sabato 21 settembre 2019



In pellegrinaggio al Santuario dell’Amore Misericordioso.
L’Agenzia Essenzialmenteviaggiatori Verona in
collaborazione con Fausto e Bertilla Bronzati
di NoifiglidiMadreSperanza organizza dal 10 al 11
Novembre 2019 un Pellegrinaggio al Santuario
dell’Amore Misericordioso a Collevalenza (PG) ove 
riposa: “LA BEATA MADRE SPERANZA DI GESÙ”
Per rinvigorire la nostra fede in
Gesù Cristo che ci aspetta a braccia
aperte nel suo Santuario per farci 
riscoprire L’ AMORE MISERICORDIOSO
che ha per tutti noi!
Durante la permanenza al Santuario è possibile fare l’immersione in
quell’acqua benedetta che il Signore ha fatto sgorgare affinchè serva 
di sollievo a noi pellegrini!
Partenza il 10 Novembre 2019 da Zevio, S. Giovanni Lupatoto, Verona,
Sommacampagna, Villafranca, Vigasio e Isola della Scala (VR).
Il costo del viaggio è di € 140,00 tutto compreso dal pranzo 
della Domenica al pranzo del Lunedì e assicurazione. 
Accompagnatore Fausto, Pulman Castellani.
Per informazioni e contatti rivolgersi a Fausto e Bertilla Bronzati 
o www.pellegrinaggiverona.blogspot.com per scaricare il programma!
o Facebook Pellegrinaggi Religiosi o Fausto Bronzati
Iscrizioni in agenzia, fino ad esaurimento dei posti disponibili sul pullman.
Al momento dell’iscrizione si verserà un acconto di € 90,00 come conferma 
del posto, corredati da fotocopia carta di identità e codice fiscale.
Il pellegrinaggio si effettuerà con almeno 35 persone.
ATTENZIONE: Per richiesta di camera singola supplemento di € 20.00 
se disponibile.
Cancellazioni e penali in caso di recesso:
Dall’iscrizione a 30 giorni prima della partenza penale del 10%
Da 29 a 15 giorni prima della partenza 30% Da 14 giorni a 7 giorni 
prima della partenza il 75% Da 6 giorni al giorno della partenza 100%
AGENZIA ORGANIZZATRICE: EssenzialmenteViaggiatori di Viaggi Pianeta Verde Srl – Via Locatelli, 13-37122Verona - tel. 045 8030951 fax 045 8011226 mail: info@essenzialmenteviaggi.com RCD (polizza assicurativa) Unipol 1/72929/319/107323286 Licenza esercizio nr. 247 Rilasciata in data 14/05/14.
Programma comunicato alla provincia di Verona in data 12/09/2019. Il Programma è sottoposto a Condizioni Generali previsti dal Decreto Legislativo nr. 206 del 06/09/05 
di cui si prega la presa visione presso l'agenzia. Informativa ai sensi della legge. Comunicazione obbligatoria ai sensi dell'art. 16 della l.269/98. La legge italiana 
punisce con la pena della reclusione i reati inerenti alla prostituzione e alla 
pornografia minorile anche se gli stessi sono commessi all'estero.

martedì 17 settembre 2019

Mi sono posto una domanda dopo aver ricevuto una telefonata: "Chi sei, Gesù?".

