sabato 7 settembre 2019

Cos'è l'Eucaristia.


Gesù, al culmine del suo amore per l’uomo, restò nell’Eucaristia,
per unirsi a noi e trasformarci in Lui!

lunedì 2 settembre 2019

Messaggio della Madonna a Mirjana da Medjugorje


Messaggio del 2 Settembre 2019
“Cari figli, pregate!
Pregate ogni giorno il Rosario, quella corona di fiori che mi lega direttamente
quale Madre ai vostri dolori, sofferenze, desideri e speranze.
Apostoli del mio amore, sono con voi mediante la grazia e l’amore di mio Figlio,
e da voi chiedo preghiere.
Le vostre preghiere sono così necessarie al mondo, affinché le anime si convertano!
Aprite con completa fiducia i vostri cuori a mio Figlio, ed egli scriverà in essi
il compendio della sua Parola, cioè l’amore.
Vivete un legame inscindibile con il Sacratissimo Cuore di mio Figlio!
Figli miei, come Madre vi dico che non c’è tempo per esitare ad inginocchiarvi
dinanzi a mio Figlio, a riconoscerlo vostro Dio, centro della vostra vita.
Offritegli dei doni, ciò che lui più ama, ossia l’amore verso il prossimo,
la misericordia e cuori puri.
Apostoli del mio amore, molti miei figli ancora non riconoscono mio Figlio
come loro Dio, ancora non hanno conosciuto il suo amore.
Ma voi, con la vostra preghiera detta a partire da un cuore puro ed aperto, e con
i doni che offrite a mio Figlio, farete sì che anche i cuori più duri si aprano.
Apostoli del mio amore, la forza della preghiera detta a partire dal cuore, di una
preghiera potente e colma d’amore, cambia il mondo.
Perciò, figli miei, pregate, pregate, pregate! Io sono con voi.
Vi ringrazio!”.

domenica 4 agosto 2019

Un incontro casuale durante una camminata mattutina lungo le rive dell'Adige.


