venerdì 7 dicembre 2018
Sono Gesù, camminiamo insieme, Vuoi?: Il Vangelo del Sabato 8 Dicembre 2018
Sono Gesù, camminiamo insieme, Vuoi?: Il Vangelo del Sabato 8 Dicembre 2018: Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. 1° Lettura dal libro della Gènesi (3,9-15.20) 2° Lettura dalla lettera di san Paolo ...
Le cavolate dei potenti sui cambiamenti climatici.
UN ANTIDOTO AL
CATASTROFISMO DI CHI CREDE
ANCORA AI CAMBIAMENTI
CLIMATICI
La Conferenza sul
clima apertasi ieri a Katowice (Polonia) si scontra con la
realtà (alcuni
scienziati italiani scrivono un libro che smonta la teoria del
riscaldamento globale per
colpa dell'uomo) di Riccardo Cascioli
E anche quest'anno è l'ultima
chiamata per salvare il pianeta.
È ormai un copione scontato
quello che si recita a ogni Conferenza annuale
sul clima sotto l'egida dell'Onu,
e l'appuntamento di quest'anno a Katowice,
in Polonia, apertosi ieri, non fa
eccezione.
Basta dare un'occhiata ai
giornali e ai notiziari di questi giorni, pieni di allarmi
e rapporti che raccontano di un
mondo in agonia a causa del riscaldamento
globale provocato dall'uomo; e di
date limite per evitare la catastrofe finale che,
come succede per la fine del
mondo prevista dai Testimoni di Geova, si sposta
sempre un po' più in là.
Quella di Katowice è la Cop24,
ovvero la 24esima Conferenza delle parti che
hanno aderito alla Convenzione
quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti
climatici (Unfccc) entrata in
vigore nel 1994.
Al centro dell'incontro, che
durerà due settimane, è la verifica degli accordi di
Parigi (2015), che prevedono
l'impegno a mettere in atto politiche per contenere
entro la fine del secolo
l'aumento delle temperature entro i 2°C (meglio se 1.5)
rispetto ai livelli
pre-industriali (da allora, quindi in 200 anni circa, c'è stato
un aumento di 0.9°C).
LE PREVISIONI DELLE
CATASTROFI SONO FALSE
Quest'anno i dati più gettonati
riguardano la previsione che la soglia psicologica
degli 1.5°C possa essere superata
già tra il 2030 e il 2050, e l'aumento della
concentrazione di CO2
nell'atmosfera arrivata alla cifra record di 405.5 ppm (parti
per milione), livello mai
raggiunto-dicono-negli ultimi 3-5 milioni di anni.
Le previsioni di catastrofi si
accompagnano inevitabilmente alle lamentele
e alle pressioni sui politici,
incapaci di prendere decisioni drastiche adeguate
alla minaccia che incombe
sull'umanità.
E ti credo, le misure politiche
ed economiche richieste per "fermare il clima" sono
draconiane: stop alle emissioni
di CO2 da subito per poter arrivare a emissioni 0
nel 2050; riconversione urgente
delle fonti di energia che devono essere tutte
rinnovabili nel giro di venti
anni; la riscoperta del legno come materiale di
costruzione (e le foreste?), e
così via.
Chi è quel politico sano di mente
che investirebbe buona parte del bilancio
statale per riportare il suo
popolo all'epoca precedente la Rivoluzione industriale
(perché di questo si tratta)?
Oltretutto in base a teorie scientifiche ancora tutte
da dimostrare malgrado si voglia
far credere il contrario.
E allora in questi giorni in cui
saremo avvelenati e angosciati da previsioni
catastrofiche che colpevolizzano
i singoli cittadini, può valere la pena assumere
un antidoto: un libro scritto da
un gruppo di scienziati italiani che già da tempo
si oppongono a questa isteria
collettiva riguardo il clima, e invitano tutti a usare
la ragione.
Il libro è uscito proprio in
questi giorni e si intitola "Clima, basta catastrofismi",
editrice 21mo Secolo.