Ieri sera; (sarebbe meglio dire ieri notte), ho ricevuto una telefonata 
inopportuna; (mio figlio mi dice sempre; papà, ad una certa ora spegni il 
telefono, forse ha ragione), quasi un’ora di conversazione che mi ha lasciato 
senza forze e con tanta amarezza nel cuore; ma nello stesso tempo anche 
una domanda inquietante: “Chi è Gesù per me?”. Perché? 
Il mio interlocutore senza mezze parole mi ha detto di smettere la 
pubblicazione del commento sul Vangelo del giorno; dicendomi che se le 
persone hanno bisogno di sapere possono andare a Messa ed hanno risolto 
il loro problema.
E così facendo, destabilizzi chi lo legge, dovresti vergognarti.
È stato un pugno allo stomaco, avrei preferito prenderlo sul viso, 
forse faceva meno male.
Logicamente il mio morale è andato sotto i tacchi, non sapevo se piangere 
o se arrabbiarmi, la mia testa sembrava un vulcano in eruzione, poi sono rimasto 
qualche ora a pensare se quello che sto facendo è giusto o sbagliato.
E la domanda è stata: “Ma Gesù cosa vuole da me?”, bella domanda, fatta 
in una notte tremenda.
Ed allora come al solito, quando sono in difficoltà mi rifugio nel Vangelo, 
ed ho trovato questo brano di Marco che fa al caso mio, il quale mi ha dato 
una risposta logica, ma anche tanti dubbi, perché, non è stato facile.
Dal Vangelo di Marco (8,27-35).
Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; 
e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: “Chi dice la gente che io sia?”.
Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti”.
Ma egli replicò: “E voi chi dite che io sia?”.
Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”.
E impose loro severamente di non parlare di Lui a nessuno.
In continuazione; opportuna, insistente e destabilizzante; è la domanda 
di Gesù a tutti noi, me compreso: “Chi dite che Io sia?”!
Non possiamo essere discepoli per abitudine, (come forse è il mio interlocutore),
con stanchezza, lasciando passare anno dopo anno, dimorando nelle nostre
consolidate e piccole condotte di vita cristiana; non ha dove posare il capo,
il nostro Maestro, non vuole cristiani a traino, non gradisce finte devozioni.
La domanda, allora, è posta in maniera diretta.
Siamo a Cafarnao.
I Dodici, gongolanti, hanno tra le mani un futuro di grande carriera politica
e religiosa; Gesù piace, è credibile, ha successo e gratifica.
Intorno al fuoco discutono, si animano, scommettono su come sarà il loro futuro.
Gesù, defilato, li ascolta e sorride.
Poi, come, se nulla fosse, pone la domanda.
La gente chi dice che io sia?
Si parla molto di Gesù, ieri come oggi.
Sui giornali, nei dibattiti, tra amici, Gesù è un mistero irrisolto, inquietante
e difficile da decifrare.
Chi è, veramente, Gesù di Nazareth?
Le risposte le conosciamo; un grand’uomo, un uomo mite, un messaggero
di pace, uno dei tanti uccisi dal potere.
Tutto vero, ma ci si ferma quì; difficilmente si accetta la testimonianza
della comunità dei suoi discepoli; Gesù è Cristo, Gesù è Dio stesso.
È meglio mantenersi nel vago e rassicurante convincimento che Gesù sia
una personalità della storia da ammirare ma che nulla ha a che vedere con
la mia vita, meglio gestire il rapporto con Gesù riducendolo a memoria
storica, invece che ammettere un'inquietante presenza.
Meglio dar retta alla teoria di moda per dire sempre e solo una cosa, da più
di duemila anni, il Gesù vero non è quello (sconcertante) che ci hanno
raccontato; purtroppo, in tanti lo dicono!
Ma lasciamo stare gli altri.
Gesù non ci sta e, a bruciapelo, pone oggi a ciascuno di noi la
domanda: “Voi chi dite che io sia?”.
Già. E per me, chi è Gesù?
Per me solo, dentro il mio cuore, senza l’assillo di dare risposte sensate
o alla moda, senza la facciata e l'immagine da tenere in piedi!