Gesù la Via che conduce al Padre.
Con il problema al cuore che avevo avuto qualche anno fa, sono obbligato tutti
gli anni a delle visite specialistiche, ma purtroppo nell’ultima di qualche
settimana fa il dottore mi ha detto che devo assolutamente diminuire di peso
per non affaticare il cuore.
Non c’è problema, mi sono detto, dietro di me c’è una bella camminata sulla
riva dell’Adige e, così ho cominciato ogni mattina a fare quattro passi, che bello.
Incontro diverse persone, qualche chiacchera camminando non fa male, anzi è
una compagnia, ci mancherebbe, certo, ma proprio l’altro giorno incontro una
signore che come me fa quattro passi, mentre la incrocio, lei mi guarda e mi
dice: “Scusi, posso farle una domanda? Certo, dico io. Cosa vuole sapere?
Ma per caso lei è quel signore che sul suo profilo facebbok mette tutti
i giorni il Vangelo? Rispondo; chi ha fatto la spia?
Nessuno mi dice, ieri l’ho letto sul profilo di una mia amica”.
Ecco, sono stato scoperto; ed allora le chiedo, le da fastidio?
No, non mi da fastidio, ma sono molto perplessa riguardo a Dio e alla Chiesa,
troppi scandali, troppi soprusi, poi preti pedofili e scandali, sono disorientata
e faccio fatica a credere ancora a Dio, lei ha qualche argomento che possa
schiarirmi le idee?
Non le prometto niente, ma se mi lascia qualche giorno ci provo, mi dia il
nome del suo profilo che così posso inviarglielo.
Ed allora ecco l’illuminazione dello Spirito, perché non fargli conoscere il
Dio di Gesù?
Gesù, che celebriamo Risorto e Signore, Gesù che scopriamo essere più di un
Maestro, più di un Profeta, ci svela il volto di Dio.
Gesù ne parla con autorevolezza perché Lui, in quel volto ci si specchia.
La prima comunità matura questa verità sconcertante; Gesù è la presenza stessa di
Dio, il figlio di Dio venuto per raccontare agli uomini chi è veramente Dio Padre.
E questo perché più di duemila anni di alleanza con un popolo, Israele, non erano
bastati perché l’uomo, finalmente, si allontanasse da tutte le rappresentazioni
superstiziose di Dio e potesse, senza più errori, conoscere nel profondo, in intimità,
il volto del Padre.
Io non credo in Dio, credo nel Dio di Gesù Cristo.
Tutti ci facciamo una certa idea di Dio; per credergli o per rifiutarlo
e-mediamente-sento dire di Dio delle cose veramente orribili.
Mi spiace veramente che così tanta gente abbia una così brutta immagine di Dio
e sono convinto che molte persone che si credono cristiani, in realtà non si sono
neanche mai posti il problema dell'identità di Dio.
Tutta la nostra vita è una conversione dal Dio che c'è nella nostra testa al Dio
di Gesù Cristo!
Il Dio che Gesù racconta, è il Dio d’Israele, che si è svelato progressivamente,
rispettando i tempi di comprensione dell'uomo, attento alla fatica di vivere dell’uomo.
È il Dio geloso, che ama sul serio, non di un amore pieno di compromessi,
ma di un amore talmente viscerale da esigere attenzione, e spesse volte la
Bibbia usa immagini umane per descrivere la gelosia e la passione di Dio che
sente contorcersi le interiora per i suoi figli.
Un Dio che svela agli uomini la strada per essere felici, le famose dieci parole
(noi abbiamo tradotto discutibilmente “dieci comandamenti” suscitando quel
moto spontaneo di affetto che abbiamo mediamente verso leggi e regolamenti)
che indicano all'uomo il percorso verso la felicità.
Un Dio che conosce la sofferenza del popolo e che vuole liberarlo attraverso
l’opera di altri uomini, che sa pazientare e scuotere, intervenire e sostenere,
amare e forzare.
Un Dio che sa perdonare e dimenticare, che è ostinato nel suo amore, che
perseguita Israele con i suoi benefici, un Dio bellissimo, che non si riesce a
vedere se non di spalle, e la cui visione provoca la morte, talmente è glorioso.
Un Dio che-come dicevamo-stanco di essere frainteso si fa uomo, corpo e sguardo.
Un Dio che suda e impara, si stanca e ride, fa festa e partecipa al lutto,
lavora e gioisce della famiglia e dell'affetto dei suoi.
Un Dio che si piega sull’umanità ferita, come un buon samaritano versa sulle
sue ferite l'olio della consolazione e il vino della speranza, che si prende in
carico l’uomo dolorante e lo conduce alla locanda del regno.
Un Dio che, come un padre, accetta che il figlio minore se ne vada di casa con
i suoi soldi, rischiando di perderlo, purché egli faccia le sue scelte, che lo accoglie
con rispetto, senza chiedere ragione della sua fallimentare esperienza e gli
restituisce dignità, che fa festa ed esce a convincere il rancoroso fratello maggiore
ad entrare con lui.
Un Dio che si commuove alle lacrime, che ama l’amicizia e l'accoglienza,
che sceglie di donarsi fino in fondo, che non ha paura del rischio, che vuole
morire per sigillare le parole “ti amo” rivolte a ciascuno di noi, che piange di
paura e chiede qualcuno che lo ascolti, che pende nudo da una croce.
La croce svela la misura di un Dio sconfitto per amore, che preferisce
morire per dire l’ultima parola.
Gesù ci svela il volto di un Dio paziente, tenero, silenzioso, timido,
rispettoso dell'uomo.
Timido, perché Egli è come la brezza del mattino e rispetta (lui almeno!)
la libertà dei suoi figli.
Un Dio adulto che ci tratta da adulti, che dice a Mosé: “ho visto la sofferenza
del mio popolo; và, io ti mando”, quando tutti avremmo preferito sentirci
dire: “Ho visto la sofferenza del popolo, ora intervengo”.
Dio non ci allaccia le scarpe, né ci risolve i problemi; ci aiuta ad affrontarli,
ci spiega che non è poi così fondamentale superarli, che la storia ha un
tesoro nascosto che siamo chiamati a scoprire.
Gesù ci svela un Dio discretamente vittorioso nella resurrezione, che ha
un piano per l’umanità, che ha un sogno, la Chiesa, i suoi discepoli, chiamati
non a salvare il mondo, ma a vivere da salvati, costruendo quel regno che Lui
è venuto ad inaugurare, regno di giustizia e di pace, di amore e di luce, di
sguardo verso l'altrove.
Un Dio che viene là dove la sua comunità si raduna e si rende presente nell'amore
che si scambiano i discepoli e nei Sacramenti.
E noi, in quale Dio crediamo?
Se crediamo nel Dio che ci ha svelato Gesù, bè, allora siamo fortunati.
È bello il Dio che mi ha fatto conoscere Gesù e, me ne sono innamorato
a tal punto, che non riesco a smettere di farmi illuminare quando leggo
le sue Parole, ecco cara amica della passeggiata, spero ti aiuti
a comprendere, buona lettura Fausto.

