venerdì 17 maggio 2019

Parliamo un po amici della preghiera e, a cosa serve


Anch’io amici, mi sono chiesto tante volte;
perché pregare, a cosa serve pregare?
Anche Gesù sentiva il bisogno di pregare.
Dopo una giornata a dir poco frenetica, Gesù si ritira a pregare e, per farlo,
ritaglia una parte della notte, rinunciando al sonno.
Desta una grande impressione questo Gesù che si ritira a pregare; tutti gli
evangelisti lo annotano con stupore.
Perché mai Gesù pregava?
Aveva bisogno di chiedere qualcosa?
Che senso ha Gesù in preghiera?
Certo; se la preghiera è, così come spesse volte pensiamo, un chiedere,
un elemosinare, non ha nessun senso che Gesù preghi.
Ma se la preghiera è invece un dimorare nel cuore di Dio, un aprire la
propria vita e lasciarla abitare dalla sua presenza, allora ha senso pregare.
E Gesù è Maestro nella preghiera.
Ci immaginiamo questa intimità profonda che Gesù ha col Padre.
E un pò la invidiamo.
Cos’é per noi la preghiera? Cose ne pensiamo? Come la viviamo?
Nel linguaggio corrente “preghiera” è addirittura sinonimo di “chiedere”.
E in effetti gran parte della nostra preghiera è dedicata al chiedere.
Mi ricordo quella simpatica richiesta di san Filippo Neri: “Sia fatta la volontà
di Dio soprattutto se assomiglia alla mia”!
Non è forse così?
In fondo in fondo non pensiamo che sappiamo noi cosa è bene per noi e
cerchiamo di convincere Dio ad esaudirci?
Gesù vive la preghiera come un cercare la volontà del Padre, perché sa che
nella volontà del Padre è la sua felicità.
Perciò la sua preghiera è così straordinaria; perché vera.
Qualcuno penserà: “cosa è mai la preghiera?”.
La preghiera, lo vediamo, è questo motore che muove l’azione di Gesù.
È così anche per noi?
L’azione scaturisce dalla preghiera, questo è il messaggio di questa pagina.
L’equilibrio tra preghiera e azione è fondamentale nella nostra vita interiore;
l’una scaturisce dall’altra.
Ma il paradosso è che rischiamo di vivere la vita per Cristo senza incontrare Cristo.
Di dedicare le nostre risorse e le nostre energie a Lui senza più avere il tempo
di incontrarlo; paradossale, ma è così.
La buona notizia che Gesù ci viene a portare è che possiamo avere un colloquio
intimo con Dio e che questo può riempire il nostro cuore.
E questo colloquio è la preghiera.
Ecco amici, perché, ogni giorno dopo il commento del Vangelo, vi chiedo di
pregare, per riuscire ad avere un colloquio faccia a faccia con il Signore,
attraverso la sua Parola, aiutandoci con la preghiera.



domenica 12 maggio 2019

Questa riflessione è dedicata ad una coppia di cari amici, incontrati questa mattina.