A me, nudo dentro, Gesù che dice?
Quante risposte mi do!
Per me, Gesù diventa una speranza, una nostalgia, una tenerezza, la tenerezza
del sogno dell'uomo che vorrebbe credere in un Dio vicino, un Dio Padre
e Madre, un Dio che mi coccola, un Dio che mi riempie di attenzioni, un Dio
infine che mi dice: “Ti Amo”, ti Amo, così come sei, bello, brutto, sporco,
magari pieno di difetti, ti Amo, e non so stare senza di te, ma anche che
condivide e che partecipa alla mia vita.
Oppure, attenti al rischio catechismo, abbiamo la risposta
confezionata: “Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio”, e ci si ferma li.
Affermazione “corretta”, ma così lontana dal cuore!
La folla lo aveva riconosciuto il Messia.
Anche i discepoli, così gli apostoli, così la comunità di Roma a cui Marco
indirizza il suo Vangelo.
Ma, in realtà? Chi è Gesù per me?
Simone osa, si lancia: “tu sei il Messia”.
Risposta forte, esagerata, ardita, in nessun modo Gesù assomiglia al messia
che la gente si aspetta, così comune, dimesso, arrendevole, misericordioso. Nulla.
Gesù lo guarda, contento, e gli annuncia di essere Pietro, di essere una roccia,
dentro di sé.
Simone il pescatore riconosce in Gesù il Cristo.
E Gesù, riconosciuto Cristo, gli restituisce il favore e gli svela che egli è una Pietra.
Se ci avviciniamo a Gesù e lo riconosciamo Signore, subito riconosciamo
chi siamo in noi stessi, chi siamo in verità.
Dio svela l'uomo a se stesso, sempre.
Gesù subito presenta ciò che significa essere Cristo, donarsi fino alla morte.
E qui si resta sgomenti, attoniti e scandalizzati.
Ma come; e allora il Dio onnipotente, efficiente, che interviene a sanare
le nostre malattie? Dov'è?
Sicuramente c'è, ma dopo essere passato nella scandalosa logica della croce.
Non diciamo che Gesù è Cristo se prima non siamo saliti con Lui sulla croce.
Non osiamo fare questa affermazione se prima non abbiamo assaporato
l'esagerazione e la sofferenza del dono, se prima la nostra vita non è stata
arata e scavata dal solco della croce, se prima non abbiamo amato fino a
star male, se il nostro cuore non è stato convertito dal dono della compassione.
Tutto maledettamente vero, fin troppo, per me
Questa croce che diventa misura del dono, giudizio sul mondo, unità di
misura del nuovo sistema di amare il fratello.
E come Pietro, anche noi riconosciamo Gesù Cristo dal dono di Se sulla Croce,
fatto per il troppo amore che ha per tutti noi.
Ma la cosa grandiosa è stata quella di donarsi a noi nell’Eucaristia, fatta, prima
di donare la sua vita, nell’ultima Cena che diventerà la Cena Pasquale, con
una promessa: “In ogni Santa Messa fatta nel mio nome, scendo misticamente
a rinnovare il mio gesto d’Amore!”.
Ed allora, chiediamoci, ancora in continuazione, chi è per noi,
oggi, il Signore Gesù!
Bella domanda; proviamo, allora, a darci un risposta, anzi, diamola al Signore.
Purtroppo non è sempre facile, abbiamo sempre tante contraddizioni, purtroppo,
ma la nostra salvezza dipende dalla nostra volontà di provarci veramente, ed è
questo che il Signore guarda; la nostra volontà di provarci, anche se con difficoltà.
Coraggio amici, in questa notte ho chiesto al Signore cosa vuole da me.
La sua risposta e stata semplice: “Segui la strada che ti ho spianato nella 
tua vita, tutto qui.
Sembra poco, ma non è così, ci sarà sempre qualcuno a cui non piacerà 
quello che fai, l’importante però è provarci sempre, io l’ho fatto e, forse 
per questo do fastidio e, sinceramente ho anche pensato di smetterla e 
chiudere la pagina per non avere più problemi.
Però, se questa è la strada che mi ha indicato il Signore, perché smettere, 
riproviamo, ed anche a voi amici dico, proviamoci 
e saremo salvi, buona serata Fausto.



