A tutte le mamme, quelle vere, un affettuoso augurio ed un
grazie per tutto quello che fate e per il vostro amore, Fausto.
A tutte le mamme, quelle vere, un affettuoso augurio ed un
grazie per tutto quello che fate e per il vostro amore, Fausto.

GLI UCRAINI SONO NELLE
MANI DI UN COMICO CHE FA SOLO PROMESSE
Ed anche noi dobbiamo chiederci
se valga la pena morire per questo Occidente
di Rino Cammilleri
Poiché non è dato sapere quel che
succede veramente, avendo l'Italia deciso
con chi stare, occorre ragionare,
dedurre, ricomporre, mettere pezzi virtuali
al posto delle tessere di puzzle
mancanti.
Già nella Prima Guerra Mondiale
gli inglesi convinsero chi propendeva per
loro che i tedeschi in Belgio
mozzavano le mani ai bambini.
I tedeschi protestarono, ma erano
il Nemico, perciò le loro proteste servirono a poco.
Se qualcuno si chiedeva qual
fosse l'interesse bellico dei tedeschi nel mutilare
i bambini, veniva subissato come
connivente col Nemico.
È così in ogni guerra, anche
l'attuale in Ucraina.
La versione russa non la sapremo
mai.
Anche perché, quando la dicono,
non ci crediamo.
Quella russa è propaganda di
guerra, quella ucraina verità sacrosanta.
Sì, dopo qualche tempo magari
esce fuori che il cormorano annegato nel petrolio
di Saddam era invece stato
spalmato dal naufragio della Exxon anni prima,
o che la bambina ucraina col
leccalecca in bocca e il mitra in mano era una foto
di scena a bella posta
orchestrata.
Ma i giornalisti sanno benissimo
che lo scoop fa il giro del mondo, mentre la
smentita se la filano in pochi
perché la memoria dei più è corta, e resa tale proprio
dal bombardamento continuo di
sensazionalismi a scopo di audience.
Come lamentava Juan Donoso
Cortés, ambasciatore spagnolo nella Parigi
di Napoleone III: «Il ministero
della parola, che Cristo aveva affidato agli
Apostoli dotati di Spirito Santo,
è stato usurpato dai gazzettieri».
Boh, forse Berlicche ha un
apposito girone per i Giornalisti, chissà.
Ovviamente, certe cose esistono
solo per chi ci crede, mentre per farne cessare
l'esistenza basta non crederci:
«il cucchiaio non esiste», diceva Matrix.
Perciò lo ingoiava insieme al
brodo.
Dopo questa lunga premessa, sulla
vicenda dei poveri ucraini non si sa
se piangere o ridere.
O tutt'e due.
Si sono affidati, per disperazione,
a un comico che prometteva loro di spazzar
via la corruzione e liberarli
dalla miseria, quella miseria che costringe le loro
donne a emigrare o a vendere
l'utero (l'Ucraina è il solo Pase europeo in cui si
fa; perfino il Nepal l'ha
vietato).
Sì, perché gli oligarchi non sono
solo russi.
Ebbene, dalla padella alla brace.
Prima emigravano, ora scappano.
Sempre le donne, perché gli
uomini sono trattenuti e forniti di bottiglie molotov.
Tutto per entrare nella Nato?
E perché non hanno fatto un
referendum per sapere se il popolo ucraino ci
teneva tanto e davvero?
Già, gli oligarchi.
Ma ce li abbiamo anche noi e sono
tutti americani: Bezos, Gates, Zuckerberg,
Soros e via arricchendo.
Ma noi, che siamo furbi, mica li
chiamiamo con nomi sprezzanti, no:
ne esaltiamo, anzi, le imprese
omeriche.
Bezos con la pandemia ha
raddoppiato gli introiti e ora si pappa la MGM?
Ammirazione. Fa parte dei Buoni,
perciò bravo, continui così.
E dire che proprio noi italiani
dovremmo essere più vicini agli ucraini non
solo con lo stomaco, ma anche col
compianto.
Anche noi ci siamo affidati a un
comico che prometteva di aprire il
parlamento come una scatola di
tonno.
Nell'anno di Dante, per giunta:
«Chi è causa del suo mal...».
L'autore del precedente articolo,
Rino Cammilleri, nell'articolo seguente dal
titolo "Vale la pena morire
per questo Occidente?" spiega perché la deriva
occidentale non conosce fine.
Ecco l'articolo completo: «È
reale un'ideologia (non una cospirazione) che io
definisco
"mass-radicale" o "radicalismo di massa".
