lunedì 25 dicembre 2017

Messaggio mensile della Madonna a Marjia

Messaggio della Madonna a Marjia del 25 Dicembre 2017.
"Cari figli! Oggi vi porto mio Figlio Gesù, affinché vi doni
la Sua pace e la Sua benedizione.
Figlioli, vi invito tutti a vivere e testimoniare le grazie e i doni
che avete ricevuto.
Non temete!
Pregate affinché lo Spirito Santo vi dia la forza di essere testimoni
gioiosi e uomini di pace e di speranza.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata”. "

Il messaggio annuale della Madonna a Jakov da Medjugorje.

Messaggio speciale della Madonna a Jakov Čolo da Medjugorje,
il quale ha avuto apparizioni quotidiane dal 25 giugno 1981
fino al 12 settembre 1998, quando nostra Signora ha promesso di
presentarsi solo una volta all'anno, il giorno di Natale, e oggi la
Madonna ha dato il seguente messaggio: Cari figli, Oggi in questo
giorno di grazia vi invito a chiedere al Signore il dono della Fede.
Figli miei, decidetevi per Dio e iniziate a vivere e credere in ciò che
Dio Vi chiede.
Credere, figli miei, vuol dire mettere le vostre vite nelle mani di Dio,
nelle mani del Signore che vi ha creati e che vi ama con un Amore immenso.
Non siate solo credenti con le parole ma testimoniate la vostra fede attraverso
le opere e con esempio personale.
Parlate con Dio con il vostro Padre.
Aprite e donate a Lui i vostri cuori e vedrete come i vostri cuori cambieranno
e come la vostra vita ammirerà le opere di Dio.
Figli miei, non c'è vita senza Dio, perciò io come madre intercedo e prego
il mio Figlio che rinnovi i vostri cuori e che riempia le vostre vite
con Suo immenso Amore.


domenica 24 dicembre 2017

Avvolti dalla Luce, Natale giorno benedetto.