sabato 7 settembre 2019

Cos'è l'Eucaristia.


Gesù, al culmine del suo amore per l’uomo, restò nell’Eucaristia,
per unirsi a noi e trasformarci in Lui!

lunedì 2 settembre 2019

Messaggio della Madonna a Mirjana da Medjugorje


Messaggio del 2 Settembre 2019
“Cari figli, pregate!
Pregate ogni giorno il Rosario, quella corona di fiori che mi lega direttamente
quale Madre ai vostri dolori, sofferenze, desideri e speranze.
Apostoli del mio amore, sono con voi mediante la grazia e l’amore di mio Figlio,
e da voi chiedo preghiere.
Le vostre preghiere sono così necessarie al mondo, affinché le anime si convertano!
Aprite con completa fiducia i vostri cuori a mio Figlio, ed egli scriverà in essi
il compendio della sua Parola, cioè l’amore.
Vivete un legame inscindibile con il Sacratissimo Cuore di mio Figlio!
Figli miei, come Madre vi dico che non c’è tempo per esitare ad inginocchiarvi
dinanzi a mio Figlio, a riconoscerlo vostro Dio, centro della vostra vita.
Offritegli dei doni, ciò che lui più ama, ossia l’amore verso il prossimo,
la misericordia e cuori puri.
Apostoli del mio amore, molti miei figli ancora non riconoscono mio Figlio
come loro Dio, ancora non hanno conosciuto il suo amore.
Ma voi, con la vostra preghiera detta a partire da un cuore puro ed aperto, e con
i doni che offrite a mio Figlio, farete sì che anche i cuori più duri si aprano.
Apostoli del mio amore, la forza della preghiera detta a partire dal cuore, di una
preghiera potente e colma d’amore, cambia il mondo.
Perciò, figli miei, pregate, pregate, pregate! Io sono con voi.
Vi ringrazio!”.

domenica 4 agosto 2019

Un incontro casuale durante una camminata mattutina lungo le rive dell'Adige.