lunedì 29 luglio 2019

Da tanto tempo, amici, avevo dei dubbi ma li tenevo per me, perchè, non è giusto creare allarmismo per niente, ora ho ricevuto questa lettera e i miei dubbi, purtroppo sono confermati, da tempo persone che incontro mi chiedono il perchè le persone abbandonano la Chiesa, a volte, incolpandola di errori, ora quì c'è la conferma che non è la Chiesa che compie errori, ma, uomini di Chiesa, che è totalmente diverso, a me dispiace far vedere queste cose, ma non si può sempre tacere.


Lettera di un giovane prete al giornalista Aldo Maria Valli.
Ecco perché il popolo non si riconosce più nei pastori.
Cari amici, oggi pubblico la lettera che mi è stata inviata da un giovane prete.
L’affido alla vostra attenzione e non ho bisogno di commentarla perché mi
sembra davvero chiara ed esplicita.
Ritengo che il contenuto sia anche drammatico e ringrazio l’autore per avermi
scritto con tanta passione.
Purtroppo il sacerdote non può firmarsi perché, come mi ha spiegato, i “guardiani
della rivoluzione” attivi nella sua diocesi gliela farebbero pagare, mentre lui
vuole continuare a essere prete in cura d’anime.
E anche su questa ricorrente circostanza, ovvero, che nella nostra Chiesa, nel
momento in cui si esprimono idee non allineate con il pensiero mainstream,
sia necessario tutelarsi con l’anonimato, bisognerebbe meditare.
Aldo Maria Valli, vaticanista.
CARI PASTORI, RITORNATE VOI STESSI!
Gentile Valli, sono un giovane sacerdote di campagna e ho deciso di scriverle
per condividere una forte preoccupazione circa il rapporto tra i nostri legittimi
pastori e il popolo di Dio formato dai fedeli e dai noi semplici preti.
Mi sembra che in questa fase storica il Papa e i vescovi stiano raccogliendo ciò
che da qualche anno stanno seminando con le loro azioni e le loro parole e cioè
la separazione e la perdita di fiducia da parte della maggioranza dei fedeli, in
particolare da parte di coloro che partecipano regolarmente alla liturgia domenicale.
Aver schiacciato l’azione della Chiesa sulla sola dimensione orizzontale sta
generando una grave asfissia spirituale in un popolo che non si riconosce più in
guide che, oltretutto, appoggiano in modo manifesto poteri e persone che da
sempre minacciano la fede e le radici spirituali della nostra Europa nonché
l’antropologia cristiana.
La cosa che più mi preoccupa è che la Chiesa nelle sue alte gerarchie sembra
ignorare completamente questo distacco e questo dissenso sempre più ampio
e profondo.
Quelle guide che, ad intra, non fanno che osannare i laici quali salvatori della
Chiesa del domani, sono le stesse che poi, ad extra, accusano i laici di irresponsabilità
e razzismo se non seguono una certa linea che esse pretendono di imporre dall’alto.
Il problema di questo pontificato mi sembra stia qui: è amico dei nemici
e nemico degli amici.
Ma proprio per questo sta stufando.
E la pazienza, anche dei più bendisposti, si sta esaurendo.
L’esito è che ci si sente abbandonati da chi ci dovrebbe difendere, da chi sembra
apprezzare molto i Soros, gli Scalfari e le Bonino ma non si ricorda dei semplici
fedeli che chiedono di essere confermati nella fede.
Un vecchio proverbio popolare insegna: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.
Possibile che alle gerarchie, tranne poche eccezioni, non entri neppure nell’anticamera
del cervello l’idea che c’è qualcosa che non torna nel godere di certi consensi e
nel condividere le battaglie con chi da sempre si batte per la cancellazione di Dio