VORREI ESSERE PRESO PER MANO DA TE.
Questa mattina nella Chiesa del nostro paese, si sono svolte le prime
Comunioni, ed essendo Accolito, sono andato a dare una mano al parroco,
alla fine della cerimonia c’era tanta allegria per i nostri bambini, invece
io sorprendendomi, ho incontrato una coppia di cari amici, che non
c’entrano niente con il nostro paese, avevano un nipotino che faceva
la prima Comunione.
Ma nell’allegria generale, purtroppo scambiandoci i saluti, ho scoperto
che hanno un macigno sul loro cuore, non è normale vedere piangere un uomo.
Nel ritornare a casa, continuavo tristemente a pensare e ripensare al loro
problema, dopo il pranzo ho cominciato ad andare alla ricerca di qualche
cosa che mi desse un’idea sul come aiutarli con qualche parola, un qualche
cosa che potesse risollevarli un po.
E scorrendo i Vangeli, ecco che il Signore mi porta ad un brano del Vangelo
di Marco che mi sembrava appropriato per loro, non che siano persone
lontane dalla fede, anzi, non voglio con questo dirgli di pregare, quello
lo fanno già, ma piuttosto, dare tutta la loro sofferenza al Signore e, come
il cieco, lasciarsi prendere per mano da Lui, solo Lui può levargli il macigno
che schiaccia il loro cuore.
Ed allora, mi sono messo a meditare questa parabola per loro e quello
che ne è uscito è qui sotto.
Dal vangelo secondo Marco (8,22-28).
Giunsero a Betsàida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo.
Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo
avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli
chiese: “Vedi qualcosa?”.
Quegli, alzando gli occhi, disse: “Vedo gli uomini, poiché vedo come degli
alberi che camminano”.
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente
e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa.
E lo rimandò a casa dicendo: “Non entrare nemmeno nel villaggio”.
Non gli ha regalato un bel cane lupo, addestrato, con un pelo liscio e striato,
affettuoso, intelligente, che lo conduce dove vuole, lo difende, gli fa intuire
il pericolo, lo segue con fedeltà; non gli ha regalato un bel bastone bianco,
che lo segnala a tutti i passanti, così che lo schivano o lo aiutano ad attraversare
la strada; nemmeno gli ha fatto una campagna di sensibilizzazione per far costruire
percorsi segnaletici sui marciapiedi o alfabeto braille sui tasti degli ascensori.
Lui è un cieco, piuttosto rassegnato, non sbraita, non maledice nessuno, non
importuna, nemmeno sta sulla strada a stendere il cappello e a impietosire i passanti.
Si sente forse sfortunato, sicuramente demotivato.
Ma ha degli amici che non lo mollano e che lo hanno portato affettuosamente da Gesù.
Tu Gesù che sei la luce, che ci hai aperto gli occhi con le tue parole, che ci hai
disciolto le nebbie della vita, che ci trascini fuori da tutte le nostre idiozie, tocca
questo nostro amico, fa quello che sai fare solo Tu, ridagli la gioia dei colori,
la possibilità di leggere il sorriso dei bimbi e di guardarci negli occhi.
E Lui, Gesù, lo prende per mano.
Non ha guardato se è un amico o un conoscente, non gli ha fatto i raggi X. No!
Lo ha semplicemente preso per mano.
La sua mano si stringe alla mano del cieco, stabilisce con lui un contatto tenerissimo.
Non vi è mai capitato di essere in un momento di depressione, quei momenti
che ti fanno vedere tutto nero e, vorresti sentire la mano di una persona amica,
che stringe la tua per infonderti coraggio?
Io si tante volte amici.
In quel momento capisci quanto sia importante un’amicizia.
Il cieco non lo vede, non immagina chi sia, ma sente la mano di Gesù nella sua.
È la mano che benedice, che accarezza, che tocca il lebbroso e lo guarisce,
che impone ai malati, ai peccatori e li scioglie.
È la mano piccola del bambino che stringe quella poderosa del padre, il bambino
ne va fiero, sente crescerli la forza, regge il confronto con tutti i suoi amici.
Però purtroppo, ai nostri giorni tanti bambini, non lo possono fare.
Valle a capire certe persone!
È la mano dell’innamorato che stringe la mano dell’innamorata; passano
sentimenti tenui, dubbi, certezze, domande di sincerità, attesa d’amore,
solidarietà, apprensione e gioia.
È la mano, magari stanca per l’età, che stringe quella dello sposo o sposa,
nei loro ultimi momenti di tenerezza.
Non è la mano che ti stringe alla gola o che ti trascina nel baratro, è la mano
dell’amico che se necessario, muore con te, ma non ti lascia.
È la dolce intimità di Gesù per la penosa solitudine di un uomo,
assetato di amore e di salvezza.
È la mano di Dio che solleva l’umanità dal peccato, è ancora una volta il
tocco del Creatore, all’inizio della vita dell’uomo.
È una mano che toglie dal torpore, che infonde coraggio, che ispira vita e forza.
È la mano di Gesù che presto sarà bucata dai chiodi, perché Lui può avere
solo mani bucate per il bene di tutti.
Ed allora Ti dico, Gesù prendi per mano i miei amici, ma non ti dimenticare
di me, perché abbiamo bisogno di sentire il calore della tua amicizia, di
provare la dolcezza della Tua intimità, abbiamo bisogno di un amore fisico,
creato dalla tua stretta, dalla tua calda affettività.
Abbiamo bisogno di essere presi per mano, perché ci andiamo a infoiare
in percorsi sbagliati; la nostra solitudine è continuare a guardarci addosso,
incapaci di dono e di accoglienza.
Prendici per mano, per tirarci fuori dagli automatismi della noia, dai
cammini di perdizione dietro mete allettanti, ma devastanti.
Prendici per mano, che facciamo una catena anche per i miei amici e ti
veniamo dietro nel tuo mondo di pace e di serenità, di amore e di perdono.
Ora, Signore, Ti chiedo solo di prenderci per mano con amore.