Gesù la Via che conduce al Padre.
Con il problema al cuore che avevo avuto qualche anno fa, sono obbligato tutti
gli anni a delle visite specialistiche, ma purtroppo nell’ultima di qualche
settimana fa il dottore mi ha detto che devo assolutamente diminuire di peso
per non affaticare il cuore.
Non c’è problema, mi sono detto, dietro di me c’è una bella camminata sulla
riva dell’Adige e, così ho cominciato ogni mattina a fare quattro passi, che bello.
Incontro diverse persone, qualche chiacchera camminando non fa male, anzi è
una compagnia, ci mancherebbe, certo, ma proprio l’altro giorno incontro una
signore che come me fa quattro passi, mentre la incrocio, lei mi guarda e mi
dice: “Scusi, posso farle una domanda? Certo, dico io. Cosa vuole sapere?
Ma per caso lei è quel signore che sul suo profilo facebbok mette tutti
i giorni il Vangelo? Rispondo; chi ha fatto la spia?
Nessuno mi dice, ieri l’ho letto sul profilo di una mia amica”.
Ecco, sono stato scoperto; ed allora le chiedo, le da fastidio?
No, non mi da fastidio, ma sono molto perplessa riguardo a Dio e alla Chiesa,
troppi scandali, troppi soprusi, poi preti pedofili e scandali, sono disorientata
e faccio fatica a credere ancora a Dio, lei ha qualche argomento che possa
schiarirmi le idee?
Non le prometto niente, ma se mi lascia qualche giorno ci provo, mi dia il
nome del suo profilo che così posso inviarglielo.
Ed allora ecco l’illuminazione dello Spirito, perché non fargli conoscere il
Dio di Gesù?
Gesù, che celebriamo Risorto e Signore, Gesù che scopriamo essere più di un
Maestro, più di un Profeta, ci svela il volto di Dio.
Gesù ne parla con autorevolezza perché Lui, in quel volto ci si specchia.
La prima comunità matura questa verità sconcertante; Gesù è la presenza stessa di
Dio, il figlio di Dio venuto per raccontare agli uomini chi è veramente Dio Padre.
E questo perché più di duemila anni di alleanza con un popolo, Israele, non erano
bastati perché l’uomo, finalmente, si allontanasse da tutte le rappresentazioni
superstiziose di Dio e potesse, senza più errori, conoscere nel profondo, in intimità,
il volto del Padre.
Io non credo in Dio, credo nel Dio di Gesù Cristo.
Tutti ci facciamo una certa idea di Dio; per credergli o per rifiutarlo
e-mediamente-sento dire di Dio delle cose veramente orribili.
Mi spiace veramente che così tanta gente abbia una così brutta immagine di Dio
e sono convinto che molte persone che si credono cristiani, in realtà non si sono
neanche mai posti il problema dell'identità di Dio.
Tutta la nostra vita è una conversione dal Dio che c'è nella nostra testa al Dio
di Gesù Cristo!
Il Dio che Gesù racconta, è il Dio d’Israele, che si è svelato progressivamente,
rispettando i tempi di comprensione dell'uomo, attento alla fatica di vivere dell’uomo.
È il Dio geloso, che ama sul serio, non di un amore pieno di compromessi,
ma di un amore talmente viscerale da esigere attenzione, e spesse volte la
Bibbia usa immagini umane per descrivere la gelosia e la passione di Dio che
sente contorcersi le interiora per i suoi figli.
Un Dio che svela agli uomini la strada per essere felici, le famose dieci parole
(noi abbiamo tradotto discutibilmente “dieci comandamenti” suscitando quel
moto spontaneo di affetto che abbiamo mediamente verso leggi e regolamenti)
che indicano all'uomo il percorso verso la felicità.
Un Dio che conosce la sofferenza del popolo e che vuole liberarlo attraverso
l’opera di altri uomini, che sa pazientare e scuotere, intervenire e sostenere,
amare e forzare.
Un Dio che sa perdonare e dimenticare, che è ostinato nel suo amore, che
perseguita Israele con i suoi benefici, un Dio bellissimo, che non si riesce a
vedere se non di spalle, e la cui visione provoca la morte, talmente è glorioso.
Un Dio che-come dicevamo-stanco di essere frainteso si fa uomo, corpo e sguardo.
Un Dio che suda e impara, si stanca e ride, fa festa e partecipa al lutto,
lavora e gioisce della famiglia e dell'affetto dei suoi.
Un Dio che si piega sull’umanità ferita, come un buon samaritano versa sulle
sue ferite l'olio della consolazione e il vino della speranza, che si prende in
carico l’uomo dolorante e lo conduce alla locanda del regno.
Un Dio che, come un padre, accetta che il figlio minore se ne vada di casa con
i suoi soldi, rischiando di perderlo, purché egli faccia le sue scelte, che lo accoglie
con rispetto, senza chiedere ragione della sua fallimentare esperienza e gli
restituisce dignità, che fa festa ed esce a convincere il rancoroso fratello maggiore
ad entrare con lui.
Un Dio che si commuove alle lacrime, che ama l’amicizia e l'accoglienza,
che sceglie di donarsi fino in fondo, che non ha paura del rischio, che vuole
morire per sigillare le parole “ti amo” rivolte a ciascuno di noi, che piange di
paura e chiede qualcuno che lo ascolti, che pende nudo da una croce.
La croce svela la misura di un Dio sconfitto per amore, che preferisce
morire per dire l’ultima parola.
Gesù ci svela il volto di un Dio paziente, tenero, silenzioso, timido,
rispettoso dell'uomo.
Timido, perché Egli è come la brezza del mattino e rispetta (lui almeno!)
la libertà dei suoi figli.
Un Dio adulto che ci tratta da adulti, che dice a Mosé: “ho visto la sofferenza
del mio popolo; và, io ti mando”, quando tutti avremmo preferito sentirci
dire: “Ho visto la sofferenza del popolo, ora intervengo”.
Dio non ci allaccia le scarpe, né ci risolve i problemi; ci aiuta ad affrontarli,
ci spiega che non è poi così fondamentale superarli, che la storia ha un
tesoro nascosto che siamo chiamati a scoprire.
Gesù ci svela un Dio discretamente vittorioso nella resurrezione, che ha
un piano per l’umanità, che ha un sogno, la Chiesa, i suoi discepoli, chiamati
non a salvare il mondo, ma a vivere da salvati, costruendo quel regno che Lui
è venuto ad inaugurare, regno di giustizia e di pace, di amore e di luce, di
sguardo verso l'altrove.
Un Dio che viene là dove la sua comunità si raduna e si rende presente nell'amore
che si scambiano i discepoli e nei Sacramenti.
E noi, in quale Dio crediamo?
Se crediamo nel Dio che ci ha svelato Gesù, bè, allora siamo fortunati.
È bello il Dio che mi ha fatto conoscere Gesù e, me ne sono innamorato
a tal punto, che non riesco a smettere di farmi illuminare quando leggo
le sue Parole, ecco cara amica della passeggiata, spero ti aiuti
a comprendere, buona lettura Fausto.