LA FAMIGERATA CO2
Riprendo qualche pillola, solo
per aiutare il processo di disintossicazione da
previsioni catastrofiche.
Cominciamo dall'anidride
carbonica, la famigerata CO2: oggi la concentrazione
nell'atmosfera è appena sopra le
400 parti per milione (ppm), prima della
rivoluzione industriale era circa
300.
L'aumento in questi anni è stato
perciò di 100 ppm, che si vorrebbe tutti
imputati alle attività umane.
Ma mentre la concentrazione di
CO2 è aumentata in modo lineare, il
grande
salto nell'uso dei combustibili
fossili avviene dopo la Seconda guerra mondiale,
e la temperatura ha avuto molti
alti e bassi.
Basti ricordare che negli anni
'70 gli allarmi sul clima riguardavano una prossima
era glaciale e non il
riscaldamento.
Rimanendo però alla
concentrazione, davvero queste 400 ppm sono tantissime?
E lo scarto di 100ppm dall'inizio
della Rivoluzione industriale?
Riporto questo paragone: «Il
tinello di casa vostra sarà 100 metri cubi, cioè 100
mila litri: 100 ppm fanno 10
litri.
Ma 10 litri di gas alle ordinarie
condizioni di pressioni e temperatura consistono
in meno di una mezza mole di gas.
Nel caso della CO2 mezza mole di
carbonio significa sei grammi di carbonio,
che è il carbonio contenuto in
una candelina da torta di compleanno.
RIASSUMIAMO
Tutte le attività dell'intera
umanità degli ultimi 160 anni hanno comportato nel
tinello di casa vostra un aumento
di CO2 pari a quello che si ottiene bruciando
una candelina.
Questa è la consistenza del
fenomeno di cui tanto si parla….».
Aggiungiamo qualche altro dato:
non è vero che a causa del riscaldamento
globale sono aumentati gli eventi
estremi (uragani, precipitazioni violente, ecc.);
«non bisogna confondere
l'inquinamento con il riscaldamento globale»; non è vero
che il 97% degli scienziati di
clima condivide l'attribuzione all'uomo della causa
del riscaldamento globale
registrato dal 1850 ad oggi; la storia del clima ci dice
che ci sono stati altri periodi
di riscaldamento, come ad esempio durante l'Impero
romano e nel Medioevo; che guarda
caso gli scienziati chiamano "optimum" «perché
favorevoli alla vita umana e
all'agricoltura; «la previsione del clima futuro tramite
l'applicazione di modelli
matematici di tipo GCM non è tuttora praticabile con livelli
di accuratezza sufficiente a
giustificare scelte operative».
C'è ovviamente molto di più, ma
ci sarà tempo in queste due settimane di leggere
altre pagine di questo volume,
per evitare l'avvelenamento da catastrofismo.
Vi terremo informati.
domenica 2 dicembre 2018
Messaggio da Medjugorje del 2 Dicembre 2018
Medjugorje: messaggio
del 2 dicembre 2018 della Regina della Pace
alla veggente Mirjana.
“Cari figli, quando venite a me
con cuori aperti e puri, come madre, sappiate
che vi ascolto, vi incoraggio e
soprattutto intercedo per voi presso mio Figlio.
So che desiderate avere una fede
forte e dimostrarla nella maniera corretta.
Ciò che mio Figlio vi chiede è
una fede sincera, forte e profonda cosicché
qualsiasi modo in cui la
dimostrate è corretto.
La fede è un segreto
meraviglioso, che si cura del cuore.
Lei è tra il Padre Celeste e
tutti i suoi figli.
La si riconosce grazie ai frutti
dell’amore che avete verso tutte le creature di Dio.
Apostoli del mio amore, figli
miei, abbiate fiducia in mio Figlio, aiutate
affinché tutti i miei figli
conoscano il mio amore.
Voi siete la mia speranza, voi
che cercate di amare sinceramente mio Figlio.