dal nostro cuore?
Possibile che i nostri pastori stiano così bene in compagnia di chi professa, nel
migliore dei casi, un umanesimo ateo che ha tra i suoi dogmi la promozione di
presunti “diritti” incompatibili con la nostra fede?
Possibile che i nostri pastori si sentano tanto a loro agio nell’avere come compagni
di strada coloro che professano una “salvezza senza Vangelo”?
I risultati di queste ultime elezioni hanno sancito in modo evidente che la
separazione tra i pastori e il popolo di Dio è ormai una tragica realtà, peggiorata
dal fatto che le gerarchie a quanto pare non ne vogliono prendere atto.
Nella testa dei pastori, e proprio da parte di coloro che a parole vogliono apparire
tanto “popolari” e con l’odore delle pecore addosso, in realtà c’è sempre l’idea,
tipica degli illuminati e dei clericali, che il popolo, quando decide in modo diverso
dalla linea indicata dall’intellighenzia modernista e progressista, “non capisce”.
Ma come fanno a non rendersi conto che le pecore, quelle vere, hanno già
voltato loro le spalle e ormai dicono senza remore: cari pastori, per noi siete
irrilevanti, non contate nulla; Dio è con noi, non con voi!
Non sono uno storico della Chiesa, ma credo che raramente la separazione tra il
popolo e il basso clero da una parte e l’alto clero dall’altra sia stato così marcato
come ai nostri giorni.
Noi, semplici preti e semplici fedeli, non chiediamo una “rivoluzione”, un “cambio
di paradigma”, una “Chiesa di Francesco”.
Siamo stanchi di vuote parole e di slogan ideologici.
Chiediamo solo la fedeltà al Vangelo e l’annuncio della salvezza donataci da Gesù Cristo.
Non vogliamo una Chiesa il cui obiettivo sembra essere quello di farci sentire
in colpa se non ci schieriamo a favore dell’apertura dei porti e dell’accoglienza
indiscriminata e dissennata a tutti i migranti.
Non vogliamo una Chiesa che ci mette ossessivamente sotto accusa se non ci
diciamo a favore del dialogo ad ogni costo con i musulmani e se, seguendo
l’invito di Gesù, facciamo proselitismo.
Non vogliamo una Chiesa che ci fa sentire come dei reietti se non votiamo per
i partiti appiattiti sui diktat dell’Unione europea.
Non vogliamo una Chiesa che ci accusa di essere “senza cuore” quando restiamo
quanto meno perplessi di fronte al gesto irresponsabile di un elemosiniere pontificio,
quando vediamo il nostro Papa sorridere soddisfatto ricevendo in dono un crocifisso
blasfemo con la falce e il martello, quando lo sentiamo dire che non si interessa
della politica italiana e che quel poco che sa lo apprende leggendo l’Espresso.
Siamo stanchi.
Cari pastori, non vi dovete certamente meravigliare se, come esito finale del
vostro essere sempre dalla parte sbagliata, vi ritrovate un popolo che non vi
considera più come guide attendibili e va alla ricerca di altri punti di riferimento.
E non potete fare spallucce dicendo che tanto quello non è il “vostro” popolo.
Non è vero!
Questo popolo stanco e disorientato è il vostro popolo!
È un popolo che si commuove quando pensa a san Giovanni Paolo II e a
Benedetto XVI e non si capacita della situazione attuale.
Un popolo che ama e soffre per la Chiesa, perché la vede in balia di forze che
nulla hanno a che fare con la tradizione cristiana.
Un popolo che, nonostante tutto, osa guardare in alto sperando in un miracolo,
perché ai miracoli questo popolo ancora crede.
Un giovane prete!


domenica 28 luglio 2019

Il disastro dei barconi di immigrati nel Mediterraneo, ecco di chi è la colpa.