Evviva il Natale.
Alla fine del nostro itinerario di avvento, pronti o non pronti, accade.
Dio, di nuovo, scommette sull'uomo.
Dio, ancora, chiede ospitalità.
Dio, l'inaudito, è qui. È nato amici!
È qui, oggi come allora, nel cuore di chi sa ancora stupirsi, il Signore viene!
Ma attenti al "natalismo".
Così ho ribattezzato questa sindrome da “buonismo natalizio”: è un
atteggiamento che, ben più semplice della conversione, si accontenta di
prendere a proprio uso e consumo la patina sentimentale che aleggia intorno
alla culla e al bambino piccino e ai pastori eccetera eccetera.
E' un rischio ultradiffuso, che riempie le nostre chiese una volta all'anno
ma che poche volte sfocia in un atteggiamento di fede.
Pochi buoni sentimenti, in questa notte, ma molto coraggio a lasciarsi provocare.
Questo bambino, così innocuo, suscita paura, stupore, come quando ci
avviciniamo a qualcosa di grande, di sconosciuto.
Chi lo avrebbe mai detto?
Che il Dio cercato dall'uomo da sempre, è la risposta a tutte le nostre più
profonde ed autentiche domande, il Creatore amato e temuto, intuito e
adorato, avesse il volto e il sorriso di un neonato?
Quanto di più disarmante, stupefacente, tenero, indifeso potete trovare
dello sguardo di un bambino?
Questo è il nostro Dio.
A voi fratelli dilaniati dal dolore e dalla solitudine, che chiedete se Dio
conosce le vostre notti insonni, vi mostrano questo bambino.
Cosa doveva fare di più, Dio, per dimostrare che ci amava?
Quale gesto più sconvolgente di questa debolezza voluta, consegnata,
questa fiducia inaudita che Dio ha nell'uomo?
Se il nostro cuore riesce ad aprirsi a queste inaudite altezze, credetemi,
si ritrova come i pastori; avvolto dalla luce.
Avvolto dalla luce, abitato dalla luce, illuminato dentro.
Non siamo più noi a cercare, non dobbiamo più sforzarci, è Lui che ci
avvolge, è lui che ci cerca.
La gioia, grande, per noi e per tutto il mondo è questo Dio che si fa presente,
accanto a ciascuno di noi.
Questo Dio che ancora sceglie di compromettersi, di amarci, di accoglierci,
di avvolgerci.
Eppure, direte, non ce ne accorgiamo.
Vero; come la stragrande maggioranza degli abitanti di Betlemme, brava
gente, magari "di chiesa", che dormirono ronfando sonoramente quella notte,
mentre Dio trovava ospitalità in una vecchia stalla.
Come Erode e i sacerdoti del tempio che, conoscendo le Scritture sapevano a
memoria che a Betlemme sarebbe nato il Messia; e non si mossero di un millimetro.
Natale è dramma, per ogni uomo di ogni tempo; il dramma della scelta fra
tenebre e luce, fra Dio e il nulla, fra lo stupirsi e l’adeguarsi.
L'unico dramma della nostra vita, amici, è che Dio non ci trovi presenti,
quando verrà, è che non riesca a nascere nel profondo del nostro cuore.
Natale diventerà allora una memoria, una festa di buoni sentimenti. E basta.
È Natale, che ci crediamo o no, Dio non chiede permesso per esistere,
per nascere, per venire, per amarci.
Buon Natale, allora, nella meraviglia di questo amore senza condizioni,
di questo dono totale che Dio fa a noi, e che ci avvolge di stupore.
Buon Natale, soprattutto a chi, come i pastori di Betlemme, si sentono
un pò sconfitti dalla vita; a chi è in carcere, a chi è in ospedale, a chi ha
perso fiducia, a chi ha preso solo porte in faccia, a chi è messo
sempre da parte.
Per voi, per noi, è nato il Salvatore.
Buon Natale, amici.
Buon Natale a chi si è preparato e a chi proprio non gliene importa
nulla, a chi ha il cuore colmo e chi ce l’ha arido come la sabbia,
a chi se l’aspettava e a chi non ci crede più.
Buon Natale ai poveri, poveri, agli ultimi, ultimi e agli sconfitti.
Per loro, per noi, è nato un Salvatore; Dio ci abita.
Smettiamola di maledire Dio per la sua assenza.
Egli è qui, consegnato alla nostra indifferenza!

Buon Natale a tutti voi amici, da Fausto.

sabato 23 dicembre 2017

Non vergogniamoci di festeggiare il Santo Natale.

Santo Natale 2017.
Ed eccoci al Natale che infastidisce le altre religioni, ed allora
cercano di sminuirlo, complici i cristiani.
Tutto come allora; Gesù nasceva in un grotta, ma nessuno si è
preoccupato di andare a vedere cosa era successo, non cambia nulla.
Io invece, copio dai pastori, gli ultimi, mi alzo con fatica perché
è un momentaccio, e vado alla grotta a vedere il mio Gesù,
che viene ancora anche per me, ma spero che venga ancora
anche per voi amici.

Santo Natale a tutti voi amici, da Fausto.

Felice Natale amici a tutti voi.

A
chi
ama
dormire
ma si sveglia
sempre di buon
umore, a chi saluta
ancora con un bacio, a
chi lavora molto e si diverte di
più, a chi va in fretta in auto ma
non suona ai semafori, a chi arriva
in ritardo ma non cerca scuse, a chi spegne
la televisione per fare due chiacchere, a chi è
felice il doppio quando fa a metà, a chi si alza presto
per aiutare un amico, a chi vede nero solo quando è buio.
A chi non aspetta Natale
per essere migliore.


BUON NATALE.

venerdì 8 dicembre 2017

Maria l'Immacolata Concezione.