Questa ideologia è
pre-totalitaria e cerca di mettere le radici in tutto l'Occidente,
promuovendo i suoi
"valori": lotta di genere, emancipazione Lgbt, ecologismo
radicale, scomparsa dei confini
nazionali, dominio della tecnica, manipolazione
dell'essere umano, fino all'idea
di una "nuova normalità", dunque una società
pianificata.
Questa ideologia agisce
moltiplicando all'infinito i diritti.
Il caos che ne risulta richiede,
poi, l'imposizione di un ordine autoritario, un
tecnocrate forte che stabilisce
quali diritti riconoscere e quali sopprimere».
Così Dario Fertilio, ex
giornalista del "Corsera" ed autore di numerosi saggi sul
totalitarismo sovietico,
intervistato oggi dalla "Nuova Bussola Quotidiana".
Qualche chiosa di margine: come
fa un'ideologia a imporsi senza una «cospirazione»?
È la sinistra americana a dettare
la narrazione in Occidente, tramite tutti i media
e pure i social.
Ne sanno qualcosa Trump e quelle
poche testate che lo sostenevano.
I dem americani hanno le
università, i canali televisivi, Hollywood, Facebook,
Twitter et cetera.
La narrazione dei vertici Ue?
Uguale, se non plagiata.
Un solo esempio: ricordate quando
Buttiglione fu estromesso, e dichiaratamente,
solo perché amico e biografo di
Papa Wojtyla?
Ed è per questo Occidente che
dovremmo combattere?
E comprare il molto più costoso
gas americano?
E infilarci in una ennesima
guerra mondiale?
Un guerra che, tanto per
cambiare, gli americani aizzano su territori altrui?
La Nato è a comando americano.
L'Europa, Italia in primis, è
trapunta di basi militari americane fornite di
bombe atomiche.
A colpi di referendum ci siamo
privati delle centrali nucleari che erano cento
volte più sicure degli stoccaggi
militari la cui verifica, per ovvi motivi,
è affidata a chissà chi.
E ringraziamo la Provvidenza che
finora non sia mai successo niente.
È vero, servivano quando c'era
l'Urss.
Ma ora a che servono?
A impedire a Putin di
neutralizzare l'Ucraina, cosa che chiede adesso e, chissà
perché, non prima: evidentemente
i suoi servizi hanno annusato l'aria?
Ma, ripeto e insisto, mi va bene
un mondo totalmente americanizzato, in fondo
ci sono nato e ne ho respirato
gli effluvi.
Ma adesso l'America non è più il
paese della libertà, ma dei soldi a ogni costo
e a spese altrui, della cancel
culture, della Blm, dell'Lgbt obbligatorio, dell'aborto
a nascita parziale e via
disgustando.
Il resto del Brave New World
mettetecelo voi, compresi i corsi di rieducazione
trans nell'esercito.
Un Paese che è diventato una
società per azioni armata e che, lo abbiamo visto,
non garantisce più nemmeno una
decente e trasparente elezione del suo Capo.
Spiacente, per questo Occidente
non contate (più) su di me.
E voi, meditate gente, meditate.
Donna….che Dio ti
benedica!
Che vita Infelice sarebbe;
senza una Donna capace di abbracciarti,
di consolarti, di onorarti.
Che vita Insignificante sarebbe;
senza una Donna che ti svegli al
mattino,
con un bacio, un sorriso, una carezza.
Che vita Buia sarebbe,
senza una Donna che condivida le tue
paure,
i tuoi sogni, le tue felicità.
Che vita sarebbe,
senza una Donna capace di amarti,
di capirti, di sopportarti.
Sicuramente….non sarebbe una Vita.
Il mio Auguri a tutte le Donne ad
iniziare da mia moglie,
ma non solo oggi, bensì, tutti i giorni
dell’anno.

Questa mattina durante la Santa Messa,
sono rimasto un pò perplesso,
già prima della benedizione le
persone in Chiesa avevano già cominciato
a muoversi, appena finita la
benedizione, prima che il coro intonasse il
canto finale, le persone hanno
cominciato ad uscire, sembrava che avessero
paura che la Chiesa gli crollasse
addosso, è sconcertante, sembra che
partecipare alla Messa per alcuni
sia una tortura.
Ma sappiamo veramente cos’è la
Messa?
Io credo di no!
Il Vangelo di oggi, per chi lo ha
ascoltato, ci ha detto che Gesù si è preso
del tempo per pregare in un luogo
tranquillo, vuol dire che questo è
necessario anche per noi.