venerdì 10 maggio 2019

Supplica a Maria in questo mese di Maggio


RIMANI ACCANTO, MARIA
Rimani, Maria, accanto a tutti gli ammalati del mondo, di coloro che in
questo momento, hanno perso conoscenza e stanno per morire; di coloro
che stanno iniziando una lunga agonia, di coloro che hanno perso ogni
speranza di guarigione; di coloro che gridano e piangono per la sofferenza;
di coloro che non possono curarsi perché poveri.
Di quelli che vorrebbero camminare e devono restare immobili; di quelli
che vorrebbero riposare e la miseria costringe a lavorare ancora; di quelli
che sono tormentati dal pensiero di una famiglia in miseria; di quanti devono
rinunciare ai loro progetti; di quanti soprattutto non credono in una vita
migliore; di quanti si ribellano e bestemmiano Dio; di quanti non sanno
o non ricordano che il Cristo ha sofferto come loro.

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mercoledì 8 maggio 2019

Un pensiero per le mamme


Dedicata a mia madre, ma anche a tutte le mamme.
Oggi purtroppo, nella deriva dei valori, stiamo affondando.
Viviamo stagioni crepuscolari a causa dell’età.
Però, in questa camera oscura della ragione, c’è ancora una
luce che potrà impressionare la pellicola del buon senso;
è la luce della tua bellezza e bontà, mamma.
Averti avuto accanto, è stato un dono del Signore che mi fece tanti anni fa.
Mi hai dato la vita, piccolo essere indifeso, ma che con il tuo amore hai
fatto crescere, difendendomi sempre a qualunque costo.
Hai sofferto per darmi la vita, hai pianto, hai sorriso, hai faticato tanto
affinchè a me non mancasse nulla, hai trepidato nei momenti critici a causa
di qualche malattia, ma tu eri sempre vicino a me, vigile, attenta e soprattutto
sveglia a vegliarmi.
Ma che poi il tempo e l’età hanno presentato il conto, attraverso la
salute poco stabile.
Tu lo sapevi, per questo mi hai dato tutto quello che avevi a disposizione quando
eri giovane, sapevi che la tua primavera un giorno sarebbe sfiorita sotto il peso
degli anni e delle fatiche, ma non per questo hai perso la tua bellezza e la tua bontà.
Una bellezza più matura, segnata dalla stanchezza e dalla sofferenza, ma ancora
piena di amore.
Ora, sei tu, nella tua età crepuscolare, con addosso tanta sofferenza, a cercare
un pò di quell’amore che hai sempre avuto per me, a volte non me ne sono
accorto, preso dal mondo che mi circonda e dal mio egoismo.
Solo ora che non ci sei più, mi accorgo di quanto mi manchi, e vorrei far
ritornare il tempo per poterti donare un pò di quell’amore, ma purtroppo,
questo non è possibile e ne sto soffrendo, forse questa è la mia punizione.
Il 10 Maggio dicono che è la festa delle mamme, ma a me non piace questa
festa, troppo ambigua, mi dispiace per tutte le mamme, non voglio offendervi,
ci mancherebbe.
Piuttosto, dico che è la festa dell’amore; un amore fatto di dolcezza e di
tenerezza, per te che hai dato la tua vita per me.
Grazie mamma, di essere esistita e per avermi aiutato ad essere la persona che
sono, attraverso il tuo esempio e il tuo amore, senza quelli forse non sarei
stato capace di formare una famiglia.
10 Maggio, poi 11 Maggio, poi 12 Maggio, tutti i giorni dell'anno e della
vita è la festa della mamma.
La donna è un diamante grezzo con tante sfaccettature, la mamma è un
diamante puro cristallino, se trattata con tenerezza e amore, diventa una
perla preziosa che fa brillare la nostra vita, ed allora oggi Auguri, ma anche
domani e sempre, a tutte voi mamme che amate o avete amato, la vostra
famiglia, i vostri figli e la vita semplice.
Grazie di esistere o di essere esistite, per quelle che purtroppo non ci sono
più, come la mia.
A tutte la mamme, dico tutte, anche quelle che sono in Cielo, perché, anche
da lassù ci proteggono, un mondo di Auguri. Fausto. 