In nome dell’amore, per la vostra
salvezza, secondo la volontà del Padre Celeste,
di mio Figlio, io sono qui, in
mezzo a voi.
Apostoli del mio amore, che con
la preghiera ed il sacrifico, i vostri cuori
siano illuminati dalla luce e
dall’amore di mio Figlio.
Che questa luce e questo amore
illuminino tutti coloro che incontrate, che li
riportino verso mio Figlio.
Io sono con voi.
In special modo sono con i vostri
pastori.
Con il mio amore materno, vi
illumino e vi incoraggio.
Che con le loro mani, benedette
da mio Figlio, benedicano tutto il mondo.
Vi ringrazio.
sabato 1 dicembre 2018
Il Vangelo di Domenica 2 Dicembre 2018
Della 1° Domenica di
Avvento.
1° Lettura dal libro
del profeta Geremìa (33,14-16)
2° Lettura dalla prima
lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (3,12-4,2)
Dal Vangelo secondo
Luca (21,25-28.34-36) anno C.
In quel tempo, Gesù
disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella
luna e nelle
stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del
mare e dei flutti,
mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di
ciò che dovrà
accadere sulla terra.
Le potenze dei
cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il
Figlio dell'uomo venire su una nube con grande
potenza e gloria.
Quando cominceranno
ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate
il capo, perché la
vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi
stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in
dissipazioni,
ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non
vi piombi addosso
all'improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà
sopra tutti coloro
che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni
momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a
tutto ciò che sta
per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».
Parola del Signore.
Riflessione
personale sul Vangelo di oggi.
Cosa ci dirà quest’anno il Natale
a tutti noi?
Come sopravviveremo alla retorica
buonista dei buoni sentimenti, della festa
rigurgitante famiglie felici (che
pochi anno) e splendidi abeti addobbati?
Non c’è che un modo, per salvare
il Natale dobbiamo riaprire i vangeli.
Si tratta di passare dal Natale
finto, festa di compleanno senza festeggiato,
al Natale vero, attraverso quel
gesto destabilizzante che i Vangeli
chiamano conversione.
Coraggio, allora, devo superare
il disagio che ogni anno mi provoca il Natale
per cercare, assieme a voi e con
voi, qualche scia di luce.
Il primo disagio che provo
scaturisce dal fatto che per molti di noi Natale
sarà un bruttissimo giorno, il
peggiore dell’anno.
Per chi è rimasto solo, o vive
accanto a qualcuno e che comunque è solo,
per chi, anziano, andrà a dormire
presto, per i tanti momenti non soddisfatti
dalla vita, Natale è un pugno
nello stomaco; dagli schermi televisivi ci invadono
con schiere di famigliole Mulino
Bianco intorno all’albero e al panettone.
Il peggior giorno dell’anno.
Assurdo.
Questo mi ferisce e ferisce Dio;
Natale vero è la notizia di un Dio che si fa
povero, diviene ultimo, che
occupa l’ultimo posto perché nessuno possa
dire “Dio non sa”, proprio per
riempire di tenerezza ogni ultimo.
E se proprio i poveri hanno una
fitta al cuore, amici cattolici, abbiamo–come
minimo–un problema di
comunicazione.
Il secondo disagio deriva dalla
terribile sensazione di scippo che mi prende
guardandomi attorno.
Occhei; Dio si è fatto dono,
perciò ci facciamo dei doni, il buon vecchio
san Nicola, amico dei bambini,
dopo avere fatto un restiling ci è stato
riproposto nei panni abbondanti
del ciccione Babbo Natale, tutti si scordano
che l’abete, simbolo magico, è
stato “battezzato” aggiungendo le palline di
cristallo che ricordano le ostie,
la tredicesima è nata apposta per essere spesa,
ma a tutto c’è un limite!
Questo imperante gossip
natalizio, questo buonismo di facciata mi
ammazza, credetemi.
Necessitiamo, urgentemente, di
riappropriarci del Natale, quello vero.