Ed il momento della Messa
dovrebbe essere uno di quei momenti.
O abbiamo dei pensieri che ci
distraggono?
Spero proprio che i pensieri li
lasciamo a casa o li affidiamo al Signore,
quando andiamo a Messa.
Perché è lì che lo Spirito Santo
ci parla, non ci manda un messaggio sullo
smatphone, Lui ci parla
attraverso il nostro cuore, e parla al nostro spirito;
perciò, dobbiamo ascoltarlo senza
fretta e con calma.
Quindi, quando partecipiamo alla
Messa, che è la preghiera comunitaria,
partecipiamo alla Pasqua
settimanale, staremo anche a tu per tu con
Gesù Risorto, che ci insegna come
saper vivere.
Ecco, questa è la
Messa, amici, almeno come la intendo io, Fausto.

IL ''NUOVO'
CORONAVIRUS INGLESE CI CONDANNA AD UNA
SITUAZIONE DI EMERGENZA
FINO AL 2025
Stessi sintomi, stesse cure e
probabilmente stesso vaccino, ma serve per
mantenere il clima di terrore per
giustificare nuovi lockdown.
Lo scrivevamo poco tempo fa,
prendendo spunto da un articolo di Science;
la crisi pandemica è destinata a
durare fino al 2025.
Le notizie arrivate dall’Inghilterra
hanno cominciato ad essere utilizzate per
aumentare il tasso di paura nella
popolazione che è già di per se altissimo;
una “variante” del Sars-Cov 2 è
stata identificata in Gran Bretagna, e il primo
aspetto che è stato enfatizzato è
la sua rapidità di trasmissione, che sarebbe fino
al 70 per cento più elevata del
virus finora dominante.
Il condizionale è d'obbligo, perché
cosa sappiamo di questa cosiddetta variante
inglese del Covid-19?
È più mortale o più grave del
ceppo originale?
Quali sono i sintomi e le
differenze tra i due?
Al momento le informazioni
disponibili suggeriscono che la nuova variante di Covid
scoperta in Inghilterra causa gli
stessi sintomi del ceppo originale.
Chi contrae il virus può quindi
avere febbre, tosse secca e stanchezza o anche dolori
muscolari, gola infiammata, mal
di testa, congiuntivite, diarrea, perdita di gusto e olfatto.
Insomma gli stessi sintomi del
ceppo virale identificato quasi un anno in Cina.
Compresi i sintomi gravi, come la
difficoltà respiratorie.
Questo è ciò che proviene come
informazioni dalle autorità inglesi.
Tuttavia la notizia è esplosa in
modo psicologicamente devastante proprio perché fa
pensare all’opinione pubblica che
dall’incubo pandemico non ci libereremo mai.
Nuovi ceppi virali vogliono dire
nuovi lockdown, nuove emergenze ospedaliere,
il reiterarsi insomma degli
scenari che abbiamo già conosciuto.
E questo nuovo incubo ha un nome
che evoca scenari distopici o fantascientifici; mutazioni.
LE MUTAZIONI VIRALI
SONO NORMALI
In realtà le mutazioni virali
sono un evento che non ha nulla di eccezionale,
perché sono frequenti, quasi la
norma in microbiologia.
Di fatto ci sono già state varie
mutazioni di Covid-19 che si sono diffuse.
Non si vede dunque il perché di
questa frettolosa enfatizzazione del pericolo
del New British Covid.
Semmai questo allarme dovrebbe
far riflettere sui rischi di quelle scelte riguardanti
le terapie da utilizzare contro
il Covid-19 che possono aver selezionato un nuovo
ceppo e prodotto la mutazione.
Un’ipotesi preoccupante che si fa
tra i ricercatori inglesi è che le mutazioni si siano
sviluppate in un paziente affetto
da Covid-19 per circa due mesi e curato con l’antivirale
remdevisir, che potrebbe avere
selezionato un virus in grado di sfuggire alle terapie.
Posto che-come sembra-la variante
d’Oltremanica non sia più grave di quella fattaci
pervenire lo scorso anno della
Cina, ci sono però una serie di interrogativi riguardanti
i nuovi scenari epidemiologici
che potrebbero andare a configurarsi.
In primo luogo; è possibile
riconoscere il nuovo ceppo mutato e distinguerlo
da quello originale?
Con il test sierologico
certamente sì, ma con i tamponi al momento nella stessa
Inghilterra non è possibile
individuare specificamente la nuova variante.