giovedì 2 maggio 2019

Voglio ricordare Maria in questo mese di Maggio, e la voglio ricordare così


Maria; Donna del primo passo.
Maria è la donna che si muove sempre per prima.
È Lei che decide di muoversi per prima, non viene sollecitata da nessuno.
È Lei che s’inventa questo viaggio; non riceve suggerimenti da nessuno.
È Lei che si muove a fare il primo passo; non attende che siano gli altri a
prendere l’iniziativa.
Dall’accenno dell’angelo ha avuto la percezione che la sua parente, Elisabetta,
doveva trovarsi in difficoltà.
Perciò, senza indugiare in pensieri e, senza tanti ma, come siamo abituati a
fere noi, forse, vediamo, se posso, se ne è il caso.
Non si è chiesta se toccava a Lei dare aiuto, ha fatto i bagagli ed è partita,
ed anche in fretta su, per la montagna.
Naturalmente Lei è fatta così.
Non sta tanto a pensare.
Questo è il suo stile.
E questo stesso stile, lo vedremo poi alle nozze di Cana.
Non ha aspettato che gli sposi gli chiedessero aiuto, ma è stata Lei per prima
a giocarsi la prima carta, ed ha vinto la partita.
Maria donna del primo passo.
Alzati ancora una volta in tutta fretta e, vieni ad aiutarci, come facesti con Elisabetta,
prima che sia troppo tardi.
Abbiamo bisogno di Te.
Non attendere la nostra implorazione, perché è sempre tardiva.
Anticipa ogni nostro grido di pietà.
Quando il peccato ci travolge e, ci paralizza la vita, non aspettare il nostro pentimento.
Previeni il nostro grido d’aiuto, corri subito in tutta fretta, accanto a noi e organizza
la speranza attorno alle nostre disfatte.
Se non sarai Tu a muoverti per prima, noi rimarremo sempre nel fango.
E se non sarai Tu a scavare nel nostro cuore, non sentiremo più neppure il bisogno di Dio.
Santa Maria, donna del primo passo.
Chissà quante volte nella tua vita, hai stupito tutti regalando il perdono.
Chissà con quale sollecitudine, dopo aver ricevuto un torto dall’inquilina di fronte,
Ti sei alzata per prima e hai bussato alla porta e, le hai donato il tuo perdono.
Chissà con quale tenerezza, nella notte del tradimento, Ti sei alzata per raccogliere il
pianto amaro di Pietro e, pensiamo che Ti sia alzata per andare anche a consolare
Giuda dopo il tradimento, peccato che non si sia fatto trovare.
Donaci, Ti preghiamo, la forza di partire per primi, ogni volta che c’è da perdonare.
Rendici come Te, esperti del primo passo.
Santa Maria, donna del primo passo.
Abile nel precedere tutti, gioca d’anticipo anche sul cuore di Dio.
Perché, quando busseremo alla porta del cielo e, compariremo davanti all’Eterno,
previeni la sua sentenza.
Allora alzati per l’ultima volta e, vieni incontro a noi, prendici per mano e con un
lampo di Misericordia negli occhi, anticipa il suo verdetto di grazia.
E saremo sicuri del suo Perdono.
In questo mese dedicato a Lei, chiamiamola in nostro aiuto, affidiamoci a Lei,
che come una brava mamma, sicuramente sarà al nostro fianco durante le
difficoltà, a noi solo il compito di pregare.