E questo può avvenire soltanto
con l’interiorità e la teologia, con la preghiera
e la meditazione.
Un mese è poco, lo so, ma
possiamo farcela.
La missione è una sola, vivere il
Natale, finalmente, da cattolici.
Convertirci, a partire da noi
stessi.
Non viviamo tempi facili, lo
scoraggiamento è alle stelle, la violenza pure.
Tra finanziarie, lavori saltuari
e una dilagante povertà, tra affetti frantumati
e paure di amare rischiamo di
crollare e di arrenderci.
La paura e l’apatia a volte
inquinano le nostre vite e le nostre comunità;
sembra prevalere il forte e
l’arrogante, ci sentiamo come pesci fuor d’acqua.
E Gesù (tenero!) ci dice; quando
accade tutto questo, alzate lo sguardo.
Le fatiche e le prove della vita,
sembra dirci il Signore, sono lì apposta per
farci crescere, possono diventare
un trampolino di lancio, devono aiutarci a
conoscere il senso segreto delle
cose, il mistero nascosto nei secoli.
Come il grano caduto in terra
feconda la terra, così l’Avvento feconda la
nostra vita per sbocciare a
Natale in una festa di luce.
Ma occorre vigilare, ammonisce
Gesù nel Vangelo di oggi.
Le dissipazioni, le ubriachezze e
gli affanni della vita possono impedirci
di vedere, impedirci di vivere.
Le dissipazioni, in un mondo in
cui siamo costretti alla frenesia, ritrovare un
ritmo di interiorità richiede una
forza di carattere notevole.
Perché non approfittare di questi
giorni per riprendere un quotidiano
ritmo di preghiera?
Le ubriachezze, il nostro mondo
ci invita a fare esperienza di tutto,
a osare, a sperimentare.
E alla fine ci ritroviamo a
pezzi.
Attenti, amici, a non cadere
nell’inganno che le sirene del nichilismo
ci propongono, abbiamo bisogno di
unità, non di frantumazione.
E questa scelta compiamola non in
rispetto ad una ipotetica scelta morale,
ma nella consapevolezza che Dio
solo conosce la verità dell’essere.
Gli affanni della vita che
esistono e non possiamo eliminare ma solo
controllare mettendo al centro la
ricerca di Dio e del nostro vero io.
Possiamo farcela, in questo
periodo di Avvento, Dio ci sostiene, buon
percorso di conversione al
Natale, senza tralasciare la preghiera.
Padre nostro che
sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il
tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in
cielo così in terra.
Dacci oggi il
nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci
indurre in tentazione,
ma liberaci dal
male. Amen.
Ave, o Maria, piena
di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta
fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre
di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora
della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e
al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel
principio, ora, e sempre,
nei secoli dei
secoli. Amen.
Buona prima Domenica di
Avvento, Fausto.
lunedì 26 novembre 2018
Messaggio della Madonna a Marija del 25 Novembre 2018
Messaggio del 25 Novembre 2018
"Cari figli!
Questo tempo è tempo di grazia e di
preghiera, tempo di attesa
e di donazione.
Dio si dona a voi perché lo amiate al di
sopra di ogni cosa.
Perciò, figlioli, aprite i vostri cuori e
le vostre famiglie affinché
quest'attesa diventi preghiera ed amore e
soprattutto donazione.
Io sono con voi, figlioli e vi esorto a
non rinunciare al bene perché
i frutti si vedono, si sentono, arrivano
lontano.
Perciò il nemico è arrabbiato e usa tutto
per allontanarvi dalla preghiera.
Grazie per aver risposto alla mia
chiamata."
sabato 24 novembre 2018
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo
Ultima Domenica del Tempo Ordinario 24 Novembre 2018.
Una non festa conclude il nostro
anno liturgico, una festa all’apparenza solenne,
che parla di re, che parla di
trionfi, che rispolvera–forse–antichi fasti di una
chiesa militante in perenne
scontro col potere mondano, potere talora
segretamente desiderato, talora
contrastato, che immagina, forse ingenuamente,
una vittoria definitiva di Cristo
più ambita che realizzata.