LE ONG NON SALVANO VITE UMANE, MA LE METTONO
APPOSTA IN PERICOLO.
Perciò è istigazione al suicidio.
Lo scopo è solo di favorire l'invasione (ad es. la Sea Watch costa 3 milioni di euro
l'anno, ma con questi soldi si potevano mantenere 200 mila africani a casa loro).
Io continuo a pensare che l'impossibilità di confrontare serenamente e razionalmente
le opinioni dipenda da Internet.
È quello che sta succedendo con la vicenda della Sea Watch.
La moltitudine dei difensori della Ong (di tutte le Ong che operano nel Mediterraneo)
e del capitano Carola Rackete sostiene questo sillogismo:
a) Premessa maggiore: la vita umana è bene primario.
b) Premessa minore: le Ong salvano vite umane.
c) Conclusione: per salvare vite umane (beni primari) si può violare ogni
norma che tuteli beni secondari.
Si tratta in realtà di un paralogismo: la premessa minore è erronea.
Le Ong non salvano vite umane.
Al contrario le mettono intenzionalmente in pericolo.
Quello che vogliono è favorire la migrazione.
A questo scopo ogni Ong si è data una struttura economica e operativa.
Fausto Biloslavo su Il Giornale, ha fornito informazioni impressionati: «Sea Watch
è costata nel 2018 oltre un milione e mezzo di euro (lavori in cantiere dell'anno
prima e due gommoni).
Si devono aggiungere 304.069,65 euro per spese equipaggio e personale amministrativo
a Berlino e Amburgo.
Ancora: viaggi e voli di equipaggi e attivisti: 61.980,36 euro, assicurazione, ormeggi
e tasse portuali: 100mila euro, viveri per equipaggio e migranti: 36.456,76 euro,
telecomunicazioni: 22.661,23 euro, carburante: 80mila euro, manutenzione: 77mila
euro, «fornitori di servizi esterni» (?): 102.172,57 euro, spese burocratiche: 192 mila
euro, team italiano (lobbisti): 62.815,17.
Ci sono poi due aerei, uno costato 100.000 euro che ha compiuto un'operazione (?)
262.435,00 euro.
Carburante e tasse aeroportuali: 162.360,00 euro.
Totale, circa 2.700.000 euro, pagati dalla federazione evangelica tedesca».
SALVARE VITE È UNA SCUSA
Dunque, «salvare vite» è costato, nel 2018, quasi 3 milioni di euro.
Tempo fa ho appreso che un immigrato (clandestino, che si era rivolto ad uno
studio legale, imbarcatosi in Libia dopo un lungo viaggio attraverso mezza Africa)
ha mantenuto per oltre due anni la sua famiglia in Bangladesh con i 2,5 euro giornalieri
che riceveva dallo Stato durante il periodo di attesa della sentenza definitiva sul
suo diritto a ricevere il permesso di soggiorno.
Cinque persone (padre, madre, fratello, moglie del fratello e bambina) hanno
vissuto per oltre due anni con 75 euro al mese.
I 3 milioni spesi per la Sea Watch avrebbero mantenuto in vita ogni
anno 200 mila persone. A casa loro.
Da dove non avrebbero avuto motivo di allontanarsi per affrontare un viaggio
attraverso Somalia o Etiopia, poi Mali o Niger o Sudan, infine Libia (il clandestino
ci ha impiegato un anno e mezzo), e alla fine un soggiorno di imprecisata durata
nei famigerati lager libici.
Né avrebbero avuto motivo di imbarcarsi su gommoni malsicuri con elevata
probabilità di affogare.
Dubito che Sea Watch abbia, nel 2018, «salvato 200 mila vite».
Ma, se anche tante fossero state, il «salvataggio» ha avuto come ineliminabile
conseguenza, l'abbandono in un Paese straniero che non le voleva, il passaggio
in clandestinità e–soprattutto-la mancanza di mezzi di sussistenza alle famiglie
rimaste nei Paesi di origine.
Chiunque, anche Sea Watch, capisce che i tre milioni di euro all'anno sono stati
proprio buttati dalla finestra.
Allora, perché?
IL VERO SCOPO È FAVORIRE L'INVASIONE
Prima di rispondere alla domanda, un'altra considerazione.
Un migrante disperato attraverserebbe il canale di Sicilia a nuoto?
Ovviamente no, se non per uscire dalla sua disperazione con il suicidio.
Eppure, se sapesse che Sea Watch e le altre Ong non lo raccoglieranno, che il
mare è un deserto dove si troverà solo, solo questo gli rimarrebbe da fare.
Oppure potrebbe rinunciare a migrare.
Dunque è assolutamente evidente che la massiccia migrazione attraverso il
Mediterraneo è dovuta alla ragionevole certezza o rilevante probabilità (in realtà
non tanto rilevante ma la disperazione è una molla potente) che qualcuno li raccoglierà.
D'altra parte che le Ong siano lì per questo, che gli aerei pattuglino la zona per
questo, che ci siano accordi tra Ong e trafficanti libici (metteteli in mare e noi
arriveremo) lo sappiamo noi e lo sanno loro.
Allora è evidente che la causa prima della necessità di «salvare vite» sta proprio
nella predisposizione dell'operazione di salvataggio.
Mettiti in pericolo e io verrò a salvarti.
La risposta al «perché» adesso è facile.
Sea Watch e le altre ritengono che favorire la migrazione dai Paesi poveri ai Paesi
ricchi sia cosa buona e giusta.
Quindi si organizzano per trasportare i migranti.
Naturalmente non possono mettere in piedi un servizio navetta ufficiale,
prelevandoli in territorio libico e sbarcandoli in Europa (sul dove in Europa
si apre un altro discorso).
Quindi li «salvano» in mare.
Che è come dire: la casa in cui abiti è pericolante e insalubre; assicurala e
dalle fuoco; io sono pronto a portare una scala fino al terzo piano e a «salvarti»;
l'assicurazione ti darà un po' di soldi e tu ti rifarai una vita.
Tutti contenti. Meno l'assicuratore. Ma chi se ne frega.
Tutto questo ha, deve avere, conseguenze penali.
Ma al momento è evidente che le ipocrite ammonizioni lanciate al nostro Paese
(«salvare vite non può mai essere un reato») sono non pertinenti.
C'è chi lo sa benissimo e parla imbiancando i suoi sepolcri; e chi non capisce
niente: ma «l'ho letto su Internet».
Poi, abbiamo gli ipocriti di sinistra che sono compiacenti per scopi di lucro.