Vigilare; l`esempio di Maria di Nazareth.
Oggi è una buona occasione per riflettere sull'esempio di Maria,
prima tra i credenti.
Ci sono dei personaggi chiave all'interno del nostro cammino di fede e-tra
questi-Maria è il modello di ogni cristiano.
Ma mi rendo conto che Maria può diventare quasi un ostacolo per chi si sta
avvicinando alla fede; la devozione popolare ha talmente arricchito l'immagine
della Madre, da renderla distante, eccessiva; cos'ha a che vedere con le mie
fragilità, i miei problemi questa donna fuori dall'ordinario?
Bisogna, allora, trovare il coraggio di tornare al Vangelo, di ripercorrere
l'esperienza di Maria così come ci viene proposta dai Vangeli, andare all'origine
e alla causa dell'amore nei confronti di questa acerba adolescente di Nazareth.
Maria emerge dai racconti di Luca e degli altri evangelisti come una ragazza
di grande equilibrio, con un'esperienza di vita che assomiglia alla nostra.
Dicevamo, domenica scorsa, della necessità di svegliarci, del grosso rischio
che corriamo di vivere un pò “addormentati”, fuori dalla vera vita; tutti
indaffarati a trovare degli spazi per riposarci, dimenticando l'essenziale.
Anche Maria, giovane credente, si ritrova nel tran-tran famigliare; lavoro
(che per l'epoca era casalingo), amicizie, tempo libero.
Ed è in questo contesto che avviene l'inaudito; a Maria viene chiesto di
diventare la porta d'ingresso di Dio nel mondo.
Facile, no?
E se fosse successo a noi, se Dio ci avesse detto: “Senti, ho bisogno di una
mano per salvare il mondo”, cosa avremmo risposto?
Maria tentenna, fatica; come è possibile tutto questo?
Ma l'angelo le ricorda che non bisogna mettere ostacoli a Dio; lui sa
quello che fa!
E Maria crede.
Si resta increduli, stupiti dalla semplicità di questa risposta: “Eccomi”.
Quante conseguenze avrà questa disponibilità!
Che razza di radicale cambiamento porterà questo “sì” a Maria!
Problemi con la sua situazione famigliare, con un fidanzato che si vede Dio
come concorrente in amore.
Problemi con questo bambino che dovrà essere continuamente guardato
come un Mistero.
Problemi con questo Rabbì tutto preso nell'annuncio che si dimenticherà
della propria famiglia per aprirsi ad una famiglia più ampia.
Sofferenza nel vedere un figlio innocente condannato a morte.
Maria si fida, crede nel Dio dell'impossibile.
Sua cugina Elisabetta, da lì a qualche settimana, le dirà: “Ma come hai fatto,
Maria, a credere a una cosa del genere?”.
Sì; se leggiamo il Vangelo senza pregiudizi, con cuore puro, restiamo allibiti;
come hai fatto, Maria, a credere?
Sì, capiamo perché la Chiesa ha sempre additato la madre come la prima tra
i credenti, la prima cristiana, la discepola per definizione, capiamo perché
questa piccola adolescente, di cui sappiamo poco, è diventata il gigante della
fede: per la sua audacia, la sua savia incoscienza,
Maria ha dato al mondo il Salvatore.
Ecco un modo concreto di svegliarsi; fidarsi di Dio, metterci a sua disposizione,
accogliere il suo progetto (anche se folle).
Siamo disposti a fidarci di Dio?
Oppure, ancora una volta, detteremo a Dio le nostre condizioni, gli
spiegheremo cosa deve fare per esistere?
Siamo seri! Siamo realisti!
Maria è la donna concreta, che sa quanto Dio può abitare una vita.
Perciò, dobbiamo essere realisti.
Chiediamo l'impossibile.
La dimensione del profondo dentro di noi è l'unica che può colmare il nostro
cuore; dare spazio a Dio, è l'unica cosa che veramente ci può far acquistare
uno sguardo di realismo sulle cose.
Due, quindi, sono gli atteggiamenti che la festa di oggi ci suggerisce: il primo
è quello di acquistare consapevolezza del fatto che il Signore si manifesta
nella quotidianità, non nelle occasioni strepitose, particolari, eccezionali.
Dio si manifesta nel vivere settimanale, nelle vicende piccole e grandi di
tutti i giorni.
E il secondo aspetto è quello della fede, della risposta che possiamo dare
a questa chiamata.
Pensateci un pò; e se Maria avesse detto: “Ho preso troppo sole, vedo gli angeli”.
O se si fosse confrontata con un amico che gli avesse suggerito una buona
visita neurologica?
O se, più semplicemente avesse detto: “Forse, Signore, ti sei sbagliato; non
ho tempo, non sono capace, non me la sento?”.
Non sono queste le nostre reazioni?
I muri che innalziamo davanti alla proposta di grazia del Signore?
È Lui che prende l'iniziativa, Lui che vuole salvarci, Lui che ci viene incontro,
Lui che fa grazia.
Non chiudiamo il nostro cuore!
Che Maria, prima tra i discepoli, ci insegni ancora una volta a fidarci
del Dio dell'impossibile.
Santa festa dell’Immacolata a tutti voi Fausto