Quindi-almeno per un po' di
tempo-il virus venuto da Albione rappresenterà soprattutto
una minaccia fantasma, utile però
per rinfocolare la paura e giustificare nuovi lockdown.
NULLA CAMBIA PER I
VACCINI
La domanda cruciale poi che molti
si pongono è; cosa cambia per i vaccini?
Nulla, è la risposta.
La road map dell’organizzazione
vaccinale prosegue-lei sì-senza alcuna mutazione.
Dal presidente del Consiglio
superiore di sanità Franco Locatelli al virologo Fabrizio
Pregliasco, a Giacomo Gorini,
ricercatore dello Jenner Institute dell'Università di
Oxford, sono arrivate immediatamente
ferme e sicure rassicurazioni; i vaccini
predisposti contro il Coronavirus
dovrebbero mantenere la loro efficacia.
Tuttavia, secondo un importante
immunologo, il professor Andrea Cossarizza, è
assolutamente prematuro
ipotizzare se la mutazione possa inficiare l’effetto del vaccino. «Dobbiamo
basarci su evidenze scientifiche di cui oggi non siamo in possesso», ha
affermato.
In realtà sappiamo bene che
esistono virus, come quelli influenzali, che mutano
continuamente e che di
conseguenza fanno sì che ogni anno si debbano mettere a
punto nuovi vaccini.
Potrà essere questo lo scenario
futuro del Covid?
Diventare un virus stagionale che
muta anno per anno, e che ogni anno richiede
milioni di nuove vaccinazioni?
Potrebbe essere.
A questo punto però è lecito
chiedersi, di fronte ad un virus con queste caratteristiche,
se la soluzione vera non stia
nella ricerca sui farmaci che possano efficacemente
curare il Covid, in tutte le sue
possibili versioni mutate.
Una soluzione più semplice e a
portata di mano con le scoperte e le evidenze
scientifiche in materia di
terapia che stanno emergendo.
L’autore del precedente articolo,
Paolo Gulisano, nell’articolo seguente dal
titolo “Covid fino al 2025,
l'assist di Science per il Grande Reset” spiega che
tale affermazione non è sostenuta
da nessuna evidenza medica e cozza con
la storia delle grandi epidemie.
Tutto è funzionale a mantenere il
clima di terrore, con inevitabili conseguenze
sul piano economico, politico e
anche antropologico.
Ecco l’articolo completo
pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19
dicembre 2020: “Da qualche tempo
si parla di Great Reset; il grande rivolgimento
economico, sociale, politico,
mondiale che è stato avviato utilizzando l’epidemia
di Covid. Complottismo?
Decisamente no.
Basta andare a guardare il numero
del 13 novembre dell’importante rivista Science
per capire che il Covid, se non
ci fosse, bisognerebbe proprio inventarlo, tanto
è utile ai grandi cambiamenti,
che necessariamente richiedono tempo.
E così Science ci dice che l’emergenza
Covid durerà fino al 2025, e che fino a
tutto il 2022 si dovranno mettere
in atto provvedimenti restrittivi delle libertà.
Da un punto di vista strettamente
medico, è un’affermazione quantomeno singolare.
Le grandi epidemie del passato,
dalla Spagnola all’Asiatica, fino alla Sars del 2002,
non sono mai durate più di un
anno.
Per quale motivo questo virus
dovrebbe continuare a circolare imperterrito per
altri cinque anni?
Non viene data alcuna spiegazione
scientifica.
È una mera ipotesi, che va contro
l’evidenza di tutta la storia delle epidemie.
Ma il vaccino?
Non sarà lui, come ci viene
annunciato da tempo, a liberare il mondo dal grande incubo?
Non è detto, ci dice Science.
Gli esseri umani sono infettati
da diversi coronavirus stagionali con reazioni crociate.
Nessuno provoca un’immunità
completamente protettiva e le infezioni ripetute
sono la norma.
I vaccini tendono ad essere meno
efficaci delle infezioni naturali nel provocare
l’immunità e ci sono rischi di
reazioni crociate avverse.
Un ricercatore, Chadi M.
Saad-Roy, ha quindi utilizzato una serie di modelli
semplici per una varietà di
scenari immunitari per prevedere futuri immunologici
per la Sars-Cov-2, con e senza
vaccini.
I risultati del modello mostrano
che la nostra conoscenza imperfetta del panorama
immunitario imperfetto del
coronavirus può dare origine a scenari divergenti che
vanno dalle epidemie gravi
ricorrenti all’eliminazione.