giovedì 25 luglio 2019

Messaggio della Madonna a Marija Medjugorje


Messaggio del 25 Luglio 2019
Cari figli! La mia chiamata per voi è la preghiera.
La preghiera sia per voi gioia e una corona che vi lega a Dio.
Figlioli, verranno le prove e voi non sarete forti ed il peccato regnerà ma
se siete miei, vincerete perché il vostro rifugio sarà il Cuore di mio Figlio Gesù.
Perciò figlioli, ritornate alla preghiera affinché la preghiera diventi vita per voi,
di giorno e di notte.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Io credoche in questa Italia marcia, ci sia bisogno di una pulizia radicale se non vogliamo vedere altri fatti come quello di Bibbiano e dintorni.


GIA' NEL 2013 UN GIUDICE DI BOLOGNA DENUNCIAVA
IL TERRIBILE MERCATO DEI BAMBINI DATI IN AFFIDO
L'inchiesta Angeli e Demoni a Bibbiano ha dimostrato che diceva il vero il
giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna nella trasmissione di Federica
Panicucci (VIDEO: Francesco Morcavallo a Mattino 5) di Luca Volontè.
Nell'ormai lontano 2013, negli studi di Mattino Cinque, il giudice Francesco
Morcavallo del tribunale di Bologna, davanti alla conduttrice Federica Panicucci
e ad un pubblico ammutolito, denunciava un indecente e terribile mercato di
bambini e affidi violenti e laceranti.
Il video dell'intervista è allucinante ed appare sconvolgente che nessuno abbia
ritenuto opportuno procedere d'ufficio contro ciò che il giudice denunciava come
un «mercato di affidamenti che vale 1,5 o 2 miliardi di euro l'anno».
Una vergogna. Ma come è possibile?
Quale obbligatorietà dell'azione penale esiste quando addirittura un giudice
denuncia fatti così gravi o quando addirittura si denuncia il Csm di immotivata
mancanza di intervento davanti a 35 mila bambini allontanati dalle famiglie al 2013?
Non ci sono parole per questa mancanza di intervento e almeno si faccia sapere
e ci si chieda, con tutti gli strumenti possibili, inclusi quelli istituzionali, come mai
e perché non si è intervenuti per tempo con azioni e ispezioni appropriate.
ANGELI E DEMONI
Si è dovuto attendere sino al 28 giugno 2019 prima che la coraggiosa Procura
di Modena intervenisse sulle vicende degli affidi illeciti nel reggiano, con la
famosa e oscurata indagine Angeli e Demoni che per qualche ora ha tenuto tutti
gli italiani attaccati al video.
Ore e giorni sono poca cosa per una così drammatica e devastante vicenda che
colpisce da anni decine di migliaia di bambini e famiglie in Italia.
Se non è un'emergenza nazionale questa, per favore, descriveteci cosa intendete
con la parola emergenza, cosa chiedete nelle vostre "interpellanze urgenti" in
Parlamento, nei vostri "Question-time".
La ramificazione, sin qui nota, della vicenda Angeli e Demoni, così come la
testimonianza-denuncia del giudice Morcavallo di sei anni prima, tratteggiano
un "sistema", una "mafia", una "collusione" stabile tra pubblico e privato che ha
pochi precedenti nella storia del malaffare italiano.
35 mila bambini (secondo i dati del 2013) significa almeno 70 mila genitori, per
un totale (tolti i nonni, gli zii e i parenti prossimi) di ben più di 100 mila italiani
coinvolti in drammi e tragedie difficilmente rimarginabili per il resto della vita.
Il dramma di 100 mila italiani, comprovato e non fantasioso, non interessa a nessuno?
Non pretende di essere chiarito in tutti i suoi aspetti, inclusi quelli che riguardano