mercoledì 6 dicembre 2017

14 26 Febbraio 1928. 
Questa notte il Buon Gesù mi ha ripetuto nuovamente che devo
distaccarmi totalmente dalle creature per unirmi completamente a Lui.                                       
Padre, non so dov'è questo attaccamento per tagliarlo completamente.
La prego, mi aiuti a farlo.                                                                                               
Mi ha anche detto desidera raddoppi l’impegno per progredire nella santità; però
facendo attenzione, perché tale desiderio non sia precipitoso né febbrile e, 
meno ancora, presuntuoso.                                                                                                      
Egli infatti dice che gli sforzi violenti non sono duraturi; che i presuntuosi sempre
si scoraggiano ai primi insuccessi, che nel corso della mia vita e nel lavoro che
sono chiamata a svolgere mi troverò con l’impressione di riportare grandi insuccessi
(talvolta anche reali).                                                                      
Cosa vorrà Gesù, Padre mio?
Che lavoro mi attende?
Ho paura, molta paura, non del Buon Gesù, ma di non dargli quanto mi chiede
e quindi di dargli molti dispiaceri.                                             
Il Buon Gesù sa bene, come anche lei, che da molto tempo sono spinta ad amarlo
fortemente e, mossa dalla forza di tale amore, voglio abbracciare la croce che
più gli piace.

Ma con tutto ciò si vede che non deve essere così.                                                                                    Padre, preghi perché il mio amore a Gesù non sia teorico, ma reale.

domenica 3 dicembre 2017

Dagli scritti della beata Madre Speranza

L’Incarnazione di Gesù
La misericordia di Dio decise l’Incarnazione del suo Figlio nel momento più
opportuno, dopo una lunga attesa, affinché l’uomo impelagato nel peccato,
si rendesse conto della necessità della salvezza e fosse grato a Dio,
aspettando con umiltà e pazienza la realizzazione della promessa.
Nell’Annunciazione è la stessa Santissima Trinità che, mossa dal desiderio
del bene Dell’uomo, invia un angelo alla Vergine Maria, una creatura umile,
semplice, sposa di un falegname, che Viene preferita a tutto ciò che
umanamente è appariscente.
Il messaggero di questo annuncio è l’angelo Gabriele, che vuol dire fortezza,
il quale la saluta con riverenza e con gioia la chiama: “Piena di grazia”,
cioè piena di doni, di virtù, di amore, di buoni desideri e le assicura
l’assistenza di Dio dicendole: “il Signore è con te”.
Nella risposta della Vergine: “Si faccia di me secondo la tua volontà;
io sono la serva del Signore”, si manifesta sia l’umiltà di Maria, la quale
si mette nel posto più basso, che per Dio è il più alto, sia la sua obbedienza
a Dio e all’angelo che le parla in suo nome.
È così che Gesù prende un corpo reale e vero, non apparente, e prende
un’anima razionale e perfetta, dotata di intelligenza, volontà e memoria.
Tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio sono presenti nella sua
divina Persona.
Le festività natalizie ci ricordano che il Verbo di Dio si è rivestito della
nostra carne mortale ed è venuto ad abitare in mezzo agli uomini con tutto
1'incanto e la fragilità di un bambino.
Apriamogli le porte del nostro cuore perché regni in esso come signore
e padrone e ci renda partecipi della sua grazia e delle sue virtù.
Come i Santi Re Magi offriamogli l’oro dell’amore, l’incenso dell’orazione
e la mirra della mortificazione.
(Dagli scritti di Madre Speranza)