Messaggio della Madonna da Medjugorje


Medjugorje: Messaggio del 2 Maggio 2019 a Mirjana
 “Cari figli, con amore materno vi invito a rispondere, con cuore puro,
aperto e con totale fiducia, al grande amore di mio Figlio.
Io conosco la grandezza del Suo amore, io L’ho portato dentro di me,
l’ostia nel cuore, la luce e l’amore del mondo.
Figli miei, rivolgersi a voi è segno del Suo amore, è segno dell’amore e
della tenerezza del Padre Celeste, un grande sorriso colmo dell’amore
di mio Figlio, l’invito alla vita eterna.
Il sangue di mio Figlio è stato versato per voi, per amore, questo sangue
prezioso per la vostra salvezza, per la vita eterna.
Il Padre Celeste ha creato l’uomo per la gioia eterna.
Non è possibile che moriate voi che conoscete l’amore di mio Figlio,
voi che Lo seguite.
La vita ha trionfato, mio Figlio è vivo.
Perciò figli miei, apostoli del mio amore, che la preghiera vi mostri la via
ed il modo di diffondere l’amore di mio Figlio, la preghiera nella forma
più sublime.
Figli miei, anche quando provate a vivere le parole di mio Figlio, voi pregate.
Quando amate coloro che incontrate, diffondete l’amore di mio Figlio.
L’amore è ciò che apre le porte del paradiso, è quella chiave che apre
la porta del paradiso.
Figli miei, dal principio io ho pregato per la chiesa, perciò anche voi,
apostoli del mio amore, vi invito a pregare per la chiesa e per i suoi ministri,
per coloro che mio Figlio ha chiamato. Vi ringrazio”.