Una festa che richiama
un’improbabile sovranità di Cristo, un happy end di
cui abbiamo fortemente bisogno
per guardare all’anno appena trascorso e
rilanciare l’anno che sta per
iniziare.
Ma a leggere il vangelo si resta
spiazzati, come al solito.
Due poteri sono a confronto;
quello di Roma imperiale e del suo rappresentante,
il procuratore Ponzio Pilato e
quello meschino e risibile del falegname di
Nazareth che si è preso per Dio.
L’immenso Giovanni nel capolavoro
del dialogo fra Gesù e Pilato mette in
scena una vera e propria
rappresentazione teatrale; Pilato si crede forte,
pensa di avere tra le mani questo
fantoccio, disprezza Lui e tutti gli ebrei che
lo costringono ad usare il pugno
di ferro e che, ci narra la storia, diverranno
la pietra d’inciampo nella sua
carriera verso il Senato.
Si diverte, Pilato, a prendere in
giro questo misero falegname che ha perso
anche l’appoggio dei suoi
superiori religiosi.
Scherza, irride, gli propone un
dialogo all’apparenza giusto, finge giustizia
ed equità.
Il potere spesso diventa farsa e
burla, difende solo se stesso e si contrappone
a chi lo ostacola.
I sadducei e i sacerdoti del
tempio devono chiedere permesso all’odiato Pilato
che detiene, il diritto di morte
per sbarazzarsi dell’ingombrante Nazareno.
Il Sinedrio vuole uccidere Gesù
ma non può.
Pilato vuole salvare Gesù per
umiliare il Sinedrio ma non può.
Entrambi faranno ciò che non
vogliono.
Il compromesso, la paura, il
calcolo li fanno diventare burattini delle loro
ambizioni, Pilato, durante tutto
il colloquio, pone solo domande.
Non si interroga; ma interroga.
E non ascolta le risposte.
Tu lo dici “Sei re?” - “Tu lo
dici” risponde Gesù a Pilato.
“Sei il Figlio di Dio Altissimo?”
- “Tu lo dici” risponde altrove Gesù
al Sommo Sacerdote.
“Tu lo dici”: siamo liberi di
credere o no, Dio non si impone, mai.
Anzi, l’apparenza inganna: questo
uomo sconfitto non assomiglia in alcun
modo ad un re, men che meno ad un
Dio.
Sarà sempre così; il nostro Dio
si nasconde, ci lascia liberi, smuove le nostre
coscienze, chiede a noi di
schierarci, ci costringe alla scelta.
Il potere che Gesù viene ad
esercitare è il potere a servizio della verità.
Che non nutre se stesso, che non
si autocelebra, che fugge la gloria e l’apparenza.
Che razza di re ci è capitato,
amici, un re da burla che entra a Gerusalemme
cavalcando un asinello e non un
cavallo bianco, un re oltraggiato e preso in giro
da annoiati soldati romani, un re
che suscita la compassione e il disprezzo
dell’irrequieto governatore
Pilato.
Che razza di re, senza armate,
senza potere, senza rabbia, senza delirio di onnipotenza.
E subito il nostro entusiasmo si
smorza, subito i nostri segreti sogni di una
eclatante vittoria del bene sul
male si ridimensionano.
No, non andrà così, non va così
né ora né mai.
Dio ha scelto di stare dalla
parte degli sconfitti, dei dimenticati, re-certo-ma
dei perdenti e re senza riscatto,
re senza trionfi, re senza improbabili finali da
commedia americana.
Un re nudo, appeso ad una croce,
crudele trono, cinto da una corona di spine,
un re talmente sconvolto da avere
necessità di un cartello che lo identifichi, che
lo renda riconoscibile almeno
alle persone che l’hanno amato.
Questa è la non festa che
celebriamo, che abbandona i trionfalismi per lasciare
spazio alla meditazione, allo
stupore.