Sì, alla fine il Covid dovrebbe
sparire, ma-ci viene detto-ci vorranno cinque anni.
Il tempo di una guerra, più o
meno la durata della Prima (1914-1918) e della
Seconda Guerra Mondiale
(1939-1945).
Fino al 2025 dovremmo vivere
nella paura, nel terrore.
E questo piano quinquennale avrà
inevitabili conseguenze economiche
e politiche, ma anche
psicologiche e perfino antropologiche, a nostro avviso.
Il Grande Reset, appunto.
Secondo lo studio in questione,
le misure di allontanamento sociale come le
restrizioni alle riunioni
pubbliche potrebbero dover rimanere in atto a intermittenza
per almeno un altro paio di anni
per contenere la diffusione del Covid-19.
Queste dure misure che hanno già
spinto l’economia mondiale in recessione
potrebbero essere necessarie
perché, secondo le proiezioni dei ricercatori, nuovi
focolai di Sars-Cov-2 potrebbero
(il condizionale è d'obbligo) ripresentarsi ogni inverno.
Ancora, e i vaccini?
I ricercatori ammettono che
potrebbero rivelarsi non sufficientemente efficaci.
Almeno fino al 2024.
Secondo lo studio, le ricorrenti
epidemie invernali di Sars-Cov-2 si verificheranno
nel corso dei prossimi anni dopo
l’iniziale ondata pandemica più grave.
Quindi, secondo le proiezioni dei
ricercatori, che curiosamente escludono qualsiasi
scoperta farmacologica atta a
curare il virus, oltre a negare-ma questo sappiamo che
è parte del pensiero
mainstream-possibilità di trattamenti già esistenti, e persino
mettendo appunto in dubbio l’immediata
efficacia dei vaccini, non resta che continuare
il distanziamento intermittente.
È molto probabile che tali
modelli teorici verranno presto tradotti a livello internazionale
in strategie di azione sanitaria
ma anche in politiche economiche.
Ciò avrà come conseguenza uno
stato di guerra permanente, uno sconvolgimento
della vita di milioni di persone,
costrette a vivere con sempre minori libertà, aspettando
che si formi un’immunità di
gregge tale da far dichiarare cessato il pericolo.
Anche se non è da escludere che
la micidiale minaccia di nuove sedicenti epidemie
non venga continuamente
sbandierata da chi ne ha tutto l'interesse.
È il caso di Mark Dybul-uno
stretto collaboratore del mitico virologo americano Anthony
Fauci - che nei giorni scorsi ha
parlato di prossime future nuove pandemie.
Insomma, il clima di terrore e
insicurezza deve continuare, e per i prossimi cinque anni
la parola Covid non scomparirà
affatto.
Il tutto, lo ribadiamo con forza,
contro ogni evidenza, perché in realtà il Covid potrebbe
estinguersi in breve tempo come
hanno fatto prima di lui tutti i virus pandemici.
Dovrebbero proprio spiegarci
perché il virus venuto da Wuhan dovrebbe
comportarsi diversamente.
Però, non vorrei che il
nostro attuale governo cavalcasse l’onda di questa pandemia,
per non andare a
elezioni e rimanere in sella per altri quattro anni, stiamo a vedere
da buoni italiani,
ubbidienti.

Corona virus; stiamo
perdendo la libertà. Anche di pensare.
Il potere non ha
nemmeno più bisogno di alzare la voce perché la perdita della
libertà non è più
avvertita come tale ma passa come grande senso di responsabilità
Un dispotismo statalista,
condiviso e terapeutico.
Questo il tipo di regime nel
quale ci troviamo immersi.
Perché parlo di dispotismo
statalista, condiviso e terapeutico?
Con la pandemia sono state
sospese le abituali procedure costituzionali e abbiamo
smesso di essere una Repubblica
parlamentare.
Lo strumento dei decreti della
presidenza del Consiglio ha assunto una centralità
e una preminenza assoluta.
È come se tutti (politica e
cittadini) di fronte a uno stress test avessimo proclamato
che diritti costituzionali di
libertà e parlamentarismo sono lussi che ci possiamo
permettere quando tutto va bene,
ma non di fronte a una grave difficoltà.
Poiché accanto alla disinvoltura
del governo nella sospensione dei diritti di libertà
c’è stata la naturalezza dell’opinione
pubblica nell’accettare il tutto, un nemico
della libertà può averne tratto
utili insegnamenti; è stato dimostrato che è molto
facile sospendere le garanzie
costituzionali e imprimere al sistema una svolta
in senso autoritario.