martedì 30 aprile 2019

Ricordando San Giuseppe lavoratore


Una riflessione su Giuseppe il lavoratore giusto.
Giuseppe sta organizzando casa per accogliere Maria.
È un bravo ragazzo, un onesto lavoratore ed è sufficientemente devoto,
insomma; un buon partito.
È contento di accogliere Maria, che è una ragazza timida ma decisa,
gentile e di bell’aspetto; molti lo considerano fortunato di avere in
sposa la piccola adolescente di Nazareth.
In questo clima di festa matrimoniale, arriva la doccia fredda.
Matteo, tutela della privacy, non ci spiega come Giuseppe sia venuto
a conoscenza della gravidanza di Maria.
Dubito che si siano incontrati, forse è stata la madre Anna a comunicargli
la notizia, chissà.
Possiamo, però immaginare la notte insonne di Giuseppe, la peggiore
della sua vita.
Ma come? Maria? La mia piccola Maria?
E chi sarà il padre?
Io che pensavo fosse una così brava ragazza!
Che stupido sono stato!
Ma ci sarà una ragione, qualcuno avrà abusato della sua gentilezza.
Giuseppe non riesce a prendere sonno, si gira e si rigira sul giaciglio,
come fa la porta sui cardini, come dice la Scrittura (Pr 26,14).
Ma, oltre alla profonda ferita di un amore tradito, Giuseppe deve
affrontare l’incubo del futuro.
Cosa deve fare?
A norma di legge, Giuseppe deve svegliarsi e radunare altri uomini della comunità
dicendo che quel bambino non è suo, e subito Maria sarà lapidata a morte.
Per essere un buon credente e un devoto, deve uccidere Maria.
(Non è folle che, a volte, gli uomini compiano cose orribili in nome di Dio?).
Ma, grazie al cielo, quest’usanza non è più praticata, al tempo di Gesù.
Giuseppe deve informare il rabbino del fattaccio e ripudiare la futura sposa, che
rimarrà a casa dei propri genitori piena di vergogna, segnata per tutta la vita.
E, a questo punto, succede l’incredibile.
Giuseppe, che è un giusto, trova una soluzione.
Mentirà.
Dirà che si è stancato di Maria, la ripudierà, salvandole l’onore.
Certo, nessuno prenderà più in sposa una donna che ha avuto un figlio
da un altro uomo, ma, almeno, girerà a testa alta nelle strade di Nazareth.
Giuseppe è grandioso; non rispetta la Legge attribuita a Dio
e decide di mentire.
Matteo ci dice che Giuseppe è giusto.
A volte la legge di Dio, quella autentica, passa attraverso la trasgressione
della legge degli uomini, quella attribuita a Dio.
Giuseppe è giusto come Dio è giusto, perché non giudica secondo le
apparenze, perché si sacrifica, supera il suo orgoglio di maschio
ferito, e salva Maria.
Immenso Giuseppe, falegname abituato a riconoscere l’essenza di un legno,
a piallare un’asse, non ad inseguire fini ragionamenti che lo mettono in crisi!
Ha deciso, anche se continua a non prendere sonno.
E, proprio quando ha scelto di salvare Maria, quando si è dato pace, quando
ha superato il proprio orgoglio, arriva, in sogno, un angelo che lo rassicura.
Va tutto bene, gli dice l’angelo, hai a che fare col mistero.
Fai bene a fidarti di Maria, è prodigioso ciò che le è capitato, colui
che porta in grembo non è il figlio di un altro uomo, ma di Dio stesso.
Maria lo partorirà e tu, Giuseppe, gli darai il nome, cioè l’identità,
il carattere, l’educazione e gli insegnerai un lavoro.
A Maria l’angelo chiede di collaborare.
A Giuseppe l’angelo chiede di insegnare a Dio a diventare uomo.
E gli insegna l’unico mestiere che sa fare bene, il falegname.
Anche lui, Giuseppe, deve cambiare la sua vita, i suoi desideri, le sue scelte,
adeguarli all’evento improvviso di un Dio che decide di diventare uomo.
Giuseppe obbedisce.
Si sveglia e prende con sé Maria.
Leggo e rileggo questa conclusione sconcertante.
Si alza e obbedisce.
Non fa commenti, non approfondisce ulteriormente, si fida e basta,
accetta e accoglie.
La sua vita, ora, è radicalmente cambiata, ma va bene così;
ha a che fare con il mistero di Dio.
Si amici, il Signore ha imparato prima di tutto un lavoro,
glielo ha insegnato Giuseppe.
È un onore prima di un dovere lavorare per la propria famiglia,
anche Dio lo ha fatto.
Buona festa del lavoro amici, Fausto.




giovedì 25 aprile 2019

Messaggio della Madonna di Medjugorje


Messaggio, 25 Aprile 2019

Cari figli!
Questo è tempo di grazia, tempo di misericordia per ciascuno di voi.
Figlioli, non permettete che il vento dell’odio e dell’inquietudine regni
in voi e attorno a voi.
Voi, figlioli, siete invitati ad essere amore e preghiera.
Il diavolo vuole l’inquietudine e il disordine ma voi, figlioli, siate la gioia
di Gesù Risorto il quale è morto e risorto per ciascuno di voi.
Lui ha vinto la morte per donarvi la vita, la vita eterna.
Perciò, figlioli, testimoniate e siate fieri di essere risorti in Lui.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

martedì 23 aprile 2019

La mia lettera a Giuda.