sabato 2 dicembre 2017

Il Vangelo della 1° Domenica di Avvento 3 Dicembre 2017

Dal Vangelo secondo Marco (13,33-37) anno B.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate,
perché non sapete quando è il momento.
È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere
ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla
sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che,
giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Parola del Signore.
Buon anno! Passato bene la fine dello scorso anno? Salutato Matteo?
No, non sto sclerando, ma è che proprio abbiamo iniziato l’anno nuovo,
quello liturgico intendo.
Da dicembre a dicembre, da Avvento ad Avvento, camminiamo lungo la
storia (la mia e del cosmo) nutrendoci alla parola e Marco ci accompagna
quest’anno, lui che ha scritto il suo Vangelo per i cristiani di Roma, dietro
suggerimento e supervisione di Pietro, ci avvicinerà in modo schietto e diretto,
senza troppe elucubrazioni, alla travolgente esperienza del pescatore diventato Papa.
Oggi inizia l’Avvento; quattro settimane “per la verità sono 3 e mezza giornata”,
di preparazione al Natale.
D'altra parte il Natale già si sente nell'aria; le vetrine si addobbano, si installano
le luminarie nelle vie del centro, panettoni in tv.
Eppure attenti; se ci prepariamo è proprio perché il rischio più grosso che
corriamo è quello di celebrare il solito Natale, pieno di bontà, di luci, di presepi,
ma che, comunque, non cambia le nostre scelte, non incide nella nostra vita,
se non con qualche lieve incrinatura delle nostre emozioni.
In questi ultimi decenni abbiamo assistito alla nascita del non-Natale, che
non fa nascere nulla e niente, che si contenta di diventare un sacrificio al
moloch dell’economia e della stucchevolezza, dei buoni (insopportabili) sentimenti.
Come cristiano, fremo vedendo Dio che si fa uomo ridotto a celebrazione stanca
e piena di tristezza per chi soffre, mi indigno quando vedo il vecchiardo
Babbo Natale (brava persona, per carità, buone origini–San Nikolaus–rovinato
dalla TV!) corrompere i bambini con regali per far loro dimenticare il piccolo
bambinello di Nazareth.
Riusciremo a sopravvivere alla melassa dei buoni sentimenti, a lasciarci
percuotere come un pugno sulla testa dalla venuta di Dio?
Si romperà la crosta che ci si forma nell’anima a causa dell’abitudine per
stupirci davanti alla provocazione del Dio assoluto e immenso vagire nudo in
braccio a una ragazzina di quindici anni?
Il Natale 2017 ci aiuterà–ancora e ancora–a svegliarci?
E proprio di sbadigli si parla nel primo Vangelo di quest'anno liturgico.
La prima cosa che Marco di dice, in preparazione al Natale è proprio quella
di stare attenti a non addormentarci, a vigilare, a stare svegli, perché il
Signore sta per tornare.
Che storia è mai questa? Quando mai ronfiamo?
La nostra vita travolta dal lavoro, altro che dormire! Appunto.
Due le venute del Signore che aspettiamo; quella definitiva, nella pienezza
dei tempi, del Cristo glorioso, e quella nella storia di ciascuno di noi.
Aspettiamo che torni, dunque, che concluda questa storia, come abbiamo
celebrato domenica scorsa nella solennità di Cristo Re.
Ma davvero lo aspettiamo?
L'altra venuta del Signore che celebriamo è quella che ciascuno attende
nella propria vita.
La fede, lo dico spesso, è incontro personale con il Signore Gesù.
Attenderlo significa percepire le sue molteplici presenze sul nostro cammino,
ma il rischio è quello di addormentarsi; e in questo, amici, il nostro tempo
è un gigantesco sonnifero; corriamo il rischio di vivere tutta la nostra vita
nella dimenticanza, nella superficialità, nella fretta, ansiosi di trovare un po
di tempo per riposarci e ripartire.
Il paradosso è di fare i cristiani tutta la vita senza mai incontrare la presenza di Dio!
Ecco allora il tema della veglia, dello stare desti, dell'aderire alla realtà,
dell'accogliere la venuta.
Potremmo chiamarlo in altro modo questo atteggiamento; autocoscienza,
per usare una categoria del profondo, o illuminazione, per attingere ad
altre esperienze di Dio.
Ma la sostanza è la stessa; non farsi ingannare, non farsi intorpidire dalle
cose intorno a noi che ci distolgono dall'essenziale, per andare in profondità
dentro noi stessi.
Lasciamoci aiutare dalla preghiera che celebriamo nel giorno del Signore,
per vivere sempre più coscientemente la nostra vita, senza lasciarci vivere.
Che ciascuno di noi si prepari al Natale, pur nella “notte”, simbolo di fatica,
di sofferenza, di incoerenza, con l'atteggiamento di chi è pronto ad accogliere
la venuta del Signore.
Buon Avvento a tutti voi amici, Fausto.

