoi conoscere tutte
le rubriche liturgiche, tu puoi conoscere tutta la teologia,
ma dal conoscere non è automatico l’amare…
Eppure non esiste vero culto se esso non si traduce in
servizio al prossimo.
Non dimentichiamolo mai: di fronte alla sofferenza di così
tanta gente sfinita dalla fame, dalla violenza e dalle ingiustizie,
non possiamo rimanere spettatori.
Ignorare la sofferenza dell’uomo, cosa significa?
Significa ignorare Dio!
Ma veniamo al centro della parabola-ha sottolineato
Papa Francesco-il samaritano, cioè proprio quello disprezzato,
quello sul quale nessuno avrebbe scommesso nulla, e che
comunque aveva anche lui i suoi impegni e le sue cose da fare,
quando vide l’uomo ferito, non passò oltre come gli altri due,
che erano legati al Tempio, ma «ne ebbe compassione» (v. 33).
Gli altri due “videro”, ma i loro cuori rimasero chiusi, freddi.
Invece il cuore del samaritano era sintonizzato con il cuore
stesso di Dio.
Infatti, la “compassione” è una caratteristica essenziale
della misericordia di Dio.
Dio ha compassione di noi.
Cosa vuol dire?
Patisce con noi, le nostre sofferenze Lui le sente.
Compassione significa “compartire con”.
Il verbo indica che le viscere si muovono e fremono alla vista
del male dell’uomo.
E nei gesti e nelle azioni del buon samaritano riconosciamo
l’agire misericordioso di Dio in tutta la storia della salvezza.
E’ la stessa compassione con cui il Signore viene incontro a
ciascuno di noi: Lui non ci ignora, conosce i nostri dolori,
sa quanto abbiamo bisogno di aiuto e di consolazione.
Ci viene vicino e non ci abbandona mai…
E se noi lo rifiutiamo, Lui aspetta: è paziente ed è sempre
accanto a noi…
Il samaritano si comporta con vera misericordia: fascia le
ferite di quell’uomo, lo trasporta in un albergo, se ne prende
cura personalmente e provvede alla sua assistenza…
Ecco il Comandamento del Signore.
Conclusa la parabola, Gesù ribalta la domanda del dottore
della Legge e gli chiede: «Chi di questi tre ti sembra sia stato
prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?» (v. 36).
La risposta è finalmente inequivocabile: «Chi ha avuto
compassione di lui» (v. 27).  
All’inizio della parabola per il sacerdote e il levita il prossimo
era il moribondo; al termine il prossimo è il samaritano che
si è fatto vicino.
Gesù-ha detto il Papa-ribalta la prospettiva: non stare a
classificare gli altri per vedere chi è  prossimo e chi no.
Tu puoi diventare prossimo di chiunque incontri nel bisogno,
e lo sarai se nel tuo cuore hai compassione, cioè se hai quella

capacità di patire con l’altro.