Vogliamo sempre farci gli affari degli altri. Anche Giuda, forse.
Abbiamo già passato la Settimana Santa, Gesù è risorto, e come logica
siamo tutti felici e contenti.
Ma purtroppo da me la logica non esiste, vengo stuzzicato da un interlocutore,
(chiamiamolo così perché non voglio mettere il nome per la praivasi), che aveva
assistito ad un incontro formativo cui avevo partecipato, il quale aveva come tema
il tradimento.
Bellissimo argomento, naturalmente abbiamo iniziato con i tradimenti antichi o se
vogliamo disobbedienze, per soffermarci poi sul tradimento di Giuda.
Quella sera avevo portato una mia tesi appunto su quel tradimento, la quale diceva
che Giuda secondo me non è stato un traditore, ma piuttosto un ingannato, un ingenuo.
Apriti cielo, critiche a non finire, fortunatamente un giovane sacerdote prende la
parola e dice: “Hai ragione Fausto, la tua tesi può essere giusta, però ci devi spiegare
il perché”.
Io spiego il più chiaro possibile il perché e tutto si tranquillizza fortunatamente.
Ritorno al mio interlocutore che era presente e non ha avuto il coraggio di intervenire.
Alcune sere più tardi, mi interpella attraverso facebook, ed è altamente arrabbiato
con me, mi dice subito che non conosco assolutamente il Vangelo, che non capisco
un cavolo della fede ed è meglio per gli altri se non partecipo ad incontri di quel
tipo e che non posso stravolgere il Vangelo.
Ho preso paura, sembrava che avessi ammazzato un’altra volta il Signore.
Signur, perché tutti a me, non lo so, mi sembra di essere come la c…a, che attira
le mosche, è forse perché ho tanta pazienza?
Ma anche quella può esaurirsi.
Senti Signore, dimmelo se sbaglio, visto che ho voluto difendere le tue scelte;
se non sbaglio, Giuda lo avevi scelto Tu, grazie.
Hai pregato un’intera notte prima di sceglierlo, e lui ti ha seguito per tre anni,
giorno e notte.
Non credo che da un momento all’altro sia diventato una disgrazia.
Credo che troppo spesso Giuda sia stato liquidato dalla predicazione cattolica come
la macchietta del tradimento, il prototipo del disgraziato, il simbolo del male, come
fosse l’unico artefice della fine di Gesù.
Siamo dei cattolici da strapazzo, pronti solo a incolpare gli altri, anche di colpe
nostre; bravi un applauso.
No, Giuda non è un traditore, ma un discepolo che scivola nella caligine.
Noi discepoli, che puntiamo il dito verso Giuda, siamo sicuri di essere dei puritani,
siamo sicuri di non commettere nessun peccato?
Sinceramente non lo so, anch’io non me la sento di puntare il dito!
E come Gesù dico; chi è senza peccato scagli la prima pietra; ma dove sono,
non c’è più nessuno?
No Signore sono scappati tutti!
Bene allora siamo a posto!
Vorrei proprio vedervi tutti se avete il coraggio di scagliare la prima pietra,
ipocriti e falsi, sapete solo lavarvi la bocca con sentenze.
No, Giuda non è un traditore, è stato ingannato, da chi?
Dai sacerdoti del tempo, proprio loro lo hanno fregato, l’unica sua colpa è
quella di essere stato un ingenuo.
Invece Giuda ci è prezioso; perché, perché ci assomiglia, perché svela che
dietro ogni discepolo c’è il rischio di un abbandono, di un disastro, di un
fallimento, il mio, il vostro, quello di tutti noi.
Perciò, parlare del percorso di Giuda significa entrare in una dimensione
di umiltà, in cui non siamo certi della nostra salvezza, né ci vantiamo
della nostra fede.
Perché, vedete, se uno dei dodici che ha guardato Gesù negli occhi, che ha
visto i lebbrosi guarire e i ciechi tornare a vedere, che ha masticato il pane
della moltiplicazione, è caduto in quel tranello, quanta umiltà dobbiamo
mettere nel nostro discepolato!