Se la situazione di emergenza si
dilatasse, sino a essere presentata e percepita
come la normalità, che cosa
succederebbe?
Chi può assicurarci che in futuro
un pericolo non potrebbe essere creato di proposito?
C'è il rischio che lo stato di
emergenza sia istituzionalizzato?
Di certo al nostro sistema
democratico liberale è stata inferta una ferita profonda,
ma pochi reagiscono.
Parlo di dispotismo perché il
governo ha assunto una centralità senza precedenti.
Ma che tipo di dispotismo è?
È un dispotismo condiviso, perché
opinione pubblica e mass media l’hanno
giustificato, assunto e fatto
proprio.
Così in un certo senso ha ripreso
vita il Leviatano di Hobbes, il colosso autoritario
che tutto controlla in cambio
della sicurezza che gli individui ritengono di non
essere in grado di darsi.
È anche un dispotismo statalista
perché tutto è stato demandato all’iniziativa statale;
l’iniziativa privata e dei corpi
intermedi non è stata nemmeno presa in considerazione.
Lo Stato è percepito come
istituzione non solo e non tanto gestionale, ma salvifica.
È poi un dispotismo terapeutico,
perché la Salute è divenuta un assoluto, il politico
ha preso le sembianze del medico,
il cittadino è diventato un paziente e la nazione
un ospedale.
Di qui un rapporto asimmetrico
che favorisce il dispotismo stesso; non più il rapporto
tra politico e cittadino, tra
rappresentante e rappresentato, ma appunto il rapporto
medico-paziente (che mette il
paziente nelle condizioni di non discutere).
Sullo sfondo ecco il dogmatismo
scientista, per cui “l’ha detto la scienza!” diviene
sinonimo di verità assoluta.
Ma non si tiene conto del fatto
che la scienza, in realtà, non ha mai risposte certe.
La scienza può solo studiare,
mettere a confronto, analizzare dati.
Quella di ottenere dalla scienza
risposte certe è un'illusione.
Questo dispotismo statalista,
condiviso e terapeutico rivela, paradossalmente,
tante debolezze.
Debolezza della politica, che si
è messa nelle mani della tecnoscienza riconoscendosi
incapace di affrontare i
problemi.
Debolezza dell’esecutivo che si è
fatto cogliere impreparato ed è diventato autoritario
nel tentativo di recuperare.
Debolezza dello Stato, che ha
risposto con la solita farraginosità e si è lasciato
comandare dagli organismi
sovranazionali.
Debolezza della cosiddetta
società civile, del tutto passiva.
Debolezza della Chiesa, che si è
prontamente allineata al dispotismo e alla
narrazione dominante.
In generale, debolezza antropologica
dell’uomo contemporaneo, che pretende di
essere messo al riparo da ogni
tipo di contagio ed è spinto a chiedere protezione
ignorando di avere in sé le
risposte per reagire.
Dispotismo paternalista.
Aggiungo che è un dispotismo
paternalista, perché ripete che lo fa per il nostro
bene (si pensi al provvedimento
denominato Cura Italia), ma nei fatti si
comporta in modo autoritario.
Decisivo è il ruolo dell’informazione.
Questo dispotismo, per sussistere
e affermarsi, ha bisogno del sostegno attivo dei
mass media, chiamati ad
alimentare una narrativa fondata sul terrore.
È la paura che giustifica il
ricorso al dispotismo, e la paura va nutrita, diffusa.
Il collegamento tra dispotismo
condiviso e informazione è strettissimo e necessario.
Grazie alla paura, il cittadino
(divenuto paziente) può solo lasciarsi guidare.
La nascita, in piena pandemia, di
una task force governativa contro le fake news
è significativa.
In una democrazia liberale sono i
cittadini che si fanno un’idea del problema
attraverso il libero confronto
delle fonti e delle opinioni.
In questo caso invece il governo
ha preteso di stabilire esso stesso che cosa è
verità e che cosa è menzogna, che
cosa è vera informazione e che cosa non lo è,
quali notizie e interpretazioni
sono degne di essere diffuse e quali vanno stoppate.
Biopolitica e bioinformazione
vanno a braccetto sul terreno del dispotismo paternalistico.
Aldous Huxley nel suo romanzo
distopico il mondo nuovo immaginò che il
condizionamento avvenisse di
notte, mentre i soggetti dormivano, attraverso la
somministrazione di un certo tipo
di messaggi: “Vediamo il nostro governo,
sempre riunito di
notte, quando deve decidere cosa propinarci”.