lunedì 29 luglio 2019

Da tanto tempo, amici, avevo dei dubbi ma li tenevo per me, perchè, non è giusto creare allarmismo per niente, ora ho ricevuto questa lettera e i miei dubbi, purtroppo sono confermati, da tempo persone che incontro mi chiedono il perchè le persone abbandonano la Chiesa, a volte, incolpandola di errori, ora quì c'è la conferma che non è la Chiesa che compie errori, ma, uomini di Chiesa, che è totalmente diverso, a me dispiace far vedere queste cose, ma non si può sempre tacere.


Lettera di un giovane prete al giornalista Aldo Maria Valli.
Ecco perché il popolo non si riconosce più nei pastori.
Cari amici, oggi pubblico la lettera che mi è stata inviata da un giovane prete.
L’affido alla vostra attenzione e non ho bisogno di commentarla perché mi
sembra davvero chiara ed esplicita.
Ritengo che il contenuto sia anche drammatico e ringrazio l’autore per avermi
scritto con tanta passione.
Purtroppo il sacerdote non può firmarsi perché, come mi ha spiegato, i “guardiani
della rivoluzione” attivi nella sua diocesi gliela farebbero pagare, mentre lui
vuole continuare a essere prete in cura d’anime.
E anche su questa ricorrente circostanza, ovvero, che nella nostra Chiesa, nel
momento in cui si esprimono idee non allineate con il pensiero mainstream,
sia necessario tutelarsi con l’anonimato, bisognerebbe meditare.
Aldo Maria Valli, vaticanista.
CARI PASTORI, RITORNATE VOI STESSI!
Gentile Valli, sono un giovane sacerdote di campagna e ho deciso di scriverle
per condividere una forte preoccupazione circa il rapporto tra i nostri legittimi
pastori e il popolo di Dio formato dai fedeli e dai noi semplici preti.
Mi sembra che in questa fase storica il Papa e i vescovi stiano raccogliendo ciò
che da qualche anno stanno seminando con le loro azioni e le loro parole e cioè
la separazione e la perdita di fiducia da parte della maggioranza dei fedeli, in
particolare da parte di coloro che partecipano regolarmente alla liturgia domenicale.
Aver schiacciato l’azione della Chiesa sulla sola dimensione orizzontale sta
generando una grave asfissia spirituale in un popolo che non si riconosce più in
guide che, oltretutto, appoggiano in modo manifesto poteri e persone che da
sempre minacciano la fede e le radici spirituali della nostra Europa nonché
l’antropologia cristiana.
La cosa che più mi preoccupa è che la Chiesa nelle sue alte gerarchie sembra
ignorare completamente questo distacco e questo dissenso sempre più ampio
e profondo.
Quelle guide che, ad intra, non fanno che osannare i laici quali salvatori della
Chiesa del domani, sono le stesse che poi, ad extra, accusano i laici di irresponsabilità
e razzismo se non seguono una certa linea che esse pretendono di imporre dall’alto.
Il problema di questo pontificato mi sembra stia qui: è amico dei nemici
e nemico degli amici.
Ma proprio per questo sta stufando.
E la pazienza, anche dei più bendisposti, si sta esaurendo.
L’esito è che ci si sente abbandonati da chi ci dovrebbe difendere, da chi sembra
apprezzare molto i Soros, gli Scalfari e le Bonino ma non si ricorda dei semplici
fedeli che chiedono di essere confermati nella fede.
Un vecchio proverbio popolare insegna: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.
Possibile che alle gerarchie, tranne poche eccezioni, non entri neppure nell’anticamera
del cervello l’idea che c’è qualcosa che non torna nel godere di certi consensi e