Questo è il nostro re, discepoli
del Nazareno.
Lo vogliamo davvero un Dio così?
Un Dio che rischia, un Dio
che-per amore-accetta di farsi spazzare via
dall’odio e dalla violenza?
Lo vogliamo davvero un Dio che
rischia tutto, anche di essere per sempre
dimenticato, pur di mostrare il
suo volto?
Un Dio che accetta di restare
nudo, cioè leggibile, incontrabile, osteso, palese,
evidente perché ogni uomo la
smetta di costruirsi improbabili devozioni,
scure visioni di Dio?
Questo è il nostro Dio, un Dio
amante, un Dio ferito, un Dio che fa dell’amore
l’unica misura, l’ultima ragione,
la sola speranza.
Se discepoli di questo Dio,
facciamo bene a guardare spesso a quella croce
segno universale d’amore, non
partigiano o settario segno di appartenenza
religiosa, ma misura dell’amore,
modello del dono.
Se discepoli di questo re, non
potremo sopportare nei nostri atteggiamenti
ombre di dominio, stonature,
fratture nei nostri rapporti.
Se discepoli, il potere nella Chiesa,
tra noi, con i fratelli uomini, sarà sempre
e solo servizio e l’ultimo
giudizio, nella morale, nella prassi del nostro essere
cristiani, sarà sempre e solo
l’amore.
Se discepoli sappiamo che la
Storia finirà bene, finirà in luce, finirà nelle
braccia del Maestro e questa
Storia la vogliamo leggere e costruire nelle pieghe
delle nostre piccole infinite
storie, la vogliamo prendere come metro di giudizio
delle cose e delle persone.
Se discepoli abbiamo fiducia
perché abbiamo sperimentato sulla nostra pelle la
misura colma del suo amore
devastante e rigenerante, fecondo e pieno di luce.
Se discepoli siamo chiamati a
costruire succursali del Regno, luoghi in cui la
diversità è ricchezza e l’amore
l’unica legge.
L’amore l’unica legge, amici.
Senza ingenuità, senza sconti,
senza paure, l’amore diventa la misura del nostro
essere, metro delle nostre scelte
pastorali, scelte del nostro irrequieto vivere.
Chiuso l’anno, grazie fratello
Marco, discepolo di Pietro, per le belle cose che
ci hai fatto vivere, per il volto
semplice e immediato di Gesù sperimentato dal
rude pescatore di Cafarnao.
Da domenica prossima incontreremo
Luca, lo scriba della mansuetudine di Cristo.
Santa Domenica di Cristo Re
dell’Universo, Fausto.
venerdì 2 novembre 2018
Messaggio speciale della Madonna a Mirjana
Messaggio da Medjugorje del 2 Novembre 2018.
" Cari
figli il mio Cuore materno soffre mentre guardo i miei figli che non
amano la verità, che la
nascondono; mentre guardo i miei figli che non pregano
con i sentimenti e le
opere. Sono addolorata mentre dico a mio Figlio che
molti miei figli non
hanno più fede, che non conoscono lui, mio Figlio.
Perciò invito voi,
apostoli del mio amore: voi cercate di guardare fino in fondo
nei cuori degli uomini,
e là sicuramente troverete un piccolo tesoro nascosto.
Guardare in questo modo
è misericordia del Padre Celeste.
Cercare il bene perfino
là dove c'è il male più grande, cercare di comprendervi
gli uni gli altri e di
non giudicare: questo è ciò che mio Figlio vuole da voi.
Ed io, come Madre, vi
invito ad ascoltarlo.
Figli miei, lo spirito è
più potente della carne e, portato dall'amore e dalle
opere, supera tutti gli
ostacoli.
Non dimenticate: mio
Figlio vi ha amato e vi ama.
Il suo amore è con voi
ed in voi, quando siete una cosa sola con lui.
Egli è la luce del
mondo, e nessuno e nulla potrà fermarlo nella gloria finale.