Oggi il condizionamento avviene davanti
alla tv all’ora del telegiornale.
Una narrativa adeguata può
spingere un intero popolo a suicidarsi per la paura di morire.
È ciò che stiamo vedendo.
Non conta la reale portata del
pericolo, ma la portata percepita.
Non conta ciò che è, ma ciò che
la gente pensa che sia, sulla base della narrativa
che le viene imposta.
Renaud Girard, su Le Figaro, ha
scritto: “I sociologi dovranno analizzare attentamente
il ruolo svolto dai media nel far
sorgere una psicosi mondiale di fronte a una malattia
poco letale”.
Nella speranza che saremo ancora
liberi di condurre queste analisi.
Il contagio del panico.
Un altro contagio si è sviluppato
accanto a quello del coronavirus, ed è ben più
pericoloso; il contagio del
panico.
Sotto molti aspetti è come se
avessimo vissuto una classica rivoluzione di
stampo socialista.
Abbiamo avuto l’ideale supremo
(la Salute), trasformato in un assoluto rispetto al
quale tutto è sacrificabile.
Abbiamo avuto il terrore come
arma.
Abbiamo avuto la narrativa
adeguata allo scopo.
Abbiamo i guardiani della
rivoluzione, tutti i cittadini “responsabili”, soldati pronti
anche alla delazione.
Abbiamo avuto l’attacco alla
Chiesa.
Con la novità che la Chiesa;
“scusate, gli uomini di Chiesa, che non è la stessa cosa”,
anziché opporre resistenza, si è
adeguata, dimostrandosi persino più realista del re.
Prevedibile, visto che gli uomini
di Chiesa non mettono più al centro Dio ma l’uomo,
non la salvezza dell’anima ma la
salute psicofisica.
La parola Responsabilità è
diventata la bandiera dell’esercito combattente
per la liberazione dal virus.
Chi non si adegua è
irresponsabile, è il nemico.
I drappi sui balconi ("Andrà
tutto bene") assomigliano agli slogan sui muri
Dell’Avana: "Venceremos,
Hasta la victoria siempre.
Ogni rivoluzione ha le sue parole
d’ordine.
Nel nostro caso, oltre alla
parola Responsabilità, ecco Salute, Sicurezza,
Collaborazione. [ecc, ecc].
Abbiamo vissuto nel conformismo
assoluto, che si realizza quando colui che
perde la libertà non se ne rende
nemmeno conto, perché è auto-asservito.
Così il potere non ha nemmeno più
bisogno di alzare la voce.
Quanto più totale è il suo
potere, tanto più muto è il suo comando.
Basta un cenno. Noi non pensiamo.
Noi siamo ciò che ci vien detto
di essere.
Siamo indotti ormai a ritenere
che abbiamo bisogno solo di ciò che ci viene imposto.
Il sospetto di aver perso la
libertà non ci sfiora nemmeno, perché il conformismo
non è più avvertito come tale ma
passa come grande senso di responsabilità.
Curioso; nel momento stesso in
cui la Chiesa ha disertato, ecco che ci vengono
imposti modelli di stampo
religioso.
Abbiamo una Trinità (Scienza,
Salute, Sicurezza), abbiamo il peccato (non collaborare,
non dimostrarsi responsabili),
abbiamo il castigo (essere letteralmente scomunicati,
messi fuori dalla comunità in
quanto indegni, se non si accetta la narrativa dominante),
abbiamo le sacre scritture (i
mass media allineati), abbiamo l’impellente richiesta
di convertirci (alla
tecnoscienza), abbiamo l’identificazione del credere con la salvezza,
abbiamo i nuovi bacchettoni che
giudicano tutto e tutti e mettono fuori dal consesso
civile i pochi non disposti ad
allinearsi, visti come miscredenti.
Perdere la ragione e di
conseguenza la libertà.
La nostra cultura secolarizzata,
abbandonata la ratio, è caduta nel fideismo.
Per non dire nella superstizione.
Su tutto, occorre ripeterlo,
domina la paura.
La paura che fa perdere il senno.
Che fa accettare il sacrificio
della libertà.
Che fa vivere il conformismo
assoluto come azione catartica.
Il Leviatano ci ha soggiogati
utilizzando il terrore.
Abbiamo dimenticato che l’esercizio
del potere in un sistema democratico liberale
è soggetto alla legge e che più
di una dittatura è salita al potere dopo aver ottenuto
il consenso in base a quelle che
erano state spacciate come buone intenzioni.