la mancata azione del Consiglio Superiore della Magistratura?
LA DIMENTICATA DIGNITÀ DEL BAMBINO
Voglio però far notare il punto cruciale, secondo me assente nel flebile dibattito
su questa mercificazione dei bambini, quello appunto del valore e della dignità
del bambino in sé.
Se la nostra società non apre una riflessione seria e non andrà a fondo sulla
continua riaffermazione dei pericoli conseguenti alla "cosificazione" e alla
"mercificazione" dei più deboli, a cui Papa Francesco ci richiama sempre, non
usciremo da questo tunnel dell'orrore.
Certo, ci auguriamo che il solerte lavoro della magistratura e della politica faccia
presto e faccia bene, ma se non ripartiamo dalla dignità umana di tutti, se non ci
riprendiamo la consapevolezza di questo diritto inalienabile, non faremo neanche
un passo avanti.
L'idea del "bambino-oggetto" è quella che fa gettare i bimbi dai balconi, li lascia
in auto col solleone, gli concede video e telefonini sin dalla più tenera età, li sposta
da un luogo all'altro in funzione degli impegni professionali, li usa come merce
preziosa di arricchimento e ricerca di affetti.
A tal proposito, «L'utero è mio» ci ha portato al bambino come cosa mia, di cui
dispongo io e ci faccio quel che voglio, mia "cosa" o desiderio di "una cosa".
Lo vediamo infatti nell'utero in affitto, l'incivile schiavitù moderna con la quale
anche i sindacati scendono a patti, lo vediamo emergere dal fuoco di questa tragedia.
Una tragedia non finita, una violenza che continua e proseguirà non solo sino alla
fine delle indagini di Modena, non solo (come auspichiamo) sino alle indagini del Csm.
Andrà avanti fino alla nostra conversione del cuore.
Non piangiamo sui pochi bambini morti in mare se poi uccidiamo il cuore e gli
affetti delle decine di migliaia di bambini rapiti dalle proprie famiglie.
Gli uni muoiono in mare per circostanze imprevedibili, gli altri li stiamo uccidendo
noi con il nostro menefreghismo sistematico.
Possiamo fare qualcosa, vogliamo farlo?
L'avv. Francesco Morcavallo, Giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna,
a Mattino 5 ospite di Federica Panicucci nel 2013 afferma che "in situazione di
disagio sia sociale, sia economico, si interviene con strumenti autoritativi che sono
simili a quelli degli ordinamenti totalitari".
Per i 35.000 minori dati in affido in Italia ogni anno nel 99% dei casi non ci sono
motivazioni derivanti da fatti concreti, ma solo giudizi soggettivi da parte da
assistenti sociali e giudici.
In pratica si tolgono i figli ai genitori per interesse di tipo economico da parte degli
enti privati che gestiscono gli istituti che percepiscono soldi pubblici.
Insomma: lo Stato ti porta via i figli come accade nei totalitarismi.
Non basta punire i colpevoli di una singola vicenda come quella che è adesso sotto
i riflettori, ma va eliminato il controllo dello Stato sulle famiglie limitando l'intervento
della magistratura alle sole situazioni gravissime e con fatti accertati.
Poi mi domando quanto può costare un bambino in un istituto?
Sono buono, dico € 50 al giorno?
Bene; ma perché quei 50€ non li diamo alla famiglia in difficoltà che può vivere
anche se ha altri figli?
Io non ho fatto le scuole alte, solo la 5° elementare tanti anni fa, ma per me questa
sarebbe la soluzione logica; possibile che chi ha studiato non riesca ad arrivarci
con la sua intelligenza a fare questo?