Perciò, apostoli del mio
amore, non dovete temere di testimoniare la verità!
Testimoniatela con
entusiasmo, con le opere, con amore, con il vostro sacrificio,
ma soprattutto con
umiltà.
Testimoniate la verità a
tutti coloro che non hanno conosciuto mio Figlio.
Io vi sarò accanto, io
vi incoraggerò.
Testimoniate l'amore che
non finisce mai, perché viene dal Padre Celeste
che è eterno ed offre
l'eternità a tutti i miei figli.
Lo Spirito di mio Figlio
vi sarà accanto.
Vi invito di nuovo,
figli miei: pregate per i vostri pastori, pregate che
l'amore di mio Figlio
possa guidarli.
Vi ringrazio!".
mercoledì 31 ottobre 2018
Tutti i Santi
Dal Vangelo secondo
Matteo (5,1-12a) anno pari.
Oggi è la festa dei santi, la festa del nostro
destino, della nostra chiamata.
La Chiesa in cammino, fatta di santi e di peccatori,
ci invita a guardare alla
verità profonda di ogni uomo; dietro ogni sguardo,
dentro ognuno di noi,
si nasconde un santo potenziale.
Noi crediamo che ogni uomo nasce per realizzare il
sogno di Dio e che il
nostro posto è insostituibile.
Il santo è colui che ha scoperto questo destino e l'ha
realizzato, meglio; si è
lasciato fare, ha lasciato che il Signore prendesse
possesso della sua vita.
La nostra generazione è chiamata a riappropriarsi dei
santi, a tirarli giù
dalle nicchie della devozione in cui li abbiamo
esiliati per farli diventare
nostri amici e consiglieri, nostri fratelli e maestri.
Coloro che hanno vissuto la totalità di Dio desiderano
fortemente che
anche noi sperimentiamo l'immensa gioia che essi hanno
vissuto.
La santità che celebriamo-in verità-è quella di Dio e
avvicinandoci a Lui
ne siamo prima sedotti, poi contagiati.
La Bibbia parla spesso di Dio e della sua santità, la
sua perfezione d'amore,
di equilibrio, di luce di pace.
Lui è il Santo, il totalmente altro ma, ci rivela la
Scrittura, Dio desidera
fortemente condividere la sua santità con il suo
popolo.
Dio ci vede già santi, vede in noi la pienezza che noi
neppure osiamo
immaginare, accontentandoci delle nostre mediocrità.
Scriveva un grande letterato francese; non c'è che una
tristezza, quella
di non essere santi.
Quant'è vero!
Il santo è tutto ciò che di più bello e nobile esiste
nella natura umana,
in ciascuno di noi esiste la nostalgia alla santità, a
ciò che siamo chiamati
a diventare: ascoltiamola.
Tiriamo giù dalle nicchie i fratelli santi,
riportiamoli nella quotidianità della
nostra vita, ascoltiamoli mentre ci suggeriscono i
percorsi che ci portano
verso la pienezza della felicità.
I santi non sono persone strane, uomini e donne
macerati dalla penitenza,
ma discepoli che hanno creduto nel sogno di Dio.
Il santo non è uno nato predestinato, uomini e donne
come noi, si sono fidati
e lasciati fare da Dio.
I santi non sono dei maghetti operatori di prodigi; il
più grande miracolo è la
loro continua conversione.
I santi non sono perfetti e impeccabili, ma hanno
avuto il coraggio, che spesso
noi non abbiamo, di ricominciare, dopo avere sbagliato.
I santi non sono dei solitari; dopo avere conosciuto
la gloria e la bellezza di Dio,
non hanno che un desiderio; quella di condividerla con
noi.
Chiediamo ai santi un aiuto per il nostro cammino:
Pietro ci doni la sua fede
rocciosa, Francesco la sua perfetta letizia, Paolo
l'ardore della fede, Teresina la
semplicità dell'abbandonarsi a Dio.