nel condividere le battaglie con chi da sempre si batte per la cancellazione di Dio
dal nostro cuore?
Possibile che i nostri pastori stiano così bene in compagnia di chi professa, nel
migliore dei casi, un umanesimo ateo che ha tra i suoi dogmi la promozione di
presunti “diritti” incompatibili con la nostra fede?
Possibile che i nostri pastori si sentano tanto a loro agio nell’avere come compagni
di strada coloro che professano una “salvezza senza Vangelo”?
I risultati di queste ultime elezioni hanno sancito in modo evidente che la
separazione tra i pastori e il popolo di Dio è ormai una tragica realtà, peggiorata
dal fatto che le gerarchie a quanto pare non ne vogliono prendere atto.
Nella testa dei pastori, e proprio da parte di coloro che a parole vogliono apparire
tanto “popolari” e con l’odore delle pecore addosso, in realtà c’è sempre l’idea,
tipica degli illuminati e dei clericali, che il popolo, quando decide in modo diverso
dalla linea indicata dall’intellighenzia modernista e progressista, “non capisce”.
Ma come fanno a non rendersi conto che le pecore, quelle vere, hanno già
voltato loro le spalle e ormai dicono senza remore: cari pastori, per noi siete
irrilevanti, non contate nulla; Dio è con noi, non con voi!
Non sono uno storico della Chiesa, ma credo che raramente la separazione tra il
popolo e il basso clero da una parte e l’alto clero dall’altra sia stato così marcato
come ai nostri giorni.
Noi, semplici preti e semplici fedeli, non chiediamo una “rivoluzione”, un “cambio
di paradigma”, una “Chiesa di Francesco”.
Siamo stanchi di vuote parole e di slogan ideologici.
Chiediamo solo la fedeltà al Vangelo e l’annuncio della salvezza donataci da Gesù Cristo.
Non vogliamo una Chiesa il cui obiettivo sembra essere quello di farci sentire
in colpa se non ci schieriamo a favore dell’apertura dei porti e dell’accoglienza
indiscriminata e dissennata a tutti i migranti.
Non vogliamo una Chiesa che ci mette ossessivamente sotto accusa se non ci
diciamo a favore del dialogo ad ogni costo con i musulmani e se, seguendo
l’invito di Gesù, facciamo proselitismo.
Non vogliamo una Chiesa che ci fa sentire come dei reietti se non votiamo per
i partiti appiattiti sui diktat dell’Unione europea.
Non vogliamo una Chiesa che ci accusa di essere “senza cuore” quando restiamo
quanto meno perplessi di fronte al gesto irresponsabile di un elemosiniere pontificio,
quando vediamo il nostro Papa sorridere soddisfatto ricevendo in dono un crocifisso
blasfemo con la falce e il martello, quando lo sentiamo dire che non si interessa
della politica italiana e che quel poco che sa lo apprende leggendo l’Espresso.
Siamo stanchi.
Cari pastori, non vi dovete certamente meravigliare se, come esito finale del
vostro essere sempre dalla parte sbagliata, vi ritrovate un popolo che non vi
considera più come guide attendibili e va alla ricerca di altri punti di riferimento.
E non potete fare spallucce dicendo che tanto quello non è il “vostro” popolo.
Non è vero!
Questo popolo stanco e disorientato è il vostro popolo!
È un popolo che si commuove quando pensa a san Giovanni Paolo II e a
Benedetto XVI e non si capacita della situazione attuale.
Un popolo che ama e soffre per la Chiesa, perché la vede in balia di forze che
nulla hanno a che fare con la tradizione cristiana.
Un popolo che, nonostante tutto, osa guardare in alto sperando in un miracolo,
perché ai miracoli questo popolo ancora crede.
Un giovane prete!