Se guardiamo al Vangelo di Giovanni, scopriamo una rabbia verso se stesso
quando parla di Giuda, perché il fallimento di un discepolo, è una ferita per
tutta la Chiesa, per tutta la comunità, la rabbia di Giovanni dipende dal non
aver saputo capire e fermare la deriva di uno di loro.
Cosa aveva in mente Giuda?
Innanzi tutto il suo ruolo è marginale.
I sacerdoti avevano già deliberato di uccidere Gesù.
Devono solo trovare Gesù da solo, perché avevano paura della sommossa
del popolo.
Ecco a cosa è servito Giuda, a far capire a loro chi era.
Guardate che Giuda si è accordato con i sacerdoti; semplicemente perché
voleva che Gesù si incontrasse con loro per spiegarsi, in effetti Gesù, non si
era mai incontrato con i sacerdoti.
Pensava che riuscissero a capirsi a spiegarsi per collaborare, ecco cosa voleva Giuda.
In effetti, non gli ha chiesto soldi per l’informazione, sono stati loro
a darglieli, come ricompensa.
Poi quando troppo tardi, ha capito di essere stato ingannato, li ha restituiti; lui,
i soldi bagnati di sangue non li ha voluti.
È sempre così, il male.
Si vende come bene, o come male minore.
È sempre così; inganna, crea zone di grigio, non è riconoscibile.
Nessuno di noi berrebbe a una bottiglia etichettata come veleno!
Il male si presenta sempre come un possibile bene.
Ogni nefandezza ha avuto, all’origine, qualche buona ragione.
Per Giuda la buona ragione è aiutare Gesù a manifestare la sua vera identità,
forzargli la mano, costringerlo a uscire dalle riservatezze e, così, essere
riconosciuto dal Sinedrio.
Che però, non ha alcuna voglia di accogliere un Messia.
Figuriamoci uno strampalato come Gesù, che vuol condividere.
Scherziamo!
Giuda non voleva far arrestare Gesù, abbiamo detto, le cose non vanno come
pensava, è inorridito nel vedere quello che stava succedendo, corre dai sacerdoti,
li supplica, getta i denari per terra, non li vuole, non erano questi i patti, mi avete
imbrogliato, non c’è stato niente da fare, ormai la frittata era fatta.
Non me lo posso perdonare, non sono riuscito a capire quello che Lui voleva fare,
ero troppo lontano da Lui, non posso essere perdonato.
Giuda si toglie la vita, si, ma dalla disperazione.
E noi vogliamo dargli del traditore; ironia dei cristiani.
In quel gesto, c’è tutta la nostra colpevolezza di quando cadiamo nel peccato,
ma ancora abbiamo il coraggio di puntare il dito verso Giuda e dire; traditore!
No, Giuda, io non punto il dito contro di te, non me la sento di mettere il peso
delle mie colpe sulle tue spalle, in quella colpa, centro anch’io tantissimo,
scusami se non ho avuto il coraggio che hai avuto tu, quello di ritornare al Sinedrio
a reclamare per l’imbroglio subito, avevo troppa paura e sono andato a nascondermi.
Però, lasciami farti un rimprovero, perché caspita non hai risposto al richiamo di
Maria, Lei era venuta a cercarti, come ha fatto con noi, non ti ha abbandonato al
tuo destino, sei tu che non ti sei fatto trovare.
Perché!
Solo quello voglio sapere; Perché!
Guarda che Gesù ti avrebbe perdonato, come ha fatto dalla Croce con tutti noi.
Scusaci, Giuda, se non siamo stati capaci di aiutarti, di starti vicino, ecco il
nostro dramma.
Ecco caro amico interlocutore, io la penso così, attento però che della caligine
ce né per tutti e ci si sporca pure.
Logicamente non mi ha più scritto, forse, dico forse, ha scoperto di avere più
colpe di Giuda, forse.
Nessuno può giudicare, solo il Signore lo può fare, ed invece di giudicarci ha
preferito dare la sua vita per la nostra salvezza.
Un saluto a tutti voi amici, e per questo che ho scritto; non giudicatemi, Fausto.