Così, insieme, noi quaggiù e loro che ora sono colmi,
cantiamo la bellezza di Dio
in questo giorno che è nostalgia di ciò che potremmo
diventare, se solo ci fidassimo!
Santi subito! E noi?
Se la santità è il modello della piena umanità, perché
non porci questo obbiettivo?
Santo è chi lascia che il Signore riempia la sua vita
fino a farla diventare dono
per gli altri.
Festeggiare i santi significa celebrare una Storia
alternativa.
La storia che studiamo sui testi scolastici, la storia
che dolorosamente giunge
nelle nostre case, fatta di violenza e prepotenza, non
è la vera Storia.
Intessuta e mischiata alla storia dei potenti, esiste
una Storia diversa che Dio ha
inaugurato: il suo regno.
Le Beatitudini ci ricordano con forza qual è la logica
di Dio.
Logica in cui si percepisce chiaramente la diversa
mentalità tra Dio e gli uomini;
i beati, quelli che vivono fin d'ora la felicità, sono
i miti, i pacifici, i puri, quelli
che vivono con intensità e dono la propria vita, come
i santi.
Questo regno che il Signore ha inaugurato e che ci ha
lasciato in eredità, sta a noi,
nella quotidianità, renderlo presente e operante nel
nostro tempo.
Contemplare il nostro destino, il grande progetto di
bene e di salvezza che Dio
ha sull'umanità ci permette di affrontare con speranza
la difficile memoria dei
nostri defunti.
Chi ha amato e ha perso l'amore sa quanto dolore
provochi la morte.
Gesù ha una buona notizia sulla morte, su questo
misterioso incontro, questo
appuntamento certo per ognuno.
La morte, sorella morte, è una porta attraverso cui
raggiungiamo la dimensione
profonda da cui proveniamo, quell'aspetto invisibile
in cui crediamo, le cose che
restano perché l'essenziale è invisibile agli occhi.
Siamo immortali, amici, dal momento del nostro
concepimento siamo immortali
e tutta la nostra vita consiste nello scoprire le
regole del gioco, il tesoro nascosto,
come un feto che cresce per essere poi partorito nella
dimensione della pienezza.
Siamo immensamente di più di ciò che appariamo, più di
ciò che pensiamo di essere.
Siamo di più: la nostra vita, per quanto realizzata,
per quanto soddisfacente non
potrà mai riempire il bisogno assoluto di pienezza che
portiamo nel nostro intimo.
E Gesù ce lo conferma; sì, è proprio così, la nostra
vita continua, sboccia,
fiorisce, cresce.
Per una pienezza di ricerca e di totalità se abbiamo
scoperto le regole del gioco,
per una vita di dubbio e di inquietudine, se abbiamo
rifiutato con ostinazione
di essere raggiunti.
Fa strano dirlo, lo so, ma l'inferno-che è l'assenza
di Dio-esiste ed è l'opportunità
che tutti abbiamo di respingere per sempre l'amore di
Dio, è un segno di rispetto.
Certo tutti ci auguriamo che sia vuoto e Dio si svela
come un cocciuto che
vuole a tutti i costi la salvezza dei suoi figli.
L'eternità è già iniziata, amici, giochiamocela bene,
non aspettiamo la morte,
non evitiamola, ma pensiamoci con serenità per
rivedere la nostra vita, per andare
all'essenziale, per dare il vero e il meglio di noi
stessi.
I nostri amici defunti-che affidiamo alla tenerezza di
Dio-ci precedono
nell'avventura di Dio.
Dio vuole la salvezza di ognuno, con ostinazione, ma
ci lascia liberi, poiché
amati, di rispondere a questo amore o di rifiutarlo.
Preghiamo oggi, amici, perché davvero il Maestro ci
doni fedeltà al suo
progetto di amore.
La nostra preghiera ci mette in comunione con i nostri
defunti, facendo sentire loro
il nostro affetto, nell'attesa dei cieli nuovi e della
terra nuova che ci aspettano.
Buona festa dei Santi Fausto.
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