Il Messaggio da Medjugorje del 2 Dicembre 2017

Messaggio della Madonna a Mirjana del 2 Dicembre 2017.
"Cari figli, vi parlo come vostra madre, madre dei giusti, madre di coloro
che amano e sopportano, madre dei santi.
Figli miei anche voi potete essere santi, ciò dipende da voi.
Santi sono coloro che smisuratamente amano il Padre Celeste, coloro che
lo amano sopra ogni cosa.
Perciò figli miei, cercate sempre di migliorare.
Se provate a essere buoni potete essere santi, anche se non pensate questo di voi.
Se pensate di essere bravi non siete umili e la superbia vi allontana dalla santità.
In questo mondo inquieto e pieno di pericoli, le vostre mani, apostoli del
mio amore, dovrebbero essere tese in preghiera e misericordia. 
A me, figli miei, regalate un roseto.
Rose che amo così tanto.
Le mie rose sono le vostre preghiere dette col cuore e non solo recitate
con le labbra.
Le mie rose sono le vostre opere di preghiera, di fede e di amore.
Quando era piccolo, mio Figlio mi diceva che saranno tanti i miei figli e che
mi porteranno molte rose.
Non lo comprendevo.
Adesso so che siete voi questi figli che mi portano le rose quando sopra a
tutto amate mio Figlio, quando pregate con il cuore, quando aiutate i più poveri.
Queste sono le mie rose.
Questa è la fede che fa in modo che tutto nella vita sia fatto con amore e non
con superbia, che si sia sempre pronti a perdonare e mai a giudicare, e che
ognuno provi sempre a comprendere il proprio fratello. 
Perciò, apostoli del mio amore, pregate per coloro che non sanno amare,
coloro che non vi amano, coloro che vi hanno fatto del male, coloro che non
hanno conosciuto l'amore di mio Figlio.
Figli miei questo è ciò che cerco da voi perché ricordatevi che pregare
significa amare e perdonare. Vi ringrazio."