Il nostro sistema possiede già
gli strumenti per contemperare il rispetto della riserva
di legge con l’urgenza (il
decreto legge ne è un esempio), ma si è seguita un’altra strada.
La riserva di legge si chiama
così perché riserva alla legge primaria, escludendo fonti
di tipo secondario, la
regolazione di una determinata materia.
È una funzione di garanzia; vuole
assicurare che in materie particolarmente delicate,
come nel caso dei diritti
fondamentali del cittadino, le decisioni vengano prese
dall’organo più rappresentativo
del potere sovrano, ovvero dal Parlamento, come
previsto dall’articolo 70 della
Costituzione, secondo cui la funzione legislativa è
esercitata dalle due Camere.
Nessun provvedimento che limiti
le libertà fondamentali può essere preso saltando
le prerogative parlamentari.
Ma tutto è stato spazzato via
dalla narrativa del terrore.
Abbiamo perfino dimenticato che
lo Stato riceve il potere dal popolo, non è il popolo
che ottiene concessioni dallo
Stato.
Abbiamo dimenticato che è
consentito tutto tranne ciò è espressamente vietato,
non è vietato tutto tranne ciò
che è espressamente consentito.
Il prezzo che stiamo pagando è e
sarà salatissimo sotto tutti i punti di vista;
economico, sociale, psicologico.
Lo Stato togli la
fatica di dover pensare.
C'è il tentativo di farci vivere
non più in uno stato di diritto, ma in uno stato di
polizia, in uno stato d’eccezione
permanente.
Siamo di fronte, occorre dirlo, a
un tentativo eversivo.
Pian piano le garanzie
costituzionali saranno viste sempre di più come inutili pesi.
E che cosa potrà impedire di
approdare a adattamenti tali da snaturare completamente
il sistema democratico liberale,
magari puntando ancora sulla Salute?
Già ora vediamo che lo stato di
polizia inizia a contemplare l’ipotesi di introdursi
nelle nostre case, mentre
sollecita la delazione.
Come nei Paesi dell’Est Europa
prima della caduta del Muro.
Alexis de Tocqueville,
analizzando il potere, specialmente amministrativo, negli
Stati Uniti da lui visitati e
studiati nel primo Ottocento, lo definì utilizzando cinque
aggettivi: “È assoluto,
particolareggiato, regolare, previdente e mite” (La democrazia
in America).
Mi sembra l’immagine di ciò che
abbiamo sotto i nostri occhi.
Conseguenza di quel tipo di
potere, osserva Tocqueville, è che lo Stato cerca di
mantenere i cittadini in una
perenne condizione infantile.
Lo Stato si occupa di loro,
provvede a loro, toglie a loro “la fatica di dover pensare”.
“Piccole regole complicate,
minuziose e uniformi” non sembrano costituire un pericolo
per la democrazia liberale, ma
inesorabilmente infiacchiscono, piegano, dirigono.
Il popolo diventa massa informe;
cioè, pecore, desiderosi soltanto di lasciarsi guidare.
Questo tipo di Stato non è il
classico tiranno che fa la voce grossa e minaccia.
No, è quasi gentile.
Però (uso ancora le espressioni
di Tocqueville) “ostacola, comprime, snerva, estingue,
riducendo infine la nazione a non
essere altro che una mandria di animali timidi”
le pecore, appunto, e quindi
bisognosi di un pastore.
Il dispotismo amministrativo non
è segno di forza dello Stato, ma ammissione
della sua debolezza.
Poiché il potere centrale non è
sicuro di sé ma è debole, incerto, smarrito,
ecco che pretende di regolare
tutto.
Quando poi, come nell’attuale
caso italiano, il capo del governo è un politico che
non è stato nemmeno eletto dal
popolo, il suo intimo senso di insicurezza è ancora
più accentuato.
Di qui una maggiore carica
dispotica, tesa a legittimare un mandato che il capo
sa di non aver mai ricevuto.
Dietro le mascherine un
esercito di servi sottomessi.
Molti italiani tengono la
mascherina anche se la legge non lo impone più e non
ci sono motivi sanitari per farlo
(sono i tipici seguaci degli aspiranti tiranni,
contenti di obbedire senza
doversi prendere la responsabilità di sé).
Ecco amici le fogne in
cui ci stanno spingendo gli appartenenti del nostro governo
di incapaci e, non essendo
capaci di amministrare il paese, vogliono terrorizzarci
con la scusa del covid.